Venaria Reale (AFI: ; La Venerìa Regia in piemontese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Torino, in Piemonte.

Situato nell'area metropolitana torinese, il centro è conurbato con il capoluogo regionale e dista circa 10 km a nord-ovest dal centro di Torino.

Geografia fisica Territorio Venaria Reale è situata a nord-ovest di Torino, nell'omonima area metropolitana, in un territorio prevalentemente pianeggiante posto ai piedi delle Alpi Graie. Il centro urbano sorge a un'altitudine media di 269 , mentre il territorio comunale raggiunge una quota massima di 327 metri.

Il territorio è attraversato dal torrente Ceronda, che confluisce nella Stura di Lanzo in prossimità dell'abitato. L'espansione urbana ha determinato nel tempo la sostanziale continuità edilizia con Torino e con alcuni comuni della prima cintura, mentre la porzione occidentale del territorio conserva più estese aree naturali, in particolare in corrispondenza del Parco regionale La Mandria.

Ambiente Una parte rilevante del territorio comunale è compresa nel Parco regionale La Mandria, istituito nel 1978 e appartenente al primo nucleo di aree protette regionali istituite in Piemonte. Il parco, esteso anche nei territori dei comuni limitrofi, costituisce una delle principali aree naturali della cintura torinese e conserva al suo interno lembi della foresta planiziale che anticamente caratterizzava gran parte della pianura piemontese.

L'area protetta presenta una notevole varietà di ambienti naturali e ospita numerose specie animali allo stato selvatico, oltre a costituire un'importante zona di sosta e nidificazione per l'avifauna. Nel parco vengono inoltre svolte attività finalizzate alla tutela della biodiversità e alla conservazione di alcune razze equine. All'interno dell'area si trova anche il complesso di Borgo Castello, residenza sabauda ottocentesca strettamente connessa alla storia della vicina Reggia di Venaria Reale.

Clima Venaria Reale presenta un clima continentale, caratterizzato da inverni freddi ed estati calde. La posizione ai margini della pianura torinese e in prossimità delle valli di Susa, di Lanzo e della Ceronda favorisce durante l'anno l'afflusso di masse d'aria fredda dalle vallate alpine e, in determinate condizioni, la presenza del föhn.

Le temperature medie di gennaio si attestano intorno ai −4 °C per le minime e ai 5 °C per le massime, mentre nel mese di luglio sono mediamente comprese tra i 15 e i 27 °C. Le precipitazioni risultano maggiormente concentrate durante la primavera, in particolare nei mesi di aprile e maggio, mentre la stagione invernale è generalmente più asciutta.

Durante l'inverno possono verificarsi precipitazioni nevose, talvolta anche abbondanti: tra gli episodi più significativi sono ricordicate le nevicate del 1956, quando l'accumulo superò il mezzo metro, del 1985, con circa 50 cm, e del 7 gennaio 2009, quando furono registrati circa 30 cm di neve. Rispetto al passato, tuttavia, gli accumuli nevosi hanno mostrato una generale diminuzione: a fronte di valori annui superiori al metro documentati nel XIX secolo, in epoca più recente gli accumuli complessivi si sono generalmente attestati tra i 35 e i 75 cm, con variazioni a seconda delle annate.

Origini del nome Il toponimo Venaria è legato alla vocazione venatoria del luogo e alla costruzione della residenza sabauda voluta nel XVII secolo dal duca Carlo Emanuele II di Savoia come base per le battute di caccia della corte. Il territorio era precedentemente noto come Altessano, centro di origine antica che nel XVI secolo venne distinto in Altessano Superiore e Altessano Inferiore. Fu nella parte superiore che i Savoia decisero di edificare la nuova residenza di caccia, attorno alla quale si sviluppò il borgo destinato a costituire l'attuale città. Il nome deriverebbe quindi dall'espressione latina ars venatoria, ossia «arte della caccia», passando attraverso la forma Veneria fino all'odierno Venaria; l'aggettivo Reale richiama invece lo stretto legame storico dell'abitato con la dinastia sabauda e con la sua residenza. Altessano Inferiore ha conservato l'antica denominazione ed è oggi una frazione di Venaria Reale.

Storia Dalle origini ad Altessano Il territorio dell'odierna Venaria Reale, posto alla confluenza del Ceronda con la Stura di Lanzo e lungo le direttrici che collegavano la pianura torinese alle Valli di Lanzo, fu frequentato fin dall'antichità. L'abitato storico si sviluppò tuttavia con il nome di Altessano, attestato nel corso del Medioevo e progressivamente organizzatosi come comunità rurale alle porte di Torino. Nel corso dei secoli il territorio fu sottoposto a diversi signori feudali, tra i quali sono ricordati i Guasco, i Borghesio, i de Cremieux e gli Scaravelli.

Nel XVI secolo il nucleo venne distinto in Altessano Superiore e Altessano Inferiore. Quest'ultimo conservò nel tempo l'antica denominazione, divenendo in seguito una frazione della moderna Venaria, mentre la storia di Altessano Superiore fu profondamente modificata nel secolo successivo dall'intervento della Casa Savoia. La posizione del territorio, caratterizzato dalla presenza di boschi e da vaste aree adatte alla caccia, ne favorì infatti l'inserimento nel sistema delle residenze e delle tenute che la dinastia sabauda stava progressivamente organizzando intorno alla capitale del ducato.

La nascita della Venaria Reale La trasformazione decisiva avvenne durante il governo del duca Carlo Emanuele II di Savoia, che scelse Altessano Superiore come sede di una nuova residenza destinata alla corte e soprattutto all'esercizio della caccia. Nel 1658 il duca affidò all'architetto Amedeo di Castellamonte la progettazione di un vasto complesso nel quale la residenza, i giardini, le strutture di servizio, il territorio di caccia e il nuovo borgo fossero concepiti secondo un disegno unitario. I lavori, avviati nel 1659, portarono alla realizzazione della cosiddetta Reggia di Diana, nucleo originario dell'attuale palazzo, e alla contemporanea riorganizzazione dell'abitato.

Il progetto castellamontiano non riguardò infatti il solo palazzo, ma interessò un asse territoriale lungo circa due chilometri, comprendente il borgo, la reggia, i giardini e le aree destinate alla caccia. L'organizzazione urbanistica dell'abitato venne subordinata alla prospettiva monumentale della residenza: la strada principale del nuovo borgo fu disposta in asse con il palazzo e proseguiva idealmente attraverso i giardini verso la fontana d'Ercole e il tempio di Diana. Il complesso venne così concepito non soltanto come luogo di svago, ma come rappresentazione architettonica del prestigio e del potere della dinastia sabauda.

La nuova funzione del territorio determinò anche il mutamento della sua denominazione. Il nome Venaria, derivato dalla destinazione venatoria della residenza e del territorio circostante, cominciò nella seconda metà del Seicento a sostituire nell'uso quello di Altessano Superiore. Non è noto un atto formale che abbia disposto il cambiamento del toponimo: secondo la documentazione comunale, la denominazione Venaria Reale, inizialmente riferita alla tenuta di caccia dei duchi di Savoia, venne progressivamente estesa per consuetudine all'intero abitato.

La costruzione della residenza determinò una radicale trasformazione dell'antico insediamento rurale. Attorno alla reggia sorsero abitazioni, botteghe e strutture destinate alle esigenze della corte e dei suoi servitori, mentre il borgo assunse una configurazione urbanistica strettamente legata alla dimora ducale. Venaria entrò così a far parte della cosiddetta Corona di Delizie, il sistema di residenze che circondava Torino e attraverso il quale i Savoia organizzarono il territorio circostante la capitale secondo funzioni di rappresentanza, svago e controllo.

Tra Seicento e Settecento Alla morte di Carlo Emanuele II nel 1675, la residenza non aveva ancora raggiunto la configurazione definitiva. Le vicende militari della fine del XVII secolo investirono direttamente Venaria: nel 1693, durante la guerra della Grande Alleanza, le truppe francesi comandate dal maresciallo Nicolas de Catinat danneggiarono gravemente il complesso, del quale sopravvissero alcune parti del nucleo castellamontiano.

Vittorio Amedeo II di Savoia decise quindi di ricostruire e ampliare la residenza, trasformandone progressivamente la funzione da palazzo destinato prevalentemente alla caccia in una delle principali dimore della corte. Tra il 1699 e il 1713 i lavori furono affidati a Michelangelo Garove, che elaborò un progetto più vasto rispetto all'impianto precedente. Le guerre dei primi anni del Settecento rallentarono nuovamente il cantiere; dopo l'ascesa dei Savoia alla dignità regia, il programma edilizio riprese con maggiore ambizione.

A partire dal secondo decennio del XVIII secolo intervenne Filippo Juvarra, al quale si devono alcuni degli ambienti più monumentali dell'intero complesso, tra cui la Galleria Grande, la cappella di Sant'Uberto, la Citroniera e le grandi Scuderie. La residenza raggiunse così una dimensione propriamente regale, adeguata al nuovo rango assunto dalla dinastia dopo la pace di Utrecht del 1713. Successivamente Benedetto Alfieri proseguì gli interventi, realizzando nuovi collegamenti tra gli edifici della reggia, la cappella e le scuderie.

Parallelamente alla reggia si sviluppò la tenuta della Mandria, destinata inizialmente soprattutto all'allevamento dei cavalli e alle attività venatorie della corte. La presenza sabauda contribuì anche allo sviluppo delle attività economiche locali: furono favorite la coltivazione dei gelsi, l'allevamento dei bachi da seta e le lavorazioni seriche, ponendo le basi di una vocazione manifatturiera che avrebbe acquistato crescente importanza nei secoli successivi.

Dall'età napoleonica all'Unità d'Italia La fine dell'Ancien Régime segnò una profonda cesura nella storia della città e della sua reggia. Con l'occupazione francese del Piemonte alla fine del XVIII secolo e la successiva annessione alla Francia, la residenza perse progressivamente la propria funzione di dimora dinastica. Durante il periodo francese l'appellativo Reale scomparve temporaneamente e il centro fu indicato anche come Venaria Torinese.

La reggia venne trasformata per usi militari e iniziò una lunga fase di progressivo impoverimento del patrimonio artistico e decorativo. I giardini furono profondamente alterati e il complesso fu adattato alle esigenze delle truppe. La funzione militare, avviata durante l'occupazione napoleonica, sarebbe proseguita anche dopo la Restaurazione, quando nel 1814 il Piemonte tornò sotto il governo dei Savoia.

Nel corso dell'Ottocento gli interessi della corte sabauda si spostarono verso altre residenze, mentre la Venaria assunse sempre più stabilmente una funzione militare. Gli ambienti della reggia furono utilizzati come caserme, depositi, scuderie e ospedale militare; numerose strutture vennero adattate alle nuove necessità, con la chiusura di aperture, la modifica degli spazi interni e il trasferimento di arredi e opere d'arte.

La Mandria, al contrario, continuò a essere utilizzata dalla famiglia reale e conobbe una nuova fase di sviluppo sotto Vittorio Emanuele II, che fece ampliare il complesso di Borgo Castello e utilizzò frequentemente la tenuta.

Dopo l'Unità d'Italia del 1861 Venaria rimase strettamente connessa alla presenza militare e alla vicina Torino, divenuta capitale del nuovo Regno d'Italia. Parallelamente cominciarono a svilupparsi attività produttive che avrebbero progressivamente modificato il carattere economico e sociale del comune.

Industrializzazione e sviluppo urbano