La cattedrale di San Martino è il duomo di Lucca, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi. Secondo la tradizione, fu fondata da san Frediano nel VI secolo, venne poi ricostruita durante l'episcopato di Anselmo da Baggio, vescovo della città, e infine ampliata tra il XII e il XIV secolo.
Storia Il sito della cattedraleSecondo il Ghilardicci, nel suo San Martino, la quarta cattedrale di Lucca, opera postuma, 2021, San Martino fu solo la quarta cattedrale. Ghilarducci svolge la tesi che a Lucca si siano avute ben quattro cattedrali in tempi successivi. La prima fu quella di S. Pietro, posta dove è attualmente l’Oratorio della Madonnina, fuori e presso la porta meridionale. La seconda fu quella di santa Reparata, costruita alla fine del IV secolo ma occupata dagli ariani almeno fino all'inizio dell'VIII secolo. La terza fu S. Vincenzo, (oggi S. Frediano), extraurbana che venne costruita da San Frediano per l'occupazione di Santa Reparata. L’ultima e attuale fu S. Martino., come in altre città di antica origine, si colloca ai limiti della città romana: gli spazi centrali della Lucca romana erano fortemente urbanizzati e non era ancora stato realizzato il progetto per la chiesa di San Michele in Foro di utilizzare lo spazio del foro. Non esistono notizie sulla primitiva costruzione e si è pensato ad un esempio di complesso episcopalenon frequentissimo in Italia, ma tipico del nord Europa, specie in epoca pre-carolingia, costituito da una serie di chiese raggruppate, con funzioni diversificate. Nell'area della piazza San Martino si affacciavano il battistero, la chiesa dei Santi Giovanni e Reparata e probabilmente la chiesa che occupava il sito della cattedrale, che risaliva al VI secolo e che la tradizione vuole fondata da san Frediano. Altri edifici sacri sorgevano nei pressi, come le chiese demolite di Santo Stefano de Machariis e della Santa Vergine e San Pietro Apostolo.
La chiesa di San Martino assunse sempre più importanza e ricevette il titolo di chiesa cattedrale nell'VIII secolo, al posto della chiesa di Santa Reparata. Infatti nel 725 la chiesa è già documentata come cattedrale. La decisione probabilmente servì a sottolineare la nuova situazione a Lucca, con la fine del Regno longobardo e l'avvento del Sacro romano impero, in stretta collaborazione con il papato. Segno di questo cambiamento fu la traslazione nel 780, ad opera del vescovo Giovanni I, delle reliquie di San Regolo dall'ormai spopolata città di Populonia. Per ospitare le prestigiose reliquie si rese necessario l'ampliamento della chiesa, con la costruzione di una cripta e di nuovi e più sontuosi arredi interni. Unico resto di questo edificio è un pilastrino erratico oggi conservato nel Museo della Cattedrale.
La ricostruzione romanica
La cattedrale fu completamente ricostruita a partire dal 1060 circa su iniziativa di Anselmo da Baggio (vescovo di Lucca dal 1057) e solennemente consacrata nel 1070Un'iscrizione murata nel portico della cattedrale odierna recita MILLEQUE SEX DENIS TEMPLUM FUNDAMINE IACTO/LUSTRO SUB BINO SACRUM STAT FINE PERACTO, che all'epoca della consacrazione era già papa Alessandro II, ma aveva mantenuto il titolo episcopale, anche perché impegnato nello scontro con l'antipapa Onorio II, ovvero Cadalo da Parma.
La chiesa, in stile romanico, doveva avere corpo basilicale a cinque navate, sorrette da colonne sormontate da matronei, tetti a copertura lignea. Il porticato, costruito successivamente, conserva ancora una serie i mensoloni su cui doveva essere disteso un tavolato in modo da formare un passaggio che congiungesse ai matronei. A parte alcune parziali brani di muratura, l'unico resto di questa fase della cattedrale, che peraltro doveva essere un edificio di grande importanza, è il Busto di Anselmo da Baggio, anch'esso conservato oggi nel Museo della Cattedrale.
Nella prima metà del XII secolo si colloca l'edificazione di un nuovo portico, elemento di rara originalità nel contesto italiano, già presente nella cattedrale fin dall'833, distrutto nel 905 e ricostruito nel 928. Nel 1196 veniva costituita lOpera del Frontespizio, che si dotava di consoli e rendite proprie allo scopo di costruire ed adornare la parte superiore della facciata. La forte influenza del modello della cattedrale pisana si deve all'opera di Guidetto da Como, scultore ed architetto già impegnato nel cantiere pisano, che si occupò dell'edificazione della facciata, nella quale Guidetto si raffigura con in mano una pergamena che reca la data 1204l'iscrizione recita: Mill(esimo) CC IIII condidit electi / tam pulchras dextra Guidecti.
Il cantiere portò alla nascita del cosiddetto Secondo stile del romanico lucchese, fortemente influenzato dal più innovativo romanico pisano, ma che accentua ulteriormente la complessità e la ricchezza della decorazione con la varietà dei motivi ornamentali delle colonnette.
A partire dal 1233, data attestata da una epigrafe murata a destra del portale maggioreL’iscrizione recita: † H(oc) OP(us) CEP(it) FIERI . A BELENATO . ET | ALDIBRA(n)DO . OP(er)ARIIS A. D. M.CC.XXXIII. Cfr. Aurora Corio, Un cantiere campionese in Toscana alle soglie della 'modernità'. I portali di San Martino a Lucca, in AA. VV., San Martino a Lucca. Storie della cattedrale, Lucca, 2020, pag. 61 e n. 7 a pag. 249., ma più fattivamente dagli anni quarantaAurora Corio, Un cantiere campionese in Toscana..., in AA. VV., San Martino a Lucca..., cit., Lucca, 2020, pagg. 64 - 65., l’Opera concentrò il suo impegno nella decorazione architettonica e scultorea dei portali, che si concluse con l'opera di Nicola Pisano, tra 1257 e 1260.
La ricostruzione gotica
Appena concluso il cantiere del portico di facciata, si dovette mettere mano, forse a causa di un dissesto statico, ad un rifacimento dell'area absidale. Il vescovo Enrico II concesse parte del terreno degli orti del palazzo vescovile (ancora oggi situato ad est della cattedrale) per un prolungamento dell'abside di quattordici bracciaRoberto Ridolfi, L'arte in Lucca studiata nella sua Cattedrale, Lucca 1882, pag 22 e sgg.. La lunghezza di questo prolungamento lascia supporre che si stesse già progettando un rimodellamento della cattedrale a tre navate con transetto; infatti il prolungamento ha portato le tribune della chiesa alla stessa lunghezza che successivamente fu data ai bracci del transetto. I lavori, come testimonia una lapide murata nell'abside, iniziarono nel 1308; furono ripresi nel 1320 dall'Operaio ser Bonaventura Rolenzi (che appose la lapide nel punto cui erano giunte le costruzioni sotto il suo predecessore). Nel 1348, come risulta da una donazione testamentaria della vedova di Castruccio Castracani in trefunibus ( sic per tribunis) novis inceptis et finiendis, che forse per motivi di risparmio, forse per l'urgenza dei lavori, forse per lo spirito conservatore tipico delle espressioni artistiche lucchesi, furono portati avanti in gran parte riutilizzando pietre lavorate ed intarsi marmorei provenienti dalla antica chiesa, creando così una grande abside unica dall'ingannevole aspetto romanico in pieno XIV secolo.
Le cattive condizioni economiche della città di Lucca in quegli anni della sua storia, ridussero considerevolmente i fondi disponibili e le tribune furono costruite in un gotico alquanto povero e dimesso, con archi acuti e pilastri a sezione rettangolare coronati a cornice semplice, che denotano per il Ridolfi una «grande negligenza di esecuzione».
Nel 1372, due anni dopo la liberazione dal giogo pisano, che i lucchesi sentirono così grave da dedicare nel duomo stesso un altare Alla libertà, erano completate l'abside, il muro perimetrale del transetto, e voltata la prima campata orientale. La navata era ancora quella romanica e comunque si faceva conto di reimpiegarne le pareti perimetrali rinforzate e rivestite. Sia i pilastri sia le volte diedero però segni di dissesto statico; l'Opera del Duomo era talmente malridotta da non avere un Operaio in carica e la questione fu portata al Maggiore e generale Consiglio del popolo.
Questo, nell'adunanza del 19 aprile 1372 deliberò di eleggere tre Operai, che dovevano esaminare le proprietà rimaste all'Opera e cercare di trarne il maggior profitto possibile, col quale far continuare i lavori interrotti e iniziare quelli mai iniziati. Fra i tre Operai prescelti spicca il nome di Francesco Guinigi che - dopo aver recitato un ruolo primario nella liberazione della città da Pisa - si serviva delle sue enormi ricchezze per esercitare una signoria de facto sul governo lucchese. Probabilmente fu proprio lui a convocare un consulto in cui furono invitati i maggiori esperti d'architettura disponibili in Toscana, probabilmente provenienti dal grande cantiere in corso di Santa Maria del Fiore, la cattedrale fiorentinaRidolfi, Basiliche medioevali della città di Lucca, pag.132. La domanda posta agli intervenuti fu se si dovesse continuare il progetto iniziato o se fosse necessario apportare cambiamenti.
Il parere conclusivo arrivò nel Consiglio generale nella seduta del 23 giugno 1372: i lavori già effettuati furono giudicati «meschini e non solidi a sufficienza» e si raccomandò l'adozione di pilastri più robusti, di un disegno ispirato a quelli del Talenti per Santa Maria del Fiore. I pilastri già costruiti dovevano addirittura essere rimossi, e sostituiti da pilastri ottagonali del modello proposto. Nel corso della seduta venne data piena autorità agli Operai di disporre dei proventi dell'Opera per disfare e costruire a loro arbitrio. Molto probabilmente i maestri interpellati dovettero fornire modelli anche per il resto dell'alzato, coi matronei e le volte a costoloni. I lavori dovettero ricominciare con nuova alacrità anche se si sa da un'istanza presentata dall'Operaio ser Bartolomeo di Nicolao Bacchini che nel 1379, nonostante fossero stati eretti altri pilastri, non si era ancora provveduto alla sostituzione di quelli eretti seguendo il precedente progetto. Il comune concesse altri 200 fiorini e si deve credere che solo allora si procedesse alla sostituzione. Nel maggio 1384 il comune erogava altri 200 fiorini per l'erezione di altri pilastri, dodici anni dopo la ripresa dei lavori. Altre notizie di vendite, richieste di sussidi e aiuti, al comune e nel 1387 addirittura a papa Urbano VI, concorrono nell'indicare la fine dei lavori intorno al 1390.
Il rinnovamento rinascimentale Alla metà del Quattrocento, esattamente nel 1452, il vescovo Stefano Trenta e l'operaio Francesco Totti commissionano a Leonardo Marti un nuovo coro ligneo di aggiornato gusto rinascimentale. Ma è dal 1467 che lo spazio interno della Cattedrale venne decisamente aggiornato con l'inserimento di nuovi arredi ed opere scultoree ad opera di Matteo Civitali, protagonista di questo rinnovamento, che lasciò in cattedrale le sue opere più importanti e che fino al 1486 lavorò su commissione di Pietro da Noceto e Domenico Bertini. Oltre ai loro monumenti funerari, lo scultore lucchese progettò ed eseguì le acquasantiere, il pavimento marmoreo impreziosito da intarsi, il recinto marmoreo del coro smantellato già nel 1619, il Tempietto del Volto Santo e lArca-altare di San Regolo.
A questi interventi seguono l'arrivo della pala di Ghirlandaio, il nuovo organo a cornu evangelii, realizzato nel 1480 e le vetrate absidali, realizzate alla fine degli anni ottanta da Pandolfo di Ugolino, verosimilmente sui cartoni di Vincenzo FredianiMauro Natale, Note sulla pittura lucchese alla fine del Quattrocento, in "The J. Paul Getty Museum Journal", N. 8, 1980, pag. 52.. La rinnovata cattedrale poté disporre in questo periodo anche di aggiornati arredi lignei, perlopiù perduti, ad eccezione delle porte.