Sant'Antìoco (Santu AntioguToponimo ufficiale in lingua sarda ai sensi dell'articolo 10 della Legge n. 482 del 15.12.1999, adottato con Delibera di Consiglio Comunale n. 37 del 30.09.2010 o Sant'Antiogu in sardo, San Antiòcco in tabarchino) è un comune italiano di abitanti della provincia del Sulcis Iglesiente, nel Sulcis. Il comune sorge sui resti di Sulki, una delle città più antiche del Mediterraneo occidentale.

È il principale comune dell'omonima isola.

Geografia fisica Territorio

L'isola di Sant'Antioco, nella quale si trova la cittadina omonima, è la maggiore delle isole sarde e con i suoi 109 km² è la quarta d'Italia per estensione dopo la Sicilia, la stessa Sardegna e l'isola d'Elba. Dista da Cagliari 84 km circa ed è collegata all'isola madre grazie ad un istmo artificiale e ad un ponte aperto nei primi anni ottanta. Il territorio dell'isola è ripartito tra il comune di Sant'Antioco, il più popoloso (che sorge sulle rovine dell'antica città fenicio-punica e poi romana di Sulky-Sulci) e quello di Calasetta, secondo centro abitato, per numero di abitanti, dell'isola. Sono inoltre presenti il piccolo borgo turistico di Maladroxia, che fa capo a Sant'Antioco, e quello di Cussorgia (zona Stann'e Cirdu) nel territorio del comune di Calasetta. Al largo dell'isola, in direzione sud, sono apprezzabili tre isolotti, disabitati, detti Il Toro, La Vacca e Il Vitello. Presso questi (e in particolare presso il Toro) sono soliti nidificare i cosiddetti Falchi della Regina, o Falchi Eleonorae, come li chiamò il loro scopritore, Alberto Della Marmora, in onore della giudicessa Eleonora d'Arborea.

Cale, coste e spiagge del comune

Nel litorale del comune di Sant'Antioco, partendo da nord verso sud, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute: Spiaggia Istmo di Sant'Antioco (parte Laguna) Spiaggia Corru Longu (cioè: Corno Lungo) Spiaggia Peschiera di Palmas Spiaggia Il Faro Porto Ponte Romano Porto di Sant'Antioco Spiaggia Is Pruinis (cioè: Le Polveri) Spiaggia Cannisoni (cioè: Canna palustre) Spiaggia Su Forru o Su Forru a Maccina o a Macchina (cioè: La Fornace per la calce) Costa Su Portixeddu (cioè: Il Porticciolo) con falesie alte (10 m.) Cala Su Portixeddu Caletta Su Portixeddu Accuau o Quau (cioè: Il Porticciolo Nascosto) Spiaggia Maladroxia con le sorgenti termali marine conosciute già dai romani Costa Scogliu Su Sitzigorru (cioè: Scoglio della Lumaca) Costa Su Mussareddu o Su Muscareddu (cioè: Il Moscato) Costa S'Aqua Durci (cioè: L'Acqua Dolce) Costa Cala Francese Spiaggia Coaquaddus o Coquaddus o anche Co 'e Quaddus (cioè: Coda di Cavallo) Porto Coaquaddus o Coquaddus o anche Co 'e Quaddus Costa Capu Su Moru (cioè: Capo Il Moro), in località Turri dove si trova la Torre Canai o Cannai Caletta Sa Turri (cioè: La Torre) Porto di Torre Canai o Cannai (cioè: Torre del Canale) Spiaggia Peonia Rosa Cala Scanalettus (cioè: Piccole Scanalature) Spiaggia Portu de S'Aqua Sa Canna (cioè: Porto dell'Acqua della Canna) Caletta Capo Sperone Costa Capo Sperone alta (22 m.) Isolotto o Scoglio Il Vitello alto (8 m.) Isoletta La Vacca (altezza massima 94 m.) Isoletta Il Toro (altezza massima 111 m.) Nel litorale antiochense, ora ripartendo da sud verso nord, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute: Costa Su Cavu de Su Logu con le famose bombe cumuli rocciosi tondeggianti e con alte falesie (da 20 m. a 40 m.) Costa Portu Sciusciau (cioè: Porto Distrutto) con quattro archi rocciosi e le alte falesie (da 20 m. a 40 m.) Costa Punta Grossa con il Fariglione (alto 20 m.) e le alte falesie (da 20 m. a 40 m.) Costa Punta Grutta de Aqua o Gruttiaqua con alte falesie (altezza massima 137 m.) Costa Grutta de Aqua o Gruttiaqua con alte falesie (da 20 m. a 40 m.) Costa Sa Corona de Su Crabì (cioè: La Roccia del Caprile) (alta 87 m.) Costa Poggio di Mezzaluna con alte falesie (da 20 m. a 40 m. fino a 55 m.) Is Praneddas o Arco dei Baci, un arco di roccia che porta ai lati di una piscina naturale Costa Porto di Triga o Portu Su Tricu o Su Trigu (cioè: Porto del Grano) Costa Su de Serra con guglia costiera isolata Costa Monti de Su Casteddu (cioè: Monte del Castello) (alta 43 m.) Costa Cala Sapone (in sardo Cala de Saboni), (Cala di Sapone, secondo alcuni deriverebbe da Baal Safon, divinità fenicia generatrice dei venti)Laura Campo, rivista turistica "Bell'Italia" n. 291 - luglio 2010, pag. 42.. Costa Portu de Sa Signora (cioè: Porto della Signora) Costa Cala Grotta Costa Portu Casu (cioè: Porto Casu) Costa e Spiaggia Cala Lunga, per circa metà nel territorio del comune di Calasetta. Nel litorale antiochense, ora ripartendo da est verso ovest, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute: Costa Lungomare de Pompeis Riva Porticciolo Turistico di S. Antioco Riva Porto Peschereccio o dei Pescatori di S. Antioco Riva Marina di Sant'Antioco o Sa Marina Costa Su Pranu (cioè: Il Piano) Costa Punta Vacca Costa Punta Giunchera o Giuncheria (cioè: Punta della Giuncaia)

Storia

Età prenuragica e nuragica La storia di Sant'Antioco è antichissima. Una trentina di nuraghi, un certo numero di cosiddette "Tombe dei giganti" e di "Domus de janas" testimoniano che l'isola non fosse priva di insediamenti stabili già in epoca preistorica. Notevole la presenza di numerosi nuraghe costieri, tra i quali si segnalano il nuraghe multitorre S'Ega Marteddu, a ridosso della spiaggia di Maladroxia, il nuraghe Sa Cipudditta situato in un promontorio a picco sul mare in località Su Portu de su Casu e il sito di Grutti 'e Acqua, composto da un nuraghe multitorre polilobato e da uno dei villaggi nuragici più grandi della Sardegna, all'interno del quale sono presenti opere idrauliche e urbanistiche, templi a pozzo e tombe dei giganti. Il villaggio termina tra la spiaggia e la scogliera di Portu Sciusciau dove è probabile fosse presente un porto nuragico. Numerosi anche i reperti di cultura materiale di epoca nuragica rinvenuti in questo territorio tra i quali non mancano i bronzetti, come il famoso arciere nuragico di Sant'Antioco.

Età fenicio-punica (metà VIII sec. - 238 a.C.)

In età storica nacque il primo nucleo della città di Sulki, toponimo riscontrabile nelle testimonianze epigrafiche rinvenute ad Antas. A fondarla furono, probabilmente nella prima metà dell'VIII secolo a.C. (parrebbe, stando alle fonti letterarie, quasi nello stesso periodo in cui venne fondata la stessa Cartagine) alcuni mercanti e navigatori provenienti da un'area grosso modo corrispondente all'attuale Libano: i Fenici. Il dato relativo alla fondazione della città è desumibile con buona approssimazione sia rifacendosi alle fonti letterarie, sia basandosi sulle testimonianze archeologiche: il materiale riportato alla luce nell'area del tofet e in quella del cosiddetto cronicario indicano che il centro fosse pienamente attivo almeno a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C.

Vari studiosi, tra cui l'archeologo dell'Università degli studi di Sassari Piero Bartoloni, indicano Sant'Antioco come la città più antica della SardegnaP.Bartoloni, Il museo archeologico comunale "F.Barreca" di S.Antioco, Carlo Delfino editore, Sassari 2007 e come il centro urbano più antico d'Italia. Alla fine del VI secolo a.C. i Cartaginesi, fenici d'Occidente, presero possesso della Sardegna meridionale e dunque anche dell'isola di Sant'Antioco. La città nordafricana controllerà gran parte della Sardegna sino all'epoca delle guerre puniche, quando verrà spodestata dalla nuova potenza egemone del Mediterraneo: Roma.

Età romana (238 a.C.-456 d.C.)

La città fu testimone, durante quelle guerre puniche che rappresentarono un vero e proprio spartiacque negli equilibri del Mediterraneo, di un evento bellico di una certa rilevanza. Fu probabilmente tra le isole della Vacca e del Toro che si combattė la battaglia di Sulci (258 a.C.), che vide trionfare la flotta romana guidata dal console Gaio Sulpicio Patercolo su quella sardo-punica capeggiata da Annibale Giscone, che in quanto responsabile della disfatta venne condannato e successivamente crocifissoPolibio, Storie libro I; Tito Livio, Historiae; anonimo del Bellum Africanum. In epoca romana, ossia a partire dal 238 a.C., Sulci continuò a fiorire sino a diventare, a detta del geografo greco Strabone (vissuto a cavallo tra I sec. a.C. e I sec. d.C.) la città più florida della Sardegna romana insieme a Caralis. Lo sfruttamento dei bacini minerari dell'Iglesiente non era infatti cessato (in quest'area venne eretto, in età augustea, il tempio romano ad Antas, sulle rovine di quello punico), e con esso l'intenso traffico nel porto sulcitano: di qui l'appellativo dell'antica Sulci "Insula plumbea. La città dovette disporre davvero di ingenti risorse finanziarie se all'epoca della guerra civile tra Cesare e Pompeo (I sec. a.C.) poté pagare una multa di circa 10 milioni di sesterzi inflittale da parte di Cesare, giunto nel frattempo nell'antipompeiana Caralis. Scrive Attilio Mastino:

Sulci si riprese ben presto dallo smacco subito, forte anche della floridezza del suo porto e, dunque della sua economia, sino a quando, intorno al I sec. d.C., sotto Claudio, fu riabilitata sul piano politico e elevata al rango di Municipiumcfr. per es. F.Cenerini, Sulci romana, in: Sant'Antioco, annali 2008.. È necessario, per poterci rendere conto del livello di prosperità raggiunta dall'antica Sulci romana, consultare pure l'andamento demografico, indicatore indubbiamente prezioso. Secondo il Bellieni, la città tra tarda Repubblica e prima fase imperiale doveva essere popolata da circa 10.000 persone, cifra effettivamente plausibile se si tiene conto della popolazione media nei centri italiani di età augustea calcolata dal BelochM.Zaccagnini, L'isola di Sant'Antioco: ricerche di geografia umana, Fossataro, Cagliari 1972.

L'antico centro romano sorgeva, come si può desumere facilmente ancora oggi prestando attenzione alla disposizione degli assi viari maggiori e minori, nell'area comprendente le attuali vie Garibaldi, XX Settembre, Mazzini, Eleonora d'Arborea, Cavour, in località detta "Su Narboni". Qui, e precisamente all'incrocio tra le attuali via XX Settembre e Eleonora d'Arborea (presumibilmente nell'area dove sorgeva il foro, non ancora localizzato), si trova un mausoleo noto come Sa Presonedda o Sa Tribuna databile al I sec. a.C., grosso modo coevo al ponte romano, situato in corrispondenza dell'istmo, e al tempio d'Iside e Serapide le cui rovine non sono oggi più apprezzabili. Della Fontana romana che si trova nell'attuale piazza Italia non è rimasto nulla dell'impianto anticoP.Bartoloni, Il Museo archeologico... cit. pag. 39.. Copiosi i mosaici, alcuni dei quali furono adoperati per lastricare la Basilica di Santa Croce in CagliariG.Pinna, Sant'Antioco, Ricerca e storia dell'identità, Zonza editori, Cagliari 2007, pag. 85 La tradizione colloca nel II sec. d.C. la vicenda del santo eponimo dell'isola, quel medico forse mauritano di nome Antioco che patì il proprio martirio a Sulci sotto gli Antonini, presumibilmente durante il regno dell'imperatore Adriano (117-138 d.C.)Cfr. per es. R.Lai, M.Massa, Sant'Antioco da primo evangelizzatore di Sulci a glorioso Protomartire "Patrono della Sardegna" (ed. Arciere, Cagliari 2011)..

Dall'età medievale a quella contemporanea