Biografia Vescovo e Cardinale
Nacque a Cesena, penultimo figlio del conte Scipione Chiaramonti e di Giovanna Coronata Ghini, dei marchesi Ghini, nobile casato di Romagna, Conti, Patrizi di Cesena e di San Marino, Cavalieri di San Giovanni e Frieri dell'Ospedale di Santo SpiritoLibro d'oro della nobiltà italiana (registro ufficiale). La madre, donna di profonda religiosità, entrerà in seguito tra le monache Carmelitane a Fano. I Chiaramonti erano esponenti della nobiltà di Cesena al pari dei Braschi, famiglia di papa Pio VI, con cui avevano stretti rapporti.
Al contrario dei suoi fratelli, non completò gli studi nel Collegio dei nobili di Ravenna ma, all'età di 14 anni, entrò nel monastero benedettino di Santa Maria del Monte nella sua città natale, prendendo il nome di Gregorio. I suoi superiori, resisi conto delle capacità del giovane, lo inviarono prima a Padova e successivamente a Roma al collegio di Sant'Anselmo, nell'abbazia di San Paolo fuori le mura, perché si perfezionasse nello studio della teologia.
Divenuto professore di teologia, cominciò a insegnare nei collegi dell'ordine a Parma (San Giovanni Evangelista) e a Roma. Nel febbraio 1775, con l'elezione a papa del concittadino Angelo Braschi, fu nominato priore dell'Abbazia benedettina di San Paolo a Roma. Il 16 dicembre 1782, Pio VI lo nominò vescovo di Tivoli. Il 14 febbraio 1785, per l'eccellente condotta tenuta in questa carica, ricevette la porpora cardinaliziaFu creato cardinale presbitero di San Callisto e la cattedra vescovile di Imola.
Qui venne ricordato soprattutto per il suo carisma personale e per il suo amore per la cultura. Il Chiaramonti non faceva mistero di possedere nella sua biblioteca perfino l'Enciclopedia di d'Alembert. Del resto erano note le sue aperture alle idee moderne: nel 1797 suscitò scalpore la sua omelia di Natale, pronunciata nella cattedrale di Imola, in cui sosteneva la conciliabilità del Vangelo con la democrazia: “La forma di Governo Democratico adottata fra di noi, o dilettissimi Fratelli, no non è in opposizione colle massime fin qui esposte, né ripugna al Vangelo; esige anzi tutte quelle sublimi virtù, che non s'imparano che alla scuola di Gesù Cristo, e le quali, se saranno da voi religiosamente praticate, formeranno la vostra felicità, la gloria e lo splendore della nostra Repubblica”.
Il conclave
Alla morte di Pio VI il Sacro Collegio, convocato dal decano cardinal Giuseppe Albani, si riunì in conclave a Venezia sotto ospitalità austriaca, poiché in quel periodo Roma era occupata dalle truppe francesi. Prima ancora che iniziasse il conclave la situazione politica a Roma era mutata. Il 19 settembre 1799 i francesi avevano abbandonato l'Urbe; il 30 settembre la città era stata occupata dai napoletani, che avevano posto fine alla Repubblica Romana.
I cardinali, appena 35, quasi tutti italiani, si riunirono il 30 novembre 1799 nel monastero di San Giorgio. Ben presto i voti si concentrarono su due candidati: il cardinale Alessandro Mattei, arcivescovo di Ferrara, antifrancese, e il cardinale Carlo Bellisomi, vescovo di Cesena, la cui posizione era più conciliante. Passarono tre mesi interi senza che si delineasse una soluzione. Per uscire dallo stallo monsignor Ercole Consalvi, il segretario del conclave, propose un terzo candidato: il vescovo di Imola, Barnaba Chiaramonti. In poco tempo i voti si concentrarono su di lui. Anche il cardinale e arcivescovo francese Jean-Siffrein Maury ebbe un ruolo decisivo nella sua elezione.
Il 14 marzo 1800 Chiaramonti fu eletto papa all'unanimità. Risultò scontata quindi la scelta del nome pontificale: decise, infatti, di chiamarsi Pio VII in onore del predecessore Pio VI, suo concittadino e grande amico a cui doveva la nomina a vescovo di Imola e la porpora cardinalizia. L'imperatore d'Austria chiese al nuovo pontefice la cessione delle Legazioni di Bologna, Ferrara, Imola e Ravenna. Pio VII rispose negativamente alle pretese imperiali; decise peraltro di conservare il titolo di vescovo di ImolaPio VII mantenne tale carica fino al 1816.. Francesco II, contrariato, vietò l'incoronazione del papa nella basilica di San Marco. Pio VII fu incoronato nella basilica di San Giorgio Maggiore.
Il nuovo pontefice si trattenne nel Veneto per alcuni mesi, durante i quali visitò quasi tutte le chiese e ricevette l'omaggio di tutte le congregazioni religiosePer citare un solo esempio le suore Benedettine di San Zaccaria gli fecero omaggio del calice con cui aveva celebrato la Messa.; durante tale periodo effettuò una visita a Padova, dove era stato da giovane a Santa Giustina. Nonostante la contrarietà dell'imperatore d'Austria, che lo voleva residente in Veneto, il nuovo pontefice scelse di recarsi a Roma.
Il pontificato
Relazioni con la Francia
Fatta rotta da Venezia a Pesaro sulla fregata austriaca Bellona, raggiunse la Città eterna seguendo il percorso della via Flaminia. A Fano rese omaggio alle spoglie di sua madre nel convento di Santa Teresa. In luglio il pontefice fece finalmente il suo ingresso a Roma, accolto dalla nobiltà romana e dal popolo in tripudio. Trovò le casse dello Stato vuote: il poco che i francesi avevano lasciato era stato sperperato dai napoletani. In agosto nominò Ercole Consalvi, cui in gran parte doveva la tiara, cardinale diacono e Segretario di Stato.
Nella scelta del nuovo segretario, Pio VII non si fece influenzare dalle potenze straniere, specialmente dall'Impero austriaco, che voleva fosse nominato un prelato di proprio gradimento. Il pontefice iniziò a occuparsi alacremente delle riforme amministrative, divenute ormai improrogabili. Se già prima della salita al soglio aveva dichiarato che la Chiesa non era incompatibile con la democrazia, nel primo anno di pontificato, il 1801, ordinò con il motu proprio Le più colte la liberalizzazione del settore agrario e di alcune antiche corporazioni, sia per venire incontro alle esigenze materiali della popolazione immiserita dagli anni dell'invasione francese, sia per riconoscere le richieste progressiste ormai diffuse in tutta Europa.
La sua attenzione si concentrò subito dopo sullo stato di anarchia in cui versava la Chiesa francese la quale, oltre a essere travagliata dal vasto scisma causato dalla costituzione civile del clero, aveva a tal punto trascurato la disciplina che gran parte delle chiese era stata chiusa, alcune diocesi erano prive di vescovo mentre altre ne avevano addirittura più di uno, e intanto il giansenismo e la pratica del matrimonio degli ecclesiastici si stavano diffondendo e fra i fedeli serpeggiava l'indifferenza se non, addirittura, l'ostilità. Incoraggiato dal desiderio del Bonaparte di ristabilire il prestigio della Chiesa cattolica in Francia, Pio VII negoziò il famoso Concordato del 1801, sottoscritto a Parigi il 15 luglio e successivamente ratificato il 14 agosto dello stesso anno. L'importanza di questo accordo fu tuttavia notevolmente stemperata dai cosiddetti "articoli organici", aggiunti dal governo francese l'8 aprile 1803. Nello stesso periodo volle riportare la salma del suo predecessore in Italia. Con un grande gesto simbolico, dispose i funerali solenni per Pio VI, che si svolsero a Roma il 18 febbraio 1802.
Nel 1804 Napoleone iniziò a trattare con il papa la propria formale e diretta investitura come imperatore. Dopo alcune esitazioni Pio VII si lasciò convincere a celebrare la cerimonia nella cattedrale di Notre-Dame e a prolungare la sua visita a Parigi per altri quattro mesi ma, contrariamente alle sue aspettative, ne ricevette in cambio solo pochissime concessioni, peraltro di secondaria importanza. Ciò nonostante le acclamazioni entusiastiche del popolo francese verso Chiaramonti, ovunque egli passasse, erano tante e tali che non solo Napoleone se ne infastidì moltissimo (e divenne più scontroso con il pontefice), ma Pio VII capì che la fede, in Francia, stava rinascendo davvero. Dopo essere rientrato a Roma il 16 maggio 1805 convocò il collegio cardinalizio e ai porporati presentò il viaggio come un’esperienza complessivamente positiva.
Nonostante ciò lo scetticismo prese presto il sopravvento quando Napoleone cominciò a non rispettare il concordato del 1801, arrivando al punto di pronunciare d'autorità lui stesso l'annullamento del matrimonio del fratello Girolamo con la moglie, Elizabeth Patterson un'americana di Baltimora. La pressione della Francia montò così rapidamente che il 2 febbraio 1808 Roma fu occupata dal generale Miollis e, un mese più tardi, i territori pontifici delle Marche furono annessi al Regno d'Italia. Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone e Roma, con un decreto emesso a Schönbrunn l'11 maggio 1809 l'imperatore annetteva tutti i territori dello Stato Pontificio all'Impero francese.
Il papa in esilio a Savona (1809-1814)
Il 10 giugno 1809 su Castel Sant'Angelo veniva issata la bandiera francese. Pio VII tentò un ultimo atto: pur senza nominare l'imperatore, emise una bolla di scomunica contro gli invasori. Per evitare un'insurrezione popolare antifrancese, il generale Miollis, di propria iniziativa (come sostenne Napoleone in seguito), o più probabilmente per ordine del generale Radet, prese in custodia il papa stesso.
Nella notte tra il 5 e il 6 luglio, scalate le mura e forzate le porte del Palazzo del Quirinale, i soldati francesi entrarono nello studio del papa. Alle due di notte lo arrestarono e lo condussero così come si trovava dentro una carrozza già pronta che, in gran segreto, partì per la Francia. Roma si accorse solo l'indomani che il papa aveva lasciato la capitale. Con il solo cardinale pro-Segretario di Stato Bartolomeo Pacca al suo fianco, il papa, in un caldo soffocante, fu trascinato senza alcun riguardo attraverso il Lazio e la Toscana, proseguendo via Genova, Torino e il Moncenisio fino a Grenoble, nel Delfinato, dove arrivò il 21 luglio.
L’azione dei francesi suscitò il fortissimo sdegno di tutti i monarchi europei e di tutta la cristianità. Napoleone, allarmato, decise di temporeggiare. Il convoglio, ripartito da Grenoble il 1º agosto, cambiò rotta e, invece di puntare su Parigi, toccò Avignone e poi Arles e Nizza. Scopo di Napoleone era tenere Pio VII prigioniero in Italia. Da Nizza il convoglio, invece di proseguire lungo la costa, dove avrebbe incontrato l'ostilità delle folle che si accalcavano e lungo le strade acclamando il Papa ed inveendo contro le guardie, si diresse nell'entroterra. Entrando nella valle del Roia a Sospello e superato il colle di Tenda, proseguì per Cuneo, Mondovì, Carcare e il Colle di Cadibona, diretto a Savona. Il 17 agosto 1809, dopo 42 giorni di viaggio quasi ininterrotto, il pontefice arrivò infine a Savona, la città designata da Napoleone per la sua prigionia. Il papa rimase confinato nel Palazzo del Vescovado per quasi tre anni, fino al 9 giugno 1812. Il cardinale Pacca fu invece rinchiuso nel Forte di Fenestrelle in Piemonte.
Fu subito chiesto al pontefice di convalidare l'investitura dei vescovi nominati da Napoleone: Pio VII oppose un deciso rifiuto. Quando i francesi scoprirono che il papa riceveva dei messaggi all'interno del palazzo e riusciva anche a rispondere, gli fu addirittura proibito di leggere e scrivere. Insieme al papa furono espulsi da Roma molti alti prelati, tra cui il Maestro generale dei Domenicani Pio Giuseppe Gaddi, che venne esiliato prima a Parigi e poi ad Auxerre (in Borgogna). Dopo quasi due anni ininterrotti di prigionia, fu estorta al pontefice la promessa verbale di riconoscere l'investitura dei vescovi francesi.