La battaglia di Tiatira fu combattuta nel 366 a Tiatira in Lidia (moderna Akhisar in Turchia), tra l'esercito dell'imperatore romano Valente e l'esercito dell'usurpatore Procopio condotto dal generale Gomoario, il quale disertò Procopio con le proprie truppe. La sconfitta di Procopio ne demoralizzò le truppe: quando Valente raggiunse l'usurpatore a Nacoleia (oggi Nacolia), Procopio fu abbandonato dal proprio generale Agilone, imprigionato e ucciso per ordine di Valente.
Contesto storico Inizio della rivolta Procopio era nato e cresciuto in Cilicia, di nobili origini, ed occupava una posizione vantaggiosa fin dalla giovinezza, essendo un lontano parente (probabilmente un cugino da parte della madre) di Flavio Claudio Giuliano, che poi sarebbe diventato imperatore.Ammiano, XXVI,6.Probabilmente Procopio non era imparentato con il resto della dinastia costantiniana, come sembrerebbe confermato da un brano di un'orazione di Temistio in cui la sua pretesa di appartenere alla dinastia costantiniana veniva pesantemente derisa (). Procopio venne descritto da Ammiano Marcellino come molto rigoroso nello stile di vita e nella morale, riservato e taciturno; ma, sia come segretario, sia come tribuno, si sarebbe poi distinto in guerra, ascendendo, promozione dopo promozione, fino al più alto rango. Spentosi Costanzo II, Procopio, confidando nella parentela con il nuovo imperatore Giuliano, cominciò ad ambire a posizioni ancora più alte, soprattutto dopo che fu ammesso nell'ordine dei comites; e divenne evidente, a dire di Ammiano Marcellino, che se avesse raggiunto sufficiente potere, egli avrebbe potuto turbare l'ordine interno dello Stato. Quando Giuliano condusse la sua spedizione contro la Persia, lasciò Procopio in Mesopotamia, al comando di una forte divisione di truppe, ponendo come suo collega Sebastiano con uguale autorità.
In seguito all'uccisione di Giuliano nel corso della ritirata dell'esercito romano dal territorio persiano e all'elevazione a imperatore di Gioviano, si diffuse la voce che Giuliano aveva disposto, sul punto di spirare, che il suo successore fosse Procopio; Procopio, informato della diceria e temendo che a causa di essa avrebbe potuto essere sospettato da Gioviano di voler aspirare alla porpora e conseguentemente condannato a morte, decise di ritirarsi a vita privata.Secondo Zosimo (IV,4), prima di partire per la disastrosa spedizione contro la Persia, Giuliano avrebbe vestito Procopio della porpora imperiale, designandolo come suo successore; invece, Ammiano Marcellino e Filostorgio sono cauti, ritenendola una diceria di fondamento dubbio; in effetti, questa storia contrasta con numerose fonti che affermano esplicitamente che, poco prima di spirare, a Giuliano fu chiesto di dire il nome del suo successore, domanda a cui però non diede risposta. Secondo Lenski, la diceria che Procopio fosse stato designato dallo stesso Giuliano come suo successore al trono sarebbe stata inventata da Procopio e dai suoi partigiani per legittimare l'usurpazione (). Sempre Zosimo narra che, quando Gioviano ascese al trono, Procopio si sarebbe affrettato a restituire a Gioviano la veste imperiale, confessando per quali motivi l'avesse indossata, e pregandolo di permettergli di abbandonare l'esercito e di ritirarsi a vita privata, dedicandosi all'agricoltura. In seguito a ciò, Procopio si sarebbe stabilito con la famiglia a Cesarea in Cappadocia, dove possedeva alcune proprietà di valore. La notizia dell'esecuzione di Gioviano, il principale segretario dell'Imperatore, torturato e ucciso in quanto sospettato di ambire al trono, lo allarmò ulteriormente: temendo di essere anch'egli sospettato di tramare lo stesso, Procopio decise di ritirarsi in un distretto ancora più remoto e segreto, cercando di evitare di recare offesa a chiunque. Resosi conto che i suoi nascondigli erano ancora cercati da Gioviano con diligenza sempre maggiore, Procopio, sotto la pressione della necessità estrema, decise di spostarsi, percorrendo strade segrete, nel distretto di Calcedonia; qui trovò un rifugio sicuro nella dimora di un amico fidato, un uomo di nome Strategio, che da ufficiale di palazzo era stato innalzato fino al rango di senatore; nel frattempo, Gioviano era spirato e gli erano succeduti al trono Valentiniano I in Occidente e Valente in Oriente.Secondo Zosimo (IV,5), quando Valentiniano e Valente divennero imperatori, poiché sospettavano che Procopio tramasse di usurpare il trono a loro danno, inviarono alcuni uomini ad arrestarlo; ma, dopo averli fatti ubriacare in un banchetto, Procopio riuscì a fuggire con la famiglia verso il Ponto Eussino, da dove si imbarcò per il Chersoneso Taurico. Diffidando degli abitanti del luogo e temendo che lo avrebbero tradito consegnandolo alle autorità imperiali, fuggì recandosi di nascosto a Costantinopoli, dove fu ospitato da un famigliare, e progettò di usurpare il trono. Secondo Lenski, la parte del racconto di Zosimo riguardante il suo ritiro a vita privata sembra convincente, ma non lo è la parte della fuga nel Chersoneso Taurico, che sembra quasi tratta da un romanzo greco ().
Nel corso della sua permanenza a Calcedonia e delle sue sporadiche visite a Costantinopoli, apprese dai resoconti di chi stava fuggendo dalla Capitale dell'impopolarità del nuovo imperatore d'Oriente Valente, accusato dai fuggitivi di essersi impadronito di beni che appartenevano legittimamente ad altre persone. Ammiano Marcellino attribuisce tali atti iniqui all'influenza nefasta del cognato Petronio, che dal comando della coorte martensiana, era stato da poco tempo elevato al rango di patrizio. Petronio viene accusato da Ammiano Marcellino di diversi misfatti, come la confisca dei beni in maniera arbitraria, la condanna indiscriminata di colpevoli e innocenti, dopo aver inflitto loro crudeli torture, al pagamento di ammende quadruple, e la riscossione di debiti contratti addirittura all'epoca dell'Imperatore Aureliano. Ammiano Marcellino, nel paragonarlo ad altri ministri iniqui vissuti sotto imperatori tirannici, lo definì più impopolare di Cleandro, prefetto vissuto all'epoca di Commodo, nonché più tirannico di Plauziano, prefetto sotto Severo. Quando Procopio fu informato dei misfatti compiuti da Valente sotto l'influsso di Petronio, cominciò a considerare la possibilità di approfittare del malcontento per usurpare la porpora, ritenendo che, promettendo un governo più equo di quello impopolare di Valente, avrebbe ottenuto ampi consensi.
E mentre Procopio stava progettando le sue mosse successive, un avvenimento favorì la sua impresa. Trascorso l'inverno, Valente si recò in Siria; ma, non appena raggiunse i confini della Bitinia, apprese dai resoconti dei generali che la nazione dei Goti si stava preparando ad invadere la Tracia. Informato di ciò, Valente ordinò che fossero inviati in Tracia diversi reggimenti di fanteria e di cavalleria per contrastare queste incursioni. Approfittando del fatto che l'imperatore Valente si fosse allontanato da Costantinopoli, Procopio decise di agire: era intenzionato a ottenere il supporto delle legioni Divitenses e Tungricani, a cui era stato dato ordine di marciare in Tracia in vista della campagna contro i Goti, e che secondo l'usanza, si sarebbero fermate per due giorni a Costantinopoli durante il tragitto; e a tal fine, decise di rivolgersi ad alcuni conoscenti che si erano reclutati in quelle stesse legioni; questi soldati, subornati dalla promessa di grandi ricompense, gli giurarono fedeltà, garantendogli inoltre che avrebbero spinto anche gli altri commilitoni a passare dalla sua parte.
Il giorno successivo Procopio, come concordato, si recò alle Terme di Anastasia, dove erano di stanza queste legioni; qui ricevette assicurazioni dai suoi emissari che, in un'assemblea tenutasi la notte precedente, tutti i soldati avevano dichiarato la loro adesione all'usurpazione; dopo aver ricevuto una garanzia di sicurezza, fu accolto dai soldati con tutti gli onori, anche se si trovò di fatto trattenuto quasi come ostaggio, e fu da essi innalzato al trono e proclamato imperatore.Secondo Zosimo (IV,6) Procopio fu assistito nella sua impresa da un eunuco di nome Eugenio, da poco espulso dalla reggia perché non gradito dai nuovi imperatori. Eugenio fornì a Procopio assistenza e denaro, riuscendo a sedurre con larghi doni la guarnigione della città, costituita da due corpi di truppe. Furono inoltre armati molti schiavi, che nel corso della notte, occuparono la città sottomettendola sotto il controllo di Procopio. Poiché non fu trovata una tunica di porpora, i soldati lo vestirono con una tunica dorata, abito che si addiceva più a un alto funzionario che non a un Imperatore. Procopio, dopo aver promesso a tutti coloro che lo avevano innalzato grandi ricompense, avanzò per le strade, scortato da una moltitudine di uomini armati; secondo il giudizio di Ammiano Marcellino, il popolo non provò nei suoi riguardi né favore né avversione, ma, nonostante ciò, accolse con favore la novità, perché detestava Petronio, che stava accumulando ricchezze con tutti i tipi di violenza, opprimendo tutti i ceti con la riscossione di debiti ormai dimenticati. Giunto al tribunale, Procopio pronunciò un breve discorso, in cui giustificò l'usurpazione con la sua parentela con Giuliano; dopo aver ricevuto un applauso dalle legioni che aveva subornato ed essere stato acclamato imperatore dalle tumultuose grida della popolazione, si recò dapprima alla sede del senato, e infine, al palazzo imperiale. La notte del 28 settembre 365 Procopio fu proclamato imperatore..
Reazioni di Valentiniano I La notizia della rivolta di Procopio pervenne all'imperatore d'Occidente Valentiniano I il 1º novembre 365, lo stesso giorno in cui, mentre si apprestava ad entrare a Parigi, gli giunse la notizia di una grave sconfitta subita dall'esercito romano contro gli Alemanni, che avevano invaso la Gallia.Ammiano, XXVI,5. Valentiniano inviò immediatamente il generale Dagalaifo con un'armata per contrastare l'invasione degli Alemanni, ma non prese misure immediate contro l'usurpatore. La notizia dell'usurpazione lo aveva infatti gettato in uno stato di grande perplessità e di ansia per le sorti di suo fratello Valente, non sapendo nemmeno se quest'ultimo fosse ancora vivo oppure fosse stata la sua presunta morte a spingere Procopio a usurpare la porpora. Equizio aveva infatti riportato all'Imperatore le circostanze della rivolta in termini molto vaghi, basandosi sulle uniche laconiche informazioni che aveva ottenuto dal tribuno Antonio, al comando dei soldati nella Dacia centrale. Valentiniano, dopo aver promosso Equizio al rango di magister militum per Illyricum, deliberò, almeno inizialmente, di marciare nell'Illirico per prevenire che l'usurpatore, dopo essersi insignorito della Tracia, potesse invadere anche la Pannonia. Sembra che egli tenesse bene a mente il caso di Giuliano, il quale, rivoltatosi contro Costanzo II, era avanzato con repentina velocità.
Ma i suoi consiglieri lo trattennero dal partire, implorandolo di non lasciare esposta la Gallia alle incursioni dei barbari che la stavano minacciando, e le loro richieste furono corroborate dall'arrivo di numerose ambascerie da alcune importanti città galliche, che richiedevano protezione contro i barbari. Alla fine, Valentiniano decise di accontentare la maggioranza dei suoi consiglieri, affermando che Procopio era nemico solo suo e di suo fratello Valente, mentre gli Alemanni erano i nemici dell'intero Impero romano, e quindi la precedenza spettava a loro; Valentiniano, pertanto, si risolse ad avanzare verso la frontiera del Reno. Giunto a Reims, Valentiniano, preoccupato per una possibile invasione dell'Africa, inviò Neoterio, che all'epoca era notarius ma che in seguito fu innalzato al rango di console, a difenderla; e con lui inviò, anche Masaucione, protector domesticus, che conosceva bene i luoghi in quanto figlio del precedente comes Africae Crezione, e Gaudenzio, un tribunus degli Scutarii.
La rivolta si propaga