Il gesto del dito medio (a volte per brevità dito medio) è un comune gesto offensivo.

Nei paesi occidentali, ma anche in alcuni orientali come il Giappone, il dito medio proteso è ritenuto generalmente un gesto osceno. Viene effettuato estendendo il dito medio verso l'alto e tenendo strette alla mano, contemporaneamente, le altre dita. In alcuni paesi è in uso una variante di tale gesto che consiste nell'estendere anche il pollice. È usato per offendere, ferire e urtare la suscettibilità di qualcuno verso cui si prova risentimento o paura. Talvolta viene usato in modo scherzoso tra amici.

Origini Il gesto ha origini molto antiche. I primi riferimenti letterari al gesto sono riscontrabili infatti nella letteratura greca. Giulio Polluce afferma che "gli Attici danno al dito medio della mano il nome καταπῡ́γων, -ονος (katapȳ́gōn)"Onomasticon, II, 184. Vd. anche VI, 126. che designa anche una persona perversa. Anche Aristofane probabilmente allude al dito medio in varie sue opere: Le nuvole, in cui gioca sulla parola dattilo, la quale ha significato sia metrico, sia anatomicoVv. 652 ssg. e La pace, in cui adopera un termine spiegato dalla Suda.La pace, v. 549 e Suda sotto il lemma Ἐσκιμάλισεν . Erasmo da Rotterdam cita questo passo del Suda nei suoi Adagia, III, iii, 87 (annotazione nº 2287). Diogene Laerzio afferma che Diogene, famoso filosofo cinico, dopo che uno straniero chiese di poter mirare Demostene fece il dito medio e disse "Ecco per voi questo, il demagogo d'Atene".Vite dei filosofi, VI, 2, 34. Nel passo 35 si dice che chi compie questo gesto è ritenuto non sano di mente, evidentemente per sottolineare la sua profonda volgarità. Arriano propone una seconda versione della storia, in cui il bersaglio non è l'oratore, ma un sofista.Discorsi di Epitteto, III, 2, 11.

Nel mondo latino il gesto veniva identificato come digitus impudicus ("dito impudico")Vd, ad es. Priapeia, 56: 'Derides quoque, fur, et impudicum ostendis digitum mihi minanti?'; Marziale, Epigrammi, VI, 70, 5 e II, 28, 2. Vd. anche Svetonio, Divo Augusto, 45. (Isidoro di Siviglia, nelle sue Etimologie XI, 1, 71, dice che il terzo dito della mano è chiamato "impudicus" perché "sovente tramite esso si esprime ammonimento nei confronti di un'azione vergognosa (impudica)", anche se Persio fa riferimento a un "digitus infamis".Satire, 2, 33. Giovenale tramite metonimia fa riferimento all'"unghia media" nei confronti della minacciosa Fortuna.Satire, 10, 52-3. Erasmo da Rotterdam fa riferimento alle citazioni di Marziale, Giovenale e Persio nei suoi Adagia, II, iv, 68 (annotazione nº 1368). L'uso di questo gesto in parecchie e differenti culture è probabilmente dovuto alla vasta influenza geografica dell'Impero romano e della civiltà greco-romana.

Significato Il significato originale del gesto è un invito a subire, non necessariamente da parte del detrattore, un rapporto anale. Equivale perciò all'espressione verbale vaffanculo; poi il gesto di accompagnamento, ovvero il movimento del gomito e del braccio, maggiormente rafforza l'idea della penetrazione.

Note

Voci correlate Vaffanculo

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