La chiesa dei Santi Fermo e Rustico, il cui titolo completo è Insigne Chiesa Arcipretale dei Santi Fermo e Rustico Martiri in Caravaggio, è la sede della parrocchiale della città di Caravaggio, in Italia (Lombardia), nonché uno degli edifici più antichi del borgo; in stile gotico lombardo, fu edificata nella sua forma nel XIII secolo, probabilmente su un edificio sacro preesistente. Seppure la chiesa parrocchiale sorga in territorio bergamasco dai tempi di Napoleone, appartiene da sempre a livello ecclesiastico alla diocesi di Cremona, della quale Caravaggio è il centro più espanso.

Storia Secondo la leggenda, nel 306 i due santi Fermo e Rustico transitarono per la città e resuscitarono un morto.. L'elemento leggendario si scontra però con la mancanza di rilievi archeologici che permettano di accertare l'esistenza di insediamenti stabili nel territorio comunale in un'epoca tanto remota.

I primi documenti che fanno riferimento esplicito alla chiesa risalgono al 1196 e al 1218; è certo, tuttavia, che le sue origini siano anteriori, e che probabilmente un primo edificio sacro fu eretto contestualmente alla nascita stessa del paese, ancora prima dell'anno 1000.

Concepita in stile romanico, la chiesa è caratterizzata da un aspetto tipicamente lombardo-gotico, per via delle trasformazioni cui fu sottoposta successivamente alla prima edificazione; un esempio di modifica intervenuta in epoca successiva è dato dal portale, in cui figura san Bernardino con l'aureola, e che quindi è sicuramente posteriore al 1450 (poiché il santo fu canonizzato in quell'anno).

Le stesse navate laterali (e di conseguenza l'alzata centrale) furono aggiunte nel 1429, alterando l'originaria forma a capanna. Si procedette contestualmente alla realizzazione delle cappelle laterali, le quali, nonostante numerose modifiche successive, presentano numerose dedicazioni e (nella terza a sinistra) decorazioni murali del periodo medievale. Fino all'inizio del XX secolo le cappelle ospitavano anche lunghe lapidi tombali intestate a illustri famiglie locali.

L'interno dell'edificio di culto fu fortemente trasformato fra il 1777 e il 1798; nonostante l'opposizione della cittadinanza si volle procedere ad un notevole rimaneggiamento della struttura interna della chiesa in favore di uno stile più marcatamente barocco. I lavori furono guidati dal pittore scenografo piemontese Fabrizio Galliari, cui venne anche affidata la ristrutturazione del presbiterio e del coro. Fra i principali interventi di rinnovamento architettonico disposti da Galliari si evidenziano la chiusura dei pilastri mediante paraste a capitello corinzio e la collocazione di grandi medaglie da istoriare sulle volte, che vennero foderate. Precedentemente austero, l'aspetto della chiesa divenne in questo modo spiccatamente barocco, seguendo vicende analoghe a quelle del duomo di Crema; al contrario di quest'ultimo, tuttavia, la Chiesa di San Fermo e Rustico conserva inalterate le forti correzioni settecentesche.

Un importante restauro avvenne nel 1932 e nel 1990 fu operata una nuova opera di ripulitura della facciata.

Descrizione

Facciata La facciata della chiesa, in mattoni a vista, appare tripartita fra due pilastri quadrati, posti agli estremi, e due colonne interne semicircolari, che salendo passano a quadrate per sostenere l'alto frontone. L'aspetto slanciato è accentuato dalle cinque guglie ottagonali. La parte centrale è caratterizzata da un portale in marmo, con bassorilievi raffiguranti profeti, santi tra i quali san Francesco e san Bernardino da Siena. Superiore il grande rosone a dieci raggi.

Il frontone della facciata è dominato da tre nicchie con le statue della Madonna, dei santi titolari Fermo e Rustico. La lunetta del portale ospita l'affresco di Giovanni Moriggia raffigurante la Vergine col Bambino e i santi Fermo e Rustico.

La colorazione diseguale del cotto della facciata, unitamente alla presenza di alcune finestre mai aperte, porta a pensare a numerose modifiche intervenute in corso d'opera rispetto al progetto originario. Neglia nni trenta dell'Ottocento su progetto dell'architetto Carlo Bedolini, la facciata fu ultimata con la posa nella lanterna..

Interno

Sul finire del XVIII secolo, appena terminato il rivestimento delle volte disposto da Fabrizio Galliari, si decise di commissionare gli affreschi delle sedici medaglie che sovrastano le campate, in modo da approfittare dei ponteggi già presenti. Ricevettero l'incarico i pittori milanesi Federico e Carlo Ferrario, padre e figlio. Rispetto alle altre opere dei Ferrario, i medaglioni della chiesa di San Fermo e Rustico, ispirati a fatti biblici, sono caratterizzati da colori meno accesi e più ponderati, . Danneggiate dall'incuria, dall'umidità e dal pulviscolo, le medaglie vennero pulite nel 1931 da Luigi Pastro, .

Soggetti delle medaglie I corvi recano il pane a Elia (I Libro dei Re, 17) Daniele e l'idolo Bel (Daniele, 14) Davide e Abigail (I Libro di Samuele, 25) Davide compra l'aia di Ornan (II Libro di Samuele, 24) Immolazione di Isacco (Genesi, 22) Il libro dei sette sigilli (Apocalisse, 4 e seguenti) Melchisedech offre i pani (Genesi, 14) Abramo e i tre angeli (Genesi, 18) Mosè discende dal Sinai con le tavole (Esodo, 34) Davide versa l'acqua in libazione a Dio (II Libro di Samuele, 23) Preparazione del tabernacolo (Esodo, 25 e seguenti) Agar e Ismaele nel deserto (Genesi, 21) Elia e l'Angelo (I Libro dei Re, 19) La verga di Aronne (Numeri, 17) Mosè al roveto ardente (Esodo, 3) Incontro di Giacobbe con Esaù (Genesi, 33)

Cappella di san Rocco e san Sebastiano La cappella era originariamente dedicata a san Gottardo, presente anche nella cappella di Sant'Ambrogio. L'opera principale è la Madonna col Bambino e santi Francesco, Rocco e Sebastiano, riconducibile (malgrado oggettive difficoltà di raffronto che portarono in passato a diverse attribuzioni) a Fermo Ghisoni, contaminato da influenze mantovane..Ghisoni fu presente a Mantova alla scuola di Giulio Romano San Francesco rappresenta forse allegoricamente il donatore del dipinto, e san Rocco raffigura l'autore stesso. L'opera è racchiusa in una ancona lignea della fine del XVI secolo; il suo paliotto apparteneva tuttavia all'altare della cappella del Santissimo Sacramento.

Ai lati della cappella si trovano due piccole tele centinate raffiguranti a sinistra Santo Stefano, e a destra San Lorenzo. Le due tele risalgono ai primi anni del Seicento, e potrebbero essere ricondotte, per affinità di stile, al caravaggino Giovanni Battista Secco, detto il Caravaggino

Le pareti laterali e la volta della cappella ospitano inoltre cinque storie della vita di San Rocco: San Rocco fra gli appestati, San Rocco presentato a papa Urbano V, San Rocco in carcere, San Rocco e l'angelo e Tre putti con la palma e la corona. Di queste, le ultime tre, collocate alla volta della cappella, sono state sottoposte ad un intervento di restauro sul finire del XX secolo.

Cappella di sant'Antonio di Padova Sino al 1674 l'altare situato nella cappella ospitava una tela con l'effigie di sant'Antonio da Padova; da quell'anno è al contrario presente la nicchia con una statua del santo.

Gli originari stucchi decorativi che adornavano la volta furono rimossi nel 1923, quando il pittore Mario Albertella vi affrescò Ezzelino da Romano davanti a sant'Antonio, Sant'Antonio benedice con l'ostensorio, Gloria di sant'Antonio. Lo stesso Albertella raffigurò, nella vetrata del lunettone, Sant'Antonio tra gli indigeni africani.

Ai lati, la cappella ospita due dipinti risalenti alla seconda metà del XVII secolo raffiguranti miracoli del santo: il Miracolo del piede riattaccato e Sant'Antonio risuscita un morto.

Cappella della Beata Vergine del Rosario La cappella era originariamente dedicata a san Giovanni evangelista, e fu intitolata alla Madonna del Rosario solamente attorno al 1650. Per l'occasione venne decorata con numerosi stucchi e tele, che sono rimasti inalterati, con la sola eccezione del simulacro della Vergine nella nicchia centrale, sostituito nel 1937 con una statua lignea dello scultore gardenese Moroder, e dello smantellamento degli stucchi seicenteschi, terminato nel 1923 ma avviato già sul finire del XVIII secolo.

La lesena d'ingresso e il sottarco ospitano una fascia dipinta dell'Albertella.

I dipinti sono riconducibili ad Andrea Asper.; ai lati e nella volta si trovano quindici pannelli con i Misteri del Rosario risalenti al XVII secolo; di fronte a sinistra, San Gerolamo; a destra, San Domenico e la Madonna (datati 1655 e firmati da Asper).

Cappella di San Bernardino, o del Suffragio La cappella, undique depicta (interamente dipinta), era originariamente intitolata al solo san Bernardino da Siena, di cui ospitava un'immagine sopra all'altare. Successivamente vi fu collocato anche un dipinto con il Crocifisso tra san Bernardino e l'Angelo custode.

Nel 1709 la cappella si arricchì del paliotto dell'altare, con un finto intarsio marmoreo in scagliola a rabeschi recante la figura centrale di San Bernardino, a firma di Pietro Solari; in seguito si aggiunsero l'ancona (con la pala) e la balaustrata. Il quadro posto sopra l'altare, raffigurante San Bernardino e santa Maria del Suffragio, è circondato da una cornice adorata ed è opera di Francesco Bradella (prima metà del XVIII secolo).

Ai lati si trovano due piccole tele del Seicento, raffiguranti San Pietro martire (a sinistra) e Santa Caterina da Siena (a destra). Le pareti laterali ospitano altre due tele del medesimo periodo, raffiguranti Santa Teresa d'Avila e San Mauro, ritoccate nel 1931.

La cura e la decorazione della cappella furono amministrate dal Monte dei Morti, con sede all'imbocco di porta Folcero, il quale raccoglieva offerte per il culto dei defunti.

Cappella dell'Apparizione A differenza delle precedenti quattro, la cappella dell'Apparizione è collocata al termine del transetto laterale che dà ingresso alla cappella del Santissimo Sacramento; è dedicata alla Madonna di Caravaggio, e fu costruita solo nel 1841. In precedenza al culto dell'Apparizione era riservata la cappella di San Pietro e Sant'Andrea, il cui altare, viceversa, era collocato a chiusura del transetto, prima dell'edificazione della nuova cappella.

La cappella ospita L'Apparizione della Madonna a Giannetta, di Giovanni Moriggia, risalente al 1844. Incorniciata da un'ancona bianca, la tela rappresenta il miracolo dell'apparizione mariana conferendovi un'atmosfera monumentale.

Ai quattro angoli della cupola neoclassica sono affrescati altrettanti angeli, recanti invocazioni della Salve Regina.

Sarcofago di Fermo Secco Il sarcofago di Fermo Secco, morto nel 1401, è in parte murato nella parete del transetto di fronte alla cappella del Santissimo Sacramento; vi fu trasportato dalla cappella di Sant'Ambrogio, fondata dalla stessa famiglia Secco.. Il bassorilievo sul lato del sarcofago raffigura la Vergine col Bambino tra sant'Antonio abate e san Marco, i quali le affidano simbolicamente la famiglia Secco; sulla sinistra sono raffigurati il padre Fermo e i tre figli Gianluigi, Marco ed Emanuele, mentre sulla destra compaiono la madre, Florida dei conti d'Arco, e la figlia Antonia. Ai due lati sono rappresentati gli stemmi dei rispettivi casati.

Il fastigio soprastante ospita un epitaffio in distici latini, che narra le imprese di Fermo, tessendone un elogio. La grafia è gotica, come lo è il resto del sarcofago. Fermo Secco vi è descritto come signore di Calcio e castellano di Angera, di Dertona e di Novara, oltre che valoroso condottiero presso i confini di Trento.