Il termine letteratura berbera (o letteratura maghrebina) comprende, nella sua accezione più ampia, tutte le manifestazioni letterarie, scritte e orali, opera di nordafricani non solo nella lingua autoctona — il berbero —, ma anche nelle lingue che in Nordafrica si sono avvicendate nel corso dei secoli, e in particolare, il punico, il latino e l'arabo. In un senso più ristretto si potrebbe limitare la definizione alle opere letterarie in berbero, ma questo porrebbe problemi di catalogazione per numerosi autori — come Mouloud Mammeri, Taos Amrouche e altri — che si sono espressi sia in berbero che in altre lingue.

È alquanto improprio parlare di un'unica letteratura per un territorio così vasto ed un arco temporale così esteso, tanto che la massima esperta contemporanea in quest'ambito, Paulette Galand-Pernet, intitola il suo lavoro di sintesi sull'argomento, Letterature berbere (1998), un titolo che sottintende la molteplicità di tradizioni, ambienti e generi che si possono riscontrare in tutto il territorio del Nordafrica. Per questo motivo si accennerà qui al quadro complessivo di queste forme letterarie, rimandando, per analisi più puntuali, alle singole "letterature" e ai singoli "generi" letterari.

Letteratura antica Letteratura in berbero Sebbene non sia pervenuto alcun testo letterario antico in lingua berbera, sono state rinvenute numerose iscrizioni: sono circa 1140 quelle pubblicate nelle raccolte di Jean-Baptiste Chabot (1940-1941, provenienti soprattutto da Tunisia, Algeria e Libia) e di Lionel Galand (1966, Marocco).

Quella più lunga e conosciuta è un'iscrizione bilingue numidico-punica che Micipsa, re di Numidia, fece incidere sul mausoleo dedicato al padre Massinissa eretto a Dougga nel 138 a.C. L'importanza dell'iscrizione è considerevole dal punto di vista storico e giuridico, in quanto permette di conoscere i principali titoli e funzioni municipali delle città numidiche di quel tempo.

Letteratura in punico È ritenuto assai probabile che, durante il periodo della colonizzazione punica del Nordafrica, la lingua di Cartagine — diffusa soprattutto nelle città — sia stata usata da autori nordafricani per comporre opere letterarie. La rilevanza del punico, come lingua letteraria e di cultura, era, infatti, molto significativa all'epoca di Agostino d'Ippona (354-430) che lo conosceva ed ogni tanto citava, nelle sue opere, parole o espressioni in questo idioma.

Nessun testo in punico è pervenuto ai giorni nostri, ma un accenno esplicito all'esistenza di opere di carattere storico proviene da Sallustio, che afferma di avere ricavato le sue informazioni sulla storia più antica del Nordafrica da alcuni "libri punici" (ex libris Punicis), opera di eruditi locali (cultores eius terrae).

L'importanza del punico come lingua scritta fu tale che il nome punicae (litterae) venne probabilmente usato anche per designare la stessa scrittura autoctona (che probabilmente non discende dall'alfabeto punico). Tale è almeno l'opinione della maggioranza degli studiosi, che fanno risalire il nome odierno di quell'alfabeto, tifinagh, alla parola latina punica.

Letteratura in latino

Molti autori nordafricani composero opere letterarie in lingua latina. Tra costoro si possono ricordare: Terenzio, (Publius Terentius Afer), 195-159 a.C. (scrittore di commedie) Anneo Cornuto, I secolo (filosofo stoico) Floro, I-II secolo (scrittore, poeta e storiografo) Frontone, ca. 100-ca. 166 (oratore e pedagogo) Apuleio, ca. 123 - ca. 180 (scrittore e brillante oratore) Marco Minucio Felice, II secolo (poeta e letterato) Terenziano Mauro, fine II secolo (grammatico) Tertulliano, ca. 155-245 (filosofo e teologo) San Cipriano, ca. 210-258 (santo e vescovo di Cartagine) Arnobio, ca. 255- 327 (apologista) Aurelio Vittore, m. ca. 390 (storico) Lattanzio, ca. 250- ca. 320 (scrittore ecclesiastico) Agostino d'Ippona, 354-430 (dottore della Chiesa) Fulgenzio, V secolo (grammatico e mitografo) Marziano Capella, V secolo (autore della più antica "enciclopedia" dell'Antichità)

Tra tutti questi autori, è soprattutto Apuleio che si dimostra particolarmente attaccato alle proprie origini africane rivendicando con fierezza di essere "semi-numida e semi-getulo" (Apologia 24.1). Particolarmente notevole è il testo della fiaba di Amore e Psiche, narrata da lui all'interno del romanzo L'asino d'oro. Questa fiaba, al di là dei numerosi e ovvi riferimenti alla mitologia greco-latina, è sicuramente basata su di un impianto indigeno, ed in diverse parti del Nordafrica sono numerose le fiabe della letteratura orale che riecheggiano le vicende della fanciulla portata in cielo da uno sposo misterioso e poi fatta tornare a terra per la sua curiosità e per colpa dei familiari (L'uccello della tempesta e Fiore d'oro in Cabilia, Ahmed U Namir in Marocco: in quest'ultima versione si parla di un bel giovane sposato ad una misteriosa creatura femminile).

Anche Sant'Agostino, che pure ostenta la propria cultura latina e, semmai, cartaginese (la cultura "alta" delle città: il berbero era la lingua delle campagne dove vivevano i suoi avversari, Donatisti e Circoncellioni), non riesce a celare le proprie origini africane. Da un lato, una sua proposta etimologica si spiega solo a partire dalla lingua berbera:

Questa affermazione si spiega solo attraverso il berbero, in cui il verbo izra significa "ha visto, conosce".

Inoltre, come ha sottolineato M. Mammeri (1986), alcune immagini da lui citate, "palesemente poco familiari alla prosa latina", trovano invece strette rassomiglianze nelle massime della letteratura orale berbera. Le espressioni rilevate sono:

che trovano paralleli in espressioni formulari tipiche delle composizioni tradizionali berbere, come

Tradizioni letterarie scritte (a partire dal medioevo) Una letteratura berbera durante il medioevo si sviluppò soprattutto in due aree del Nordafrica: nella parte centro-orientale, il mondo delle comunità ibadite (soprattutto Algeria, Libia e Tunisia); nella parte occidentale, un po' in tutto il Marocco, dove una tradizione scritta si protrasse senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri.

Letteratura orientale (ibadita) La letteratura berbera di area ibadita ci è giunta quasi interamente in traduzione, perché a partire da un certo momento si sviluppò un movimento tendente a tradurre in arabo la grande quantità di opere scritte originariamente in berbero (si trattava quasi esclusivamente, a quanto se ne sa, di opere a carattere religioso). In particolare, si sa che la 'aqida ("catechismo"), che è la base dell'insegnamento religioso degli ibaditi, venne composta originariamente in berbero e fu tradotta in arabo intorno al IX secolo dell'egira da Abu Hafs 'Amr b. Jami'a.

Secondo il Siyar di Chemmakhi, un solo autore, Abu Sahl detto El Farsi ("il persiano", perché rostemide per parte materna) avrebbe composto in berbero dodici libri di poesie (contenenti consigli, esortazioni, memorie e narrazioni storiche), che però vennero distrutti dai dissidenti nukkariti. Ciononostante, sembra che, raccogliendo ciò che la gente ricordava a memoria, sarebbe stato ricostituito un libro di 24 capitoli (peraltro perduto).

Dal momento che molte biblioteche pubbliche e private del Nordafrica sono inesplorate, non è escluso che in futuro si possa ritrovare qualche testo originale ritenuto perduto. Per il momento, di tutta questa letteratura in berbero rimangono solo poco più di una ventina di frasi (perlopiù citazioni di poesie o di altre frasi memorabili) all'interno di opere per il resto interamente tradotte in arabo. Tali testi, individuati per la prima volta da Tadeusz Lewicki (1934), sono stati in seguito esaminati da vari studiosi, ultimo dei quali Ouahmi Ould-Braham (1988).

Un'opera che a quanto sembra non è andata perduta e pare destinata ad una prossima pubblicazione è il commento alla Mudawwana di Abū Ghānim al-Khurāsānī scritto in berbero dallo sheikh Abu Zakaria di Yefren in un'epoca imprecisata ma comunque assai antica (primi secoli dell'egira). Questo testo era stato ritrovato da Motylinski che si accingeva a pubblicarlo ma morì prematuramente e non poté portare a compimento il lavoro. Sembra però che il manoscritto non sia andato perduto e che la sua pubblicazione sia in preparazione. È stato pubblicato solo un interessante lessico (Bossoutrot 1900), composto da Messaoud b. Salah b. Abd el Ala, in cui sono raccolti numerosi termini berberi (soprattutto di ambito religioso) che compaiono in questo commento alla Mudawwana e rischiavano di non venire più compresi dai berberi ibaditi del XVI secolo, nonché qualche breve estratto, consistente in poche frasi con tentativi di traduzione, oltre a studi su alcuni elementi lessicali e grammaticaliMotylinski (1907): 16 frasi; U-Madi (s.d.): 3 frasi; Ould-Braham (2008): 6 frasi; quest'ultimo articolo contiene anche una riproduzione fotografica della prima e dell'ultima pagina di uno dei manoscritti esistenti. Elementi lessicali e grammaticali in Brugnatelli (2010 e 2011)..

Letteratura occidentale (marocchina)

Solo in tempi recenti si è cominciato a conoscere e studiare la letteratura scritta berbera del Marocco. Fino alla fine degli anni '80 si conoscevano a stento un paio di opere del più celebre autore del XVIII secolo, Muhammad Awzal. Nel 1989 alcuni studiosi olandesi ebbero accesso alla ricca raccolta di manoscritti di Arsène Roux conservati ad Aix-en-Provence e diedero l'avvio a studi sistematici non solo sui testi contenuti colà, ma anche nella biblioteca universitaria di Leida, nella Nazionale di Parigi e in svariate biblioteche, pubbliche e private, del Marocco. È soprattutto grazie ai lavori di Nico van den Boogert (in particolare 1997 e 1998) che si è venuti a conoscenza della ricchezza e dell'antichità di questo patrimonio letterario.

Un elenco degli argomenti di questa letteratura, abbozzato da van den Boogert (1997: 70 ss.), comprende: Testi in poesia Manuali di fiqh "giurisprudenza islamica": tra gli autori, oltre ai più noti Muhammad Awzal (1670-1748/9) e Aznag (m. 1597), si ricordano Dawud b. Abd Allah al-Tamsawati (XVIII sec.), al-Hasan b. Brahim al-Arusi (epoca indeterminata), al-Madani b. Muhammad al-Tughmawi (XIX sec.), Ali b. Ahmmad al-Darqawi (m. 1910); Nnasiha "Consigli" (testi di istruzione ed esortazione), forse il genere più prolifico: oltre a numerosi testi anonimi (a volte anche importanti, di centinaia di versi), si ricordano le opere di Ahmad b. Abdarrahman al-Timli (1815/6-1909), al-Hasan b. Ahmad al-Timli (1814/5-1890/1), Abdarrahman b. Ibrahim al-Tighargharti (m. 1862/3), Ali b. Muhammad al-Garsifi (inizi XX sec.?), Muhammad b. Muhammad al-Hana'i (m. 1878); Panegirici (tulgha o lmedh) in lode di Maometto o di pii personaggi: al-Bushikriyya di Muhammad b. Abd Allah al-Bushikri (m. 1865/6); una celebre traduzione della Burda "Poema del mantello" di al-Busiri fatta da Abd Allah b. Yahya al-Hamidi (XVIII sec.); un poema sulla celebrazione del mawlid "natale" del Profeta ad opera del già citato al-Madani b. Muhammad al-Tughmawi (XIX sec.); oltre a numerose altre composizioni, tra cui spiccano diverse opere in lode del fondatore della confraternita della Tidjaniya; Tradizioni del profeta: molte tradizioni (ḥadīth) vennero tradotte in berbero, e vennero anche costituite delle antologie, le due maggiori delle quali sono anonime; tra i testi di autore conosciuto si ricorda una traduzione delle Quaranta tradizioni di al-Nawawi ad opera del già ricordato al-Madani b. Muhammad al-Tughmawi; Testi di vario genere: regole di confraternite, traduzioni di testi di misticismo, testi di alchimia e divinazione (uno è attribuito a al-Matugi, XVI secolo, ma sembra di epoca più tarda), poemi di vario tipo: uno in stile "maccheronico" che mischia arabo e berbero, di al-Taghatini (m. 1669/70), alcuni "poemi alfabetici" in cui ogni verso inizia per una lettera dell'alfabeto, ecc.