La gazzella d'Arabia (Gazella arabica ()) è una specie di mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia dei Bovidi. È diffusa principalmente nella Penisola Arabica, dove occupa ambienti aridi e semiaridi caratterizzati da rilievi rocciosi, pianure ghiaiose, wadi e arbusteti.

La delimitazione tassonomica moderna della specie è relativamente recente. Popolazioni della Penisola Arabica e del settore meridionale del Levante erano state tradizionalmente assegnate alla gazzella di montagna (Gazella gazella), ma studi genetici e morfometrici hanno dimostrato l'esistenza di due principali linee evolutive, una settentrionale, corrispondente a G. gazella in senso stretto, e una meridionale, alla quale viene applicato il nome G. arabica. Secondo il Mammal Diversity Database, G. arabica comprende anche diverse forme in passato considerate specie o sottospecie distinte, tra cui bilkis, cora, erlangeri, acaciae, muscatensis e dareshurii.Mammal Diversity Database, 2026, Gazella arabica (MDD n. 1006145), versione 2.5, American Society of Mammalogists, consultato il 12 settembre 2026.

Descrizione La gazzella d'Arabia è un'antilope di costituzione snella, con arti relativamente lunghi, collo sottile e corpo leggero. Le dimensioni variano geograficamente, ma negli animali della Penisola Arabica il peso è generalmente di circa 15-20 kg, la lunghezza complessiva del corpo si aggira intorno a 109 cm e l'altezza al garrese intorno ai 60 cm. La coda, corta e terminante con un ciuffo nero, misura circa 9 cm.

Il mantello varia dal color sabbia al fulvo-bruno o al bruno rossastro ed è generalmente più scuro sul dorso e sui fianchi. Le parti inferiori sono bianche e nettamente separate dalla regione dorsale da una fascia scura lungo i fianchi. Anche il disegno facciale è ben marcato, con zone chiare e scure intorno agli occhi e lungo il muso. La groppa presenta una cospicua area bianca.

I maschi possiedono corna relativamente robuste, anellate trasversalmente e leggermente ricurve all'indietro e verso l'interno, generalmente lunghe 15-27 cm. Nelle femmine le corna, quando presenti, sono molto più corte e sottili e possono misurare circa 6-12 cm. L'espressione di questo carattere varia tuttavia tra le diverse popolazioni: nelle gazzelle delle Isole Farasan, ad esempio, molte femmine sono prive di corna o presentano corna estremamente ridotte.

La specie può essere confusa con la gazzella delle sabbie (Gazella marica), che vive in parte dello stesso areale. Quest'ultima è generalmente più pallida ed è maggiormente adattata ai deserti sabbiosi aperti, mentre G. arabica mostra una maggiore affinità per terreni accidentati, colline, montagne e aree con vegetazione arbustiva.

Tassonomia

La specie fu descritta da Hinrich Lichtenstein nel 1827 con il nome di Antilope arabica, sulla base di materiale raccolto da Wilhelm Friedrich Hemprich e Christian Gottfried Ehrenberg lungo le coste del Mar Rosso. La località tipo è situata nelle Isole Farasan, al largo della costa sud-occidentale dell'Arabia Saudita.

La storia nomenclaturale di Gazella arabica è stata particolarmente complessa. Per gran parte del XX secolo il taxon fu variamente considerato una specie distinta, una sottospecie di Gazella gazella o perfino una forma di Gazella dorcas. Un'analisi genetica del materiale tipo pubblicata nel 2013 rivelò inoltre che il cranio e la pelle che costituivano il lectotipo attribuito a G. arabica non appartenevano allo stesso animale, ma a individui appartenenti a due differenti linee genetiche di gazzelle.

Per preservare la stabilità nomenclaturale, la Commissione internazionale di nomenclatura zoologica stabilì con l'Opinion 2391 che soltanto la pelle dell'esemplare ZMB 2115 dovesse essere considerata parte del lectotipo di Antilope arabica, escludendone il cranio.

Le analisi molecolari hanno nel frattempo mostrato che le gazzelle tradizionalmente comprese in Gazella gazella appartengono a due linee principali. Le popolazioni del Levante settentrionale costituiscono il clade settentrionale, al quale viene conservato il nome G. gazella, mentre quelle del Levante meridionale e della Penisola Arabica appartengono al clade meridionale, denominato G. arabica.

La classificazione adottata dal Mammal Diversity Database include pertanto in G. arabica le forme cora, erlangeri, acaciae, muscatensis e dareshurii, nonché bilkis, descritta nel 1985 come specie distinta sulla base di esemplari provenienti dallo Yemen. Questi taxa non vengono riconosciuti dal MDD come specie indipendenti.

Uno studio genetico pubblicato nel 2023 sulle popolazioni della Penisola Arabica ha rilevato una diversità genetica maggiore nelle popolazioni settentrionali e una diversità progressivamente minore in quelle sud-occidentali e orientali. Non sono tuttavia emerse prove di una lunga storia evolutiva indipendente tra le diverse popolazioni continentali, suggerendo che la struttura genetica osservata sia dovuta soprattutto a limitazioni relativamente recenti del flusso genico e ad effetti fondatore.

Distribuzione e habitat

La gazzella d'Arabia possiede attualmente una distribuzione fortemente frammentata. Secondo il Mammal Diversity Database è presente in Israele, Arabia Saudita, Yemen, Oman, Emirati Arabi Uniti e Iran. Nel Levante raggiunge verso nord il Negev e la valle dell'Arava, mentre nella Penisola Arabica popolazioni isolate sopravvivono lungo le regioni occidentali, meridionali e orientali.

In Arabia Saudita una delle popolazioni naturali più importanti vive nell'arcipelago delle Isole Farasan, nel Mar Rosso. Altre popolazioni sono presenti o sono state ristabilite attraverso programmi di reintroduzione in diverse aree protette del paese. Una popolazione insulare geneticamente peculiare vive inoltre sull'isola iraniana di Farur, nel Golfo Persico, tradizionalmente descritta con il nome G. a. dareshurii.

In Oman la specie è diffusa in maniera discontinua nei Monti Hajar, nelle pianure desertiche della parte centrale del paese e nelle regioni meridionali intorno al Jebel Samhan. Nel 2023 la presenza della specie è stata confermata per la prima volta anche sull'isola di Masirah, circa 15 km al largo della costa orientale dell'Oman. Il fototrappolaggio ha indicato che la popolazione dell'isola è probabilmente piccola e isolata.

Gli habitat comprendono pendii montuosi, colline, altopiani rocciosi, wadi, pianure ghiaiose e costiere, praterie aride e arbusteti desertici. La specie predilige generalmente terreni relativamente solidi e accidentati con una certa copertura arbustiva ed evita le grandi distese di sabbia mobile, nelle quali è maggiormente specializzata Gazella marica.

Biologia La gazzella d'Arabia è prevalentemente sedentaria. I maschi adulti sono fortemente territoriali e occupano aree che difendono dagli altri maschi, mentre le femmine e i giovani possono formare piccoli gruppi. L'attività è concentrata soprattutto nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, quando le temperature sono più basse; nelle zone poco disturbate dall'uomo gli animali possono tuttavia essere attivi anche durante il giorno. Nelle ore più calde cercano riparo all'ombra della vegetazione o delle rocce e trascorrono lunghi periodi riposando e ruminando.

Come le altre gazzelle adattate agli ambienti aridi, può sopravvivere senza bere regolarmente, ricavando gran parte dell'acqua necessaria dalla vegetazione e dalla rugiada.

Alimentazione La dieta comprende erbe, foglie, germogli, fiori, frutti e altre parti vegetali, ma la specie sembra essere soprattutto una brucatrice selettiva. Uno studio sulle gazzelle delle Isole Farasan ha mostrato che la maggior parte del tempo dedicato all'alimentazione viene impiegato consumando foglie, fiori e frutti di alberi e arbusti, mentre le graminacee costituiscono soltanto una piccola parte della dieta.

Sulle Farasan sono particolarmente importanti piante arboree e arbustive quali Vachellia ehrenbergiana, Corchorus depressus e Capparis sinaica. Durante la stagione secca aumenta il consumo di foglie e baccelli di alberi e arbusti; le gazzelle possono anche sollevarsi sulle zampe posteriori per raggiungere parti della vegetazione poste più in alto.

Riproduzione La struttura riproduttiva è poliginica e i maschi territoriali si accoppiano con le femmine che attraversano o occupano il loro territorio. La gestazione dura circa sei mesi e normalmente nasce un solo piccolo. Dati provenienti da una popolazione allevata a fini conservazionistici presso il King Khalid Wildlife Research Centre in Arabia Saudita hanno mostrato due picchi annuali delle nascite e la produzione quasi esclusiva di piccoli singoli.

Le femmine possono raggiungere la maturità sessuale già a 5-7 mesi in cattività, ma in natura il primo parto avviene generalmente tra i 18 e i 24 mesi. I maschi raggiungono la maturità sessuale intorno ai 15-20 mesi, ma normalmente non riescono a riprodursi con regolarità prima dei tre anni, quando sono abbastanza grandi da conquistare e difendere un territorio. In cattività possono vivere circa 13 anni, mentre in natura raramente superano gli otto anni.

Conservazione La Lista rossa IUCN classifica Gazella arabica come vulnerabile (VU) secondo il criterio C2a(i). La valutazione globale pubblicata nel 2017 stimava una popolazione complessiva inferiore a 10.000 individui maturi, frammentata in numerose sottopopolazioni e soggetta a un declino continuativo. Studi successivi hanno continuato a descrivere la specie come costituita da popolazioni selvatiche piccole e disperse; una sintesi genetica del 2023 indicava meno di 7000 individui allo stato selvatico.

Le principali minacce sono rappresentate dalla caccia illegale, dalla cattura di animali vivi destinati a collezioni private, dalla perdita e frammentazione dell'habitat e dalla competizione con il bestiame domestico. Localmente assumono importanza anche lo sviluppo agricolo e infrastrutturale, il traffico stradale e l'isolamento genetico delle popolazioni più piccole.

La specie è protetta in numerose riserve della Penisola Arabica. In Arabia Saudita sono stati istituiti programmi di allevamento in cattività e di reintroduzione, e gli studi genetici indicano che la popolazione allevata presso il King Khalid Wildlife Research Centre conserva una buona diversità di aplotipi. È comunque raccomandato verificare geneticamente gli individui fondatori prima delle reintroduzioni, in modo da mantenere la struttura genetica delle popolazioni locali e ridurre il rischio di perdita di diversità.

Note

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