Il principe d'Egitto (The Prince of Egypt) è un film d'animazione del 1998 diretto da Brenda Chapman, Simon Wells e Steve Hickner.
Secondo film della DreamWorks Animation, e primo a essere realizzato in animazione tradizionale, si tratta di un remake animato de I dieci comandamenti del 1956 interpretato da Charlton Heston. Adattamento della storia di Mosè raccontata all'interno del libro dell'Esodo, la pellicola, doppiata in lingua originale da attori come Val Kilmer, Ralph Fiennes, Michelle Pfeiffer, Sandra Bullock, Jeff Goldblum, Danny Glover e Patrick Stewart, è incentrata sulla vita di Mosè, da principe d'Egitto a guida del popolo d'Israele verso la terra promessa.
Al momento della sua uscita, il 18 dicembre 1998, ha rappresentato il film d'animazione più costoso della storia del cinema. Con una reazione positiva da parte della critica, che elogiò il film per la sua musica e per la storia, e con un ottimo incasso al botteghino, Il principe d'Egitto si guadagnò vari riconoscimenti, tra cui un Oscar alla migliore canzone (When You Believe), cantata in lingua originale da Whitney Houston e Mariah Carey. Costata 70 milioni di dollari, la pellicola ha incassato circa 218 milioni, diventando il film d'animazione non disneyano di maggiore incasso nella storia del cinema (record battuto nel 2007 con l'uscita de I Simpson - Il film). La regista Brenda Chapman fu la prima donna a co-dirigere un grande film d'animazione. Il successo della pellicola convinse la DreamWorks a realizzare un prequel nel 2000, Giuseppe - Il re dei sogni, uscito direttamente in video e diventato anch'esso un grandissimo successo.
Trama Gli ebrei, schiavi del popolo egizio, sono costretti a lavorare duramente per ordine del faraone Seti I, fino a morire per la fatica. Un giorno, un drappello di guardie del faraone invade il quartiere ebraico di Goscen e uccide i bambini maschi neonati. Nella disperazione generale, Jocabel, in compagnia dei due figli maggiori Miriam e Aronne, corre verso le rive del fiume Nilo per salvare il suo figlio più piccolo, mettendolo in una cesta che verrà affidata alla corrente del fiume. La cesta giunge al palazzo reale e viene trovata dalla regina Tuya, moglie di Seti, e dal suo figlioletto Ramses. La donna decide di adottare il bambino come proprio figlio e di chiamarlo Mosè.
Passano circa vent'anni e Mosè e Ramses crescono come due fratelli, ignari dell'origine del primo, che si crede realmente figlio del faraone. Un giorno, correndo con delle bighe, causano diversi incidenti all'interno dei cantieri di un tempio. Nonostante l'ira del faraone verso Ramses, legittimo erede al trono, Mosè riesce a farlo rinsavire, facendogli comprendere che il fratello deve solo avere una possibilità per dimostrare le sue capacità. Quella sera viene quindi preparata una solenne cerimonia, nella quale Ramses viene nominato principe reggente e responsabile della costruzione di tutti i templi. Per festeggiare, Seti chiede ai sommi sacerdoti Hotep e Hoy un regalo per il figlio: appare Zippora, una prigioniera del territorio di Madian. Ramses la cede a Mosè, ma lei non ne vuole sapere. Nella colluttazione che ne segue, Mosè butta Zippora in una pozza d'acqua e quest'ultima viene condotta nelle stanze di Mosè, su ordine di Ramses.
Dispiaciuto per averla trattata male durante la cerimonia, Mosè rientra nella sua stanza per scusarsi, ma scopre che Zippora è fuggita dopo aver legato e imbavagliato il suo guardiano e i suoi cani. Raggiuntala, Mosè la aiuta a fuggire dal palazzo distraendo le guardie, e nel seguirla giunge nel quartiere ebraico di Goscen, dove incontra due ebrei, un uomo e una donna: quest’ultima lo riconosce e gioisce per la sua venuta, rivelandogli la verità sulle sue origini; la donna è proprio sua sorella Miriam, mentre l'uomo che è con lei è suo fratello Aronne. Il giovane non vuole inizialmente credere alle parole della sorella, ma iniziano a riaffiorargli dei ricordi quando lei inizia a cantare la stessa canzone che la madre gli cantò quando era un neonato.
Tornato a palazzo, Mosè si addormenta e sogna la strage dei neonati ebrei che avvenne vent'anni prima. Risvegliatosi, trova la pittura murale che conferma la verità del suo sogno e si dispera. Il faraone lo raggiunge e spiega che ordinò lui la strage per paura che gli ebrei, ormai troppo numerosi, potessero ribellarsi, e che furono sacrificati per un bene superiore, in quanto "erano solo schiavi". Mosè rimane scioccato, lo rinnega e si allontana da lui.
Nei giorni successivi gli schiavi sono costretti a ricostruire il tempio distrutto durante la catastrofica corsa delle bighe di Mosè e Ramses. Mosè scorge su un'impalcatura un vecchio schiavo oramai esausto, che viene frustato ripetutamente e senza pietà dal suo sorvegliante; non riuscendo a sopportare quel gesto, corre a bloccare l'aguzzino ma questi perde l’equilibrio, precipita dall'impalcatura e muore. Malgrado Ramses implori Mosè di restare e gli prometta di far passare l’episodio come un incidente e di cancellarlo dalla memoria di tutti, Mosè decide di scappare nel deserto.
Alcuni giorni dopo Mosè raggiunge un'oasi, dove difende tre giovani da due briganti. Le ragazze sono sorelle di Zippora e portano Mosè da loro padre, il sacerdote Jetro, che lo accoglie a braccia aperte nella sua comunità, il paese di Madian. Mosè trascorre diversi anni con la sua nuova famiglia, diventando un pastore, e col tempo si innamora di Zippora, che sposerà in seguito.
Un giorno, mentre cerca una pecora, Mosè assiste a un prodigio: un roveto arde di una luce biancastra, senza tuttavia consumarsi. Da quella pianta proviene la voce di Dio, che gli affida la missione di liberare il popolo ebraico dagli egizi, chiedendo al faraone la loro liberazione. Mosè e Zippora partono dunque per l'Egitto e si recano alla corte di Ramses, nel frattempo diventato faraone e padre di un bambino. Ramses e Mosè sono inizialmente felicissimi di essersi ritrovati, ma alla richiesta di quest'ultimo di liberare il popolo ebraico su ordine del Signore, Ramses rifiuta, pur avendo assistito alla miracolosa trasformazione del bastone di Mosè in un serpente. Più tardi Mosè avanza di nuovo la richiesta, cercando di far capire a Ramses che il regno d'Egitto si fonda sul sangue e le sofferenze degli schiavi. Ma il faraone rifiuta nuovamente e ordina anzi che il carico di lavoro degli schiavi sia raddoppiato.
Accompagnato da Miriam, Aronne, Zippora e un gruppo di schiavi, Mosè si reca sulle rive del Nilo, dove Hotep, Hoy, Ramses e suo figlio fanno un giro in barca: il fratello adottivo chiede nuovamente al faraone di liberare il popolo ebraico e, dopo l'ennesimo rifiuto, immerge il bastone nel Nilo, le cui acque vengono tramutate in sangue; gli egizi restano terrorizzati, ma Ramses si oppone ancora alla richiesta, dopo che i sacerdoti riescono a replicare il miracolo con un trucco di magia. Il Signore procede quindi a scagliare contro l'Egitto altre otto piaghe: l'invasione delle rane, quella delle zanzare, quella delle mosche, la moria del bestiame, le ulcere, la grandine infuocata, le locuste e le tenebre.
Con l'impero di Ramses ormai ridotto a un cumulo di macerie, Mosè si reca dal faraone per parlargli. Ramses rimane però ostinato e dichiara anzi che tutti i neonati ebrei maschi verranno sterminati, come proclamò Seti anni prima. Gli ebrei si preparano allora alla decima piaga, segnando con il sangue d'agnello gli architravi delle loro porte, perché l'angelo del Signore non entri nelle loro case. Il fuoco dell'angelo della morte invade così l'Egitto durante la notte e uccide tutti i primogeniti egizi, compreso il figlio di Ramses. Mosè viene chiamato a palazzo e Ramses, disperato e ormai deciso ad arrendersi, permette a lui e al suo popolo finalmente di partire. Gli israeliti lasciano così l'Egitto e giungono presto sulle rive del Mar Rosso.
Qui scoprono però che Ramses ha cambiato idea e che lui e il suo esercito li stanno inseguendo. Dio fa apparire una muraglia di fuoco che blocca il passaggio degli egizi, ma gli israeliti sono intrappolati dal fuoco da una parte e dal Mar Rosso dall'altra. Allora Mosè poggia il suo bastone sulle acque del mare, le quali si aprono, formando due muraglie e permettendo agli ebrei di passare (vedi Passaggio del Mar Rosso). Quando il fuoco scompare, il faraone e i suoi uomini riprendono l'inseguimento, ma le acque tornano allo stato normale dopo il passaggio degli israeliti, e travolgono gli egizi. Sopravvive solo Ramses che, arenatosi sugli scogli, invoca il fratello in preda alla disperazione.
Giunti all'altra riva, gli ebrei capiscono che il Signore li ha definitivamente liberati dalla morsa dell'Egitto. Dopo aver detto addio per sempre a Ramses, Mosè si allontana con gli israeliti. Finalmente libero, il popolo ebraico supera Madian e si ricongiunge a quello di Jetro, per raggiungere le pendici del monte Sinai, come Dio aveva comandato. Immerso dalla luce divina, Mosè scende infine dal monte mostrando agli ebrei il dono che Dio ha fatto loro: le Tavole della Legge.
Personaggi Mosè: è il protagonista del film. Inizialmente è il principe d’Egitto, un giovane arrogante, viziato, cinico e noncurante con l'abitudine di cacciarsi nei guai con i suoi scherzi, trascinando con sé anche Ramses. Dopo aver scoperto le sue vere origini ebraiche e dopo aver accidentalmente ucciso una guardia egizia che stava torturando un anziano schiavo ebreo, Mosé viene sopraffatto dai sensi di colpa e fugge dall'Egitto, rinnegando il suo status come principe e vagando senza meta nel deserto. Dopo esser sopravvissuto ad tempesta di sabbia, rifugia a Madian, presso la comunità del sacerdote Jetro, sposando sua figlia maggiore Zippora. Durante la permanenza a Madian, Mosé matura in una figure eroica, divenendo umile, coscienzioso, risoluto e compassionevole. Quando viene chiamato dalla voce di Dio che gli affida il compito di liberare il popolo ebraico dalla schiavitù egiziana e condurlo nella Terra Promessa, Mosè torna in Egitto e tenta di convincere Ramses a liberare il suo popolo, riuscendoci solo grazie all’aiuto di Dio. Ramses II: è l'antagonista principale del film. Al contrario di Mosè, all’incipit Ramses viene presentato come personaggio positivo, per poi intraprendere una spirale discendente: da giovane uomo altruista e sensibile, seppur senza alcuna considerazione per le vite e le sofferenze degli ebrei, diviene un tiranno superbo, crudele e vendicativo. Nonostante tutto, durante i tre giorni di oscurità, dimostra di provare ancora affetto per Mosè chiedendogli di tornare a essere il fratello di un tempo. La sua ira per quanto accaduto con Mosè, e soprattutto la sua richiesta di liberare il popolo ebreo, lo porta a raggiungere un punto di non ritorno e a decidere di ordinare il massacro dei neonati ebrei come fece suo padre. Dopo la perdita del figlio, dilaniato dal dolore accetta di liberare gli ebrei, per poi venire accecato dalla vendetta e decidere di bloccarli tutti partendo al loro inseguimento, fallendo e rimanendo l'unico superstite del suo esercito. Nell’ultima scena, bloccato su uno scoglio e in preda alla disperazione, invoca il fratello Mosè. Zippora: è la co-protagonista del film, e la figlia di Jetro. È una giovane donna madianita, rapita dai sacerdoti Hotep e Hoy come regalo dell’incoronazione di Ramses. Seppur legata ed intrappolata, Zippora si ribella immedietamente contro Mosè e Ramses, dimostrando il suo coraggio, venendo però umiliata dallo stesso Mosè. Riesce però a scappare con astuzia la stessa notte del loro primo incontro, aiutata dallo stesso Mosè con un diversivo, per poi rincontrarlo di nuovo dopo la sua fuga e vendicarsi del torto iniziale. Zippora è una donna testarda e capabia, ma anche dolce, sensibile e gentile. Nonostante l’iniziale contrasto con Mosé, durante la permanenza del giovane da Jetro, si innamoreranno e si sposeranno.