È noto per aver ucciso il manifestante Carlo Giuliani durante gli scontri scoppiati in occasione del G8 a Genova, nel luglio 2001. Placanica esplose un colpo dalla sua pistola di ordinanza in quanto Giuliani gli stava lanciando addosso un estintore. Per tale vicenda è stato indagato per omicidio e poi prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi.

Il coinvolgimento nei fatti di Genova

Come carabiniere di leva, era in servizio a Genova in occasione del G8 nel luglio 2001.

Il 20 luglio il corteo delle Tute Bianche percorreva Via Tolemaide a seguito di regolare autorizzazione da parte della questura di Genova, quando venne caricato frontalmente da una compagnia di carabinieri del 3º Battaglione Lombardia. Ne scaturirono violenti scontri tra dimostranti e forze dell'ordine. Dopo circa un'ora di duro confronto il corteo venne attaccato lateralmente in Via Caffa da circa 70 carabinieri della compagnia "Echo" delle CCIR (Compagnie di Contenimento e Intervento Risolutivo). La carica fallì e un folto gruppo di manifestanti, come comprovato dalle fotografie agli atti, reagì e costrinse i militari a ritirarsi. Questi furono inseguiti da una quindicina di dimostranti per alcune decine di metri e si ricongiunsero con le altre forze dell'ordine presenti nella parte bassa di via Caffa e piazza Tommaseo, fermandosi all'altezza di piazza Alimonda.

A supporto dell'operazione vi erano due Land Rover Defender. Durante la ritirata uno dei due mezzi (su cui si trovava il tenente colonnello Giovanni Truglio, secondo responsabile massimo delle compagnie speciali CCIR, create appositamente per affrontare le operazioni di ordine pubblico a Genova) riuscì ad allontanarsi dal luogo degli scontri, mentre l'altro rimase imbottigliato tra un cassonetto e i manifestanti. A bordo del mezzo, adibito ad uso-ambulanza, erano presenti Filippo Cavataio (carabiniere in ferma lunga, ventitreenne), Mario Placanica (ausiliario di vent'anni) e Dario Raffone (ausiliario anch'egli di vent'anni).

Secondo disposizioni, Placanica sparava cercando di dare ai lacrimogeni una traiettoria a parabola, ma il maggiore Cappello, valutato come inefficace l'operato del carabiniere di leva e confiscatogli il lancia granate con il quale si lanciano i lacrimogeni, gli intimò di aprirgli i dispositivi che avrebbe poi sparato lui. Il gas fuoriuscito aprendoli, però, intossicò transitoriamente Placanica, che venne accompagnato in una via laterale per riprendersi. Durante il trasferimento assistette a scontri violenti e probabilmente anche per questo rigurgitò, motivo per cui fu fatto salire sulla camionetta per esser trasportato al vicino ospedale San Martino.Intervista a Mario Placanica del quotidiano CalabriaOra del 29 novembre 2006, riportata dal sito carta.org

L'assalto al Defender Una quindicina di dimostranti, appartenente al gruppo più folto che si era scontrato con la carica dei carabinieri in Via Caffa, inseguì i militari in ritirata fino a piazza Alimonda. L'inseguimento si interruppe quando, lasciato indietro dall'intera compagnia seppur non isolato, uno dei due Defender che seguiva l'operazione di ordine pubblico venne fatto oggetto di attacchi da parte degli inseguitori. Il mezzo fu danneggiato a tergo e dal lato destro, con pietre, una palanchina di legno e un estintore rosso marca Sima di circa 6 kg di polvere estinguente quindi dal peso complessivo di circa 12 kg scarico e lanciato da notevole distanza riconosciuto in data 23.7.01 dalla titolare del distributore Q8 in via Tolemaide 13, Ernesta Neri. Dalle foto scattate in occasione dell'intervento dei carabinieri, durante la ritirata, sono visibili due estintori, uno portato a mano da un carabiniere, un altro a terra sull'asfalto. L'assalto fu accompagnato da urla quali "bastardi, vi ammazziamo", secondo quanto dichiarato al giudice da Massimiliano Monai uno degli indagati.

Luciano Salvati, abitante della zona affermerà che "vi era un gran frastuono, sulla camionetta arrivava di tutto, presumibilmente pietre, e vi era gente intorno che inveiva contro gli occupanti, sembrava un assalto organizzato nei confronti del mezzo che purtroppo era rimasto isolato dagli altri."

Dall'ordinanza del P.M. si riporta testualmente: "tale circostanza è confermata indirettamente anche da quanto riferito da James Matthews la sera stessa durante una riunione di cui agli atti vi è la registrazione del suo intervento. In tale circostanza il suddetto cerca, a suo dire, di dissuadere i manifestanti dalla aggressione: "io corsi davanti alle persone che lanciavano oggetti contro il furgone e dissi loro di smettere. Se la polizia (quelli sul furgone) volevano ritirarsi doveva esserle permesso. Era il motivo per il quale eravamo lì non per uccidere dei poliziotti."

La persona che aveva usato la palanchina (definita trave dai mezzi di comunicazione) dichiarerà al magistrato di aver visto il volto di un carabiniere, Raffone, di averne colpito la sagoma e di averlo poi visto accucciarsi." Placanica avrebbe cercato di proteggerlo, anche urlando "finitela, andatevene!".

A loro dire, i carabinieri Placanica e Raffone furono feriti in questa fase dagli assalitori e Placanica fu colpito al viso da pietre. Vi fu un tentativo di aprire le porte posteriori del mezzo e di tirare fuori i carabinieri.

L'estintore, lanciato contro il mezzo, rimbalzò contro la ruota di scorta. Successivamente Carlo Giuliani, con il viso coperto da un passamontagna, riprese da terra l'estintore e, probabilmente intenzionato a lanciarlo, lo sollevò in alto, dirigendosi con le braccia protese verso la parte posteriore del Defender sul quale si trovava Placanica, il quale aveva già estratto e armato la propria pistola prima ancora che l'estintore venisse sollevato dal dimostrante (causando l'allontanamento di alcuni degli assalitori) e, trovandosi a circa quattro metri di distanza da lui, esplose due proiettili, uno dei quali colpì Giuliani al viso, uccidendolo sul colpo. Il fatto fu documentato da una celebre foto di Dylan Martinez, fotografo della Reuters.Fotografia di Dylan Martinez (agenzia Reuters) che ritrae l'assalto al defender, su corriere.it

Il mezzo riuscì dopo pochi secondi a ripartire, sormontando per due volte Giuliani rimasto a terra colpito dal proiettile. L'identificazione del cadavere avvenne poco dopo, sebbene venne poi comunicata ai mezzi di comunicazione dopo alcune ore. I tre carabinieri riuscirono a mettersi in salvo raggiungendo i colleghi presenti a alcune decine di metri di distanza nella parte bassa di via Caffa.

Placanica, che tra i tre appariva ferito più seriamente, fu portato subito al pronto soccorso, per essere poi prelevato per testimoniare sui fatti e riportato al pronto soccorso, dove gli furono riscontrate lievi escoriazioni, con una prognosi di 7 giorni. Anche Dario Raffone fu portato al pronto soccorso, riportando una prognosi di 8 giorni.

Successivamente, il magistrato, data la gravità dei fatti, ordinò una consulenza medico-legale dei due carabinieri, che ebbe il seguente esito:

Procedimenti giudiziari Sull'assalto ai Carabinieri e sulla morte di Giuliani furono aperte inchieste giudiziarie.

Mario Placanica e Filippo Cavataio furono indagati per omicidio. Il 5 maggio 2003 il GIP Elena Daloiso, visto l'art. 409 c.p.p., ha prosciolto Cavataio escludendo «una sua responsabilità a qualunque titolo nella morte di Carlo Giuliani» e Placanica per uso legittimo delle armi, oltre che per legittima difesa come richiesto dal PM Silvio Franz. La richiesta di archiviazione si avvaleva di una consulenza tecnica della procura secondo la quale Placanica avrebbe sparato in aria ma il proiettile sarebbe rimbalzato su un sasso lanciato contro la camionetta e quindi reindirizzato verso Carlo Giuliani.

Le foto hanno consentito di identificare tre persone, Massimiliano Monai e Eurialo Predonziani di Genova, Luca Finotti di Pavia. Massimiliano Monai si presentò agli inquirenti e si appellò agli altri affinché si presentassero a testimoniareCorriere mercantile del 6 settembre 2001, ma il suo appello restò inascoltato. Eurialo Predonziani si presentò il 6 settembre, mentre il terzo, estraneo al gruppo, fu riconosciuto dalle foto dalla Digos di Pavia. I tre non diedero chiare spiegazioni sullo scopo dell'assalto ai carabinieri nel defender, descrivendo solo lo scenario di tensione causata dalle precedenti cariche delle forze dell'ordine che li avevano spinti in via Caffa, dove furono nuovamente caricati.

Dopo i fatti di Genova La raccolta fondi promossa dal quotidiano Libero Ammontava a euro la somma che il quotidiano Libero, diretto allora da Vittorio Feltri, consegnò nel luglio 2002 a Mario Placanica. La cifra era il ricavato della sottoscrizione aperta dal giornale nel luglio precedente, "per sostenere le spese legali e mediche del giovane militare coinvolto, suo malgrado, nei gravi incidenti di Genova". Il direttore Vittorio Feltri ringrazierà la generosità dei lettori, e spiegherà la scelta di sostenere il carabiniere diventato simbolo non solo delle aggressioni fisiche, ma anche di una campagna di delegittimazione del lavoro delle forze dell'ordine.ANSA, 19 luglio 2002

Incidente d'auto Il 3 agosto 2003, durante un periodo di congedo per malattia, mentre viaggiava da solo su una Ford Focus, Placanica fu vittima di un grave incidente, nel quale perse il controllo della vettura e, accortosi del pericolo, si gettò fuori dall'abitacolo mentre l'auto finiva contro un albero, sulla statale 106, all'interno del comune di Belcastro, riportando la rottura di una clavicola, di alcune costole e la lesione di tre vertebre. Vittorio Colosimo, il legale di Placanica, affermò la sera dell'incidente: "La dinamica dell'incidente stradale in cui è rimasto coinvolto Mario Placanica non è chiara. A prima vista, l'episodio appare inspiegabile", e annunciò la nomina di un perito ipotizzando un sabotaggio. Placanica temeva che qualcuno potesse danneggiare la sua auto per provocargli un incidente. La decisione non venne poi messa in atto. L'inchiesta aperta dalla procura di Catanzaro verrà archiviata.Placanica, il carabiniere coinvolto negli scontri del G8 a Genova, ferito in un incidente stradale , articolo di "Rai News 24", 4 agosto 2003Placanica, procura Catanzaro apre inchiesta su incidente , articolo di "corsera.it", 05 agosto 2003

Dimissione dall'Arma Placanica si è dimesso dall'Arma dei Carabinieri nell'aprile 2005, perché valutato non idoneo al servizio, "per infermità dipendente da causa di servizio", e per tale ragione "reimpiegabile nei ruoli civili dello Stato".Congedo assoluto per Placanica, via dall'Arma il carabiniere del G8, Repubblica.it, 13 aprile 2005 In disaccordo con la perizia, Placanica fece ricorso al TAR chiedendo una nuova perizia che lo dichiarò mentalmente sano.

Processo ai manifestanti Il 13 maggio 2005 l'avvocato Vittorio Colosimo ha annunciato la volontà di Placanica di presentarsi in aula per testimoniare sui fatti.G8 Placanica in conferenza stampa ha annunziato che sarà presente al processo di Genova, articolo da "Nuova Cosenza", 13 maggio 2005 L'avvocato ha successivamente messo in dubbio il congedo di Placanica, dichiarato inidoneo al servizio militare, e annunciato che l'intenzione dello stesso di cercare un'altra occupazione all'interno dello Stato, volendo rendersi utile e non vivere della pensione di servizio ("Il mio assistito non è e non vuole essere un parassita, che va in pensione dopo nove mesi di servizio, e combatterà per ottenere un posto di lavoro dignitoso."). Inoltre l'avvocato ha denunciato minacce e accuse rivolte a lui stesso e a Placanica ("Questo giovane è stato definito 'nazista' e 'camicia bruna' e 'assassino' quando la jeep sulla quale si trovava in quel giorno non era in servizio di ordine pubblico ma era una sorta di ambulanza... Prima di entrare nell'Arma era iscritto alla CGIL così come il padre. Nemmeno il COCER gli ha manifestato vicinanza").