Ptychodus (dal greco: πτυχή/ptyche ossia "piega" e ὀδούς/odoús ossia "dente") è un genere estinto di squali lamniformi durofagi (frantumatori di conchiglie) vissuto nel Cretaceo superiore, circa 100.5–75 milioni di anni fa (Cenomaniano-Campaniano), i cui denti fossili sono stati ritrovati in diversi sedimenti marini di tutto il mondo.

Il genere contiene almeno 16 specie considerate valide, con i membri più grandi che potevano raggiungere anche i 10 metri di lunghezza, mentre i più piccoli raggiungeva all'incirca i 2 metri di lunghezza. I resti più recenti di questo genere risalgono a circa 75 milioni di anni fa. Un gran numero di resti fossili è stato trovato nell'antico Mare Interno Occidentale.

Scoperta e denominazione

Grazie alla sua distribuzione globale, Ptychodus è ben rappresentato nella documentazione fossile; sono stati rinvenuti numerosi fossili, come denti isolati, frammenti di dentizione, centri vertebrali calcificati, denticoli e frammenti associati di cartilagine calcificata. I primissimi resti di Ptychodus furono ritrovati in Inghilterra e Germania nella prima metà del XVIII secolo. I denti di Ptychodus sono stati a lungo identificati come palati di Diodon, o pesce istrice (Diodontidae). All'inizio del XIX secolo, diversi autori, tra cui il paleontologo svizzero Louis Agassiz, dimostrarono infine le affinità dei denti di Ptychodus con quelli degli elasmobranchi (razze e squali). La prima scoperta di denti di Ptychodus in Kansas avvenne nel 1868, quando Leidy segnalò e descrisse un dente danneggiato vicino a Fort Hays, Kansas. In seguito, molti altri denti furono scoperti in condizioni quasi perfette e furono identificate altre specie all'interno del genere.

Fossili di specie appartenenti a questo genere sono stati rinvenuti negli strati marini degli Stati Uniti, Brasile, Canada, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Italia, India, Israele, Giappone, Giordania, Messico, Svezia e Regno Unito. Grazie a questa ricca documentazione fossile sappiamo che Ptychodus prosperò dal Cenomaniano al Campaniano.

Il nome del genere Ptychodus deriva dalle parole greche ptychos ossia piega/strato e odon ossia "dente", quindi "denti a piega", che descrive la forma piatta e rigata dei loro denti utili per frantumare e macinare.

Tassonomia ed evoluzione Sebbene l'identità di Ptychodus come pesce cartilagineo sia stata a lungo accettata, la sua posizione esatta nel gruppo è rimasta a lungo incerta. Una pubblicazione del 2016 ha dimostrato che Ptychodus è probabilmente un vero squalo appartenente ai Selachimorpha, piuttosto che agli hybodonti o ai batoidi come si pensava in precedenza. Uno studio del 2024 su uno scheletro completo di Ptychodus ha concluso che appartengono ai Lamniformes.

Le prime testimonianze del genere Ptychodus si trovano nel Cenomaniano del Cretaceo superiore con la specie P. anonymus. Tuttavia, forme precedenti simili a Ptychodus sono apparse nell'Albiano, incluso il probabile antenato immediato di Ptychodus, Paraptychodus. Queste testimonianze di Ptychodus primitivi e di forme ancestrali suggeriscono che il genere abbia avuto origine nel Mare Interno Occidentale e si sia poi propagato attraverso i mari del Cretaceo in tutto il mondo.

Descrizione Dimensioni

Ptychodus era un genere eterogeneo con molte specie di dimensioni variabili. Alcune specie, come P. mortoni, potevano raggiungere grandi dimensioni, con stime che lo collocavano a 10 metri di lunghezza totale basate su estrapolazioni dalle dimensioni dei denti. Le grandi vertebre attribuite a Ptychodus suggeriscono che altre specie potessero raggiungere dimensioni simili. Le specie più piccole di Ptychodus, come P. occidentalis, probabilmente raggiungevano circa 2 metri di lunghezza totale.

Dentizione

A differenza dei colossali planctivori nectonici come lo squalo balena (gen. Rhincodon) e lo squalo elefante (gen. Cetorhinus) che si affidano ai rastrelli branchiali per procurarsi il cibo, Ptychodus presentava una massiccia disposizione di denti a piastra trituranti. Le fauci di Ptychodus contenevano molti denti, fino a 550, 220 dei quali si trovavano sulla mandibola e 260 sulla mascella. Anche questi denti erano molto grandi: i paleontologi ritengono che la piastra dentale più grande misurasse 55 centimetri di lunghezza e 45 centimetri di larghezza. Ci sono due formazioni distinte di piastre dentali tra i membri del genere; una costituita da file di denti giustapposte e non sovrapposte e un'altra da file di denti embricate.

Si ritiene che la forma delle piastre dentali coincida con la dieta della specie e la sua posizione geografica, persino il periodo in cui visse potrebbe aver avuto un ruolo importante. I denti di Ptychodus marginalis differiscono da quelli di Ptychodus polygyrus. P. marginalis è stato ritrovato nei depositi del Cenomaniano medio-Turoniano medio nel Chalk inglese, mentre P. polygyrus è stato ritrovato nei depositi del Santoniano superiore-Campaniano inferiore.

Corpo

Gli unici resti corporei completi conosciuti di Ptychodus provengono dalla Formazione Agua Nueva in Messico, che suggeriscono che l'animale avesse un corpo fusiforme, con una testa grande e allungata, la pinna dorsale principale era grande e posizionata anteriormente sul corpo mentre la seconda pinna dorsale posteriore era molto più piccola, con una piccola pinna anale. La forma complessiva del corpo assomiglia molto a quella degli squali oceanici come il grande squalo bianco e gli squali del genere Lamna, che comprende lo squalo smeriglio e lo squalo salmone.

Paleobiologia

Sulla base dell'analisi delle vertebre provenienti dalla Spagna, si ipotizza che le specie di Ptychodus vivessero vite relativamente lunghe, avessero una crescita lenta e producessero cucciolate piccole con cuccioli di grandi dimensioni.

Dieta Si pensa che Ptychodus fosse uno squalo durofago, usando i suoi denti bassi e arrotondati per schiacciare organismi dal guscio duro, come ammoniti, bivalvi, belemniti, echinodermi e brachiopodi. Molti autori hanno suggerito che Ptychodus si nutrisse di prede bentoniche (che vivono sul fondo) come bivalvi (in particolare inoceramidi) e crostacei, consumando anche alcuni organismi dal corpo duro che vivevano in acque aperte (pelagici). Uno studio del 2024 ha suggerito che, in base alla sua morfologia corporea, la specie probabilmente consumava principalmente prede dure pelagiche, come ammoniti e tartarughe marine, piuttosto che prede bentoniche.

Estinzione Si sospetta che Ptychodus si sia estinto durante il Campaniano a causa dell'aumento della competizione con i mosasauri durofagi dei gruppi Globidensini e Prognathodontini.

Note

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

BBC page on Ptychodus mortoni: "Giant predatory shark fossil unearthed in Kansas"

Categoria:Lamniformes Categoria:Condritti estinti Categoria:Paleontologia italiana Categoria:Taxa descritti nel 1835