Biografia Il suo nome compare nella documentazione relativa alla camorra salernitana almeno dalla seconda metà degli anni Settanta. Secondo la stampa dell’epoca, a Salerno il suo clan era in guerra con una banda guidata da un certo Ciro Casella. La rivalità era collegata a una serie di intimidazioni, attentati e tentativi di omicidio ai danni di commercianti e altri soggetti presenti nel centro della città. In particolare, la stampa collegò alla guerra tra i due gruppi l’aggressione ai danni di Francesco Memoli, detto «Cipol», e un episodio di sparatoria verificatosi sul lungomare di Salerno. Alla fine degli anni '70 Grimaldi viene inserito dalle ricostruzioni giudiziarie e storiografiche nell'area della Nuova Famiglia, l'alleanza criminale formatasi in opposizione alla Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo.

Una ricostruzione relativa alla criminalità organizzata campana dell'epoca riferisce di un rapporto tra Grimaldi e Salvatore Serra, esponente dell'area della Nuova Famiglia operante nell'Agro nocerino-sarnese. Il rapporto sarebbe stato legato anche a un episodio avvenuto nel carcere di Trani, dove Grimaldi, detenuto, sarebbe stato aggredito da esponenti vicini alla NCO. Tra gli aggressori viene indicato Pasquale Barra, noto esponente dell'organizzazione cutoliana. Successivamente, secondo le ricostruzioni giudiziarie, Serra avrebbe organizzato una ritorsione nei confronti di Enrico Barra, figlio di Pasquale. Il controllo del racket a Salerno Nel 1980 il nome di Grimaldi assunse particolare rilievo nella cronaca giudiziaria. Secondo quanto riportato dalla stampa dell’epoca in un articolo del 26 agosto 1980, Grimaldi, sebbene detenuto con l’accusa di omicidio, continuava a esercitare un ruolo direttivo negli ambienti della criminalità organizzata salernitana. La stampa descriveva il suo clan come predominante nel racket cittadino dopo la sconfitta della banda di Ciro Casella. A Grimaldi venivano attribuiti, sulla base delle informazioni investigative riportate all’epoca, il controllo di attività estorsive, bische clandestine e altri circuiti illegali. Una precedente inchiesta giornalistica, pubblicata nell’aprile dello stesso anno, aveva inoltre indicato Grimaldi come una figura dominante nel racket delle bische clandestine di Salerno. Il conflitto con Amedeo Panella Negli anni Ottanta la criminalità organizzata salernitana fu interessata dalla contrapposizione tra diversi gruppi locali, inseriti nelle più ampie dinamiche della guerra tra NCO e Nuova Famiglia. A Salerno emersero progressivamente due principali schieramenti criminali: quello riconducibile a Lucio Grimaldi, collegato alla Nuova Famiglia, e quello di Amedeo Panella, inizialmente associato alla NCO. La rivalità tra i due gruppi sfociò in una serie di omicidi e attentati. Uno degli episodi più importanti fu il triplice omicidio di Croce di Cava, avvenuto nel maggio 1987, nel quale furono uccisi Corrado Gino Ceruso, Ferruccio Scoppetta e Vincenzo Gargano. Ceruso era cognato di Amedeo Panella. Grimaldi fu successivamente indicato dagli investigatori e dall'accusa come possibile mandante dell'azione. Tuttavia, per tale specifica accusa, venne assolto; pertanto la responsabilità di Grimaldi per quel triplice omicidio non può essere considerata giudizialmente accertata. Il clan Grimaldi Il clan guidato da Lucio Grimaldi comprendeva diversi esponenti appartenenti alla sua cerchia familiare e criminale. Tra questi viene ricordato Giuseppe Nese, detto «Peppe ’o Niro», indicato dalle fonti come nipote di Grimaldi. Nese venne assassinato a Salerno il 13 marzo 1987, nel contesto della crescente conflittualità tra i gruppi criminali cittadini.

Un altro membro della famiglia, Berardino Grimaldi, fratello di Lucio e anch'egli conosciuto con il soprannome di «’o Vampiro», venne assassinato il 22 marzo 1996 in piazza Portanova, a Salerno. La morte di Berardino viene generalmente ricondotta alla guerra tra le organizzazioni criminali salernitane.

Grimaldi trascorse diversi periodi in carcere. Nel 1980 era detenuto per un'accusa di omicidio. Nel 1987 risultava ancora sottoposto a detenzione; secondo una ricostruzione pubblicata dalla cronaca, durante una licenza premio concessa nel periodo pasquale non fece ritorno in carcere, diventando latitante. Secondo documentazione parlamentare successiva, Grimaldi tornò in libertà nell'ottobre 1999, dopo aver scontato la pena.

Dopo la scarcerazione, Grimaldi tornò a essere indicato dalle autorità come una delle principali figure della criminalità organizzata della città di Salerno. Documenti della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e della Direzione nazionale antimafia (DNA) lo descrissero come il capo storico del clan Grimaldi, operante principalmente nel centro urbano di Salerno. Il gruppo veniva associato a diverse attività criminali, tra cui estorsioni, traffico di stupefacenti, gioco clandestino e altre attività illegali. Tra le persone appartenenti alla sua cerchia viene indicato anche Francesco Lettieri, detto «’o Cacaglio», che in seguito divenne collaboratore di giustizia e fornì dichiarazioni sulle dinamiche della criminalità organizzata salernitana e sulla contrapposizione tra Grimaldi e Panella.

Morte Lucio Grimaldi venne assassinato il 18 aprile 2002 sul lungomare di Salerno. Secondo le ricostruzioni investigative, Grimaldi si trovava nei pressi di un chiosco gestito da suoi familiari quando venne raggiunto da colpi d'arma da fuoco. Morì poco dopo. Le indagini individuarono come esecutori materiali Francesco Salvini e Adamo Pisapia, detto «Luciano», mentre altri soggetti furono indicati come partecipanti alla pianificazione dell'omicidio. La responsabilità di Amedeo Panella quale mandante dell'omicidio venne successivamente riconosciuta in sede giudiziaria; la condanna divenne definitiva nel 2008. L'uccisione di Grimaldi rappresentò uno degli episodi conclusivi della lunga contrapposizione tra i clan camorristici operanti nella città di Salerno.

Note

Categoria:Camorristi