I bombardamenti di Crotone furono una serie di attacchi aerei e navali compiuti dalle forze britanniche e statunitensi contro la città di Crotone e le sue infrastrutture durante la seconda guerra mondiale, tra il 14 novembre 1940 e il 7 settembre 1943. La rilevanza strategica dell'area derivava soprattutto dalla presenza del porto, dello scalo ferroviario, degli stabilimenti industriali Montecatini e Pertusola situati a nord dell'abitato e del vicino campo d'aviazione di Sant'Anna, mentre in diverse incursioni furono raggiunte anche zone residenziali della cittàArchivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare (AUSMM), fondo «Attacchi alle basi 1940-1943», b. 12, fasc. 27 «CROTONE»; cfr. .

Dopo le prime incursioni britanniche del 1940, ancora sporadiche, nel 1941 gli attacchi della Royal Air Force si concentrarono soprattutto sugli impianti industriali, sul porto e sulle comunicazioni ferroviarie; particolarmente gravi furono quelli dell'11 agosto e del 1º settembre, durante i quali furono colpiti lo stabilimento chimico e l'abitato, mentre nel corso della seconda incursione venne danneggiato anche il piroscafo Dea Mazzella. Nel 1942, pur in assenza di bombardamenti urbani della stessa intensità, Crotone rimase sottoposta a ripetuti allarmi aerei e la crescente minaccia contribuì allo sfollamento della popolazione, tanto che dal 1º ottobre il Liceo classico Pitagora sospese temporaneamente l'attività in città.

Nel 1943 l'offensiva aumentò sensibilmente d'intensità e agli attacchi britannici si affiancarono quelli della United States Army Air Forces: il 13 febbraio bombardieri B-24 colpirono sia l'area urbana sia il campo d'aviazione, mentre nei mesi successivi furono nuovamente presi di mira gli stabilimenti industriali, il porto e le infrastrutture ferroviarie. Durante la fase conclusiva della campagna di Sicilia l'offensiva si estese sistematicamente ai campi d'aviazione dell'area crotonese e comprese, nella notte tra il 20 e il 21 luglio e in quella tra il 31 luglio e il 1º agosto, due bombardamenti della Royal Navy; dalla seconda metà di agosto gli attacchi si concentrarono inoltre sullo scalo ferroviario e sulle comunicazioni, fino al pesante bombardamento del 7 settembre. Dal 3 settembre, con l'avvio dell'Operazione Baytown e dell'invasione alleata dell'Italia continentale, la fase conclusiva delle operazioni rientrò nel quadro della campagna d'Italia.

I bombardamenti provocarono vittime civili, danni alle abitazioni, agli impianti industriali e alle infrastrutture portuali e ferroviarie e contribuirono al progressivo sfollamento della città; non è tuttavia possibile stabilire un bilancio complessivo univoco delle vittime, poiché per alcune incursioni i dati contemporanei e i conteggi successivi divergono. Il campo d'aviazione di Sant'Anna, situato nel territorio di Isola di Capo Rizzuto e indicato nelle fonti statunitensi come Crotone A/F, costituiva inoltre un obiettivo distinto dall'abitato e fu ripetutamente bombardato durante il 1943. Quando le truppe canadesi raggiunsero Crotone l'11 settembre, gli impianti elettrochimici risultavano pesantemente danneggiati, mentre il porto era ancora utilizzabile e fu rapidamente impiegato per il rifornimento dell'Ottava Armata.

Contesto

Tra gli anni venti e trenta Crotone aveva assunto una crescente importanza industriale: l'Enciclopedia Italiana la descriveva nel 1931 come un «centro di grande industria, unico in Calabria», in seguito all'insediamento, a nord dell'Esaro, degli stabilimenti Montecatini e Pertusola, mentre lo sviluppo industriale si accompagnò all'espansione del porto e all'incremento del movimento delle merci.

Lo stabilimento Montecatini aveva iniziato la produzione nel 1927 utilizzando il processo Fauser per la sintesi dell'ammoniaca e nel 1940 disponeva di una capacità annua pari a circa 23.000 tonnellate di azoto; le produzioni comprendevano acido nitrico e nitrati, mentre la Pertusola operava nel settore dello zinco e dei suoi semilavorati e, nel febbraio 1943, Crotone figurava nelle operazioni aeree statunitensi come obiettivo secondario rispetto a Napoli, con il porto, l'aeroporto e i due complessi industriali indicati tra gli obiettivi crotonesi.

Nel dispositivo costiero figurava il treno armato T.A. 152/3/T della Regia Marina, dislocato tra Crotone e Catanzaro e, allo scoppio delle ostilità, dotato di quattro cannoni da 152/40, due da 76/40 e due mitragliatrici da 13,2 mm; alla difesa attiva si affiancarono misure di protezione della popolazione, documentate già nel 1941 dal Liceo classico Pitagora, il cui preside Francesco Bellusci chiese il 14 agosto al podestà che nello scantinato dell'istituto, già adibito a rifugio antiaereo, fosse realizzata un'uscita di sicurezza direttamente sulla strada.

Le misure di protezione presentarono tuttavia diverse criticità: durante il bombardamento del 1º settembre la sirena d'allarme non funzionòArchivio di Stato di Catanzaro, Prefettura, Gabinetto, b. 152, f. 65, mentre nella stessa giornata l'ospedale cittadino prestò assistenza ai feriti, ricevendo dal commissario prefettizio un'espressione di soddisfazione per l'«opera umanitaria» svolta in loro favoreArchivio di Stato di Catanzaro, Prefettura, Gabinetto, b. 150, f. 114; nel 1943 Luigi Anania presentò inoltre un esposto relativo alla «deficiente esecuzione dei lavori di protezione antiaerea in Crotone»Archivio di Stato di Catanzaro, Prefettura, Gabinetto, b. 146, f. 26.

Attacchi del 1940 e del 1941 Le incursioni del 1940 Nel 1940 Crotone fu raggiunta da una prima serie di incursioni ancora sporadiche, che non ebbero l'intensità degli attacchi degli anni successivi ma mostrano come la città fosse già entrata nel raggio d'azione dell'offensiva aerea britannica; la prima azione certa risale al 14 novembre, quando il bollettino di guerra italiano n. 160 segnalò il passaggio di velivoli britannici e la caduta degli ordigni in mare, senza indicare danni all'abitatoBollettino di guerra n. 160, 14 novembre 1940.

La situazione mutò poche settimane più tardi, quando il 13 dicembre un nuovo bombardamento interessò direttamente la città, danneggiando una casa e incendiando due baracche e provocando lievi ferite ad Antonia Greco e Triestina Ruggero; un'ulteriore incursione è documentata il 24 dicembre, senza che sia possibile definirne con maggiore precisione gli effetti sull'abitato o sulle infrastrutture.

Pur restando limitati rispetto alle offensive del 1941 e del 1943, i tre episodi documentati nel 1940 segnano l'avvio della sequenza di attacchi che nei tre anni successivi avrebbe investito Crotone, il suo porto e il suo sistema produttivo e logistico.

Gli attacchi del 1941

Nel 1941 gli attacchi documentati contro Crotone si concentrarono soprattutto nella seconda metà dell'anno e interessarono ripetutamente gli stabilimenti industriali, il porto e le comunicazioni ferroviarie; nella prima serata dell'11 agosto tre Bristol Blenheim del No. 105 Squadron RAF furono inviati contro lo stabilimento chimico per un attacco a bassa quota, impiegando complessivamente circa 3.000 libbre di esplosivo e ottenendo colpi diretti, con fiamme e fumo osservati sull'obiettivo e i danni maggiori concentrati nella parte centrale e centro-occidentale dell'impianto. Nella comunicazione britannica diffusa nei giorni successivi comparvero inoltre riferimenti a numerosi colpi diretti contro serbatoi e contenitori e all'intero obiettivo avvolto dalle fiamme al momento dell'allontanamento degli aerei.

La formazione incontrò un intenso fuoco contraereo, particolarmente preciso: due Blenheim riuscirono a rientrare alla base di Luqa, mentre lo Z7503 dello Squadron Leader George Goode fu colpito al motore sinistro e costretto a un atterraggio forzato lungo la costa, con i tre membri dell'equipaggio rimasti illesi ma catturati dalle forze italiane; nella documentazione italiana sono conservati un rapporto del 12 agosto sull'aereo abbattuto e sui tre prigionieri, una relazione sull'incursione trasmessa il 17 agosto e la disposizione del 14 agosto per la consegna alla 4ª Aerozona di Bari della macchina fotografica, dei documenti e del materiale recuperato dal velivolo e rimasto in possesso di Marina Crotone. L'incursione raggiunse anche l'abitato, dove furono danneggiate abitazioni civili e si registrarono un morto e alcuni feritiBollettino di guerra n. 434, 12 agosto 1941; la vittima fu identificata in Ciro Alfredo, pescatore.

Il 1º settembre Crotone fu nuovamente attaccata da sette Blenheim britannici, impiegati contro il naviglio presente nel porto, gli impianti industriali e le infrastrutture ferroviarie; agli impatti sugli edifici dello stabilimento seguirono grandi esplosioni e incendi e le fotografie realizzate successivamente mostrarono l'impianto gravemente danneggiato, mentre una nave presente nel porto risultò colpita tre volte e furono mitragliati anche bersagli terrestriWar Cabinet, Weekly Report, settimana 28 agosto-4 settembre 1941, trascrizione in .

Tra le unità raggiunte vi fu il piroscafo Dea Mazzella, che rimase danneggiato ma non affondò; il 12 settembre fu richiesto l'intervento del rimorchiatore Teseo, il 15 venne comunicato il salvataggio del piroscafo con l'ausilio dello stesso rimorchiatore e il 27 settembre il Dea Mazzella risulta rimorchiato dal Teseo, con le due unità scortate dalla nave Sirtori. Le conseguenze sull'abitato furono particolarmente gravi, con un bilancio contemporaneo di dodici morti e ventiquattro feriti, dei quali il 3 settembre L'Avvenire d'Italia pubblicò l'elenco nominativoL'Avvenire d'Italia, 3 settembre 1941, p. 2; durante l'incursione non funzionò inoltre la sirena d'allarme, mentre l'ospedale cittadino prestò assistenza ai feriti, ricevendo dal commissario prefettizio un'espressione di soddisfazione per l'«opera umanitaria» svolta in loro favore, e i conteggi successivi portarono il numero delle vittime a tredici o quattordici.

A soli tre giorni di distanza, il 4 settembre, cinque Blenheim tornarono sul porto e attaccarono naviglio e installazioni portuali: una nave mercantile di circa 6.000-8.000 tonnellate fu colpita provocando un'esplosione, mentre altre due unità furono attaccate senza che ne venissero osservati con certezza i risultatiWar Cabinet, Weekly Report, settimana 4-11 settembre 1941, trascrizione in ; nel corso dell'azione un Blenheim del No. 105 Squadron fu colpito dalla difesa italiana, perse un'ala e precipitò nel porto causando la morte dell'intero equipaggioOperations Report, 4 settembre 1941, trascritto in .

La pressione sugli obiettivi dell'area proseguì in ottobre: il 18 sei Blenheim del No. 18 Squadron RAF attaccarono una fabbrica a nord di Crotone, nel pomeriggio del 19 alcuni apparecchi sganciarono bombe dirompenti cadute in parte in mare e in parte sulla spiaggia senza provocare vittime o danni, il 23 cinque Blenheim dello stesso reparto bombardarono lo stabilimento chimico causando danni di scarso rilievo e nessuna vittima, mentre il 27 quattro apparecchi colpirono una linea ferroviaria a nord della città. Nello stesso ciclo di operazioni risultano inoltre la distruzione di un treno merci a Crotone e colpi sulla linea ferroviaria e su diversi ponti, senza che tali risultati possano essere attribuiti con sicurezza a uno dei singoli giorni già documentati.

L'ultima incursione certa dell'anno è documentata il 12 dicembre, quando un numero imprecisato di apparecchi raggiunse nuovamente Crotone e sganciò tre bombe in prossimità degli stabilimenti Montecatini e Pertusola, senza provocare danni.

Il 1942