Biografia Nacque negli ultimi decenni del Duecento, figlio di Biordo di Gualtieri (fratello del vescovo Guglielmino). Aveva quattro fratelli: Guido, Bustaccio, Franceschino e Ranieri, che come lui intraprese la carriera ecclesiastica, divenendo vescovo di Cortona.

Avviato alla carriera ecclesiastica, entrò nel capitolo della cattedrale di Arezzo, divenendone prevosto nel dicembre 1302. In seguito si scontrò con il vescovo Guido Tarlati, principalmente per ragioni economiche: in un'occasione fu scomunicato dal Tarlati per non avergli ceduto il beneficio della pieve di San Pietro ad Mensulas (nei pressi di Sinalunga), ma la scomunica fu annullata, il 14 gennaio 1325, da papa Giovanni XXII. Lo stesso Tarlati entrò in conflitto col pontefice, che lo scomunicò e lo depose. Il 19 giugno seguente Giovanni XXII eresse la diocesi di Cortona, staccandola dalla sede aretina ed affidandola a Ranieri degli Ubertini.

Il 20 luglio 1325 lo stesso papa lo nominò amministratore apostolico di Arezzo, fatto che causò l'esilio degli Ubertini e la confisca dei loro beni aretini. L'esilio continuò anche dopo la sua nomina a vescovo, avvenuta il 5 dicembre 1326, e la morte del Tarlati, in quanto il potere fu assunto da Pier Saccone Tarlati, fratello del vescovo, il quale ostacolò l'ingresso dell'Ubertini, nominando un antivescovo nella figura del francescano Mansueto.

Nel 1327 fu a Firenze, dove partecipò al sinodo provinciale convocato dal cardinale Gian Gaetano Orsini; il 16 settembre fu presente al processo contro Cecco d'Ascoli, che fu condannato al rogo. Inoltre, il papa gli assegnò benefici per un valore di 500 fiorini.

Dal 1330 risiedette ad Asciano, dove costituì una propria curia vescovile che esercitava la propria giurisdizione sui territori della diocesi aretina non controllati dal Tarlati. Nel 1333 fu nominato un vicario speciale per la diocesi, il vescovo di Caffa Matteo da Cortona, per porre fine al conflitto tra i Tarlati e gli Ubertini, senza ottenere successo, mentre la sconfitta di Arezzo nella guerra contro Firenze e Perugia gli permise di riprendere il controllo della propria diocesi, pur non potendo entrare ad Arezzo. Il 7 ottobre 1339 revocò l'interdetto contro la città aretina, imposto dodici anni prima, riuscendo a prendere possesso della sede episcopale. Nel 1344 promulgò delle costituzioni sinodali finalizzate a mettere ordine nelle condotte del clero diocesano.

In seguito non rinunciò ad occuparsi di questioni politiche, schierandosi dapprima dalla parte dei perugini contro Arezzo, quindi dalla parte di Giovanni Visconti contro i fiorentini, per difendere gli interessi della sua famiglia. Solo negli ultimi anni di vita si allontanò dalla vita politica, affrontando però la questione sul possesso delle reliquie di san Donato, contese tra la cattedrale e la pieve di Santa Maria.

Morì verso la fine del 1365.

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