I Berlingieri, documentati nelle fonti storiche anche nelle forme Berlingeri, Berlingiero, Beringeri e in grafie latineggianti, sono una famiglia patrizia storicamente legata a Crotone, dove la loro presenza è attestata con sicurezza dalla fine del XV secolo. Le origini furono ricondotte dalla tradizione nobiliare all'età angioina e la documentazione della cancelleria di Carlo I d'Angiò attesta effettivamente nel 1269-1270 un Berteraymus Berlingerius, qualificato come miles e familiaris, senza che sia tuttavia documentata una continuità genealogica fra questo personaggio e il nucleo crotonese attestato dalla fine del Quattrocento. Inseriti nell'età moderna nel patriziato cittadino e nel Sedile dei nobili di San Dionigi, ricoprirono magistrature municipali e diedero alla Chiesa diversi prelati; tra la fine del Seicento e il Settecento consolidarono inoltre un articolato patrimonio urbano, fondiario e pastorale, ottenendo nel 1740 il titolo di marchesi di Valle Perrotta.
Nel corso del XIX secolo la famiglia ampliò i propri possedimenti attraverso acquisizioni in Calabria e partecipò alla vita politica e amministrativa cittadina, mentre alcuni suoi membri ebbero interessi e residenze a Napoli, Roma e Milano; alla fine del secolo un ramo acquisì la vasta tenuta di Policoro, in Basilicata, mentre altre proprietà erano distribuite nel Crotonese e nella Sila. Ancora nel secondo dopoguerra, lungo la fascia ionica crotonese, i Berlingieri figuravano fra le famiglie proprietarie di diverse migliaia di ettari distribuiti in più comuni, parte dei quali fu coinvolta nelle mobilitazioni contadine e successivamente nella riforma agraria avviata nel 1950. Alla dimensione economica e politica si affiancarono attività di committenza e collezionismo, documentate nelle residenze familiari, negli interventi su edifici religiosi, nelle raccolte archeologiche e nella quadreria di Giulio Berlingieri; in un diverso ramo della famiglia si sviluppò inoltre, dalla seconda metà del Novecento, la Collezione Berlingieri d'arte contemporanea.
Storia Prime attestazioni e radicamento a Crotone Nella tradizione nobiliare novecentesca le origini della famiglia vengono ricondotte a un Berteraymo Berlingieri, al quale sono associati servizi resi a Carlo I d'Angiò e il possesso della baronia di Torre Montanari e di Palena; ricostruzioni genealogiche successive lo presentano inoltre come provenzale e partecipe della battaglia di Benevento del 1266; . Per i servizi resi a Carlo I e il possesso di Torre Montanari e Palena: Spreti, p. 47; l'origine provenzale e la partecipazione alla battaglia di Benevento compaiono invece nella successiva ricostruzione genealogica online. Nella documentazione angioina finora individuata queste ultime due circostanze non risultano attestate; Turris Montanarie è collocata nel Comitatus Celani, mentre de Palena è riferito al ribelle Montanario di Palena e non a una seconda baronia calabrese. .
La documentazione della cancelleria angioina conserva effettivamente un nucleo compatibile con una parte di questa tradizione: in un regesto del 1269-1270 compare un Berteraymus Berlingerius, mil. et fam., al quale fu concessa in dono metà di Turris Montanarie, nella contea di Celano, in seguito alla ribellione di Montanario di Palena; la stessa edizione registra inoltre un Berteraymo Berlingerio, anch'egli qualificato come miles e familiaris, destinatario di altre terre. Un ulteriore regesto del 1278-1279 ricorda esplicitamente la metà della terra Montanarii già concessa a Berteraymo Berlingerio mil. e successivamente restituita alla Curia; nel primo documento sono tuttavia registrate varianti manoscritte nelle quali compare Filangieri anziché Berlingieri e un diverso testimone attribuisce Torre Montanara a Ruggiero conte di Celano, mentre la ricorrenza nel regesto del 1278-1279 della forma Berteraymo Berlingerio, nuovamente associata alla medesima proprietà, costituisce un'ulteriore attestazione del personaggio e della concessione.
Nel 1274 un altro regesto angioino menziona un Bertrando Berlengerii, qualificato come miles, al quale fu concesso il castello di Torre Montanara in cambio di un altro feudo, Registro XIX, n. 2, f. 40.; l'edizione non stabilisce tuttavia un'identificazione fra questo personaggio e il Berteraymo documentato negli anni precedenti.
Nel 1279 un elenco di feudatari registra inoltre un «Berlingieri Provenzale», signore della metà di Petrella, identificabile nella ricostruzione prosopografica dei possessori del luogo con Bérenger de Pernes, nobile originario di Pernes, nel Contado Venassino, che insieme al fratello Raymond aveva ricevuto feudi nel Regno e nel 1271 aveva acquisito Petrella in seguito a uno scambio autorizzato dalla corona. Nella documentazione angioina i due fratelli compaiono anche come Beringerius de Perves et Raymundus Berengerius, elemento che rende verosimile l'interpretazione di Berlingieri, in questo caso, come resa del nome personale Bérenger e non come cognome riferibile alla famiglia crotonese.
Nella tradizione genealogica successiva compare infine Giovanni Berlingieri con la carica di giustiziere della baronia di Taverna nel 1410. Per lo stesso anno è documentato come giustiziere di Taverna anche Gualtiero Caracciolo detto Viola. . In assenza di una sequenza genealogica documentata che colleghi queste attestazioni medievali al successivo nucleo crotonese, la prima presenza sicura della famiglia a Crotone risale al 1485, quando Cola Francesco Beringeri compare fra gli abitanti coinvolti nei lavori di fortificazione della città e del castello; il 22 marzo 1489 è documentato anche un Nicolai Francisci de Birengerijs, una delle forme latineggianti assunte dal cognome negli atti dell'epoca.
Nel 1535 il testamento di Crucetta Berlingieri documenta già l'esistenza di una cappella familiare nella chiesa del monastero di Gesù e Maria, alla quale furono destinati cinquanta ducati; allo stesso anno risale un'iscrizione, trascritta in un atto notarile del 1613, nella quale Anselmo de Berlingeri era ricordato come sindaco dei nobili. Il rapporto della famiglia con il territorio rurale circostante è attestato almeno dalla metà del XVI secolo: nel 1543 il pagatore della Regia fabbrica versò venti ducati ad Anselmo Beringeri per l'utilizzazione dell'erba di Scifo come pascolo dei buoi impiegati nella costruzione delle nuove fortificazioni cittadine; la documentazione non consente tuttavia di stabilire una continuità proprietaria ininterrotta nei secoli successivi, anche se la stessa area sarebbe tornata a far parte delle grandi proprietà Berlingieri fra Ottocento e Novecento. Nella seconda metà del Cinquecento Scipione Berlingieri compare inoltre come proprietario fondiario e nel 1583 assunse in appalto lavori relativi alle fortificazioni della Capperrina.
Patriziato e vita pubblica nel Seicento Nel XVII secolo i Berlingieri risultano stabilmente compresi nel patriziato crotonese e nel 1649, con la forma Berlingiero, figuravano fra le ventinove famiglie appartenenti al Sedile dei nobili di San Dionigi. Nel 1645-1646 Scipione Berlingieri era sindaco dei nobili e il 22 gennaio 1646 intervenne contro l'introduzione di un nuovo prelievo di cinque grana per tumulo sul grano panificato in città, raggiungendo insieme a numerosi cittadini il luogo nel quale la gabella doveva essere riscossa, impedendone l'esazione e sollecitando l'adozione di una diversa soluzione per rimborsare gli appaltatori; il nuovo prelievo fu successivamente revocato.
Negli stessi decenni diversi esponenti della famiglia ricorrono fra gli amministratori locali: Carlo Berlingieri compare fra gli eletti nel 1648 e come mastrogiurato nel 1651, Ottaviano Cesare Berlingieri fu tra gli eletti nel 1651-1652, Felice Berlingieri ricoprì la carica di mastrogiurato nel 1674 e nel 1685 i Berlingieri figuravano ancora fra le nove famiglie rimaste nel Seggio di San Dionigi. A una delle linee familiari del periodo apparteneva Ottaviano Cesare Berlingieri: dal matrimonio con Faustina Modio nacque Carlo Berlingeri (1643-1719), futuro arcivescovo di Santa Severina, mentre da un secondo matrimonio con una donna della famiglia Suriano nacquero, fra gli altri, Pompilio Berlingieri, poi vescovo di Bisignano, e Annibale Berlingieri; le fonti riportano nomi differenti per la seconda moglie di Ottaviano Cesare e non consentono pertanto di identificarla con certezza.
Santa Veneranda e formazione del patrimonio settecentesco Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento Annibale Berlingieri accrebbe le proprietà familiari intorno alla chiesa di Santa Veneranda, acquistando e accorpando fabbricati e contribuendo alla formazione di un esteso complesso palaziale, comprendente sale, camere, logge, cucine, stalle, rimesse, cantine e numerosi locali di servizio. Nel 1706 stipulò un accordo per la demolizione e ricostruzione della chiesa, assumendone l'onere dei lavori; già nel 1707 sul nuovo portale fu collocata un'iscrizione che ne ricordava l'intervento e l'edificio fu completato nel 1711.
La famiglia esercitava inoltre diritti di patronato su benefici e cappelle cittadine, fra i quali quello dell'Epifania nella cattedrale di Crotone; ancora nel 1777 risultavano di patronato Berlingieri il beneficio dell'Epifania e quello della Madonna di Costantinopoli nella cattedrale, oltre a un altare della Madonna di Portosalvo nella chiesa dei Cappuccini. Annibale morì l'8 gennaio 1719 e fra gli eredi figuravano il fratello Pompilio e i figli Nicolò e Francesco Cesare; al primogenito Orazio Nicolò pervennero in particolare il palazzo, un fidecommesso del valore di 50.000 ducati e i diritti di patronato, ma la sua morte, avvenuta il 28 gennaio dello stesso anno, determinò il subentro del fratello Francesco Cesare.
Valle Perrotta e patrimonio settecentesco La presenza fondiaria interessò anche il territorio rurale: nel 1703 Orazio Nicolò acquistò da Cristofaro Pallone per 3.300 ducati il feudo di Valle Perrotta, poi passato a Francesco Cesare, mentre nel 1735 Pietro Ipolito de Berlingieri risultava fra gli aggregati al patriziato crotonese. Francesco Cesare ricoprì la carica di sindaco nel 1728-1729 e nuovamente nel 1738-1739; il 2 febbraio 1735 ospitò nel palazzo di Santa Veneranda Carlo di Borbone, giunto durante un viaggio attraverso la Calabria e ripartito il giorno successivo in direzione di Cutro, mentre il 19 gennaio 1740 gli fu concesso il titolo di marchese di Valle Perrotta.
Il catasto onciario del 1743 documenta in modo dettagliato la consistenza del patrimonio di Francesco Cesare Berlingieri: oltre al palazzo e a cinque magazzini per la conservazione del grano, risultavano numerosi fondi, fra i quali Mezzaricotta, Spatarello, la Rotonda, Torre di Piterà, Alisa e il cosiddetto Terzo di Berlingieri nell'area di Nao; il patrimonio zootecnico comprendeva, fra l'altro, quaranta buoi da lavoro, cinquantasei vacche e circa duemila pecore fra capi adulti e giovani, mentre la consistenza complessiva dei beni imponibili denunciati dal marchese raggiungeva 2.135 e due terzi once prima della deduzione dei pesi.
La famiglia disponeva inoltre di capitali e rendite e manteneva una cappellania laicale intitolata alle sante Veneranda e Anastasia, dotata di un capitale di mille ducati; nello stesso anno Carlo Berlingieri, figlio di Francesco Cesare, era sindaco dei nobili e partecipò in tale qualità alla redazione definitiva del catasto cittadino. Nel 1743 Francesco Cesare ottenne anche in enfiteusi perpetua dall'abbazia di San Nicola di Jaciano il corso di Forgiano, esteso per circa ottocento tomolate e gravato da un canone annuo di 180 ducati; le perizie del 1748 documentano nella tenuta strutture agricole e ricoveri, una cisterna, due giardini con alberi da frutto e vigne e il rifacimento della chiesa di San Nicola, valutando i due giardini complessivamente 5.121 ducati e 15 grana e le fabbriche e i miglioramenti in 2.205 ducati.