Il Sedile dei nobili di San Dionigi, indicato nelle fonti anche come Seggio di San Dionigi, fu il sedile nobiliare di Crotone, nel Regno di Napoli, in età moderna, ossia il corpo al quale erano ascritte le famiglie del patriziato cittadino e dal quale provenivano i candidati alle magistrature riservate alla componente nobiliare dell'universitas locale; documentato almeno dalla seconda metà del XVI secolo, era intitolato a san Dionigi Areopagita, la cui effigie figurava sia sulla sede sia nel sigillo attribuito ai nobili del Seggio.

La sede sorgeva al centro della piazza pubblica, corrispondente all'attuale piazza Duomo, davanti alla cattedrale; nel 1799, durante la Repubblica di Cotrone, l'edificio fu demolito per lasciare posto all'albero della libertà, mentre, dopo la successiva ricostruzione, nel 1802 risultava ormai abbandonato dai nobili e il Decurionato ne deliberò la trasformazione in bottega.

Storia

Le attestazioni tra Cinquecento e Seicento Una delle prime attestazioni della sede risale all'11 maggio 1579, quando un documento relativo ai beni della mensa vescovile menzionava il sedile insieme al cortile del palazzo episcopale, al palazzo dell'Università, al foro e al rivellino pubblico; una successiva platea vescovile ricordava inoltre il pagamento da parte dell'Università di un canone annuo di undici ducati sulle case contigue al sedile, in forza dello stesso atto del 1579. La stretta relazione topografica con il palazzo dell'Università ricorre nella documentazione successiva, che nel 1594 lo indicava presso la piazza pubblica supra sedile, espressione attestata nuovamente nel 1622 e nel 1634.

Nel corso del Seicento il Sedile era inserito nella vita pubblica della piazza: davanti all'edificio si trovava un pilastro utilizzato per l'affissione dei bandi del governatore, dell'Università e degli altri atti pubblici, mentre nelle sue vicinanze si tenevano proteste e aste; un documento dell'8 ottobre 1627 descrive inoltre il luogo davanti al seggio come quello nel quale era consuetudine che si radunasse gran parte degli abitanti.

Nel 1649 risultano documentati l'intitolazione del Seggio a san Dionigi, l'effigie marmorea del santo posta sulla sede e il sigillo utilizzato dai nobili; nello stesso periodo sono registrate anche le famiglie appartenenti al Sedile e le rispettive armi.

Le trasformazioni del Settecento Nel corso del Settecento un rilevante allargamento del corpo patrizio avvenne nei primi anni del governo di Carlo di Borbone: il 17 dicembre 1735 l'uditore Eleazzano Berardi procedette a una serie di aggregazioni al Seggio, mentre Giuseppe Cimino ricevette l'incarico di esaminare l'ampliamento della rappresentanza degli honorati, indicata anche come piazza del popolo; l'opposizione alla riforma fu superata mediante un decreto della Real Camera di Santa Chiara del 4 novembre 1737, mentre il 3 marzo 1738 un ulteriore provvedimento intervenne sulle famiglie del cosiddetto secondo ordine.

Il Catasto onciario del 1743 testimonia la contemporanea presenza di più articolazioni sociali, poiché i sei deputati eletti dal Parlamento per la sua formazione erano distinti in due rappresentanti della «Piazza de' Nobili», due del «ceto de' Nobili viventi» e due del popolo; nello stesso documento Carlo Berlingieri compare come sindaco dei nobili e Onofrio Suppa come sindaco della Seconda Piazza, affiancati dagli eletti delle due componenti.

La funzione istituzionale del Sedile è attestata ancora alla metà del secolo, quando il 6 luglio 1751 il governo cittadino vi si riunì, al suono della campana secondo la consuetudine, per immettere nel possesso della carica il nuovo regio governatore Lodovico Andreotti, alla presenza, tra gli altri, di Carlo Albani, sindaco dei nobili, Felice Antico, sindaco della Seconda Piazza, e degli eletti della città.

La Repubblica del 1799 e il declino Il 6 febbraio 1799, pochi giorni dopo l'instaurazione della Repubblica di Cotrone, il governo provvisorio cittadino deliberò la demolizione del Sedile dei nobili e la costruzione al suo posto dell'albero della libertà; la realizzazione del nuovo monumento, sorto al centro della piazza pubblica davanti alla cattedrale, fu affidata a Francesco Antonio Capocchiani.

Dopo la caduta del governo repubblicano il Seggio fu riedificato, ma nel 1802 il sindaco Giuseppe Suriano segnalò al Decurionato che il locale, appartenente all'Università, era ormai abbandonato dai nobili e privo di manutenzione, proponendo pertanto di trasformarlo in una bottega e di concederlo in affitto per nove anni al canone di 35 ducati annui; la proposta fu approvata dal Decurionato.

Organizzazione e funzioni La popolazione cittadina era articolata in tre ceti sociali principali, costituiti dalla nobiltà, dai civili o honorati e dal ceto inferiore; nell'ambito della nobiltà crotonese si distinguevano inoltre una Prima Piazza, formata dal patriziato di più antica formazione, e una Seconda Piazza, alla quale appartenevano coloro che vivevano more nobilium, mentre le famiglie patrizie costituivano gruppi esclusivi iscritti ai sedili nobiliari, ai quali l'accesso era fortemente limitato. Il catasto del 1743 distingue inoltre, accanto alla Piazza dei nobili e al popolo, un autonomo «ceto de' Nobili viventi».

Il rinnovo delle magistrature cittadine avveniva annualmente il 15 agosto: un procedimento di estrazione individuava, fra i rappresentanti nobili, coloro ai quali spettava proporre i candidati alle cariche di mastrogiurato, sindaco dei nobili e primo eletto dei nobili, le cui candidature erano quindi sottoposte alla votazione dei rappresentanti cittadini alla presenza del regio governatore e del regio giudice; una procedura analoga riguardava le magistrature della componente popolare.

La documentazione relativa al 1674 attesta questa articolazione delle magistrature, con Giovanni Paolo Pipino eletto sindaco dei nobili, Pelio Petrolillo sindaco degli honorati, Felice Berlingieri mastrogiurato, oltre a tre eletti dei nobili e tre degli honorati.

Il mastrogiurato esercitava compiti connessi alla sicurezza urbana e alla polizia notturna, aveva in consegna le chiavi della città e comandava i cavallari e i terrazzani; il sindaco dei nobili, dopo il giuramento, riceveva invece il sigillo della città e poteva supplire il governatore in caso di assenza, mentre la medesima persona non poteva normalmente ricoprire nuovamente l'ufficio prima che fossero trascorsi cinque anni, salvo assenso regio. Nel 1733 fu inoltre rivendicata per il sindaco dei nobili l'antica competenza sull'annona e sulla «grassa» cittadina, ottenendone il ripristino dal Collaterale.

Il Sedile serviva infine come sede di alcuni atti formali del governo cittadino, tra i quali l'immissione nel possesso della carica dei governatori regi, durante la quale il sindaco dei nobili consegnava al nuovo titolare la verga di comando.

Famiglie del Sedile Nel 1649 risultavano appartenenti al Seggio di San Dionigi ventinove famiglie: Amalfitano, Antinoro, Baroncelli, Berlingiero, Bernale, Campitello, Caponsacchi, Catizone, Crescente, Epitropo, Giuliano, Leone, Lucifero, Moncado, Lambruto, Lopez, Magione, Montalcino, Nola Molise, Ormazza, Pipino, Piluso, Pirrone, Pisciotta, Presterà, Suriano, Susanna, Syllano e Vezza.

Nel 1685 la documentazione registra nove famiglie di Seggio, ossia Barricellis, Berlingieri, Catizzone, Lucifero, Presterà, Pelusio, Labrutis, Suriano e Syllano, mentre nel 1720 Giacinto e Gregorio Ayerbis d'Aragona risultano reintegrati nel Sedile; l'allargamento del 1735 coinvolse successivamente esponenti delle famiglie Albani, Blasco, Castillo, Gallucci, Grimaldi, Marzano, Oliverio, Rodriguez, Sculco, Duarte, Zurlo, Tronca, Milelli, Susanna, Berlingieri, Silva, Galasso e Ventura.

Sede La sede del Sedile occupava il settore centrale della piazza pubblica, corrispondente all'attuale piazza Duomo, davanti alla cattedrale e in prossimità del palazzo dell'Università e del complesso vescovile; la documentazione cinquecentesca e seicentesca registra ripetutamente la relazione topografica fra il Sedile e il palazzo dell'Università, mentre la posizione dell'edificio all'interno della piazza è documentata anche da una rappresentazione cartografica settecentesca. Le fonti disponibili non consentono tuttavia di ricostruirne nel dettaglio l'aspetto architettonico.

Nella cattedrale esisteva inoltre un sedile destinato ai magistrati cittadini durante le funzioni religiose, sostituito nel 1694 con una struttura in legno di noce ornata con le effigi di san Dionigi e della città e con le armi reali.

Simboli Nel 1649 sulla sede del Seggio risultava collocata un'effigie marmorea di san Dionigi, ancora esistente a quella data, mentre il sigillo attribuito ai «Signori Nobili del Seggio di S. Dionigi Areopagita» raffigurava il santo in abiti episcopali, seduto e con il simulacro della città in una mano.

Un'iconografia analoga caratterizzò anche il precedente stemma civico di Crotone, nel quale san Dionigi era raffigurato mentre reggeva la città sulla mano; tale emblema rimase in uso fino all'adozione del nuovo stemma con il tripode, autorizzato con decreto del 30 aprile 1903.

Note

Bibliografia

Voci correlate Piazza Duomo (Crotone) Repubblica di Cotrone Sedile (architettura) Sedili di Napoli Stemma di Crotone Storia di Crotone

Categoria:Nobiltà italiana Categoria:Storia di Crotone