Figura decisa, pragmatica e sempre mossa da una schiettezza che talvolta gli ha creato inimicizie, ha declinato la propria forte spiritualità come impegno sociale a favore del riscatto dei giovani provenienti da famiglie in difficoltà economiche nel dopoguerra.
La sua opera è durata dal 1950, anno della fondazione del Collegio Popolare di Olmo via via poi ampliato e arricchito di diverse attività formative fino alla fine agli anni Ottanta con una continua attenzione a quella zona periferica e alla Pieve di Fontana, frazione di Perugia.
Biografia Nato il 4 agosto 1911 a Cerqueto, una frazione del Comune perugino di Marsciano, secondo di quattro figli di madre sarta e padre carrettiere, alla precoce morte di quest'ultimo ha frequentato la IV e V elementare nel Collegio del Bellocchio a Perugia. Dopo aver trascorso l'infanzia in campagna, è entrato in Seminario nel 1922 ed è stato ordinato sacerdote il 7 luglio 1935.
Prima cappellano nella parrocchia del quartiere Monteluce di Perugia, è diventato poi titolare della parrocchia di Fontana, anche se appena uscito dal Seminario ha dovuto affrontare l'inquietudine di quella che lui stesso ha definito "una crisi ideale". Ottenuto dalla Curia il permesso di trasferirsi a Milano nel 1941 per frequentarvi l'Università Cattolica, è nominato vicedirettore dell'Istituto di Padre Beccaro, detto anche Opera Nazionale dei Piccoli di Padre Beccaro, un ente di assistenza e collegio religioso di sostegno ai bambini e orfani in difficoltà. A causa dei bombardamenti sul capoluogo lombardo, durante i quali partecipa alle operazioni di sgombero e di aiuto alle persone ferite o in pericolo, si è spostato in Svizzera. Qui ha conseguito il dottorato biennale in Filosofia della storia presso la Libera Università di Friburgo nel 1945 e manterrà sempre un ottimo ricordo del tempo trascorso nella storica residenza universitaria del Convict Salesianum. Nello stesso anno è stato incaricato come cappellano presso il campo profughi italiano di Chateau d'Oex di Losanna, dove ha prestato opera di soccorso non solo spirituale.
Tornato in Italia alla fine della guerra, ha ripreso la guida della parrocchia di Fontana e proseguito gli studi alla Cattolica sino alla laurea in Lettere nel 1952. Negli anni Cinquanta ha avviato la propria attività di educatore e di promotore di una cultura dal basso con al centro i giovani e giovanissimi indigenti, votata al contrasto all'analfabetismo e all'ignoranza. Il suo progetto educativo era congegnato per coprire la fascia d'età che va dall'età prescolare fino all'adolescenza, tanto che già dal 1948 ha dato vita, all'interno del Collegio Popolare di Olmo da lui fondato, all'ente di assistenza e beneficenza Opera Pia Scuola Materna di Olmo. La scuola, che l'anno dopo ha ottenuto il riconoscimento di ente morale e che dal 1984 verrà rinominata Opera Pia San Martino di Fontana pro infanzia, adolescenza e gioventù di Perugia, è partita con «sedici bambini, una vecchia lavagna, una stufetta a legna per l'inverno» ed è tuttora attiva. Don Dario ha ideato questa scuola materna con il preciso intento di accogliere e custodire i bambini più sfortunati, dai tre ai sei anni, che venivano abbandonati o erano orfani o, ancora, appartenevano a famiglie povere della Parrocchia di Fontana e Lacugnana del Comune di Perugia e della Parrocchia di Chiugiana del Comune di Corciano. Veniva garantita loro una «educazione religiosa, morale, intellettuale e fisica, nei limiti consentiti dalla loro giovane età».
Il Collegio, che riceveva un cofinanziamento da parte del Consorzio provinciale per l'istruzione tecnica di Perugia, ha ottenuto pure il sostegno di alcune realtà private locali per via di una marcata tendenza "imprenditoriale" del suo fondatore e anche una certa visibilità grazie agli articoli apparsi sul Corriere della Sera a firma di Indro Montanelli, che stimava profondamente l'opera di don Dario. Il quale, oltre a dirigere il Collegio, è stato insegnante di religione alla Scuola media di Corciano fino al 1979 e si è fatto notare in qualità di brillante oratore.
Nel maggio del 1952, per rappresentare le esigenze della popolazione più povera in chiave anti-comunista, lui che si dichiarava repubblicano e anticlericale è arrivato a presentare alle elezioni comunali la lista civica di rappresentanza territoriale "Movimento dei frazionisti", con riferimento agli abitanti delle frazioni della periferia di Perugia. Per la fine di agosto del 1955 ha promosso un grande raduno nazionale dei parroci nella città di Assisi nel segno della lotta all'ignoranza; ne nacque il proposito di realizzare un piccolo Vademecum, curato proprio dal direttore don Pasquini e finalizzato ad aiutare i parroci ad aprire e condurre collegi popolari sul modello di quello di Olmo.
Nell'estate del 1960 ha intrapreso un viaggio in Medio Oriente, redigendone un accurato diario, lui che ai suoi allievi chiedeva di tenere quotidianamente un diario sia per coltivare la scrittura che per raccontare del loro rapporto con i genitori e con la scuola. Nel 1973 la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo d'indagine a carico di don Dario, rinviandolo poi a giudizio, per alcuni suoi pronunciamenti ingiuriosi nei confronti di alcuni rappresentanti della politica italiana come, tra gli altri, il Presidente della Repubblica Giovanni Leone e l'onorevole Giulio Andreotti. È morto a Perugia il 3 maggio 1989.
Il Collegio Popolare di Olmo
A un collegio per ragazzi bisognosi del territorio don Dario pensava da anni e nel 1946 mette a punto un progetto ispirato al Mazzini e pensato per offrire al territorio una scuola a tempo pieno dedicata alle classi popolari, un centro educativo ben funzionale, sostenibile e attrezzato che si sarebbe realizzato quattro anni più tardi con l'iscrizione alla Camera di commercio di Perugia come "Ditta Collegio popolare Olmo di Dario Pasquini". A tal fine ha sfruttato il contributo del governo americano per la ricostruzione del Paese, con il quale ha potuto acquistare il terreno della vallata di Chiugiana a Fontana dove far sorgere la struttura.
Diverse le attività artigianali e commerciali proposte da don Dario per formare professionalmente i giovani a un mestiere attraverso corsi autorizzati dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale e, insieme, offrire loro delle possibilità di concreta emancipazione. Era tutto gratuito: gli allievi, che venivano raggiunti a domicilio attraverso un servizio di scuolabus, possibile grazie a dodici mezzi in disuso della Fiat donati dall'ingegner Vittorio Valletta (che già versava un sussidio per il Collegio), avevano a disposizione un refettorio. Buona parte degli iscritti riceveva gratuitamente anche i testi scolastici. A coprire le spese vive della struttura hanno concorso pure i ricavi delle proiezioni cinematografiche, ideate e allestite negli anni da don Dario che aveva ottenuto degli appositi macchinari dal Commissariato della Gioventù Italiana, portate da lui stesso nelle varie frazioni del territorio.
Nel tempo sono sorti nella struttura di Olmo, a mano a mano che don Dario otteneva i finanziamenti e i permessi necessari, anche svariati campi sportivi: da calcio, da tennis, da pallavolo, da atletica, da pattinaggio, da scherma e persino da judo. Alla proposta formativa vera e propria veniva affiancato anche un importante servizio di doposcuola garantito per tutti. Egli, che temeva che al rientro pomeridiano a casa i ragazzi venissero subito mandati a lavorare nei campi, a sue spese assunse appositamente delle diplomate o laureate che potessero supportarli nello studio e nell'esecuzione dei compiti.
Nel 1947 è stata inaugurata la scuola di Avviamento professionale-industriale con l'attivazione di laboratori di Meccanica, Falegnameria e Tecnologia, ai quali si sarebbero più avanti affiancate le scuole di Cucito e Sartoria (1951), di Tipografia (1954), di Muratori (1956), i corsi di Viticoltura e Olivicoltura (1961) e il laboratorio-officina per Tornitori meccanici (1962). Nello specifico, le allieve della scuola per sarte, grazie alle venti macchine per cucire acquistate da don Dario, confezionavano un gran numero di tute da lavoro, vestaglie e pigiami che venivano poi vendute, rispettivamente, alle Ferrovie dello Stato e al noto sanatorio di Roma "Forlanini".
Il Collegio, per conto della Provincia di Perugia, avrebbe poi ospitato il Liceo Scientifico e l'Istituto Tecnico Commerciale "Capitini" di Perugia e la Scuola Tecnica Industriale sarebbe diventata l'Istituto Professionale per Congegnatori Meccanici, ancora oggi esistente come Istituto Professionale Statale per l'Industria e l'Artigianato (IPSIA).
Al 1962, quando il Collegio è arrivato a ospitare ben ottocento allievi, risale un'altra creazione di don Dario: l'Accademia dello Spirito, anche detta Scuola di Educazione e dedicata più direttamente alla formazione spirituale dei ragazzi. Ogni giornata iniziava dalla condivisione di una massima evangelica, cui seguivano riflessioni e collegamenti con l'attualità. Tra gli anni Sessanta e Settanta il Collegio, che sarebbe rimasto attivo sino al 1983, si è progressivamente ottimizzato quale centro di formazione professionale tecnico-industriale, grazie all'attività edilizia, estrattiva, tipografica e calzaturiera nonché a quella di trasporto di merci per conto terzi.
Particolare importanza ha assunto l'attività tipografica avviata e portata avanti all'interno del Collegio, per la quale don Dario è diventato anche editore. Da tale attività sono infatti nati il bollettino aperiodico "Pane al pane" (1958), rivolto ai parrocchiani comunisti, che secondo lui avevano una informazione troppo dipendente dal marxismo, e i settimanali "l'Ignoranza" e "il Campanile" (1959), incentrati su questioni di attualità, politica, etica e cultura spesso affrontate attraverso il ricorso a una parabola evangelica. Queste pubblicazioni, unitamente ai manifesti murali di satira e denuncia popolare, potevano essere stampate in migliaia di copie grazie a un'attrezzatura all'avanguardia donata dall'allora presidente della Confindustria (1954) Angelo Costa, cui don Dario le aveva chieste in maniera molto diretta. Lo scopo dichiarato delle due testate settimanali era di "mettere in crisi la coscienza" del più alto numero di parroci possibile e insieme di contrastare l'indifferenza e proporre una lettura critica della gestione del potere nel mondo politico e in quello ecclesiastico.
Agli allievi, durante il loro corso di studi, venivano proposti dei praticantati di una settimana o dieci giorni presso gli opifici dei dintorni per misurarsi da vicino con il mondo aziendale e le sue regole, ma allo stesso tempo poter riferire quali fossero le esigenze e le richieste specifiche di questa o quella azienda così che la scuola si mantenesse il più possibile al passo con i tempi. Si sono quindi formate, nel Collegio Popolare di Olmo, generazioni di artigiani e in tanti hanno avuto l'opportunità di costruirsi un futuro migliore, nel segno della dignità del lavoro e di una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità.
Il metodo formativo e l'eredità socio-educativa
Oltre a quella del noto giornalista Indro Montanelli, don Dario Paquini seppe guadagnarsi la stima anche di altre figure importanti della cultura, della politica e dell'imprenditoria italiane del suo tempo come, per esempio, lo scrittore Guido Piovene, i politici Ugo La Malfa, Luigi Einaudi e Amintore Fanfani, gli imprenditori Angelo Costa e Vittorio Valletta, le famiglie Buitoni e Spagnoli. Molti di loro hanno rappresentato degli importanti sostenitori e incoraggiatori dell'opera del parroco umbro.