Fu eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992, quando, durante la sua presidenza della Camera dei deputati, fu eletto presidente della Repubblica Italiana. In precedenza era stato ministro dell'interno nei governi Craxi I, Craxi II e Fanfani VI, oltre che ministro dell'Istruzione nel governo Andreotti II.

Come Capo dello Stato ha conferito l'incarico a sei presidenti del Consiglio dei ministri: Giuliano Amato (1992-1993), Carlo Azeglio Ciampi (1993-1994), Silvio Berlusconi (1994-1995), Lamberto Dini (1995-1996), Romano Prodi (1996-1998) e Massimo D'Alema (1998-2000). Inoltre, ha nominato quattro giudici costituzionali: Gustavo Zagrebelsky (1995), Fernanda Contri, Guido Neppi Modona e Piero Alberto Capotosti (1996).

Durante la sua presidenza si svolse l'inchiesta Mani pulite e vi fu l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi.

Biografia Origini Era figlio del barone Guglielmo (1888-1963) e di Rosalia Ussino (1880-1963). Gli Scalfaro, famiglia originaria della Calabria (Sambiase ora Lamezia Terme), erano decorati del titolo di barone sul cognomeVittorio Spreti e Collaboratori, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana. Famiglie nobili e titolate viventi riconosciute del R. Governo d'Italia, compresi: città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, Volume VI, Edizioni Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana. Milano, 1932. Questo era stato concesso da Gioacchino Murat all'antenato catanzarese Raffaele Aloisio Scalfaro, comandante la Legione Provinciale di Calabria Ultra, con il decreto N. 2135 del 2 giugno 1814Bullettino delle Leggi del Regno di Napoli. Anno 1814. Semestre I, da gennajo a tutto giugno. In Napoli, nella Stampeia Reale, 1814. Raffaele avrebbe in seguito presieduto il consiglio di guerra che nel 1815 condannò a morte lo stesso MuratAndrea Borella Annuario della Nobiltà Italiana Edizione XXXI Teglio (SO) 2010 S.A.G.I. Casa Editrice vol. II pag. 1854 e .

Aveva una sorella, Concetta (1916-2000), che aveva sposato Gaudenzio Cattaneo (1915-1994), sindaco di StresaAndrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice, vol. II, p. 1854. Il padre era nato a Napoli e si era trasferito a Novara nel 1914 dove lavorava come impiegato delle poste italiane, mentre la madre era piemontese; ciò indusse Scalfaro a definirsi, nell'occasione di una visita di Stato negli Stati Uniti d'America, figlio dell'Unità d'ItaliaAndrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXI, Teglio (SO), 2010, S.A.G.I. Casa Editrice vol. II, p. 1854 e Discorsi cerimoniali fra Scalfaro e Bill Clinton, 2 aprile 1996.

Ancora dodicenne Scalfaro s'iscrisse alla GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica), appartenenza che ha sempre ostentato (portò sempre all'occhiello della giacca il distintivo tondo dell'Azione Cattolica visibile anche quando, appena eletto alla massima carica pubblica italiana, fece in televisione le brevi dichiarazioni di rito).

Si formò in ambienti cattolici e sin da giovanissimo partecipò all'attività dell'Azione Cattolica, in un periodo in cui questa organizzazione veniva avversata dal fascismo. In particolare fu attivo negli ambienti della FUCI, che in quegli anni raccolse i maggiori esponenti della futura classe dirigente cattolica. Durante la lotta partigiana, ebbe contatti con il mondo degli antifascisti. Il 16 settembre 1951 presso l'Oasi Santa Maria degli Angeli di Erba fece la professione dei consigli evangelici alla presenza dei fondatori dell'istituto dei Missionari della regalità di Cristo. Nel 1957 prese attivamente parte al I Congresso eucaristico diocesano di Sansepolcro, su invito del vescovo mons. Domenico Bornigia.

Era terziario francescano.

Oscar Luigi Scalfaro frequentò il Liceo Classico Carlo Alberto di Novara durante i suoi anni di formazione.

Sposò a Novara il 26 dicembre 1943 Marianna Inzitari (1924-1944), la quale morì per un embolo poco tempo dopo aver dato alla luce la loro unica figliaGuido Dell'Aquila, Scalfaro democristiano anomalo, Passigli Editori, 2018. Alla bambina, chiamata Gianna Rosa, nata il 27 novembre 1944, venne cambiato il nome in Marianna, successivamente alla morte della madreAndrea Borella, Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXI, Teglio (SO) SAGI Casa Editrice, 2010, vol. II, p. 1854.

Attività di magistrato Laureatosi in giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano il 2 giugno 1941, fu chiamato alle armi e assegnato al 38º Reggimento di Fanteria a Tortona. Sottotenente di commissariato in Sicilia, fu congedato, in quanto magistrato, nell'ottobre 1942Oscar Luigi Scàlfaro Sito web del Quirinale: la biografia del Presidente Scàlfaro. Entrò poi nei ruoli della magistratura.

Dopo il 25 aprile 1945 fece richiesta per entrare nelle Corti straordinarie di Assise, composte da giuristi volontari (per una durata prevista di sei mesi), istituite il 22 aprile su richiesta degli angloamericani per porre un freno ai processi sommari del dopoguerra contro i fascisti, talora degenerati in veri e propri linciaggi.

Dal 1º maggio 1945 fu, giovanissimo, consulente tecnico giuridico del Tribunale d'emergenza di Novara, un tribunale speciale per giudicare i criminali fascisti e i collaborazionisti, poi anche pubblico ministero.

Il 15 e 28 giugno 1945, si tennero i processi che vedevano imputati, per «collaborazione con il tedesco invasore» e omicidio plurimo, l'ex prefetto di Novara Enrico Vezzalini e i militi Arturo Missiato, Domenico Ricci, Salvatore Santoro, Giovanni Zeno, Raffaele Infante. La voce della presenza di Scalfaro nel processo a Vezzalini, spesso agitata per motivi di polemica politica, pare destituita di fondamento da varie ricerche d'archivio. Per i sei imputati fu chiesta la condanna a morte, eseguita il 23 settembre 1945. In un processo successivo (16 luglio 1945), la stessa pena venne inflitta per le stesse imputazioni anche nei confronti dell'imputato Giovanni Pompa, con sentenza eseguita il 21 ottobre 1945.Acta della fondazione della RSI - Istituto Storico - nº63, maggio-luglio 2007.

In qualità di pubblico ministero presso queste corti, Scalfaro richiese l'applicazione della condanna capitale nei confronti di Salvatore ZurloDa Il Corriere di Novara del 19 dicembre 1945: «Il PM Scalfaro parla con vigoria ed efficacia. Dopo la chiarissima requisitoria conclude domandando la pena di morte per lo Zurlo». La condanna tuttavia non fu eseguita a causa dell'accoglimento del ricorso in cassazione proposto dal condannato e suggerito, a quanto sostenne Scalfaro, da lui stesso.La Suprema Corte riconobbe fondato il ricorso e rinviò il caso alla Corte d'Assise di Torino, la quale condannò l'imputato a trent'anni di carcere, ridotti poi a sei dall'intervenuta amnistia generale (dal testo Scalfaro, una vita da Oscar di cui alla bibliografia).

Secondo Scalfaro, nella vigenza del codice di guerra, non era stato possibile trovare un appiglio per evitare la richiesta di condanna alla pena capitale. La figlia di Domenico Ricci racconta che Scalfaro conosceva bene la famiglia Ricci, in quanto "abitava nella stessa palazzina al piano di sopra". In merito la stessa dichiarò: «Ho scritto a Scalfaro per sapere se mio padre era colpevole o innocente [...] Scalfaro una mattina presto mi telefona, un sabato o una domenica, due parole: stia tranquilla perché suo padre dal Paradiso pregherà per lei. Tutto qua... questa è la spiegazione». Scalfaro, a sua volta, dichiarò: «Non ho elementi per rispondere a questa persona. Io l'ho citata più volte quando parlavo di questi temi [...] non si può mai chiedere a una figlia, che aveva dieci anni allora, di dire: certamente mio padre ha fatto dei delitti gravi».

Come membro dell'Assemblea Costituente, Scalfaro promosse l'abolizione della pena di morte dall'ordinamento giuridico della Repubblica Italiana. Abolizione applicata, durante il suo settennato, anche al codice penale militare di guerra.

Primi passi in politica

Arrivò, prima dell'inizio della carriera politica, alla carica di presidente dell'Azione Cattolica della diocesi di Novara e delegato regionale per il Piemonte.

Alle elezioni per l'Assemblea Costituente si presentò candidato come indipendente nella lista della DC, dopo che a livello nazionale era stato deciso l'appoggio aperto della gerarchia ecclesiastica e delle organizzazioni cattoliche al partito, in funzione di resistenza alla possibile conquista del potere da parte dei social-comunisti (Fronte popolare). Fu eletto con oltre quarantamila preferenze, un numero rilevante per i tempi e superiore al risultato ottenuto da personaggi politici del collegio come Giuseppe Pella e Giulio Pastore.

Lasciò la toga per la politica nel 1946: fu eletto a Torino, fra i più giovani nelle file della Democrazia Cristiana, all'Assemblea Costituente che doveva redigere una nuova Carta Costituzionale. In seguito dichiarò in un libro di non avere mai avuto vocazione per la politica e di essersi trovato alla Costituente senza avere alcuna attrattiva per "quel mestiere"Oscar Luigi Scalfaro, Non arrendetevi mai, Edizioni Paoline, 2007 - ISBN 88-315-3206-5.

Al referendum istituzionale del 1946 votò per il mantenimento della monarchia, affermando di farlo "per rispetto ai suoi antenati filosabaudi".da Enciclopedia Treccani voce "SCALFARO, Oscar Luigi"

Anticomunista e antifascista, s'iscrisse finalmente alla DC e partecipò alla battaglia politica del 1948 senza abbandonare per questo l'Azione Cattolica che, presieduta da Luigi Gedda, appoggiava la DC con Comitati Civici istituiti per l'occasione; ottenne oltre cinquantamila preferenze.

Secondo un resoconto annotato da Pietro Nenni nel suo diarioPietro Nenni, Diario, in Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del miracolo, Rizzoli, 1987. Annotazioni alla data del 9 dicembre 1952, il 4 dicembre 1952, durante le tumultuose fasi parlamentari legate alla proposta di legge democristiana meglio nota come "legge truffa"Si trattava di una norma che, approvata l'anno successivo, avrebbe assegnato un premio di maggioranza alla formazione politica che avesse ottenuto il maggior numero di voti., mentre già la polemica fra gli schieramenti era al calor bianco, Scalfaro propose che la Camera dei deputati "sedesse in permanenza, domenica compresa...". Messa ai voti la proposta di Scalfaro, per usare le parole di Nenni « (...) tutto finì con un pugilato come non si era mai visto. Volarono perfino le palline del banco delle commissioni. Ci furono parecchi contusi e un ferito grave, un usciere.»

Anni cinquanta/sessanta

Politicamente Scalfaro fu inizialmente schierato all'ala destra della Democrazia Cristiana. Pur avendo sempre goduto di grande stima (ricambiata) da parte di Alcide De Gasperi,Roberto Gervaso, Oscar Luigi Scalfaro ne: I sinistri, p. 346 il suo punto di riferimento fu Mario ScelbaLuca Telese, Da conservatore a progressista ‒ La storia politica di ScalfaroDivenuto Presidente della Repubblica, Scalfaro nominerà suo portavoce il nipote di Mario, Tanino Scelba che durante il suo governo lo chiamò a ricoprire il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e al Turismo e spettacolo. Questo incarico gli procurò molte noie (e molta pubblicità). Nelle competenze del sottosegretario c'era anche quella censoria nei confronti dei film, la cui ammissione al circuito nazionale poteva essere negata se considerati contrari alla pubblica decenza o ammessa solo a condizione che alcune scene (poche o tante che fossero) venissero "tagliate". In risposta al suo operato in tale campo vi fu un fiorire di attacchi ironici da parte della stampa laica che lo gratificò dei nomignoli più bizzarri e sarcastici. Contro di lui si spesero penne come Giovannino Guareschi e Curzio Malaparte.