Il Lanificio Borbonico, noto anche come Lanificio Sava, è un ex stabilimento tessile situato in Napoli, in piazza Enrico De Nicola, presso il complesso monumentale di Santa Caterina a Formiello, nei pressi di Porta Capuana. Costituisce una delle principali testimonianze di archeologia industriale del centro storico di Napoli e rappresenta uno degli esempi più significativi della politica di sviluppo manifatturiero promossa nel Regno delle Due Sicilie durante la prima metà del XIX secolo.

Storia

La fondazione Il lanificio fu istituito nel 1824 per iniziativa dell'imprenditore Raffaele Sava, che ottenne la disponibilità di parte degli ambienti dell'ex complesso monastico di Santa Caterina a Formiello, già interessato dalle trasformazioni avvenute durante il periodo francese e successivamente riadattato a nuovi usi sotto Ferdinando I delle Due Sicilie.

L'impianto fu destinato alla produzione di panni di lana e, in particolare, di uniformi per i corpi dell'esercito del Regno delle Due Sicilie. La trasformazione di parte del complesso conventuale in stabilimento industriale rappresentò un esempio della progressiva introduzione di attività manifatturiere all'interno del tessuto urbano napoletano.

L'attività industriale Il Lanificio Sava raggiunse una dimensione considerevole per l'epoca, arrivando a impiegare circa 600–700 lavoratori. Una parte della manodopera proveniva dal Real Albergo dei Poveri e, successivamente, dai detenuti e forzati impiegati attraverso programmi di lavoro collegati alle istituzioni statali.

Lo stabilimento costituì uno dei principali opifici tessili napoletani dell'età borbonica e fu inserito nella politica di sostegno alle attività industriali promossa dalla monarchia dopo la Restaurazione. La sua produzione era rivolta in larga parte alle forniture militari, rendendo il lanificio strettamente collegato alla domanda dello Stato borbonico.

L'attività del lanificio si protrasse per circa quarant'anni. Le fonti collocano la cessazione della produzione tra il 1861, in coincidenza con l'Unità d'Italia, e il 1869, quando l'opificio cessò definitivamente la propria attività industriale.

Architettura e archeologia industriale Il lanificio occupò parte degli spazi del complesso di Santa Caterina a Formiello, adattando strutture originariamente destinate alla vita monastica alle esigenze della produzione industriale. La presenza dell'opificio modificò quindi profondamente la funzione e l'organizzazione degli ambienti del complesso, introducendo al suo interno spazi produttivi, percorsi di lavorazione e strutture connesse all'attività manifatturiera.

Tra gli elementi ancora riconducibili alla destinazione industriale dell'area figurano il portale d'accesso, sul quale è presente l'iscrizione «LANIFICIO», e alcune strutture produttive superstiti, tra cui le ciminiere. Questi elementi costituiscono oggi una delle principali testimonianze materiali dell'attività industriale ottocentesca del complesso.

Il complesso dell'ex lanificio è sottoposto a tutela ai sensi della normativa italiana in materia di beni culturali; il Ministero della Cultura riporta il vincolo sull'immobile derivante dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, con un precedente provvedimento di tutela del 30 aprile 1992.

Il riuso contemporaneo Dopo la cessazione dell'attività industriale, gli ambienti dell'ex lanificio furono progressivamente destinati ad attività artigianali e ad altri utilizzi, con una conseguente parcellizzazione degli spazi originari.

A partire dagli anni Duemila il complesso è stato interessato da iniziative di recupero e valorizzazione, nell'ambito del più ampio processo di rigenerazione dell'area di Porta Capuana. Gli spazi dell'ex lanificio hanno ospitato attività culturali, artistiche, sociali e formative, contribuendo alla progressiva rifunzionalizzazione dell'antico complesso industriale.

Tra le realtà che hanno stabilito attività all'interno dell'ex lanificio figura la cooperativa sociale Dedalus, che utilizza alcuni degli spazi del complesso come sede e per attività sociali e formative.

Lanificio Digitale Nel 2022 negli spazi dell'ex Lanificio affacciati sul chiostro di Santa Caterina a Formiello è stato avviato il progetto Lanificio Digitale, un Open Innovation Hub promosso dagli imprenditori Giordano Iovine e Davide Bussetti. Il progetto interessa uno spazio di oltre 900 m² destinato ad attività di coworking, formazione, coaching, team building e incontro tra imprese, professionisti e talenti digitali.

L'iniziativa si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione urbana e culturale dell'ex complesso industriale, con l'obiettivo di coniugare innovazione tecnologica, cultura e attività imprenditoriali. Gli spazi hanno ospitato anche iniziative dedicate all'arte digitale e alle nuove tecnologie, tra cui l'evento New Fluxus, organizzato nel 2024 con la partecipazione di artisti e operatori del settore.

Il progetto Lanificio Digitale si affianca ad altre realtà culturali, imprenditoriali e sociali insediate nel complesso di Santa Caterina a Formiello, contribuendo al riuso contemporaneo degli spazi dell'ex lanificio e alla loro progressiva apertura alla città.

Note

Voci correlate

Chiesa di Santa Caterina a Formiello Porta Capuana Archeologia industriale Regno delle Due Sicilie

Collegamenti esterni

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