Le elezioni parlamentari in Russia del 2026 si sono tenute dal 18 al 20 settembre per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento del paese.
Si è trattato delle prime elezioni parlamentari (e le seconde nazionali) dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, dalla morte di Aleksej Naval'nyj e dall’ammutinamento del Gruppo Wagner.
Sistema elettorale
Per le elezioni parlamentari, la legge elettorale russa prevede l’applicazione di un sistema elettorale misto. Nello specifico, dei 450 seggi:
Una metà (225) è eletta attraverso un sistema proporzionale a lista chiusa di partito all’interno di un collegio unico nazionale e con una soglia di sbarramento pari al 5%, con al traduzione delle preferenze in seggi successivamente effettuata secondo la quota Hare del metodo del quoziente e dei più alti resti; La restante metà (225), invece, è eletta attraverso il sistema maggioritario secco all’interno di altrettanti collegi uninominali, in cui risulta eletto il candidato che abbia semplicemente ottenuto il maggior numero di voti (Pluralità).
Venendo poi consegnate due schede elettorali diverse per ciascuna porzione di seggi, è ammesso il voto disgiunto.
Nei riguardi delle candidature, invece, mentre per la porzione proporzionale i candidati possono essere nominati solo dai partiti politici, per la parte maggioritaria è ammessa l’auto-candidatura (e dunque anche quella dei candidati indipendenti). In tal senso, per registrarsi in autonomia è necessario raccogliere almeno il 3% delle firme degli elettori residenti nella circoscrizione elettorale di riferimento o almeno 3.000 firme se quest’ultima ha meno di 100.000 elettori e presentarle alla Commissione elettorale.
Novità di queste elezioni, infine, è stata l’estensione del voto elettronico (già applicato a Mosca in occasione delle elezioni locali) a 33 Oblast' del paese (comprendenti 48 milioni di elettori idonei) e l’adozione (sebbene solo per cinque anni) di una nuova mappa elettorale, per effetto dei cambiamenti demografici e delle annessioni unilaterali tramite referendum dei territori di Cherson, Zaporižžja e delle due ex autoproclamate repubbliche popolari di Doneck e Lugansk (sottratte all’Ucraina con l’invasione iniziata nel 2022, oltre alla già incorporata Crimea).
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