Quercus × turneri Willd., comunemente nota come quercia di Turner (in inglese Turner's oak), è un ibrido intersezionale del genere Quercus, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, derivato dall'incrocio tra il leccio (Quercus ilex, subgenere Cerris, sezione Ilex) e la farnia (Quercus robur, subgenere Quercus, sezione Quercus).
È un albero di medie dimensioni, generalmente semisempreverde, che riunisce caratteri morfologici ed ecologici dei due parentali. Il taxon è stato descritto formalmente da Carl Ludwig Willdenow nel 1809, sulla base di un esemplare coltivato nell'Orto botanico di Berlino e proveniente da un vivaio inglese. L'ibrido è storicamente associato al vivaista inglese Spencer Turner, presso il cui vivaio di Holloway Down, nell'Essex, era presente già nella seconda metà del XVIII secolo. L'origine esatta della pianta capostipite e le modalità con cui fu ottenuto l'incrocio non sono completamente documentate.
Quercus x turneri è particolarmente interessante dal punto di vista botanico perché mette in relazione due querce appartenenti a linee evolutive differenti: Q. ilex, specie sempreverde adattata ai climi mediterranei, e Q. robur, specie caducifoglia tipica degli ambienti temperati atlantici e centroeuropei. Il risultato è un albero con foglie coriacee, lucide e persistenti per gran parte dell'inverno, ma con morfologia intermedia. Oggi è presente come arborea ornamentale e da collezione in numerosi paesi dell'Europa continentale e in altre regioni caratterizzate da climi temperati.
Nomenclatura Il nome scientifico completo è Quercus × turneri Willd. Il simbolo × indica la natura ibrida del taxon. L'epiteto turneri deriva dal cognome di Spencer Turner, vivaista inglese al quale è tradizionalmente attribuita l'origine. Il nome fu pubblicato per la prima volta da Carl Ludwig Willdenow nel 1809 in Enumeratio Plantarum Horti Botanici Berolinensis, a pagina 975. Secondo Plants of the World Online, i principali sinonimi eterotipici sono: Quercus × aizoon Koehne, nome illegittimo; Quercus × pseudoturneri C.K.Schneid.; Quercus × turneri var. pseudoturneri (C.K.Schneid.) Elwes & A.Henry. Nella letteratura florovivaistica sono stati inoltre utilizzati numerosi nomi non più accettati o applicati in senso variabile, fra cui Quercus austriaca var. sempervirens, Quercus austriaca sempervirens e altri termini riferiti a forme semisempreverdi di origine ibrida. L'uso storico di tali denominazioni deve essere interpretato con cautela, poiché non tutti gli esemplari indicati con questi appellativi corrispondono necessariamente allo stesso clone o allo stesso concetto tassonomico.
Variabilità e 'Pseudoturneri' Quercus × turneri è stato applicato storicamente a più forme di questa quercia ibrida. Una delle più diffuse in coltivazione è Quercus × turneri 'Pseudoturneri', selezionata in Belgio e caratterizzata da foglie generalmente più lunghe e strette rispetto all'originale descritta da Willdenow e da una maggiore persistenza del fogliame in inverno. La distinzione fra la forma tipica e 'Pseudoturneri' ha avuto una storia nomenclaturale complessa. Le osservazioni botaniche su materiale conservato presso Kew indicano infatti che anche uno stesso esemplare può presentare una certa variabilità nella forma delle foglie in funzione dell'età dei rami e delle condizioni di coltivazione. È stata ipotizzata l'esistenza storica di più cloni originatisi dalla stessa pianta madre e successivamente propagati per innesto. Oggi la Royal Horticultural Society tratta Q. × turneri 'Pseudoturneri' come una cultivar accettata, mentre Plants of the World Online considera Q. × turneri var. pseudoturneri un sinonimo di Q. × turneri.
Descrizione Quercus × turneri è un albero di medie dimensioni rispetto a molte altre specie di querce. In condizioni favorevoli può raggiungere i di altezza, sebbene esemplari eccezionali possano superare tali misure. Il portamento è variabile, ma negli individui maturi la chioma tende a essere ampia, arrotondata, globosa o a cupola, con branche spesso espanse e talvolta sviluppate a bassa altezza sul fusto. Il tronco è singolo e robusto a maturità. La corteccia è inizialmente liscia o poco solcata, di colore grigio-bruno o grigio-nerastro, e diviene progressivamente più rugosa e fessurata con l'età. I giovani rametti sono pubescenti, con una fine pelosità chiara che costituisce uno dei caratteri osservabili nella diagnosi dell'ibrido. I rami maturi tendono a diventare più scuri e progressivamente fessurati.
Foglie Le foglie sono semplici, alterne, coriacee e generalmente di colore verde scuro sulla pagina superiore. La forma è assai variabile, intermedia, da oblungo-obovata a ellittica, con base da arrotondata a cuneata e apice ottuso o brevemente appuntito. La lamina fogliare misura generalmente circa di lunghezza, anche se le dimensioni possono cambiare considerevolmente in relazione all'età della pianta, alla posizione del germoglio e alle condizioni ambientali. Il margine presenta normalmente denti o lobi poco profondi, generalmente più arrotondati e irregolari rispetto a quelli della farnia e meno rigidamente dentati rispetto a quelli tipici del leccio. La pagina superiore è verde scura, lucida e generalmente glabra, mentre quella inferiore è più chiara e può presentare una leggera pubescenza, soprattutto lungo la nervatura principale e le nervature secondarie. Il picciolo è relativamente breve.
Il carattere più evidente è la persistenza invernale delle foglie. Quercus × turneri è generalmente descritta come semisempreverde: una parte della chioma può rimanere sulla pianta durante la stagione fredda e cadere solo poco prima o durante la ripresa vegetativa primaverile. La durata della persistenza varia tuttavia in funzione del clima e della severità metereologica. Negli esemplari coltivati in regioni miti il comportamento può avvicinarsi a quello del leccio, mentre in climi più rigidi la pianta può perdere una parte considerevole delle foglie durante l'inverno. Questa caratteristica rappresenta uno dei principali caratteri intermedi fra i due parentali: Quercus ilex mantiene normalmente il fogliame per più stagioni, mentre Quercus robur è tipicamente caducifoglia.
Fiori Come le altre querce, Quercus × turneri è monoica, con fiori maschili e femminili separati ma presenti sullo stesso individuo. La fioritura avviene generalmente in primavera, contemporaneamente o poco dopo l'emissione delle nuove foglie. I fiori maschili sono riuniti in amenti penduli, poco appariscenti, di colore giallastro o verdastro. I fiori femminili sono molto meno evidenti e sono portati singolarmente o in piccoli gruppi sui giovani germogli e possono essere in numero relativamente elevato ma solo una parte di essi raggiunge effettivamente la maturazione del frutto. Questa ridotta fertilità, documentata in numerose indagini passate, è una caratteristica intrinseca dell'ibrido.
Frutti Il frutto è una ghianda, botanicamente una noce caratteristica delle Fagaceae. Le ghiande della quercia di Turner, lunghe circa , sono riunite singolarmente o in piccoli gruppi. Sono parzialmente racchiuse da una cupola, formata da squame sovrapposte e generalmente pubescenti. Il peduncolo fruttifero può raggiungere alcuni centimetri di lunghezza. La forma e la disposizione delle ghiande mostrano caratteri riconducibili soprattutto alla farnia, ma con notevole variabilità tra i diversi cloni e individui coltivati. Il tasso di fertilità è scarso, ma non nullo: presso Kew, nel Regno Unito, un esemplare attribuito a Q. × turneri 'Pseudoturneri' aveva prodotto semi nel 1880 e fu ottenuta almeno una piantina, a dimostrazione che l'ibrido può presentare fecondità femminile almeno parziale.
Origine e storia La storia di Quercus × turneri è strettamente legata alla coltivazione delle querce ornamentali in Inghilterra durante il XVIII secolo. L'ibrido è tradizionalmente associato al vivaista Spencer Turner e al suo vivaio di Holloway Down, nell'Essex. La pianta originale è attestata nella seconda metà del XVIII secolo e alcune fonti bibliografiche fanno risalire la sua origine a un esemplare presente nel vivaio già prima del 1780. La natura precisa dell'evento di ibridazione non è tuttavia documentata in modo tale da stabilire con certezza se si trattasse di un incrocio deliberatamente effettuato oppure di un semenzale nato spontaneamente da impollinazione incrociata. L'esistenza dell'ibrido era nota già alla fine del XVIII secolo. Un esemplare associato alla stessa origine fu osservato anche presso il giardino di Trianon a Versailles e venne indicato da Jean-Baptiste Lamarck con il nome francese chêne turnère. Una plantula fu introdotta nei Royal Botanic Gardens di Kew nel 1798 e divenne successivamente uno degli alberi storici più noti del sito. Nel corso del XIX secolo l'ibrido fu distribuito e coltivato in numerosi giardini botanici, parchi e vivai europei. Nel 1809 Carl Ludwig Willdenow descrisse formalmente Quercus × turneri nella Enumeratio Plantarum Horti Botanici Berolinensis, sulla base di un individuo coltivato nell'Orto botanico di Berlino e acquistato presso un vivaio inglese. Il nome specifico turneri fu un omaggio al vivaista Spencer Turner. La storia nomenclaturale dell'ibrido è complessa. Durante il XIX e il XX secolo numerose querce semisempreverdi coltivate nei vivai europei furono indicate con il nome Q. turneri, anche quando non corrispondevano perfettamente al materiale originariamente descritto da Willdenow. Questa situazione portò alla distinzione di diversi taxa e cultivar, fra cui Q. × pseudoturneri, Q. × turneri var. pseudoturneri e Q. × aizoon. La moderna tassonomia di Kew tratta questi nomi come sinonimi eterotipici di Q. × turneri, mentre in ambito vivaistico il nome Q. × turneri 'Pseudoturneri' continua a essere ampiamente utilizzato.
Riproduzione e propagazione La riproduzione dell'ibrido presenta caratteristiche particolari rispetto a quelle delle specie parentali. La propagazione vegetativa mediante innesto è stata storicamente molto importante per mantenere i cloni ornamentali. Studi di propagazione hanno dimostrato la possibilità di innestare Q. × turneri 'Pseudoturneri' su portainnesti di Q. robur, con percentuali di attecchimento elevate in condizioni sperimentali. In uno studio di propagazione mediante innesto a banco, la cultivar 'Pseudoturneri' raggiunse un attecchimento dell'85% utilizzando giovani piante di Q. robur come portainnesto. La propagazione per seme è invece possibile almeno per alcuni individui, come dimostrato dalla produzione di ghiande fertili documentata in esemplari di 'Pseudoturneri'. La riproduzione da seme non garantisce tuttavia la conservazione delle caratteristiche esatte del clone parentale, poiché la progenie può mostrare segregazione e una combinazione variabile dei caratteri dei parentali e dell'ibrido. La fertilità dell'ibrido deve pertanto essere considerata variabile. La produzione di ghiande e la germinazione di semi documentata dimostrano una fertilità femminile almeno parziale, ma non sono sufficienti a stabilire una fertilità maschile piena o una capacità riproduttiva paragonabile a quella delle specie parentali.
Ecologia e fisiologia Quercus × turneri presenta caratteristiche ecologiche intermedie fra quelle del leccio e della farnia. Preferisce generalmente suoli profondi, fertili e ben drenati, ma può adattarsi a differenti tessiture del terreno. È importante evitare condizioni di ristagno idrico prolungato, soprattutto negli esemplari giovani. Può essere coltivata sia in pieno sole sia in condizioni di mezz'ombra, sebbene una buona disponibilità luminosa favorisca generalmente lo sviluppo della chioma.