Stenebea () è una tragedia di Euripide oggi perduta, ad eccezione di alcuni frammenti sopravvissuti.Undici in tutto nella edizione di Snell e Kannicht (frr. 661-671). Trama e Struttura Quest'opera teatrale si distingue per l'impatto scenico e la ricchezza del contenuto. Nonostante la scarsezza dei frammenti superstitiFrr. 661-671 Snell-Kannicht., si conservano la gran parte del discorso del Prologo (tramandato da uno scrittore bizantino)Fr. 661 Sn.-K. e una ‘’Hypotesis’’ completa Comm. a Ermogene, Περὶ μεθόδου Δεινότητος, 30 p. 447.14 ss. Rabe,.:
La stessa fonte ci conserva parte sostanziale del prologo:
Bellerofonte porta a termine il prologo e, a quanto pare, esce di scena. La lacuna da questo punto fino al momento in cui l'eroe parte da Tirinto deve purtroppo essere colmata tramite congetture, in particolare riguardo a quali personaggi e quante scene fossero necessari affinché la tragedia procedesse in modo fluido secondo la trama. Tenendo a mente lo svolgimento della storia e altre opere parallele del drammaturgo, si può sostenere con un alto grado di certezza che vi fossero almeno due scene.
Qualche tempo dopo il prologo — se la Nutrice è salita per un momento sul palco per dire qualcosa sulla situazione della sua signora — o subito dopo di esso, qualora né la Nutrice né Stenebea siano apparse per completare l'esposizione dei dettagli del dramma, si avrebbe la parodos del Coro. I suoi membri erano molto probabilmente donne di Tirinto. Ci si aspetterebbe che in questa fase iniziale non sapessero nulla di ciò che è accaduto, anche se è ragionevole supporre — come accade di frequente con il Coro, e in particolare con un Coro femminile in simili circostanze — che abbiano percepito qualcosa di insolito nel comportamento della loro regina. Se è così, la loro ode deve essere stata di natura piuttosto indefinita, ad esempio su quanto sia precaria la vita umana, su come le passioni distruggano la prosperità individuale, e temi simili.
L'intreccio, quindi, prende avvio dal fallito tentativo di Stenebea di sedurre Bellerofonte; la donna, per vendetta, lo accusa falsamente di tentata violenza davanti al marito Preto, re di Tirinto. Ciò innesca una serie di intrighi.
Preto invia Bellerofonte (ignaro dell'accusa) da Iobate, re di Licia e padre di Stenebea, consegnandogli una lettera sigillata che ne ordina la morte. Iobate lo manda a combattere contro la mostruosa Chimera sperando nella sua fine, ma Bellerofonte la sconfigge grazie a Pegaso. Avvertito del pericolo, Bellerofonte torna a Tirinto: all'inizio del quarto episodio, l'eroe deve essere salito sul palco conducendo un vero cavallo, che molto probabilmente era provvisto di lunghe ali spiegate, proprio come i vasi dipinti e le opere d'arte raffigurano Pegaso. In questo episodio, possiamo essere quasi certi che ci fosse una scena con Bellerofonte e Preto e una con Bellerofonte e Stenebea. Quando il giovane fu costretto da Iobate a combattere contro il mostro, deve aver capito di essere stato accusato dalla donna e che suo marito aveva tramato contro di lui. Il motivo del suo ritorno era infliggere la giusta punizione. In base al resoconto riassuntivo del dramma in nostro possesso, avrebbe prima rimproverato Preto, ma con ogni probabilità non rivelò in quel momento di essere stato ripetutamente tentato dalla moglie di quest'ultimo. In questa scena assistiamo allagōn logōn (l'agone verbale) del dramma. Entrambi i contendenti hanno — o, per meglio dire, credono di avere — buone ragioni per accusarsi a vicenda e difendersi: Bellerofonte rimprovera a Preto di avergli fatto un torto e di aver ignorato i precetti di Zeus a tutela degli ospiti; dal canto suo l'anfitrione, convinto di essere stato tradito, insiste nell'accusare di condotta immorale il proprio ospite, reo ai suoi occhi di aver abusato della sua bontà e della sua amicizia.
Bellerofonte sicuramente di portare la sfrontata donna con sé in Caria, e lei, presumiamo, deve esserne stata felicissima, se l'eroe dice sul serio. La regina potrebbe avergli fatto nuove avance, questa volta di persona, e aver usato nuovi e seducenti espedienti che, tuttavia, il giovane ha probabilmente respinto con fermezza. È proprio a questo punto che egli potrebbe benissimo aver pronunciato i versi del frammento 666:
Bellerofonte viene probabilmente informato in qualche modo da una terza persona, forse un servo; a quel punto deve aver messo da parte i scrupoli morali e agito immediatamente, d'anticipo rispetto al nuovo piano di Preto. Possiamo ipotizzare che, in una scena tra Stenebea e Bellerofonte, il giovane l'abbia corteggiata; la donna ne è molto sorpresa e forse gli chiede conto del rapido mutamento dei suoi sentimenti, ma egli probabilmente sostiene di essere stato cieco a non averle prestato attenzione per così tanto tempo per una ragione o per l'altra. Egli, così, inganna Stenebea e la convince a fuggire con lui sul cavallo alato, per poi gettarla in mare e farla annegare.
Nel quinto e ultimo episodio, subito dopo l'ode corale, il re deve essere apparso sul palco in grande agitazione, avendo notato l'assenza della moglie e il fatto che nemmeno Bellerofonte si trovasse da nessuna parte. La Nutrice probabilmente fingeva di non sapere nulla, mentre il Coro si mostrava estremamente perplesso.
A questo punto ci si aspetterebbe l'ingresso in scena del Messaggero, che giunge affannato per pronunciare il suo discorso secondo il consueto stilema costruttivo di Euripide. Questa narrazione, c'è da attendersi, fu un mirabile esempio di descrizione tragica e fonte d'ispirazione per gli artisti in generale, in particolare per colui che raffigurò questa scena drammatica su un cratere policromo conservato al Museo dell'Ermitage: vi si vede Stenebea nel momento in cui viene sbalzata da cavallo e precipita in mare. Il Messaggero, che si suppone sia stato un testimone oculare del tragico evento, era probabilmente uno dei pescatori che ripescano la donna annegata dall'acqua per trasportarne il corpo al sovrano della terra di Tirinto.
A questo punto, sostituendo il deus ex machina, appariva Bellerofonte, su una sorta di congegno meccanico raffigurante Pegaso, in alto sopra il palco e fuori dalla portata del re. Ormai del tutto al sicuro da quella posizione in qualità di eroe e, ancor più, di protetto dai numi, egli avrebbe spiegato al suo ex ospitante chi fosse il responsabile di tutto ciò e come fossero andate le cose. Ora era stata inflitta la giusta punizione: la donna, artefice di questo scandalo, aveva pagato con la vita; Preto stesso con il suo profondo dolore.
Dopo questa spiegazione Preto, pieno di pentimento, diceFr. 671 Sn.-K.:
Problemi di ricostruzione La tragedia è caratterizzata da una spiccata teatralità (con almeno un'apparizione scenica di Pegaso, parodiata da Aristofane nel prologo della PaceInoltre c'è un riferimento a Stenebea, moglie di Preto (ma in veste di re di Corinto, non di Tirinto), nel commentario frammentario ai Prospaltii di Eupoli del 429 a.C. (P. Oxy. 2813).), una struttura basata su due o tre trame di vendetta in cui la vittima diventa vincitore, e due ampi intervalli temporali legati alle assenze del protagonista.
La forte densità dell'intreccio rende complesso distribuire i frammenti all'interno della tradizionale struttura ad episodi. Non è chiaro se il protagonista esca di scena subito dopo il PrologoF 661 Kannicht. per ritornare solo dopo lo scontro con la Chimera — ipotesi sostenuta da Webster e Braet, secondo cui Preto rivelerebbe l'accusa e la lettera in un soliloquio prima della parodo — o se rimanga in scena nel I Episodio per l'ulteriore tentativo di seduzione da parte della nutrice e la consegna della lettera. Quest'ultima opzione è ritenuta la più probabile, poiché l'incontro tra Bellerofonte, Preto ed eventualmente Stenebea è la scena maggiormente rappresentata nella pittura vascolare.
Per evitare la complessa gestione di due assenze e la doppia violazione dell'unità di tempo, Zühlke ha ipotizzato che la lotta con la Chimera fosse antecedente all'inizio del dramma e soltanto narrata nel Prologo. Tale soluzione è stata però smentita da studiosi come Webster e Braet.
Come evidenziato da Wilamowitz e dai frammenti di Euripide stesso (con confronti allAgamennone di Eschilo), la gestione del tempo negli intervalli d'azione è fluida. Taplin sottolinea l'importanza di creare l'illusione della continuità temporale sul piano drammatico, mentre Pohlenz nota come l'uso di Pegaso renda plausibili e "rapidi" gli spostamenti di Bellerofonte. I continui rientri in scena del protagonista dopo lunghe assenze trovano riscontro in personaggi come Giasone (Medea) o Teseo (Supplici). I doppi intrighi richiamano lAndromaca, mentre il motivo della lettera ingannevole ricorre frequentemente nel corpus euripideo (Ippolito, Ifigenia in Tauride, Ifigenia in Aulide). Note
Bibliografia C. Collard, M. J. Cropp, K. H. Lee (a cura di), Euripides: Selected Fragmentary Plays, Vol. I (Telephus, Cretans, Stheneboea, Bellerophon, Cresphontes, Erectheus, Phaethon, Wise Melanippe, Captive Melanippe), Warminster, Aris & Phillips Ltd., 1995, pp. 79-101 (testo critico, traduzione inglese e commento). Voci correlate Euripide Stenebea
Categoria:Opere teatrali di Euripide