Protagonista della storia italiana del secondo dopoguerra, leader storico della famiglia socialista e, in particolare, del Partito Socialista Democratico Italiano, Saragat fu anche Presidente dell'Assemblea Costituente, più volte vicepresidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli Affari Esteri, nonché ambasciatore a Parigi.

Come capo dello Stato conferì l'incarico a quattro presidenti del Consiglio dei ministri: Aldo Moro (del quale respinse le dimissioni di cortesia presentate nel 1964), Giovanni Leone (1968), Mariano Rumor (1968-1970) ed Emilio Colombo (1970-1972); nominò quattro senatori a vita (Vittorio Valletta nel 1966, Giovanni Leone ed Eugenio Montale nel 1967 e Pietro Nenni nel 1970) e tre giudici della Corte costituzionale (Luigi Oggioni nel 1966, Vezio Crisafulli nel 1968 e Paolo Rossi nel 1969).

Biografia Giovinezza e studi Nacque a Torino da Giovanni Saragat e da Ernestina Stratta. Il padre era un avvocato sardo di Sanluri con ascendenze galluresi, precisamente di Tempio Pausania (il cognome originario era Saragattu, da qui la pronuncia «etimologica» Saragàt) che si era trasferito nella città sabauda nel 1882.

Era secondo di tre fratelli, preceduto da Eugenio detto Ennio (1897-1929) e seguito da Pietro (1899-1938). Ai figli il padre aveva trasmesso le sue idee liberali, nonché la passione per la montagna (il primogenito morì prematuramente in un incidente alpinistico). Dopo aver frequentato la scuola elementare "Pacchiotti", entrò all'istituto "Sommeiller", uscendovi nel 1915 con il diploma in ragioneria. Nel 1916 fu richiamato alle armi e prese parte alla prima guerra mondiale come tenente di artiglieria; combatté sul Carso e ottenne una croce di guerra.

Congedato, il 17 luglio 1920 conseguì la laurea in scienze economiche e commerciali, presentando una tesi sul porto di Rotterdam. Il 2 novembre successivo fu assunto alla Banca Commerciale Italiana come contabile. Alla professione alternava le attività di poligrafo e di giornalista, scrivendo articoli di cronaca giudiziaria per la Gazzetta Piemontese. La madre era figlia di un rinomato pasticcere.

Esordi in politica Nel 1922 aderì al socialismo, non tanto per vocazione ideologica, quanto per solidarietà nei confronti della gente povera, ovvero quel proletariato che andava organizzandosi, oppresso dai "figli di papà" come ebbe a dire lui stesso.

Socialista del filone riformista e umanitario, si nutrì della cultura politica di Filippo Turati, divenendo così esponente di primo piano del Partito Socialista Unitario, nato il 4 ottobre 1922 dalla espulsione dei gradualisti turatiani dal PSI e di cui era segretario Giacomo Matteotti.

Il PSU fu uno dei partiti più perseguitati d'Italia all'epoca del regime fascista. Dopo l'uccisione del suo segretario Matteotti (10 giugno 1924), fu il primo a essere sciolto, il 14 novembre 1925, a causa del fallito attentato a Mussolini del suo iscritto Tito Zaniboni, avvenuto il 4 novembre.

Il 26 novembre 1926 si costituì un triumvirato, composto da Saragat, Claudio Treves e Carlo Rosselli, che il 29 novembre ricostituirono clandestinamente il PSU come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI).

Esilio Dopo l'approvazione delle leggi eccezionali che instaurarono la dittatura fascista in Italia, Saragat scelse di andare in esilio, valicando il confine con la Svizzera, in compagnia dell'amico Treves, nella notte tra il 19 e il 20 novembre 1926, per poi trovare rifugio in Austria. A Vienna entrò in contatto con alcuni autorevoli esponenti dell'austromarxismo, che teorizzavano la conciliabilità del pensiero di Marx con la socialdemocrazia (in particolare Karl Renner e Otto Bauer) e, più in generale, con personalità della socialdemocrazia mitteleuropea che influenzarono la sua formazione intellettuale.

Il 12 dicembre 1926 l'anziano Filippo Turati, pur essendo privato del passaporto, riuscì a fuggire in Corsica insieme con Sandro Pertini, con un motoscafo guidato da Italo Oxilia. Turati e Pertini si stabilirono a Parigi, dove furono presto raggiunti da Treves e, nel 1929, anche da Saragat.

In Francia, per sbarcare il lunario, Saragat svolse il mestiere di rappresentante di viniSanti Fedele, La massoneria italiana nell'esilio e nella clandestinità, Franco Angeli, Milano, 2005, p. 128. Contemporaneamente, strinse con il socialista Pietro Nenni un'alleanza politica che portò, il 19 luglio 1930, al rientro del PSULI di Turati nel Partito Socialista Italiano (Parigi, XXI Congresso del PSI). Nacque allora il controverso rapporto tra i due, che sarebbero diventati i principali esponenti del socialismo italiano, a volte denominati "i cari nemici" o "gli amici-rivali".

Durante la Resistenza Saragat rientrò in Italia all'indomani della caduta del fascismo nel luglio 1943, venendo tuttavia arrestato alla frontiera di Bardonecchia perché figurava ancora nell'elenco dei sovversivi. Ma pochi giorni dopo Pietro Badoglio liberò i prigionieri politici e Saragat poté recarsi a Roma dove, il 25 agosto, prese parte alla prima direzione che sancì la ricostituzione del Partito Socialista Italiano in Italia (col nome di PSIUP); fu eletto alla nuova direzione del partito e nominato direttore dellAvanti!.

Con l'occupazione tedesca di Roma, Saragat entrò nella Resistenza. Il 28 settembre, con Nenni e Pertini, rinnovò il patto di unità d'azione tra PSI e PCI. Il 18 ottobre, sempre insieme a Pertini, fu arrestato dalle autorità tedesche e venne rinchiuso nel carcere di Regina Coeli (Roma), prima nel VI braccio (politici), poi nel III (condannati a morte)Tito Lucrezio Rizz, Parla il Capo dello Stato, Cangemi, Roma, 2012, p. 105.

Riuscì a evadere il 24 gennaio 1944, grazie a un gruppo di partigiani che falsificarono un ordine di scarcerazione. L'azione, dai connotati rocamboleschi, fu organizzata da Giuliano Vassalli (che aveva lavorato come avvocato presso il tribunale militare italiano, trafugando timbri e carte intestate), con l'aiuto di altri partigiani socialisti delle Brigate Matteotti, tra cui Francesco Malfatti di Montetretto, Giuseppe Gracceva, Massimo Severo Giannini, Filippo Lupis, Ugo GalaGiuliano Vassalli e Massimo Severo Giannini, Quando liberammo Pertini e Saragat dal carcere nazista , Patria Indipendente, Pubblicazione ANPI e il medico del carcere Alfredo Monaco - Vedi anche Recensione dell'ANPI . Saragat e Pertini furono dapprima fatti passare dal "braccio" tedesco del carcere a quello italiano e quindi i partigiani presentarono ordini di scarcerazione falsi, redatti dallo stesso Vassalli, per la loro liberazione. A conferma dell'ordine arrivò anche una falsa telefonata dalla questura, fatta da Marcella Ficca, moglie di Alfredo Monaco.

I due politici socialisti furono dunque scarcerati insieme a Luigi Andreoni, anziano padre dell'altro vice-segretario del PSIUP Carlo (poi leader di un'altra formazione socialista rivoluzionaria denominata Unione Spartaco) e a quattro ufficiali del Fronte Militare Clandestino, prelevati da partigiani travestiti da militari.

Saragat riprese quindi a lavorare clandestinamente alla direzione dellAvanti!, nascondendosi in casa di Giovanni Salvatori, che poi fu trucidato nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Fu ministro senza portafoglio da giugno al dicembre 1944 durante il governo Bonomi II. Successivamente si trasferì a Milano, dove lavorò per il Partito socialista.

Dopoguerra

Dall’aprile 1945 al marzo 1946 Saragat fu ambasciatore d'Italia a Parigi. Alle elezioni politiche del 1946 venne eletto deputato all'Assemblea Costituente per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e, con la nascita della Repubblica Italiana, il 25 giugno 1946 ne divenne presidente sino al febbraio 1947.L'esponente socialista democratico fu destinatario dell'unico voto espresso dall'ultima regina d'Italia, Maria José del Belgio, il 2 giugno 1946, per la Costituente, come da lei stessa dichiarato in un'intervista alla figlia Maria Gabriella (in Silvio Bertoldi. L'ultimo re l'ultima regina. Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-84197-8) Si veda anche .

Contrario al proseguimento dell'alleanza dei socialisti con il Partito Comunista Italiano, nel gennaio 1947 fu promotore della scissione di palazzo Barberini, dalla quale ebbe origine il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI). Poche settimane dopo Alcide De Gasperi ruppe l'accordo con i socialisti "nenniani" e i comunisti. Il PSLI entrò poi nella coalizione centrista dei governi De Gasperi e Saragat fu più volte vicepresidente del Consiglio.

Alle elezioni politiche del 1948 si presentò contro il Fronte Democratico Popolare, l'alleanza social-comunista in cui militava anche il "caro nemico" Nenni. In quelle consultazioni il suo cartello politico, denominato per l'occasione Unità Socialista, ottenne poco più del 7% dei voti alla Camera dei deputati e circa il 4,1% al Senato della Repubblica, ottenendo 43 seggi in totale nel Parlamento italiano.

Durante la campagna elettorale e nei mesi successivi alle elezioni il Fronte gli rimproverò l'alleanza con la Democrazia Cristiana, usando contro Saragat alcune espressioni politicamente denigratorie quali "social-fascista", "social-traditore" e "rinnegato".

L'accusa di tradimento gli fu rivolta anche durante la seduta della Camera del 14 luglio 1948, successiva all'attentato al segretario del PCI Palmiro Togliatti, allorché il deputato comunista Gian Carlo Pajetta si rivolse a lui esordendo con le parole: «E lei, onorevole Saragat, e tu, traditore del socialismo, tu traditore...».Camera dei deputati, I legislatura, resoconto stenografico della seduta pomeridiana del 14 luglio 1948 , p. 1243.

La fedeltà del PSLI alla linea politica di Saragat, tuttavia, non fu mai totale. Ciò si vide alla vigilia del voto per l'adesione dell'Italia al Patto Atlantico (1949), di cui Saragat era un convinto assertore. All'interno del partito era diffusa la convinzione che ciò avrebbe compromesso le prospettive di una riunificazione col PSI di Nenni. Saragat fu messo in minoranza dalla direzione del partito, sia pur per un solo voto e, successivamente, al gruppo parlamentare, ottenne 14 voti favorevoli alla NATO, ma con undici astenuti e un voto contrario.Livio Zeno, Ritratto di Carlo Sforza, Le Monnier, Firenze, 1975, p. 293

Nel 1951 il PSLI, a seguito alla fusione con il Partito Socialista Unitario di Giuseppe Romita (uscito dal PSI nel 1949), si trasformò in Partito Socialista Democratico Italiano.

Nel 1952 tuttavia si aprì all'interno del nuovo partito un aspro dibattito sulla riforma in senso maggioritario del sistema elettorale italiano, voluta dal governo De Gasperi, del quale Saragat era vicepresidente. Il 12 dicembre 1952, nel corso della discussione parlamentare per l'approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria (che poi sarà detta legge truffa), Piero Calamandrei, in contrasto con le direttive di Saragat, annunciò il voto contrario suo e di altri sette colleghiCamera dei deputati, Atti Parlamentari, Seduta del 12 dicembre 1952, pagg. 43646-43656. Calamandrei e gli altri sette deputati furono sospesi dal gruppo parlamentare e poi uscirono dal partito per fondare Unità PopolareLamberto Mercuri, Il movimento di Unità Popolare, Carecas, Roma, 1978, pagg. 21-22.

Il dissidio ideologico tra Nenni e Saragat ebbe fine all'indomani della pubblicazione del Rapporto segreto di Chruščëv, quando, nell'agosto 1956, i due si incontrarono nella località francese di Pralognan, nelle montagne della Savoia, per formulare una comune strategia tra i loro partiti, che preludeva alla riunificazione e alla formula politica del centro-sinistra.

Alle elezioni politiche del 1958 premiarono tale linea e, dalle urne, nacque il secondo Governo Fanfani, composto da DC e PSDI e con l'appoggio esterno dei repubblicani che, peraltro, pur denominato di "centrosinistra", vedeva il PSI ancora all'opposizione. Per l'avvento del primo governo "organico" di centrosinistra, invece, si dovette attendere il 4 dicembre 1963 (Governo Moro I), con Saragat ministro degli Esteri.