Camporovere (Kamparübar in cimbro, Canporóare in alto-vicentino) è una frazione montana del comune italiano di Roana, in provincia di Vicenza in Veneto. Un tempo, sotto il comune di Roana, ha fatto parte della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni.
Geografia fisica Camporovere è situato sull'Altopiano dei Sette Comuni, uno dei principali massicci montuosi della regione Veneto, a un'altitudine media di 1 057 m s.l.m. La località sorge ai piedi del Monte Interrotto, rilievo noto per la presenza dell'omonima fortificazione militare.
Flora Il territorio circostante è caratterizzato da estese formazioni boschive, prevalentemente composte da conifere quali l'abete bianco, l'abete rosso, il larice e il pino cembro. Sono inoltre presenti esemplari autoctoni di latifoglie, in particolare il faggio e la quercia roverella.
Fauna La fauna locale presenta un'elevata biodiversità. Tra le specie di maggiore rilevanza scientifica e conservazionistica si segnala la presenza di grandi carnivori come il lupo e l'orso bruno. L'avifauna include l'aquila reale, mentre tra i mesocarnivori è diffusa la volpe.
Origini del nome Sotto il profilo etimologico, il toponimo si riferisce alla presenza storica ma sporadica della quercia roverella all'interno del manto boschivo circostante, storicamente dominato dalle conifere.
Storia Paleolitico e Mesolitico Le prime testimonianze della presenza umana sull'Altopiano dei Sette Comuni risalgono alla fine dell'ultima glaciazione (circa 11 000 anni a.C.). Durante il Paleolitico superiore e il Mesolitico, la piana di Asiago e le aree limitrofe furono frequentate stagionalmente da gruppi di cacciatori-raccoglitori. Tra i siti archeologici di maggiore rilevanza scientifica si segnalano il Riparo Battaglia in località Prunno (Asiago), la Grotta d'Ernesto nella piana di Marcesina e i reperti d'alta quota rinvenuti presso Cima XII. Questi insediamenti temporanei sfruttavano le cavità naturali e le risorse faunistiche montane durante la stagione estiva.
Età del bronzo e del ferro Dopo una fase di scarsa frequentazione durante il Neolitico, il territorio registrò una colonizzazione stabile a partire dall'inizio dell'età del bronzo e, in modo più marcato, nell'età del ferro. In questo periodo sorsero i primi insediamenti stanziali legati alla pastorizia, all'agricoltura e al commercio della selce. I complessi archeologici più significativi di questa epoca sono:
Il Villaggio del Bostel (situato a Castelletto di Rotzo), un antico insediamento di cultura retica caratterizzato da abitazioni seminterrate e officine artigianali. Il Bostel di Monte Corgnon (a Lusiana), un castelliere fortificato e terrazzato d'altura. Le incisioni rupestri della Val d'Assa, situate lungo l'antico alveo torrentizio tra Canove e Roana, che testimoniano la sacralità e la continuità d'uso del territorio da parte delle popolazioni protostoriche.
Popolazioni preromane Nel corso dell'età del ferro (I millennio a.C.), l'Altopiano dei Sette Comuni assunse il ruolo di zona di frontiera e di contatto culturale tra diverse popolazioni preromane. La sua posizione geografica favorì l'incontro e l'ibridazione materiale tra la civiltà alpina dei Reti e le popolazioni di pianura, in particolare i Veneti antichi e, successivamente, le tribù celtiche dei Galli Cenomani.
Reti La popolazione dei Reti (storicamente legata alla Cultura di Fritzens-Sanzeno) rappresenta la componente indigena montana più radicata sull'Altopiano. Stanziati principalmente nelle vallate alpine e centro-alpine, i Reti lasciarono tracce profonde nella cultura materiale locale. L'esempio archeologico più celebre è il Villaggio del Bostel a Rotzo, un insediamento d'altura dove le strutture abitative (case seminterrate con zoccolo in pietra) ed i manufatti metallici testimoniano una piena affiliazione alla cultura retica. Questa popolazione era dedita alla pastorizia, alla metallurgia e al controllo delle vie commerciali montane.
Veneti antichi I Veneti antichi (o Paleoveneti), insediati stabilmente nelle pianure e nelle fasce collinari venete (con importanti centri egemoni come Este e Padova), frequentarono assiduamente l'Altopiano. Più che una colonizzazione stanziale di massa, la presenza venetica sull'Altopiano si manifestò sotto forma di intensi scambi commerciali e legami culturali con i Reti residenti. I Veneti risalivano i massicci montuosi principalmente per la transumanza del bestiame e per l'approvvigionamento di legname e materie prime. L'influenza venetica è riscontrabile in diversi reperti ceramici e, secondo alcuni studiosi, nell'influsso stilistico di alcune Incisioni rupestri della Val d'Assa.
Galli Cenomani A partire dal IV secolo a.C., la penetrazione delle tribù celtiche nella Gallia Cisalpina portò i Galli Cenomani a stabilirsi nella Lombardia orientale e nel Veneto occidentale (tra i fiumi Oglio e Adige, con capitale a Brescia). L'Altopiano si trovava ai margini orientali della loro sfera d'influenza. Piuttosto che scontri militari, l'evidenza archeologica mostra un processo di pacifica assimilazione e osmosi culturale: i Cenomani si integrarono progressivamente con i Veneti e con le comunità alpine, introducendo elementi tipici della cultura celtica di La Tène (come armi, fibule e ornamenti in bronzo) che sono stati rinvenuti anche nei siti d'altura dell'Altopiano.
L'epoca romana e la romanizzazione Il processo di romanizzazione dell'Altopiano dei Sette Comuni non avvenne tramite campagne di conquista militare, bensì attraverso una progressiva e pacifica assimilazione politica e culturale, favorita dalla storica alleanza tra la Repubblica romana e i Veneti antichi contro le invasioni dei Galli.
A partire dal II secolo a.C., il territorio dell'Altopiano entrò gradualmente nella sfera d'influenza di Roma. Con la concessione della cittadinanza romana alla Gallia Cisalpina tramite la Lex Roscia (49 a.C.) e la successiva riorganizzazione augustea dell'Italia, l'Altopiano venne integrato amministrativamente nella Regio X Venetia et Histria. Dal punto di vista giurisdizionale, l'area montana fu ripartita tra i territori dei principali municipia di pianura: la parte occidentale rimase legata al territorio di Vicetia (Vicenza), mentre i settori orientali gravitavano attorno a Patavium (Padova) e alla colonia di Asolo.
In epoca imperiale, l'Altopiano perse la sua funzione di frontiera culturale per diventare un'importante area di sfruttamento economico. Le attività principali erano legate alla silvicoltura (per l'approvvigionamento di legname destinato ai cantieri della pianura) e alla pastorizia transumante.
Per supportare queste attività e garantire il controllo militare delle rotte verso la Rezia, i Romani potenziarono la rete viaria. Sebbene l'importante via Claudia Augusta transitasse più a ovest (nella vicina Valsugana), l'Altopiano era attraversato da percorsi secondari ma strategici, come la via che risaliva la Val d'Astico e collegava la pianura vicentina con la valle dell'Adige.
La transizione culturale è testimoniata dall'abbandono progressivo dei vecchi castellieri protostorici, come il Bostel di Rotzo, a favore di un modello insediativo più sparso. I principali rinvenimenti di epoca romana sull'Altopiano includono:
Monete e manufatti: Ritrovamenti di materiale numismatico (denari repubblicani e imperiali) e frammenti di ceramica sigillata nei pressi dei passi montani e delle antiche rotte di transumanza. Iscrizioni confinarie: Cippi in pietra che delimitavano i pascoli e le proprietà boschive tra i diversi municipi romani.
Arrivo dei Cimbri Nel corso del Basso Medioevo, il territorio di Camporovere, così come tutto l'Altopiano, fu interessato dalle ondate migratorie di popolazioni di ceppo germanico, comunemente note come Cimbri.
Contrariamente a una tesi storiografica di stampo umanistico, che intendeva far risalire queste genti ai superstiti dell'omonima tribù germanica sconfitta da Caio Mario nel 101 a.C., la moderna storiografia e la ricerca linguistica concordano nel ricondurre l'origine dei Cimbri a flussi migratori pacifici di contadini, boscaioli e minatori provenienti dall'Alta Baviera e dal Tirolo.
Questi coloni si stabilirono sull'Altopiano tra l'XI e il XIII secolo, richiamati dai signori feudali locali (tra cui i vescovi di Vicenza e di Padova e i conti di Maltraverso) per procedere alla bonifica, al dissodamento e al capillare sfruttamento forestale di aree montane fino ad allora semidisabitate dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente. Il termine stesso "cimbro" deriverebbe verosimilmente dal tedesco antico tzimberer (ovvero "taglialegna" o "carpentiere"), a testimonianza della principale attività economica praticata dai coloni.
La colonizzazione cimbra modificò profondamente l'assetto sociale, antropico e culturale della zona. Camporovere divenne parte integrante di questo nucleo etno-linguistico, sviluppando forti legami con il vicino centro di Roana (Robaan). L'eredità più evidente di questo periodo storico risiede nella toponomastica locale: il nome cimbro del paese, Kamparübar, riflette l'antica parlata di origine bavarese, e numerosi toponimi di contrade, boschi e rilievi circostanti mantengono radici linguistiche germaniche.
Il progressivo consolidamento di queste comunità portò nel 1310 alla nascita formale della Federazione dei Sette Comuni (Hòoge Vüüronge dar Siben Komaüne), un'entità politica autonoma alla quale Camporovere rimase legata per i secoli successivi, godendo di ampi privilegi legati allo sfruttamento collettivo delle terre e dei boschi.
Medioevo Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, il territorio dell'Altopiano subì le vicende storiche legate alle invasioni barbariche, entrando a far parte prima del Regno ostrogoto e, successivamente, del Ducato longobardo di Vicenza (VI-VIII secolo).
Con l'avvento dell'Impero carolingio e la successiva nascita del Regno d'Italia, l'area venne inserita nel sistema feudale. Nel 910, l'imperatore Berengario I concesse ampi privilegi e territori della pedemontana e dell'Altopiano al Vescovo di Padova, mentre altre porzioni di territorio passarono sotto la giurisdizione del Vescovo di Vicenza. Camporovere e l'area circostante si trovarono così al centro di storiche dispute confinarie e giurisdizionali tra le due diocesi.
Nel corso del Basso Medioevo, il controllo effettivo di ampie porzioni dell'Altopiano fue esercitato da potenti famiglie della nobiltà feudale vicentina e padovana, tra i quali si distinsero i Maltraverso e, successivamente, i Da Romano. Fu proprio sotto la spinta di questi signori feudali che, a partire dall'XI secolo, vennero incentivati gli insediamenti di coloni di origine bavarese (i Cimbri) per valorizzare economicamente le terre d'alta quota.
Con il declino del potere feudale e la progressiva affermazione dei Comuni urbani in pianura, le comunità dell'Altopiano iniziarono a organizzarsi in forme di autogoverno per difendere i propri diritti di pascolo e di legnatico. Nel XIII secolo, il territorio vicentino (compreso l'Altopiano) cadde sotto il controllo della signoria degli Ezzelini, per poi essere sottomesso dal Comune di Padova.
Nel 1311, la regione passò sotto il dominio degli Scaligeri di Verona. Sotto il controllo di Cangrande della Scala, le comunità montane ottennero ampi margini di autonomia amministrativa e fiscale. Questa politica di favore culminò nel 1310 con l'unione formale delle varie comunità locali nella Federazione dei Sette Comuni, un'istituzione nata per tutelare i privilegi economici e la gestione collettiva del territorio (i beni civici), entro la quale Camporovere assunse il ruolo di contrada storicamente legata al comune di Roana.
Dominio della Serenissima: la Federazione dei Sette Comuni sotto il protettorato di Venezia