Dopo la destituzione di Benito Mussolini il 25 luglio 1943, Badoglio fu incaricato da Vittorio Emanuele III di formare un nuovo governo, che guidò durante la fase conclusiva della seconda guerra mondiale fino al giugno 1944. Il suo esecutivo negoziò e sottoscrisse l'armistizio di Cassibile, reso pubblico l'8 settembre 1943, evento che segnò l'uscita dell'Italia dall'alleanza con la Germania nazista e l'inizio della guerra di liberazione italiana. In precedenza, tra il 1925 e il 1933, aveva ricoperto anche l'incarico di Segretario di Stato durante il governo Mussolini.

Dopo la guerra il governo etiope richiese che Badoglio fosse perseguito per crimini di guerra, in relazione soprattutto all'impiego di armi chimiche durante la seconda guerra italo-etiope. Il suo nome figurò tra quelli trasmessi alle autorità alleate nell'ambito delle richieste di estradizione avanzate da alcuni Stati, ma tali richieste non ebbero seguito e Badoglio non fu mai sottoposto a processo.

Biografia Giovinezza ed esordi nell'esercito Figlio di Mario Badoglio, piccolo proprietario terriero, e di Antonietta Pittarelli, appartenente alla borghesia locale, Pietro Badoglio fu ammesso il 5 ottobre 1888 all'Accademia Reale di Torino. Al termine del percorso di formazione militare conseguì il grado di sottotenente il 16 novembre 1890 e quello di tenente il 7 agosto 1892.

Nel febbraio 1896 venne inviato in Eritrea al seguito del generale Antonio Baldissera, nell'ambito delle operazioni militari condotte dopo la battaglia di Adua. Partecipò quindi alla spedizione diretta verso Adigrat, organizzata per liberare dall'assedio il presidio comandato dal maggiore Marcello Prestinari. Conclusa l'operazione, rimase nell'Africa orientale fino alla fine del 1898, prestando servizio di guarnigione sull'altopiano eritreo, principalmente ad Adi Keyh.

Rientrato in Italia, frequentò la Scuola di guerra dell'esercito, completando la preparazione necessaria per l'accesso agli incarichi di stato maggiore. Il 13 luglio 1903 fu promosso capitano.

Allo scoppio della guerra italo-turca, nel 1911, venne inviato in Libia e prese parte alle operazioni fin dalle prime fasi del conflitto. Nel corso della campagna fu decorato al valor militare per l'attività svolta durante l'azione di Ain Zara e venne successivamente promosso maggiore per merito di guerra in relazione al contributo fornito alla pianificazione dell'occupazione dell'oasi di Zanzur.

Prima guerra mondiale Ascesa di Badoglio nei primi due anni di guerra Tenente colonnello dal 25 febbraio 1915, allo scoppio della prima guerra mondiale Pietro Badoglio fu assegnato allo Stato Maggiore della 2ª Armata e successivamente alla 4ª Divisione, schierata nel settore del monte Sabotino. La posizione, dominante sulla conca di Gorizia, era considerata una delle più solide del fronte isontino: quasi completamente priva di vegetazione, era stata trasformata dagli austro-ungarici in un articolato sistema difensivo costituito da trincee, ricoveri e gallerie scavate nella roccia.

Badoglio sostenne che un nuovo assalto frontale avrebbe comportato perdite elevatissime senza concrete possibilità di successo e propose invece un piano basato sull'avvicinamento sotterraneo alle posizioni nemiche. L'operazione prevedeva la realizzazione di una complessa rete di gallerie, scavata a una quota inferiore rispetto a quelle austro-ungariche, che consentisse alle truppe italiane di raggiungere le linee avversarie con il massimo effetto sorpresa. I lavori, iniziati nel corso del 1915, richiesero diversi mesi di scavo e di consolidamento delle opere difensive.Pietro Badoglio è stato tuttavia accusato di avere ordinato l'impiego di petrolio incendiato nelle gallerie occupate dagli austro-ungarici. Cfr. Giacomo Properzj, Breve storia della Grande Guerra, Mursia, Milano, ISBN 978-88-425-5015-0.

Promosso colonnello nell'aprile 1916 e nominato capo di stato maggiore del VI Corpo d'armata, continuò a dirigere personalmente i preparativi dell'operazione. Il 6 agosto 1916, durante la sesta battaglia dell'Isonzo, guidò l'assalto che portò alla conquista del monte Sabotino, ottenuta con perdite relativamente contenute rispetto ai precedenti tentativi. Per tale successo fu promosso maggior generale per merito di guerra e, nel novembre successivo, assunse il comando della Brigata Cuneo.

Nel maggio 1917 ricevette l'incarico, superiore al proprio grado, di comandare il II Corpo d'armata, pochi giorni prima dell'inizio della decima battaglia dell'Isonzo. Nel corso dell'offensiva conquistò il monte Vodice e il monte Cucco, altre posizioni ritenute particolarmente difficili da espugnare.

Il comandante della 2ª Armata, Luigi Capello, propose quindi la sua promozione a tenente generale per merito di guerra e, in occasione della successiva undicesima battaglia dell'Isonzo, gli affidò il comando del XXVII Corpo d'armata..

Disfatta di Caporetto e responsabilità di Badoglio

Il capo di stato maggiore dell'Esercito italiano era il generale Luigi Cadorna. Sul fronte dell'Isonzo erano schierate, a sud, la 3ª Armata, comandata dal duca d'Aosta e, a nord, la 2ª Armata del generale Luigi Capello, della quale faceva parte anche il XXVII Corpo d'armata affidato a Badoglio.

L'offensiva austro-tedesca ebbe inizio nella notte del 24 ottobre 1917 con un intenso bombardamento d'artiglieria, comprendente anche proiettili a gas, seguito dal tiro di distruzione che precedette l'attacco della fanteria. Secondo i rapporti del comando d'artiglieria del XXVII Corpo d'armata, i bombardamenti provocarono inizialmente perdite limitate, fatta eccezione per il settore di Plezzo, dove gli effetti dei gas risultarono più gravi.

Alle ore 8:00 iniziò l'attacco terrestre, che sfondò rapidamente il fronte nella conca di Plezzo e nel settore compreso tra Tolmino e Gabrije, presidiato dal XXVII Corpo d'armata di Badoglio. Contemporaneamente entrarono in crisi anche i reparti del confinante IV Corpo d'armata comandato dal generale Alberto Cavaciocchi, favorendo la penetrazione delle truppe austro-tedesche verso Caporetto.

Tra le cause generalmente individuate dalla storiografia per spiegare il crollo del fronte figurano la disposizione fortemente offensiva della 2ª Armata, la debolezza delle riserve, le difficoltà nelle comunicazioni dovute alle condizioni atmosferiche, l'impiego inefficace dell'artiglieria e l'assenza di una consolidata dottrina difensiva, maturata solo dopo la sconfitta..

Secondo i sostenitori di Badoglio, il comando del XXVII Corpo d'armata rimase presto isolato sia a causa dell'intensità del fuoco nemico sia per l'intercettazione delle comunicazioni radio trasmesse in chiaro. I continui spostamenti del posto di comando e le condizioni meteorologiche impedirono inoltre l'impiego dei sistemi ottici e acustici di collegamento, ostacolando l'esercizio del comando e il tempestivo impiego dell'artiglieria.

La storiografia successiva ha tuttavia evidenziato anche specifiche responsabilità attribuibili a Badoglio. Particolarmente discussa è la scelta di lasciare debolmente presidiato il settore della riva destra dell'Isonzo, tra la testa di ponte austro-ungarica di Tolmino e Caporetto, nonostante le informazioni disponibili indicassero proprio quella direttrice come la più probabile per un'offensiva nemica. La maggior parte della 19ª Divisione e della Brigata Napoli era infatti schierata sulle alture retrostanti, mentre il fondovalle risultava difeso soltanto da reparti limitati.Cartine della relazione ufficiale dello stato maggiore, vol. IV, tomo III. Favoriti dalla nebbia e dalla pioggia, i reparti tedeschi attraversarono rapidamente il fondovalle e raggiunsero Caporetto, sorprendendo alle spalle le forze del IV Corpo d'armata.Francesco Nicolini, Forte Verena. 24 maggio 1915 ore 4 - Trilogia della Grande Guerra, Edizioni Il Fiorino, p. 330.

La Commissione d'inchiesta su Caporetto, istituita nel 1918, attribuì le principali responsabilità della disfatta al comando supremo di Luigi Cadorna e ai comandanti d'armata, pur riconoscendo errori anche ad altri comandanti di corpo d'armata. Badoglio fu l'unico tra questi a non essere formalmente censurato nelle conclusioni ufficiali della commissione, circostanza che ha alimentato un ampio dibattito storiografico..

Conseguenze della disfatta e vittoria finale La gravissima sconfitta di Caporetto determinò profonde conseguenze politiche e militari. Il 25 ottobre 1917 la Camera dei deputati negò la fiducia al governo presieduto da Paolo Boselli, che rassegnò le dimissioni. Il successivo 30 ottobre si insediò il governo guidato da Vittorio Emanuele Orlando, il quale aveva già manifestato al sovrano la necessità di sostituire Luigi Cadorna al comando supremo dell'esercito. La richiesta fu ribadita il 5 novembre anche dai governi francese e britannico, nonché dai comandanti alleati Ferdinand Foch e William Robertson, che subordinarono l'invio di consistenti rinforzi alla nomina di un nuovo capo di stato maggiore.

Con Regio decreto del 9 novembre 1917 il comando supremo passò al generale Armando Diaz, fino ad allora comandante del XXIII Corpo d'armata. Al nuovo capo di stato maggiore furono affiancati, con funzioni di vice, i generali Gaetano Giardino e Pietro Badoglio; dal 7 febbraio 1918 Badoglio rimase unico sottocapo di stato maggiore dell'Esercito.

Il 12 gennaio 1918 venne istituita, con il Regio decreto n. 35, la Commissione d'inchiesta su Caporetto, incaricata di accertare le responsabilità della disfatta. I lavori si conclusero il 13 agosto 1919, quando Badoglio era ormai destinato a succedere a Diaz come capo di stato maggiore dell'Esercito italiano. La relazione finale attribuì le principali responsabilità a Luigi Cadorna, estendendole anche ai generali Luigi Capello, Alberto Cavaciocchi e Luigi Bongiovanni, pur riconoscendo il concorso di circostanze sfavorevoli. Badoglio non venne invece formalmente censurato.Relazione della Commissione di Inchiesta su Caporetto, R.D. 12 gennaio 1918, n. 35, Stabilimento Poligrafico per l'Amministrazione della Guerra, Roma, 1919. La mancata attribuzione di responsabilità al generale alimentò tuttavia un ampio dibattito storiografico, anche in relazione alla presunta scomparsa di tredici pagine della relazione dedicate al suo operato..

Il giudizio sull'attività svolta da Badoglio presso il Comando Supremo durante l'ultimo anno di guerra è generalmente più favorevole rispetto a quello relativo agli avvenimenti di Caporetto. Secondo Carlo Sforza, egli rappresentò il complemento operativo del generale Armando Diaz, contribuendo alla riorganizzazione dell'esercito dopo la ritirata.. Tra gli interventi a lui attribuiti figurano una diversa organizzazione dell'afflusso delle nuove classi di leva, un potenziamento del servizio informazioni e il sostegno alla manovra offensiva che avrebbe portato alla vittoria nella battaglia di Vittorio Veneto..

Il 3 luglio 1919 gli fu conferita la medaglia d'argento al valor militare per l'attività svolta durante il ripiegamento sul Tagliamento in seguito alla ritirata di Caporetto. Alla conclusione del conflitto fece parte della delegazione italiana che, a Padova, negoziò con gli austro-ungarici l'armistizio di Villa Giusti, firmato il 3 novembre 1918 ed entrato in vigore il giorno successivo. Il 6 novembre 1918 fu inoltre insignito della dignità di cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia.

Primo dopoguerra e avvento del fascismo