Il CARA di Isola di Capo Rizzuto, noto anche come CARA Sant'Anna o centro di accoglienza Sant'Anna, è un complesso governativo per l'accoglienza dei richiedenti asilo situato in località Sant'Anna, nel comune di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. Aperto nel giugno 1999, nel corso della sua storia ha ospitato, anche contemporaneamente, strutture con differenti funzioni di accoglienza, identificazione e trattenimento amministrativo. Nella documentazione della Prefettura di Crotone del 2026 la struttura destinata all'accoglienza è denominata Centro di prima accoglienza (CPA) per richiedenti asilo.
Il Sant'Anna è stato oggetto di studi sulle politiche di accoglienza e sul loro rapporto con il territorio calabrese; nel 2021 la sua istituzione è stata assunta come uno dei tre studi di caso di un'analisi dedicata alle politiche migratorie regionali e ai processi di confinamento dei richiedenti protezione internazionale. Il centro è stato inoltre utilizzato come base empirica per ricerche demografiche sui percorsi migratori e sulla mobilità internazionale.
Nel 2017 la gestione dei servizi e degli appalti collegati al centro fu interessata dall'operazione antimafia Jonny, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro; nel luglio 2026 la Corte di cassazione rese definitive diverse condanne relative alle ingerenze delle cosche Arena-Nicoscia nella gestione economica e negli appalti della struttura. Nello stesso anno la Corte europea dei diritti dell'uomo, nella causa H.D. c. Italia, accertò violazioni degli articoli 3, 5 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in relazione alla permanenza nel Sant'Anna di un minore straniero non accompagnato.
Storia
Origini e sviluppo Nel maggio 1999 l'ex base aerea militare di Isola di Capo Rizzuto fu individuata come possibile sede di un campo destinato ai profughi della guerra del Kosovo: il 6 maggio funzionari della Prefettura stavano ancora effettuando sopralluoghi nell'area, in attesa del nullaosta del Ministero della difesa; pochi giorni dopo venne annunciata la destinazione dell'ex base all'accoglienza di circa 3.000 profughi kosovari.
Il centro di prima accoglienza entrò in funzione nel giugno 1999Alcuni studi demografici successivi indicano invece il 1998 come anno d'inizio delle attività di accoglienza del Sant'Anna; cfr. e .; anche la successiva documentazione parlamentare ne colloca le origini nel 1999, quale centro di prima assistenza istituito ai sensi della cosiddetta «legge Puglia».
Ricavato negli spazi della precedente base dell'Aeronautica Militare, nelle vicinanze dell'aeroporto di Crotone, il Sant'Anna assunse nel tempo una configurazione polifunzionale, con la compresenza di strutture governative destinate all'accoglienza, all'identificazione e al trattenimento degli stranieri.
Dal 2003 la Prefettura di Crotone affidò mediante convenzione la gestione dei servizi di accoglienza a una pluralità di soggetti, tra i quali la Misericordia di Isola di Capo Rizzuto; separatamente, la struttura destinata al trattenimento amministrativo fu affidata alla Confederazione nazionale delle Misericordie d'Italia. Nel gennaio 2004 entrò quindi in funzione, all'interno dello stesso complesso, un centro di permanenza temporanea e assistenza (CPTA); nel 2006 il Sant'Anna risultava già articolato in sezioni destinate all'accoglienza (CDA), all'identificazione dei richiedenti asilo e alla permanenza temporanea (CPTA).
Il CPTA cessò di operare nel maggio 2007; nello stesso anno transitarono attraverso il centro di accoglienza 6.943 adulti e 289 bambini. Nell'ottobre 2008 il Sant'Anna veniva indicato come centro di prima accoglienza utilizzato anche per i richiedenti asilo: a fronte di una capienza di circa 1.200 posti erano presenti circa 2.000 persone e, per fronteggiare il sovraffollamento, erano state predisposte anche sistemazioni temporanee in tende.
Dal 2009 all'assetto attuale Il 23 febbraio 2009 divenne operativo all'interno del complesso un Centro di identificazione ed espulsione (CIE), affiancato alle strutture destinate all'accoglienza e ai richiedenti asilo. Dopo i danneggiamenti avvenuti nel 2010, il settore fu sottoposto a lavori di ristrutturazione e riaperto nel maggio 2012; nel gennaio dell'anno successivo, nell'intero complesso comprendente CIE, CARA e CDA, erano presenti 1.670 persone, delle quali 29 nel settore destinato al trattenimento.
Tra il 2013 e il 2014 i monitoraggi disposti dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione rilevarono criticità nell'erogazione di alcuni servizi e portarono all'applicazione di sanzioni contrattuali al gestore; i controlli successivi registrarono il superamento di parte delle carenze, pur richiedendo ulteriori interventi nella gestione della struttura.
Nel luglio 2015 il centro fu oggetto di un sopralluogo della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti, accompagnato da audizioni con rappresentanti delle istituzioni, dell'ente gestore e delle organizzazioni impegnate nell'assistenza ai migranti.
Il settore CIE fu definitivamente chiuso nel marzo 2016; nonostante la formale classificazione del Sant'Anna come «hub regionale», la struttura non svolse concretamente tale funzione e continuò a operare come centro provinciale per richiedenti asilo. Nella documentazione della Prefettura di Crotone del 2026 la struttura destinata all'accoglienza è classificata come Centro di prima accoglienza (CPA) per richiedenti asilo.
Struttura e accoglienza
Organizzazione e servizi Il complesso occupa l'area di una precedente installazione aeroportuale militare situata lungo la Strada statale 106 Jonica, di fronte all'aeroporto di Crotone. Un rapporto di Medici Senza Frontiere del 2006, basato sul lavoro di assistenza legale svolto nel corso del 2005 su un campione di circa 900 richiedenti asilo, registrava per il centro di identificazione del Sant'Anna una permanenza media di 58 giorni, con punte di tre mesi.
Nel 2016 l'area destinata all'accoglienza era articolata in diversi moduli residenziali, separati dal settore precedentemente adibito a CIE; nel maggio dello stesso anno il centro disponeva di 1.216 posti e ospitava 1.017 persone, mentre nel corso del 2015 vi erano transitate 5.236 persone, rispetto alle 4.202 dell'anno precedente. I servizi comprendevano assistenza psicologica, sociale, legale e sanitaria, mediazione linguistico-culturale, corsi di lingua italiana e attività ricreative; un servizio di navetta assicurava inoltre il collegamento con Crotone e Isola di Capo Rizzuto.
Rapporto con il territorio Il Sant'Anna è stato analizzato dalla letteratura sociologica non soltanto come struttura di accoglienza, ma anche in relazione agli effetti prodotti dalla concentrazione dei richiedenti asilo sul territorio circostante. Il caso è stato inquadrato nei processi di confinamento dei richiedenti protezione internazionale: all'aumento delle presenze registrato a partire dai primi anni Duemila si accompagnò infatti un progressivo rafforzamento dei dispositivi di sicurezza nell'area, mentre la concentrazione di un elevato numero di persone si inseriva in un territorio caratterizzato da fragilità e da una limitata dotazione di infrastrutture sociali. Nello stesso quadro si colloca il progressivo affidamento a organizzazioni del terzo settore di funzioni connesse all'accoglienza e all'accompagnamento dei richiedenti asilo.
Il Sant'Anna è stato inoltre utilizzato come base empirica per studi demografici sui percorsi migratori. Una ricerca pubblicata nel 2018 ha analizzato i dati relativi agli ingressi e alle uscite dal centro tra il 2008 e il 2014, evidenziando variazioni nei flussi in relazione alle crisi politiche e ai conflitti nei paesi di origine, nonché differenze nei tempi e nelle motivazioni dell'uscita dalla struttura; un successivo studio del 2021 ha utilizzato i registri amministrativi relativi al periodo 2008-2018, comprendenti 40.157 ingressi, per esaminare il rapporto tra diffusione di Internet e percorsi migratori internazionali.
Vicende giudiziarie
Operazione Jonny Il 15 maggio 2017 l'operazione antimafia Jonny, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, portò al fermo di 68 persone nell'ambito di un'indagine sulle attività della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto. Una parte dell'inchiesta riguardava la gestione dei servizi del centro Sant'Anna, all'epoca affidata alla Misericordia di Isola di Capo Rizzuto, e le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti e nei subappalti collegati alla struttura.
Il caso è stato successivamente esaminato anche nella letteratura sui rapporti tra sistemi emergenziali di accoglienza e interessi criminali: l'influenza della cosca avrebbe interessato alcuni subappalti, in particolare il servizio di ristorazione, inserendosi in una più ampia sovrapposizione tra interessi criminali, imprenditoriali e reti locali nella gestione di risorse pubbliche.
Esiti giudiziari Il procedimento penale si articolò in diversi filoni e gradi di giudizio; nel 2023 la Corte di cassazione annullò alcune delle precedenti condanne nei confronti di Leonardo Sacco ed Edoardo Scordio, disponendo nuovi giudizi per altri capi d'imputazione. Nel luglio 2026 divennero invece definitive, tra le altre, le condanne a otto anni di reclusione nei confronti di Sacco e Scordio; la Cassazione rese irrevocabili anche altre condanne relative alle ingerenze delle cosche Arena-Nicoscia nella gestione economica e negli appalti collegati al centro, disponendo annullamenti con rinvio per alcune ulteriori posizioni.
Parallelamente al procedimento penale si svolse il giudizio per responsabilità erariale: nell'aprile 2025 la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Calabria condannò in primo grado Sacco e Scordio al pagamento di quasi 35 milioni di euro in favore del Ministero dell'interno, per danno erariale connesso alla gestione dei fondi pubblici destinati al centro nel periodo 2006-2015.
Il caso H.D. c. Italia Il 9 aprile 2026 la Corte europea dei diritti dell'uomo, nella causa H.D. c. Italia (ricorso n. 41645/23), si pronunciò sulla permanenza nel centro Sant'Anna di un cittadino del Burkina Faso che aveva diciassette anni al momento del suo arrivo in Italia nel giugno 2023 e che rimase nella struttura, destinata prevalentemente a persone adulte, per oltre cinque mesi.
La Corte accertò la violazione dell'articolo 5, paragrafi 1, 2 e 4, della Convenzione, rilevando l'assenza di un'adeguata base legale per la privazione della libertà, la mancata informazione sulle ragioni del trattenimento e l'assenza di un controllo giurisdizionale sufficientemente rapido; furono inoltre riconosciute una violazione dell'articolo 3, in relazione alle condizioni di permanenza del minore, e una dell'articolo 13, in combinato disposto con l'articolo 3, per l'assenza di un rimedio effettivo.
Note
Bibliografia
Voci correlate Centri per l'immigrazione in Italia Centro di identificazione ed espulsione Centro di permanenza per i rimpatri Immigrazione in Italia Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati
Categoria:Immigrazione in Italia Categoria:Immigrazione illegale Categoria:Isola di Capo Rizzuto