Fiesole (in latino Faesulae, in etrusco Vi(p)sul secondo una ricostruzione discussa)La forma etrusca non è attestata direttamente: è restituita a partire da due soli cippi di confine e la sua interpretazione come nome della città è controversa. fu una città etrusca e poi romana dell'Etruria settentrionale, situata sui due rilievi che dominano la confluenza del Mugnone nell'Arno, sul luogo dell'odierna Fiesole. Fu il principale centro etrusco della valle dell'Arno a monte della confluenza con la Sieve, e l'unico dell'Etruria tirrenica a nord del fiume ad avere continuità di vita fino all'età moderna.Nella stessa area sorse, dalla seconda metà del VI secolo a.C., l'esteso abitato a impianto ortogonale di Gonfienti, abbandonato però alla fine del V secolo a.C.
La documentazione archeologica attesta una frequentazione continua del colle almeno dall'età del bronzo, mentre il momento e le modalità della formazione urbana sono oggetto di un dibattito ancora aperto, che colloca il costituirsi della città fra il tardo arcaismo e il IV secolo a.C. Al territorio fiesolano appartiene la produzione scultorea delle cosiddette «pietre fiesolane», stele e cippi funerari in pietra serena di età tardo arcaica. In età ellenistica la città, dotata di una cinta muraria di circa 2,5 km, controllava attraverso un sistema di insediamenti d'altura un territorio esteso dal medio Valdarno al Mugello e ai valichi appenninici.
Conquistata dalle truppe romane nel 90 a.C. durante la guerra sociale e interessata poco dopo da un insediamento di veterani sillani, Faesulae fu il centro di raccolta dell'esercito di Catilina nel 63 a.C. In età imperiale rimase un municipium di dimensioni superiori a quelle della vicina colonia di Florentia, dotato di teatro, terme e Capitolium, fino alla crisi del V secolo e alle distruzioni della guerra greco-gotica.
Toponimo Il nome latino della città è Faesulae; Silio Italico usa la forma Faesula,. mentre le fonti greche danno Φαίσολα in Polibio e Φαίσουλαι in Tolomeo..
Il nome etrusco della città non è attestato direttamente. Le due forme che sono state proposte, vipsl e visl, provengono da due soli cippi di confine dell'area urbana: il primo, rinvenuto nel 1905 in via Marchi, reca tular s'pural hil puratum vipsl vχ tatr; il secondo, proveniente da Campo Perino, ai piedi del tratto settentrionale della cinta, reca tular spural ainpuratum visl vχ tatr..I due cippi sono citati come TLE 675 e 676 da Pellegrini e come TLE 676 e 677 da Martinelli.
L'identificazione di vipsl con il nome della città risale a Pallottino, che tuttavia la registrava nel proprio indice nella forma vi(p)s(u)l seguita da punto interrogativo; nel Thesaurus Linguae Etruscae le due voci figurano come vipsl e visl, mentre Pfiffig adotta visul. Nel repertorio dei nomi di città allegato alla loro introduzione alla lingua etrusca, Giuliano e Larissa Bonfante assegnano a Faesulae la forma Vi(p)sul, anch'essa con lettere restituite fra parentesi; il repertorio dichiara però di dipendere da Pfiffig e dallo studio di Pallottino sui nomi etruschi di città, e non costituisce quindi una conferma indipendente.; . Colonna nel 1988 assunse la forma come poleonimo, collegando i due cippi al tracciato della grande cerchia urbana, e Maggiani nel 2007 ne confermò per autopsia la lezione vipsl contro visl, aderendo alla stessa interpretazione..L'osservazione di Maggiani è in nota 90.
Una diversa lettura interpreta invece la formula come indicazione dei confini dell'agro pubblico seguita dai nomi dei magistrati che presiedettero alla terminazione: già Mazzarino osservava a questo proposito che in Vps Vχ Tatr i nomi risultano troppo abbreviati.. Chellini nel 2023 ha ripreso questa linea, rileggendo i due testi come purv pum e proponendovi una magistratura pur(th) e il nome di V(el) Pum(pna) figlio di Vipe.
Due elementi tradizionalmente addotti a sostegno del poleonimo sono stati messi in discussione. L'obiezione fonetica, secondo la quale il passaggio da v- a f- è inammissibile e la F di Faesulae deve essere originaria, era stata formulata da Pauli nel Corpus Inscriptionum Etruscarum e risultava acquisita già nel 1952.. Quanto alle due iscrizioni su ciotola che parevano corroborare la forma, la prima è falsa ed è stata espunta dopo il Thesaurus Linguae Etruscae, mentre la seconda proviene da San Martino a Poggio presso Dicomano, dove i graffiti pubblicati da Cristofani nel 1975 recano gentilizi, velasna, petruni e vipina.; .
La condizione di Fiesole risulta così diversa da quella della maggior parte delle città etrusche, per le quali il nome indigeno è documentato da attestazioni multiple e talora da riscontri esterni, come nel caso di Cisra per Cerveteri, confermato dall'adattamento punico delle lamine di Pyrgi..
Fonti antiche Le fonti letterarie ricordano Fiesole quasi esclusivamente in contesti militari. Silio Italico la annovera fra i contingenti etruschi presenti alla battaglia di Canne e la qualifica come interprete del fulmine, con un verso che è all'origine della tradizione su una scuola fiesolana di interpretazione dei fulmini, ramo della disciplina etrusca.Punica, VIII, 476-477. Dalla citazione di Silio si dedusse in età rinascimentale che Fiesole fosse stata addirittura la sede degli auguri romani, amplificazione da tenere distinta dal dato della fonte antica. Livio ricorda il passaggio di Annibale nel territorio fiesolano nel 217 a.C. e, per il 205 a.C., l'assenza di Fiesole e di Cortona dall'elenco delle città che fornirono aiuti a Scipione.Rispettivamente Ab Urbe condita, XXII, 3, e XXVIII, 45, 13.
Per l'età repubblicana la città compare nel racconto della guerra sociale in Floro e, soprattutto, nella tradizione sulla congiura di Catilina: Sallustio colloca i Manliana castra presso Faesulae e Cicerone parla di ager Faesulanus.. Granio Liciniano menziona i castella veteranorum insediati a Fiesole da Silla e la loro distruzione nel 78 a.C.. Plinio e Tolomeo la registrano fra le città dell'Etruria: nel catalogo pliniano delle regiones Italiae Fiesole compare accanto a Florentia, ed è l'unico passo di un autore antico in cui le due città siano nominate nello stesso contesto..Naturalis historia, III, 52: Florentini praefluenti Arno adpositi, Faesulae. Plinio ricorda inoltre il fiesolano C. Crispinius Hilarus, che sotto Augusto si recò a sacrificare in Campidoglio accompagnato da sessantuno fra discendenti e congiunti..Naturalis historia, VII, 60. Per la tarda antichità Procopio descrive l'assedio bizantino del 539-540, ricordando la posizione naturalmente munita e la cinta muraria, e definisce Fiesole castello mentre Firenze è detta città..De bello Gothico, II, 23 e 24, 27.
Sul piano epigrafico la documentazione etrusca si riduce a poche iscrizioni, in prevalenza funerarie e confinarie, mentre le iscrizioni latine restituiscono la vita istituzionale e religiosa del municipio, con magistrature, sacerdozi e collegi.; .
Storia degli studi
L'interesse antiquario per le antichità fiesolane risale al XVIII secolo, con il canonico Angelo Maria Bandini, che era a capo della Laurenziana, e prosegue fra il 1786 e il 1826 con quattro opere dell'architetto Giuseppe del Rosso. Il primo scavo archeologico è del 1809 e riguardò il teatro romano; a condurlo fu il barone prussiano Friedrich von Scherlerstein, e pochi anni più tardi il monumento venne nuovamente ricoperto di terra per sottrarlo ai depredamenti..Il cognome del barone compare anche nella forma Schellersheim.
L'area dove sorgono teatro, terme e tempio ricadeva in un fondo agricolo denominato Buca delle Fate, appartenente al Capitolo della cattedrale, sul quale erano previste nuove costruzioni; a mutarne la destinazione furono una fase di stagnazione dell'edilizia e la pressione degli ambienti eruditi fiorentini che si riconoscevano nel marchese Carlo Strozzi e nell'Accademia La Colombaria, sicché nel 1873 il terreno fu acquistato dal Comune. Le indagini sistematiche furono avviate nel 1870 per iniziativa della Commissione governativa istituita per le antichità etrusche; nel 1877 fu istituita una Commissione archeologica comunale, presieduta da Francesco Zauli Naldi e diretta negli scavi da Demostene Macciò, che riportò integralmente alla luce il teatro nell'arco di un ventennio.. Agli stessi anni risale la distruzione di gran parte del deposito archeologico della zona di piazza Mino, spianata per creare l'attuale piazza Garibaldi: Gamurrini, che vi si recò nel 1879, vide macerie di muri che scomparivano e molte pietre tagliate in quadro sparse ovunque, mentre si asportava il declivo del colle per circa seicento metri quadrati con un taglio da uno a due metri..
Nel triennio 1910-1912 Edoardo Galli condusse lo scavo la necropoli di età longobarda impiantata sull'area del tempio e riordinò le collezioni comunali, trasferite nel 1914 nell'edificio neoclassico progettato da Ezio Cerpi.. La ripresa sistematica dell'esplorazione fu decisa nel 1952 dal soprintendente Giacomo Caputo, che promosse un rilievo topografico dell'intera città antica in scala 1:200 e la ricerca stratigrafica fino alla roccia;. negli anni immediatamente successivi Guglielmo Maetzke scavò il tempio.. Dagli anni ottanta le indagini si sono spostate nel tessuto urbano, con gli scavi diretti da Giuliano de Marinis in via Marini e via Portigiani nel 1986, nell'area di piazza Garibaldi e nella cripta di San Romolo fra il 1990 e il 1991..
Lo stato delle conoscenze prima e dopo quella stagione di scavi è misurabile confrontando le due voci dedicate a Fiesole nellEnciclopedia dell'arte antica: nel 1960 Maetzke poteva parlare con sicurezza di un centro organizzato soltanto dagli inizi del III secolo a.C., riferiva a quella data la cinta muraria e osservava che non esistevano elementi validi per fissare l'esistenza della città in epoca più antica; nel 1994 de Marinis registrava invece la continuità di vita nell'abitato dall'età del bronzo e i risultati degli scavi urbani degli anni ottanta.; . Alla revisione di quegli anni si deve anche l'abbandono di attribuzioni tradizionali: gli scavi del 1955 mostrarono infatti arbitraria ed errata l'assegnazione a età etrusca dei resti osservati agli inizi dell'Ottocento presso Sant'Alessandro..
Un carattere della documentazione fiesolana è la sproporzione fra la quantità dei materiali e la scarsità dei contesti: la sovrapposizione continua dell'abitato, l'esiguità dell'interro e la mancanza di indagini programmate hanno lasciato quasi ignote le necropoli arcaiche e classiche, e l'apparente rarità di alcune classi di materiali è stata ricondotta da più studiosi alle vicende della ricerca piuttosto che a un dato storico.; .
Topografia
La città antica occupava i due rilievi contrapposti che chiudono a settentrione la valle dell'Arno, oggi detti di San Francesco a occidente, corrispondente all'arce, e di Sant'Apollinare a oriente, e la sella compresa fra essi.. La superficie urbana è stimata intorno ai 29 ettari.. La posizione domina la confluenza del Mugnone nell'Arno e controlla insieme la via di fondovalle e l'accesso ai valichi appenninici verso il Mugello e l'Etruria padana..
Il substrato è costituito dall'arenaria macigno, che si presenta nelle due varietà della pietra forte, che regge bene all'esposizione all'aperto ed è perciò usata nelle strutture scoperte come le mura, e della pietra serena, di grana più fine ma soggetta a sfaldarsi all'aperto; la roccia era estratta sul posto a cielo aperto: i fronti di cava delimitano a sud e a est l'area dei monumenti pubblici, e la pietra fu impiegata per le mura, per gli edifici e per la produzione scultorea locale.; . I fronti di cava di Maiano e del Monte Ceceri rimasero in esercizio fino all'età contemporanea: una statistica comunale del 1871 registrava a Fiesole 386 scalpellini..
Storia Le origini e l'età del bronzo