Via Vergini è una strada di Napoli, nel quartiere di Stella, asse portante del Borgo dei Vergini. Collega la piazzetta dei Vergini, all'altezza della chiesa della Misericordia, a un largo poco distante sul quale si affacciano alcune delle emergenze monumentali più antiche del centro storico di Napoli.

Toponimia Fino a un'epoca imprecisata la strada era nota come via del Campo dei Carmignani, dal nome della famiglia Carmignano, che vi possedeva numerosi immobili e la cui presenza è documentata in tutto il borgo. Il nome attuale si affermò a partire dalla riorganizzazione della città in dodici quartieri, avvenuta nel 1780.

L'origine più remota del toponimo risale invece a un ipogeo di età romana, tra il II e il III secolo, le cui iscrizioni fanno riferimento alle tombe di appartenenti alla Fratria degli Eunostidi. Il nome della confraternita derivava da Eunosto, personaggio mitologico celebrato dalla poetessa beotica Mirtide e ricordato, secondo la tradizione riportata anche da Plutarco, per la sua temperanza; da qui il passaggio, nella memoria popolare, tra "Eunostidi" e "Vergini", con cui si indicava questa antica comunità maschile dedita alla castità.

Fino alla seconda metà del XVI secolo il borgo dei Vergini fu uno dei quattro punti della città in cui si riscuotevano le gabelle, segno che la strada costituiva già allora uno dei principali accessi a Napoli da nord-est.

Storia Il tracciato e la cartografia storica Via Vergini è stata più volte oggetto di studio nella storiografia urbanistica napoletana per la sua caratteristica conformazione "a doppie forbici". Il tracciato compare già, privo di nome, nella veduta di Lafréry del 1566, con cortine di fabbricati continue su entrambi i lati e, in posizione dominante e disallineata rispetto al filo stradale, il complesso di Santa Maria dei Vergini. Nella veduta di Alessandro Baratta del 1629 l'area risulta completamente urbanizzata anche negli spazi interni degli isolati, ed è visibile il torrione della residenza del reggente Lopez, da cui prende nome il vicino supportico Lopez. La stessa conformazione è ancora leggibile nella pianta di Stopendael del 1653 e, insieme al vico Tagliaferri, nella mappa del duca di Noja del 1775, che documenta sul versante nord-est una prevalenza di complessi religiosi e su quello opposto di residenze nobiliari.

Lavorarono lungo la strada, tra Sei e Settecento, architetti come Ferdinando Sanfelice, che scelse di abitare a pochi passi dai Vergini, nel vicino rione Sanità, e Luigi Vanvitelli. Con la costruzione del ponte della Sanità a opera dei francesi, a inizio Ottocento, il tortuoso percorso che da via Vergini conduceva a Capodimonte perse progressivamente importanza come principale via di transito verso la collina.

L'edificio più antico sorto lungo la strada è, secondo Celano, la chiesa di Santa Maria dei Vergini, la cui fondazione risale al 1326. Ritrovamenti di tombe terragne, ipotizzate di età greca e romana, sono stati segnalati lungo il medesimo asse che dal comparto Fuori Porta San Gennaro si addentra nella valle dei Vergini..

Dalla piazzetta d'inizio, dove sorge la chiesa della Misericordia ai Vergini, la strada si collega a nord con via dei Cristallini e via Arena alla Sanità, che conducono rispettivamente verso la valle della Sanità e verso Capodimonte, e a sud con via Crocelle a Porta San Gennaro e via di Fuori Porta San Gennaro. La chiesa della Misericordia, in parte distrutta dai bombardamenti del 1943, fu restaurata solo nel 1967, con la ricostruzione del soffitto e della cupola secondo il modello preesistente.

La lava dei Vergini Per la sua conformazione, via Vergini ha funzionato a lungo anche da collettore naturale delle acque piovane e alluvionali, la cosiddetta "lava dei Vergini". Nella strada confluivano le acque provenienti da Materdei, attraverso l'imbocco di via Arena alla Sanità, da Capodimonte, attraverso l'omonima discesa e via dei Cristallini, e dalla Montagnola, cioè dall'attuale piazza dei Miracoli, attraverso lo sbocco del supportico Lopez. Di qui le acque defluivano verso la depressione del Largo delle Pigne, l'attuale piazza Cavour, per poi raggiungere, favorite dalla pendenza di via Foria, il grande collettore dell'Arenaccia e ingrossare il corso, in parte leggendario, del fiume Sebeto.

Il fenomeno cessò come evento naturale a partire dal 1871, quando gli architetti Schisani e Sinisclachi realizzarono un collettore scavato sotto la collina dei Miradois, che faceva emergere le acque a fianco del Real Albergo dei Poveri, in piazza Carlo III. La crescita della città rese però presto insufficiente l'opera, e le esondazioni proseguirono, finché l'ingegnere Martone, allora a capo del servizio fognature del Comune di Napoli, non individuò la causa in una biforcazione ostruita nei pressi di piazza Cavour, che deviava parte delle acque verso via Roma bloccandone il deflusso. Fatta sbloccare la galleria e costruito un nuovo collettore alle Fontanelle, in circa tre mesi Martone risolse definitivamente il problema.

Le cavità sotterranee Al di sotto della strada si sviluppa una rete di cavità terragne, mai del tutto catalogata. Una prima esplorazione con metodo scientifico risale al 1965: la relazione presentata al Comune di Napoli censì diverse cavità, tra cui una, priva di ulteriore denominazione, con accesso al civico 19 di via Vergini fino al 1980, e un'altra raggiungibile da più punti, tra cui piazza Mario Pagano e via Antonio Villari. I sondaggi rilevarono, sotto piazza Cavour, una stratificazione che dal materiale di riporto superficiale passa a pozzolana, pomice e infine al tufo grigio e al classico tufo giallo napoletano, alla base della più antica edilizia cittadina.

Monumenti e luoghi d'interesse Sul lato sinistro della strada sorge il Palazzo dello Spagnolo, noto per il monumentale scalone a doppia rampa "ad ali di falco" che si sviluppa nel cortile interno.

All'estremità della strada, la chiesa di Santa Maria dei Vergini, di origini trecentesche, presenta una facciata sobria rispetto alla ricchezza decorativa degli altri edifici del borgo.

Via Vergini conserva ancora oggi l'antica conformazione a doppie forbici e ospita un mercato all'aperto di lunga tradizione, la cui funzione commerciale, un tempo affidata a uno spazio appositamente dedicato, si è ormai talmente radicata nella strada da non poterne più essere separata.

Note

Bibliografia

Voci correlate Via Sanità Strade di Napoli

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