Piritoo è una tragedia perduta composta da Euripide (o forse da Crizia) nel V secolo a.C.. Trama La trama vedeva Piritoo discese nell'Oltretomba accompagnato da Teseo per chiedere in sposa Persefone. Fu punito terribilmente per la sua presunzione, venendo incatenato a una roccia sorvegliata da serpenti. Teseo non volle abbandonare il compagno e scelse di rimanere nell'Oltretomba. In seguito Eracle, inviato da Euristeo a catturare Cerbero, portò a termine la sua fatica e liberò sia Piritoo sia Teseo (in questo c'era una grande innovazione: il racconto tradizionale si concludeva con la liberazione del solo Teseo).
Un ampio frammento papiraceoP. Oxy., vol. XVII (1927), n. 2078., riporta due brani abbastanza indicativi: nel primo, Piritoo (forse nel prologo) descrive la colpa e le sofferenze di suo padre Issione, mentre nel secondo Eaco nota l'avvicinarsi di Eracle, lo sfida e riceve la sua risposta. Nel terzo frammento, Teseo implora Eracle di liberarlo:
La questione dell'attribuzione (Euripide o Crizia?) La grande autorità di Wilamowitz (il quale tuttavia non trattò il problema in modo completo o dettagliato)Analecta Euripidea, Berlin, Bornatraeger, 1875, p. 138. ha spinto molti studiosi a seguirlo nel negare che Euripide abbia scritto questa tragedia. Il grande filologo tedesco, nel suo commento ai versi 464 e seguenti de Le rane, evidenzia che lo Scoliaste facesse riferimento per ben cinque volte al Teseo di Euripide, la tragedia che si dice venga parodiata nella commedia. Wilamowitz fu il più acceso oppositore della validità di questo collegamento. Nella sua confutazione iniziale, pubblicata negli Analecta Euripidea nel 1875, sostenne che lo Scoliaste avesse individuato solo una somiglianza verbale tra i due testi, nonostante le significative differenze di tema e cronologia. Secondo Wilamowitz, il vero oggetto di parodia ne Le rane era, invece, un'altra tragedia, appunto il Piritoo.
Va detto, però, che Ateneo496 b. cita la tragedia dicendo «colui che ha scritto il Piritoo, sia esso Crizia il tiranno o Euripide», unitamente all'affermazione contenuta in una Vita di Euripide secondo cui Tennes, Radamanto e Piritoo sarebbero state opere spurie. KuiperDe Pirithoo fabula Euripidea, in "Mnemosyne", 35 (1907), pp. 354–85. confuta adeguatamente l'attribuzione ad Euripide, sostenendo: che la cosmogonia sottesa al fr. 593 Nauck sia impossibile per Euripide; che il fr. 598 del Piritoo sia incoerente con le idee di Euripide sulla natura umana; che vi sia qualcosa di non-euripideo nella lingua. Egli dimostra inoltre che non vi è alcun motivo di credere che la dubbia attribuzione a Crizia in Ateneo si basi su una fonte attendibile o antica: d'altra parte, il Piritoo è incluso tra le tragedie di Euripide nell'iscrizione del Pireo — un elemento di grandissimo peso — ed è attribuito a Euripide da Plutarco, Clemente, scolii, antologisti, lessicografi e altri.
La relativa scarsità di risoluzioni nei trimetri giambici potrebbe solo indicare che il Piritoo non appartiene all'ultima produzione di Euripide.
Si sostiene inoltre che la scena dell'azione dovesse essere ambientata in parte nell'Oltretomba e in parte sulla terra: gli eventi principali sono certamente avvenuti nell'Oltretomba, ma il Coro, che canta a Zeus e invoca l'Etere, avrebbe dovuto trovarsi fuori dall'Oltretomba, alla luce del sole. Ciò è molto lontano dall'essere certo: è assai più ragionevole supporre che il Coro fosse una schiera di anime di Iniziati nell'Oltretomba, come il Coro degli Iniziati nelle Rane di Aristofane. Non vi è alcuna necessità di un cambio di scena. E anche se vi fosse stato un cambio di scena, e l'Oltretomba come ambientazione fosse di per sé considerato strano e senza precedenti, non si vede perché l'attribuzione a Crizia alla fine della vita di Euripide debba essere una soluzione migliore dell'attribuzione allo stesso Euripide qualche anno prima.
In conclusione, le testimonianze dirette sopra citate creano un senso di incertezza che nulla può dissipare; ma la critica moderna non è riuscita ad aggiungere molta forza ad esse, se mai ne ha aggiunta. Nel complesso, il bilancio delle prove pende a favore della paternità euripidea, sebbene conosciamo ancora troppo poco dell'opera per giungere a una conclusione definitiva.
Note
Bibliografia A. Carlini, Un nuovo frammento di tragedia greca, in "Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Lettere, Storia e Filosofia", Serie II, Vol. 37, No. 1/2 (1968), pp. 163-171. Tragicorum Graecorum Fragmenta, Volume 5 Euripides, ed. R. Kannicht, Gottinge 2004. Voci correlate Teatro greco Tragedia greca Euripide