Frammenti dell’«Athenaeum» (in tedesco Athenäums-Fragmente) è la denominazione con cui è comunemente nota una raccolta di 451 testi brevi, pubblicata con il semplice titolo Fragmente nel giugno 1798, nel secondo fascicolo del primo volume della rivista «Athenaeum».

La maggior parte dei frammenti è opera di Friedrich Schlegel, ma la raccolta comprende anche contributi di August Wilhelm Schlegel, Friedrich Schleiermacher e Novalis. La raccolta è considerata uno dei testi programmatici del primo romanticismo tedesco e riunisce riflessioni sulla letteratura, la filosofia, la critica, l’estetica, la religione, la politica e la vita sociale.

Genesi e pubblicazione

L’interesse di Friedrich Schlegel per la forma breve si era già manifestato nei Kritische Fragmente, pubblicati nel 1797 sulla rivista «Lyceum». Un impulso importante è derivato dalla lettura delle Pensées, maximes et anecdotes di Nicolas Chamfort, che ha indotto Schlegel a parlare di una «forma chamfortiana».

Durante la preparazione dell’«Athenaeum», Schlegel ha distinto esplicitamente i nuovi frammenti da quelli apparsi nel «Lyceum». Nella corrispondenza con il fratello August Wilhelm ha indicato come obiettivi la concentrazione del maggior numero possibile di pensieri nel minimo spazio e la rappresentazione dell’universalità attraverso una molteplicità di testi. Ha inoltre insistito perché i frammenti restassero riuniti, attribuendo alla loro disposizione complessiva un significato ulteriore rispetto a quello dei singoli testi.

La raccolta è apparsa nel giugno 1798 nel secondo fascicolo del primo volume della rivista, pubblicata a Berlino e diretta dai fratelli Schlegel. I testi erano preceduti dal solo titolo Fragmente; la denominazione Athenäums-Fragmente, adottata successivamente dalla critica e dalle edizioni moderne, li distingue dai precedenti frammenti del «Lyceum» e dalle Ideen, pubblicate nella stessa rivista nel 1800.

Composizione e autorialità

I 451 frammenti sono stati pubblicati senza indicare l’autore di ciascun testo. Le attribuzioni stabilite dalle edizioni critiche ne assegnano 320 a Friedrich Schlegel e i restanti ad August Wilhelm Schlegel, Schleiermacher e Novalis; alcuni presentano una composizione mista. L’edizione inglese curata da Peter Firchow segue le attribuzioni del secondo volume della Kritische Friedrich-Schlegel-Ausgabe, curato da Hans Eichner nel 1967.

La pluralità degli autori corrispondeva all’ideale della Symphilosophie, una pratica del pensiero fondata sul dialogo e sulla collaborazione. Friedrich Schlegel ha tuttavia svolto un ruolo centrale nella selezione e nell’organizzazione della raccolta. Nelle lettere preparatorie ha proposto di ricavare frammenti anche dalla propria corrispondenza e da quella di August Wilhelm, Caroline Schlegel e Novalis, attraverso un procedimento di estrazione, riscrittura e montaggio.

Anche Caroline Schlegel e Dorothea Veit hanno partecipato al laboratorio intellettuale del gruppo, ma le attribuzioni filologiche comunemente adottate non assegnano loro singoli testi della raccolta. Secondo May Mergenthaler, Friedrich Schlegel le ha incoraggiate a scrivere, ponendo tuttavia limiti alla forma e al tipo di contributo che era disposto ad accogliere; alcune annotazioni di Dorothea possono essere lette come risposte esterne ai frammenti pubblicati e come prosecuzione del dialogo avviato dalla rivista.

Struttura e contenuti

La raccolta è formata da 451 testi numerati consecutivamente, senza suddivisioni esplicite per autore o per argomento. La loro estensione varia dalla sentenza di una sola riga a riflessioni più articolate, nelle quali si sovrappongono aforisma, critica letteraria, paradosso, definizione filosofica e commento polemico. Il titolo generico Fragmente non forniva al lettore indicazioni tematiche né un criterio evidente con cui interpretare la successione.

Gli argomenti comprendono la natura della filosofia e della critica, la teoria dei generi letterari, il rapporto fra poesia e prosa, il romanzo, l’ironia, la religione, la morale, l’educazione, le differenze fra i sessi, la Rivoluzione francese e le forme della vita sociale. Alcuni testi commentano direttamente opere e autori contemporanei, mentre altri formulano principi generali della poetica romantica.

Pur non seguendo un ordinamento tematico esplicito, i frammenti acquistano ulteriori significati attraverso i rapporti reciproci e il dialogo con gli altri testi della rivista.

La poetica del frammento

La raccolta non presenta il frammento come il semplice residuo di un’opera incompiuta, ma come una forma deliberata e autonoma. Nel frammento 206 esso è paragonato a una piccola opera d’arte che deve essere isolata dal mondo circostante e compiuta in se stessa come un riccio. Il termine tedesco utilizzato da Schlegel, Igel, indica propriamente il riccio; alcune traduzioni inglesi hanno adottato invece porcupine, «istrice».

L’autonomia del singolo frammento non esclude il rapporto con gli altri testi. Secondo Anthony Phelan, la forma frammentaria è anche riflessiva: non si limita a esporre giudizi sulla letteratura, la filosofia o la società, ma interroga il proprio statuto e il rapporto fra forma e contenuto. Il frammento diviene così nello stesso tempo oggetto e strumento della riflessione.

Frammento, sistema e totalità

La poetica del frammento non comporta il rifiuto di ogni costruzione sistematica. Nel frammento 53 Schlegel afferma che è ugualmente fatale per lo spirito possedere un sistema e non possederne alcuno, e che occorre pertanto combinare le due condizioni. Il sistema chiuso irrigidisce il pensiero, mentre la pura dispersione impedisce ai singoli elementi di acquistare significato reciproco.

Nel frammento 242 i sistemi sono definiti individui e gli individui sistemi «in embrione e in tendenza»: ogni unità contiene quindi la possibilità di ulteriori relazioni e configurazioni. Nel frammento 77 il dialogo è descritto come una catena o una ghirlanda di frammenti, lo scambio epistolare come un dialogo su scala più ampia e le memorie come un sistema di frammenti.

Nelle lettere preparatorie Schlegel ha indicato come obiettivo della raccolta una «rappresentazione dell’universalità». Secondo Phelan, questa universalità non risiede interamente nel singolo testo né coincide con la somma aritmetica dei 451 frammenti, ma viene prodotta dalle relazioni fra unità autonome.

Poesia universale progressiva, ironia e dialogo

Il frammento 116, spesso considerato il manifesto poetico del primo romanticismo, definisce la poesia romantica come «progressiva» e «universale». Il suo compito è riunire ambiti tradizionalmente separati: poesia e prosa, ispirazione e critica, arte e natura, filosofia e retorica. A differenza delle forme poetiche ormai concluse e interamente analizzabili, la poesia romantica si trova sempre in divenire e non può essere esaurita da una teoria.

Un ruolo centrale è svolto dall’ironia romantica, intesa non soltanto come affermazione del contrario, ma come oscillazione fra creazione e distruzione della forma, affermazione e superamento, serietà e gioco. Phelan l’ha interpretata come una struttura riflessiva che investe l’intera opera. Jeffrey Reid ha messo questa concezione in relazione con il linguaggio scientifico della fine del XVIII secolo: l’ironia comprime e pone a contatto elementi contrari, mentre il Witz, l’arguzia o ingegno, scaturisce dal loro incontro come una scarica elettrica.

Il confronto produttivo fra elementi differenti si estende anche alla dimensione collettiva dell’«Athenaeum». La Symphilosophie non richiede l’accordo preventivo fra i partecipanti, ma il confronto produttivo fra individualità differenti. Attraverso la pluralità delle voci, delle forme e degli argomenti, la raccolta cerca così di mettere in pratica la teoria della poesia romantica che enuncia.

Ricezione e interpretazioni

La ricezione dei Frammenti dell’«Athenaeum» è stata a lungo legata alla più generale valutazione del primo romanticismo e dell’ironia schlegeliana. La critica di Georg Wilhelm Friedrich Hegel ha contribuito a presentare il pensiero di Schlegel come una derivazione incoerente dell’idealismo di Fichte, dominata dall’arbitrio soggettivo e incapace di raggiungere una forma sistematica. A partire dal XX secolo, questa interpretazione è stata progressivamente rimessa in discussione.

Nel 1919 Walter Benjamin ha dedicato al primo romanticismo la dissertazione Il concetto di critica d’arte nel romanticismo tedesco. Benjamin ha interpretato la riflessione romantica come un processo potenzialmente infinito attraverso il quale l’opera prende coscienza della propria forma e viene proseguita dalla critica. Il frammento può quindi essere letto non come il segno di un fallimento sistematico, ma come una forma capace di tenere insieme individualità e aspirazione alla totalità.

Nel saggio L’Athenaeum, pubblicato nel 1964 e successivamente incluso nella Conversazione infinita, Maurice Blanchot ha riconosciuto al gruppo romantico il merito di avere inaugurato una concezione dell’opera come riflessione inesauribile su se stessa. Ha tuttavia giudicato irrisolta la teoria schlegeliana del frammento: la similitudine del riccio ricondurrebbe il testo breve alla chiusura dell’aforisma, compiuto e concentrato nella propria unità, anziché aprirlo a relazioni sottratte a ogni totalizzazione.

Roger Ayrault ha ridimensionato il valore definitorio del frammento 206, osservando che la stessa formula potrebbe essere applicata alla massima o alla sentenza. Philippe Lacoue-Labarthe e Jean-Luc Nancy hanno invece attribuito al frammento 206 un significato teorico decisivo: il riccio rappresenterebbe l’individualità organica del frammento, autonomo come una piccola opera e al tempo stesso partecipe della produzione di una totalità più ampia. Nello stesso studio i due autori hanno definito il frammento il «genere romantico per eccellenza», nel quale opera e incompiutezza, scrittura individuale e collettiva, sistema e dispersione entrano in una relazione irrisolta.

Edizioni italiane

Una traduzione italiana dei frammenti del «Lyceum» e dell’«Athenaeum», insieme alle successive Ideen, è contenuta nel volume Frammenti critici e poetici, curato da Michele Cometa e pubblicato da Einaudi nel 1998.

Nel 2009 Bompiani ha pubblicato l’edizione italiana completa dei fascicoli della rivista, curata da Giorgio Cusatelli, con traduzioni, note e apparato critico di Elena Agazzi e Donatella Mazza. Il volume comprende i Fragmente del 1798 nel contesto degli altri contributi dell’«Athenaeum».

Note

Voci correlate

Athenaeum (rivista tedesca) Friedrich Schlegel Romanticismo tedesco

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