Il saggio moderno (The Modern Essay) è un saggio della scrittrice britannica Virginia Woolf sulla natura, lo stile e l'evoluzione della forma saggistica. Pubblicato nel 1922 con il titolo Modern Essays, fu rielaborato e incluso nel 1925 nella prima serie di Il lettore comune.
Muovendo da un'antologia di saggi inglesi composti fra il 1870 e il 1920, Woolf formula una poetica del genere fondata sul piacere del lettore, sulla fusione di pensiero e stile e sul ruolo della personalità dell'autore. Il testo esamina inoltre gli effetti esercitati sul saggio dall'ampliamento del pubblico e dallo sviluppo della stampa periodica.
Genesi e pubblicazione Il testo nacque come recensione dei cinque volumi di Modern English Essays, 1870–1920, curati da Ernest Rhys e pubblicati da J. M. Dent. Con il titolo Modern Essays, la recensione apparve sul Times Literary Supplement il 30 novembre 1922.
Woolf ne preparò successivamente una versione riveduta, intitolata The Modern Essay, che inserì nella prima serie di The Common Reader, pubblicata dalla Hogarth Press nel 1925. Mantenendo l'antologia di Rhys come punto di partenza, la nuova versione impiega il confronto fra autori e forme differenti per delineare una breve storia del saggio inglese moderno e formulare una poetica del genere.
Contenuto e concezione del saggio Pur riconoscendo la difficoltà di definire un genere estremamente vario, Woolf cerca di individuare alcuni principi capaci di ordinarne la molteplicità. Non esamina sistematicamente l'antologia di Rhys, ma seleziona diciassette dei settantadue saggisti compresi nei cinque volumi e ricava dal loro confronto una concezione del saggio fondata sulla pratica dei singoli autori.
Il primo principio è il piacere del lettore. Secondo Woolf, il saggio deve esercitare fin dalle prime parole una forma di incantamento che non sospenda, ma intensifichi l'esperienza. Fatti, erudizione e idee devono essere interamente fusi nella scrittura, poiché, quando rimangono visibili come materiali separati, compromettono l'unità dell'opera. Woolf indica nel saggio di Walter Pater su Leonardo da Vinci un esempio della capacità di trasformare il sapere in una visione complessiva.
Un secondo nucleo riguarda la personalità dell'autore. Woolf attribuisce a Max Beerbohm il merito di aver reintrodotto nel saggio una voce individuale dopo la stagione dei grandi moralisti vittoriani. La personalità è tuttavia lo strumento più appropriato e insieme più rischioso del saggista: non deve tradursi nella semplice esposizione autobiografica, ma permeare il testo trasformandosi in tono e stile. Il saggista deve quindi essere presente nella propria opera senza limitarsi a rappresentare direttamente se stesso.
Accanto al piacere, Daugherty individua il secondo principio generale nella qualità della scrittura. Woolf non la definisce mediante regole rigide, ma attraverso caratteristiche quali precisione, verità e immaginazione. La prosa deve inoltre radicarsi nel particolare ed essere sostenuta da una tenace adesione a un'idea. Lo stile personale non coincide pertanto con l'imitazione dei modelli del passato, ma con la ricerca di una forma adeguata alla voce e all'argomento dell'autore.
Il saggio contemporaneo Nella parte conclusiva Woolf collega l'evoluzione del saggio alle trasformazioni del pubblico e della stampa periodica. Il saggista vittoriano si rivolgeva a una cerchia relativamente ristretta di lettori e poteva sviluppare testi destinati a essere successivamente raccolti in volume; l'espansione dei giornali e delle riviste impose invece forme più brevi, una produzione frequente e un linguaggio rivolto a un pubblico ampio ed eterogeneo.
Hilaire Belloc incarna per Woolf sia l'abilità richiesta dal nuovo sistema editoriale sia i suoi rischi. La produzione seriale può irrigidire la voce personale in una maniera, mentre la necessità di rivolgersi continuamente a un vasto pubblico può attenuarne l'individualità. Il «dilemma contemporaneo» consiste dunque nel conciliare l'occasionalità del giornalismo con una forma capace di durare: la competenza tecnica e il buon gusto non sono sufficienti se non vengono sostenuti da un'autentica convinzione e da un'effettiva unità fra pensiero e linguaggio.
Interpretazioni critiche Secondo Daugherty, Il saggio moderno non si limita a proporre una teoria del genere, ma ne mette in pratica il carattere aperto. Woolf procede attraverso domande, paradossi, esitazioni e cautele, impiegando un linguaggio condizionale che riduce l'assertività delle proprie formulazioni. Anche alcune modifiche introdotte nella versione del 1925 rendono il tono meno categorico rispetto al testo apparso sul Times Literary Supplement. La definizione del saggio rimane così provvisoria, elastica e suscettibile di essere modificata dalla lettura di nuovi testi.
Note
Bibliografia
Categoria:Opere di Virginia Woolf Categoria:Saggi di critica letteraria Categoria:Saggi in inglese Categoria:Saggi del 1922