Il gioiello di ricerca (talvolta accostato al gioiello d'artista o inserito nella più ampia categoria del gioiello contemporaneo) è un movimento artistico e progettuale affermatosi tra gli anni cinquanta e sessanta del XX secolo. Questa tendenza è orientata al superamento del concetto tradizionale di ornamento corporeo a favore di una concezione del gioiello come forma d'arte autonomaLia Lenti, Maria Cristina Bergesio, Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo, Torino, Allemandi, 2005, p. 126.. Essa include l'impiego di materiali e tecniche non convenzionali, come nel caso del gioiello di carta.
Inquadramento terminologico Nella storiografia dell'arte e dell'oreficeria si distinguono generalmente tre accezioni del gioiello d'avanguardia: Gioiello di ricerca (o d'autore): opere prodotte da "artisti-orafi", figure dotate di solida padronanza tecnica che assumono l'oreficeria come principale campo di sperimentazione concettuale, formale e materica (dando vita anche a tipologie specifiche come il gioiello di carta). Gioiello d'artista: produzioni occasionali o realizzate in serie limitata da pittori, scultori o architetti — tra cui Lucio Fontana, Arnaldo Pomodoro e Alexander Calder — spesso eseguite materialmente da laboratori orafi specializzati. Gioiello contemporaneo: categoria generale comprendente l'insieme di queste esperienze, contrapposta alla gioielleria di tipo commerciale o industriale.
Storia e caratteristiche Nel secondo dopoguerra il gioiello smette di essere considerato unicamente in funzione del valore intrinseco dei materiali preziosi impiegati, per trasformarsi in un oggetto di ricerca formale, materica e tecnica. Questo mutamento affonda le proprie radici teoriche nella rivoluzione artistica avviata da René Lalique all'inizio del Novecento.
Diffusione internazionale In Europa si sono affermati diversi centri di promozione ed eccellenza, sostenuti dall'attività di accademie, scuole e gallerie private, in città quali Hanau, Monaco di Baviera, Pforzheim, Londra, Birmingham e Amsterdam. In quest'ultimo contesto ha svolto un ruolo di primo piano Gijs Bakker, figura di riferimento internazionale per la sperimentazione materica e concettuale nel gioiello contemporaneo.
Un passaggio fondamentale per l'affermazione internazionale del gioiello come forma d'arte autonoma fu la mostra International Exhibition of Modern Jewellery (1890-1961), tenutasi alla Goldsmiths' Hall di Londra dal 26 ottobre al 2 dicembre 1961, organizzata dalla Worshipful Company of Goldsmiths in collaborazione con il Victoria and Albert Museum. L'idea della mostra nacque da Carol Hogben e Shirley Bury, conservatori del Victoria and Albert Museum, che invitarono artisti contemporanei a realizzare opere in cera poi trasformate in gioielli da orafi britannici, affiancandole a pezzi storici di grandi maestri come Fabergé. L'esposizione, che mise a confronto pezzi antichi e d'avanguardia provenienti da laboratori orafi indipendenti di 33 paesi, richiamò oltre visitatori e contribuì in modo decisivo alla legittimazione del gioiello contemporaneo come forma d'arte autonoma.
Nello stesso anno venne inaugurata la nuova sede dello Schmuckmuseum Pforzheim, in Germania, istituzione che assunse un ruolo guida nella conservazione e promozione delle nuove tendenze artistiche, avviando una politica di acquisizione mirata di opere contemporanee.
In Italia In Italia la cultura del gioiello di ricerca ha faticato più a lungo ad affermarsi rispetto ad altre realtà europee, pur sviluppando importanti centri di eccellenza. A partire dagli anni sessanta, l'Istituto d'Arte "Pietro Selvatico", con la cosiddetta Scuola di Padova, si affermò come il principale centro italiano del settore, formando tre generazioni di artisti-orafi impegnati nella sperimentazione. Nello stesso periodo si registrò un intenso fervore creativo nelle Marche grazie all'attività didattica di Edgardo Mannucci, cui si affiancarono le esperienze di singole personalità come Alberto Giorgi, Giorgio Facchini e Claudio Mariani.
Nel panorama contemporaneo italiano la ricerca si è sviluppata su due direttrici principali: da un lato la trasformazione formale dell'oro e dell'argento, volta a esaltarne le qualità espressive; dall'altro l'introduzione di materiali inediti e non convenzionali.
Note
Bibliografia Karl Schollmayer, Neuer Schmuck: Ornamentum Humanum, Tübingen, Wasmuth, 1974. ISBN 978-3-8030-5027-4 Peter Dormer, Ralph Turner, The New Jewelry: Trends + Traditions, London, Thames & Hudson, 1985. ISBN 978-0-500-23406-8 Peter Dormer, Helen Williams Drutt, Jewelry of Our Time: Art, Ornament and Obsession, London, Thames & Hudson, 1995. ISBN 978-0-500-01674-9 Fritz Falk, Cornelie Holzach, Schmuck der Moderne 1960-1998, Stuttgart, Arnoldsche Art Publishers (per il Schmuckmuseum Pforzheim), 1999. ISBN 3-925369-81-3 Fritz Falk, Schmuckszene 2001, catalogo, Pforzheim, Arnoldsche Verlagsanstalt, 2001, pp. 416–467. ISBN 978-3-89790-155-1 Lia Lenti, Maria Cristina Bergesio, Dizionario del gioiello italiano del XIX e XX secolo, Torino, Allemandi, 2005, p. 126. ISBN 978-88-422-1200-3
Voci correlate Gijs Bakker Gioiello di carta René Lalique Oreficeria
Categoria:Oreficeria Categoria:Arte contemporanea