Durante la seconda guerra mondiale, le forze aeree alleate intrapresero una campagna di bombardamenti strategici sull'Italia. Condotta principalmente dalla Royal Air Force (RAF) britannica e dalle United States Army Air Forces (USAAF) statunitensi, l'offensiva si protrasse lungo tutto il conflitto dall'11 giugno 1943 al 3 maggio 1945.

Iniziata con attacchi mirati contro obiettivi strategici, come porti e centri produttivi, la campagna registrò una netta accelerazione dall'autunno del 1942, trasformandosi in una vasta offensiva diretta a colpire il morale della popolazione civile e il regime. Con lo sbarco in Sicilia e la caduta del fascismo, sotto la regia della Mediterranean Allied Air Force (MAAF), l'arma aerea articolò le proprie missioni tra il bombardamento delle vie di comunicazione e dei centri produttivi della Repubblica Sociale Italiana, l'appoggio tattico alle forze dispiegate nella campagna d'Italia, e il supporto logistico alla Resistenza italiana.

La campagna aerea

1940-1942: l'inizio dei bombardamenti Già prima dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, la penisola italiana fu oggetto di ricognizioni aeree preventive da parte degli inglesi della Royal Air Force (RAF) fin dai primi mesi del 1940. Con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, cominciarono già dal giorno successivo i bombardamenti aerei alleati. L'11 giugno la RAF bombardò Torino, mancando lo stabilimento FIAT Mirafiori, e l'area portuale di Genova. Negli stessi giorni, l'offensiva prese di mira anche altre infrastrutture: i depositi petroliferi degli scali di Genova e Savona, gli impianti di raffinazione a Porto Marghera, le aree portuali di Livorno e Cagliari, oltre agli stabilimenti Ansaldo e Piaggio nel capoluogo ligure. Tra il 15 e il 16 giugno 1940, Milano subì il suo primo bombardamento aereo, con gli ordigni che mancando le fabbriche aeronautiche della Caproni, Macchi e Savoia Marchetti, esplosero sulla città..

Parallelamente alle missioni condotte verso il triangolo industriale, la RAF condusse dalle basi di Malta un'intensa campagna di bombardamenti sui porti dell'Italia meridionale allo scopo di paralizzare i rifornimenti diretti in Libia a sostegno della campagna del Nordafrica. Palermo subì il primo attacco il 23 giugno 1940, dove le bombe, mancando l'obiettivo del porto, caddero sul centro abitato. Napoli venne colpita per la prima volta il 31 ottobre, con incursioni mirate al porto, allo scalo ferroviario, alle raffinerie e al centro cittadino. Ad essere colpite furono anche le città pugliesi di Bari, Brindisi e Taranto, che nella notte tra l'11 e il 12 novembre 1940 fu colpita nel porto dagli aerosiluranti della Fleet Air Arm, che misero fuori uso tre corazzate della Regia Marina in quella che divenne funestamente nota come Notte di Taranto. Nel giugno 1940, si verificarono diversi attacchi anche da parte dellArmée de l'air francese che, decollando dall'Algeria, presero di mira Palermo, Trapani e Cagliari, causando gravi danni all'aeroporto di quest'ultima. L'ultima incursione sul capoluogo sardo fu sferrata nell'imminenza dell'armistizio italo-francese del 24 giugno 1940.

In questa fase iniziale, gli attacchi si caratterizzarono per l'impiego di un ridotto numero di velivoli in azioni notturne piuttosto disordinati e dai risultati modesti. La rapida caduta della Francia privò la RAF delle basi d'appoggio transalpine, costringendo gli equipaggi britannici a compiere estenuanti sorvoli partendo direttamente dal Regno Unito e valicando le Alpi. In questo contesto, le avarie meccaniche e gli incidenti di volo si rivelarono spesso più letali della stessa contraerea italiana gestita dalla Milizia per la difesa antiaerea territoriale (DICAT), la cui scarsa efficacia spinse nel 1941 Benito Mussolini a richiedere l'intervento delle più addestrate ed equipaggiate unità della Fliegerabwehrkanonen (FlaK) tedesca a protezione degli stabilimenti industriali dell'Italia settentrionale. Il quadro operativo rimase sostanzialmente immutato per tutto il 1941 e fino all'autunno del 1942, quando la guerra iniziò a volgere in favore degli Alleati..

1942-1943: l'offensiva aerea e il crollo dello Stato

A partire dall'autunno del 1942, la campagna aerea di bombardamento sull'Italia registrò una drastica escalation. Dal 22 febbraio 1942 si era infatti insediato al vertice del Bomber Command britannico, dopo il comando di Charles Portal e poi di Richard Peirse, il maresciallo Arthur Harris. Harris decise di impostare la strategia della campagna aerea britannica sul bombardamento a tappeto notturno (area bombing), esponendo rischiosamente i bombardieri britannici al fuoco degli aerei da caccia italiani e tedeschi. In questo periodo inoltre la campagna aerea sull'Italia fu rafforzata dall'intervento dei i bombardieri delle United States Army Air Forces (USAAF), che con i quadrimotori Boeing B-17 Flying Fortress e Consolidated B-24 Liberator, e i bimotori North American B-25 Mitchell e Martin B-26 Marauder, introdussero la dottrina del bombardamento diurno di precisione..

Mentre la RAF riprese gli attacchi contro le città del triangolo industriale le USAAF intensificarono le incursioni sull'Italia meridionale e centrale, affiancate dagli aerei britannici del 205th Group operanti da Malta. Il ritiro dell'Asse nella campagna del Nordafrica ampliò progressivamente il raggio d'azione alleato: agli attacchi lanciati dalle basi algerine si aggiunsero, dal gennaio 1943, quelli partiti dagli aeroporti libici, mentre da maggio anche quelli dalle basi tunisine. Questa concentrazione di forza aerea mirava a preparare il terreno per lo sbarco in Sicilia. In questa fase fecero la loro comparsa sull'Italia meridionale anche i cacciabombardieri, impiegati in decine di missioni giornaliere per attacchi tattici a bassa quota. I bersagli principali furono i centri della costa ionica siciliana come Catania, le città dello stretto come Messina e Reggio Calabria, e la rete aeroportuale della zona. Anche la Sardegna fu sottoposta a pesanti bombardamenti, in particolare Cagliari, con il duplice scopo di intaccare le difese dell'Asse e depistare i comandi italo-tedeschi sul reale luogo dello sbarco. La Puglia, pur colpita nei nodi strategici di Taranto, Brindisi e Foggia, non subì le devastazioni riservate al versante tirrenico: gli Alleati la consideravano ormai neutralizzata in seguito al ritiro della flotta italiana verso nord e intendevano preservarne le infrastrutture per un futuro impiego come primaria base operativa continentale..

Con lo sbarco in Sicilia nel luglio 1943, i bombardamenti precedettero sistematicamente l'avanzata delle truppe terrestri, colpendo sia i concentramenti di forze nemiche sia gli obiettivi civili, poi sottoposti al fuoco di artiglieria. Il 19 luglio 1943 l'USAAF mise in atto bombardamento di Roma, concentrando il fuoco sul quartiere di San Lorenzo e allo scopo di accelerare la caduta del fascismo, che avvenne il 25 luglio con l'arresto id Mussolini. Nel mese di agosto 1943 le forze aeree anglo-americane sferrarono una devastante campagna di bombardamenti terroristici contro Roma, Genova, Torino e soprattutto Milano, colpita per quattro notti quasi consecutive, con l'obiettivo esplicito di fare pressione sul re Vittorio Emanuele III e sul nuovo governo guidato dal generale Pietro Badoglio per indurre l'Italia alla resa incondizionata.

La firma dell'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943 portò a un nuovo riassetto strategico: Il Bomber Command britannico sospese i bombardamenti strategici sull'Italia settentrionale per concentrare la totalità dei propri sforzi sulla Germania. I bombardamenti strategici alleati lungo la penisola vissero una breve tregua di alcune settimane, necessaria per permettere il rischieramento dei reparti sulle basi appena conquistate in Puglia e Campania, integrati nella Fifteenth Air Force sotto il comando della Mediterranean Allied Air Force (MAAF). Sul fronte terrestre proseguirono le sole missioni di appoggio tattico, mentre nel Mezzogiorno si registrarono ritorsioni aeree da parte della Luftwaffe tedesca, culminate nei bombardamenti di Napoli e nell'attacco al porto di Bari del dicembre 1943..

1943-1945: il supporto aereo tattico nella campagna d'Italia

A partire dal dicembre 1943, le operazioni aeree sul territorio italiano ripresero a pieno ritmo nell'ambito delle diverse offensive alleate della campagna d'Italia. La Mediterranean Allied Air Force (MAAF) articolò l'impiego dei propri velivoli secondo una chiara ripartizione dei compiti: i bombardieri pesanti quadrimotori vennero destinati prevalentemente a incursioni a lungo raggio verso i centri urbani della Repubblica Sociale Italiana, pur venendo talvolta impiegati direttamente a supporto delle truppe di terra; i bimotori medi insistettero sui bersagli a media distanza situati a ridosso delle vie di comunicazione; mentre cacciabombardieri agirono come appoggio tattico immediato lungo la linea del fronte. Accanto all'attività di bombardamento, l'aviazione alleata svolse un fondamentale ruolo logistico e psicologico mediante missioni di aviolancio di rifornimenti alle brigate partigiane e operazioni di nickeling, ovvero il lancio di manifestini di propaganda sulle zone occupate dalle forze nazifasciste.

A questa fase della campagna risalgono alcuni degli episodi più drammatici del conflitto. Nel febbraio 1944 si verificò il bombardamento dell'abbazia di Montecassino, contemporaneamente, pesanti incursioni colpirono le città della costa adriatica, tra cui Rimini e Pesaro, e importanti nodi urbani e ferroviari come Bologna, Firenze e Treviso, quest'ultima fortemente danneggiata il 7 aprile 1944. Con la stabilizzazione del fronte sulla Linea Gotica nell'autunno del 1944, l'offensiva aerea si concentrò sistematicamente contro l'intera rete di trasporti dell'Italia settentrionale e vennero incluse nei piani di attacco anche città fino a quel momento rimaste ai margini dei bombardamenti, come Venezia e Trieste, unitamente ai centri della costa dalmata di Fiume, Zara e Pola. L'offensiva, condotta dai bombardieri americani di giorno, dai britannici di notte e dai cacciabombardieri di varie nazionalità, compresa la Força Expedicionária Brasileira, proseguì ininterrotta fino ai primi di maggio del 1945, concludendosi con gli ultimi attacchi contro le truppe tedesche in ritirata verso la Carnia e il passo del Brennero.

Le strategie degli Alleati

Le forze aeree strategiche dirette contro l’Italia coincidevano con quelle impiegate sui fronti tedesco e francese. Nelle regioni settentrionali, le incursioni vennero condotte dal RAF Bomber Command e dall'''VIII Bomber Command, entrambi operanti dalle basi situate nel Regno Unito. A partire dal novembre 1943, la capacità d'attacco venne ulteriormente estesa grazie all'intervento della Fifteenth Air Force, schierata direttamente nei campi d'aviazione dell'Italia meridionale. Per quanto riguarda le forze aeree tattiche impiegate nel teatro italiano e francese, le operazioni fecero inizialmente capo alla RAF di stanza a Malta e in Medio Oriente. A questa si affiancarono, verso la fine del 1942, la Ninth Air Force, con base originaria in Egitto, e la Twelfth Air Force, operativa dall'Algeria a seguito dello sbarco alleato in Nordafrica nel mese di novembre. Dall'autunno del 1943, diverse componenti tattiche anglo-americane, comprese varie unità della Ninth Air Force, furono trasferite dal Mediterraneo nel Regno Unito in vista dell'imminente sbarco in Normandia. Geograficamente, i bombardieri diretti verso l'Italia settentrionale partivano dalle basi britanniche, mentre i velivoli provenienti dalle basi nordafricane prima, e dall'Italia meridionale poi, riuscivano a colpire capillarmente l'intera penisola..