La denominazione deriva dallo skyphos rinvenuto a Chiusi nel 1871 e oggi conservato nel locale Museo archeologico nazionale, sul quale Penelope è raffigurata seduta davanti al telaio in un atteggiamento di attesa malinconica.. Il pittore è noto soprattutto per due composizioni tratte dal nostos di Ulisse, il riconoscimento dell'eroe da parte della nutrice e l'uccisione dei Proci, che figurano tra le più antiche raffigurazioni attiche di episodi ambientati a Itaca.
Il nome convenzionale Il primo raggruppamento dei vasi riconducibili a questa personalità si deve a Friedrich Hauser. Occupandosi dello skyphos del Louvre G 372, Hauser ne rintracciò alcuni schizzi presso la sede romana dell'Istituto archeologico germanico, ne fece eseguire nuovi disegni da Jules Devillard e lo pubblicò nel 1900 accostandolo ad altri cinque vasi che riferì a un unico artista; fu John Beazley a battezzare in seguito quell'artista "Pittore di Penelope", dal soggetto dello skyphos di Chiusi.
NellAttic Red-figure Vase-painters Beazley raccolse ventotto pitture vasali riferite al maestro, segnalandone altre sei come comparabili;. il Beazley Archive ne registra cinquantadue scene.I due dati non sono direttamente confrontabili, perché il primo conta le pitture vasali e il secondo le singole scene figurate, che su uno skyphos sono di norma due.. Un censimento più recente conta ventotto skyphoi conservati per intero o quasi, riferiti al pittore o al suo ambito, oltre a ventitré frammenti.. La prima trattazione estesa della sua personalità si trova nella monografia che H. R. W. Smith dedicò nel 1939 al Pittore di Lewis..
Produzione e stile Secondo Enrico Paribeni, che ne tracciò il profilo nellEnciclopedia dell'arte antica del 1965, il Pittore di Penelope continua l'indirizzo del Pittore di Lewis, del quale riprende la forma prediletta, lo skyphos: l'intera produzione, nella ricostruzione di Beazley, si riduce a un gruppo di skyphoi con la sola eccezione di unoinochoe di tipo 8. Paribeni descriveva composizioni di poche figure, racchiuse in campi delimitati alla maniera di metope, e vi riconosceva una ricerca di compostezza classica di sapore quasi plastico, mantenuta con lo stesso registro sia nelle scene di genere sia in quelle mitologiche, tanto nei momenti d'azione violenta quanto in quelli di attesa sospesa. Il rapporto con il Pittore di Lewis, indicato anche come Polignoto II, è correntemente inteso come un rapporto di apprendistato... Mary B. Moore lo colloca al primo posto fra i ceramografi di età classica specializzati in questa forma, riconoscendogli perizia esecutiva e una spiccata predilezione per soggetti poco frequentati.. Martin Robertson lo considera l'unico vero specialista dello skyphos in età classica matura e ritiene che sia subentrato al maestro nella direzione della bottega, proseguendone l'interesse per temi estranei al repertorio corrente dei ceramografi; ne dà inoltre un giudizio più alto che del maestro stesso, definendone lo stile classico allo stato puro..
La scelta pressoché esclusiva dello skyphos pone al ceramografo un problema narrativo specifico. A differenza della kylix, le cui pareti svasate consentono anche a chi non sta bevendo di cogliere insieme porzioni dei due lati, le pareti ripide dello skyphos non offrono un punto di vista dal quale i due campi figurati siano osservabili simultaneamente: le anse ripartiscono la superficie in una faccia anteriore e una posteriore, e gli ornamenti vegetali che vi si dispongono attorno accentuano la separazione, tanto che ciascuna scena si presenta come un quadro chiuso in sé. Il vaso mostra in sostanza un'immagine a chi beve e un'altra agli altri commensali.. Secondo Mark D. Stansbury-O'Donnell il pittore dispone di due strumenti per segnalare che le due facce vanno messe in relazione: la configurazione della scena, quando le figure si muovono verso le anse invece di fronteggiarsi, e la ripetizione, letterale oppure variata, delle stesse figure sui due lati.. Nonostante l'ostacolo posto dalla forma, nei vasi del pittore i due lati risultano di norma collegati da un tema comune, sia pure in modo lasco..
Circa la metà degli skyphoi conservati reca scene generiche con figure di repertorio: giovani, uomini e donne per lo più stanti, atleti, ambientazioni dionisiache con satiri o komastai, qualche divinità isolata. Si tratta di composizioni poco o per nulla narrative, spesso formate da coppie di figure chiuse su ciascun lato. Negli skyphoi con scene di komos il pittore ricorre invece a composizioni fortemente direzionali e alla ripetizione variata, ottenendo una fila continua di danzatori che gira attorno al vaso, quella che Stansbury-O'Donnell definisce composizione panoramica; altrove le figure dei due lati puntano in direzioni opposte e convergono l'una verso l'altra girando attorno allo skyphos. Gli inseguimenti, tema dominante nel Pittore di Lewis, che vi dedica ventidue dei cinquantadue skyphoi interi a lui attribuiti, compaiono nel Pittore di Penelope solo tre o quattro volte su ventotto..
Il pittore lavora su due varianti della forma: lo skyphos di tipo A e quello di forma corinzia, caratterizzato da pareti sottili e ripide, anse orizzontali poste sotto un orlo liscio e piede sottile e svasato. Nella seconda metà del V secolo a.C. il Pittore di Penelope e la sua cerchia sono, fra i ceramografi attici a figure rosse, quelli ai quali è riferito il maggior numero di skyphoi di forma corinzia, così come nella fase precedente lo erano stati il Pittore di Lewis e i suoi associati.. All'interno della produzione si distingue una fase più antica, con esemplari di maggiori dimensioni e figurazioni complesse, e una più tarda, caratterizzata da formati ridotti e figure isolate prive delle palmette laterali; la decorazione a ovuli lungo l'orlo è considerata un indizio di recenziorità.. Il criterio risale a Robertson, che lo formulava però in via dubitativa, per analogia con le coppe del Pittore di Euaion, dove gli esemplari con ovuli sono in genere più tardi.
Le iscrizioni dipinte, per lo più semplici acclamazioni kalos e kale, presentano alcune irregolarità ortografiche: il nome di Ulisse compare come Olisseus sullo skyphos di Chiusi e come Olysseus su quello di Berlino F 2588, mentre sul vaso del Louvre il nome Gigas è scritto con un digamma iniziale..
Le opere Lo skyphos eponimo
Il vaso eponimo (Chiusi, Museo archeologico nazionale, inv. 62705, già Collezione Civica C 1831; ARV2 1300, 2) è datato attorno al 440 a.C. e reca figure identificate da iscrizioni dipinte in bianco: su un lato Penelope e Telemaco armato, sull'altro il riconoscimento di Ulisse, con i nomi Olisseus, Eumaios e Antiphata.. Fu portato alla luce nei primi giorni del maggio 1871 dagli operai del conte Pietro Ottieri della Ciaja, nella zona di S. Lazzaro-La Badiola. Ricerche d'archivio hanno permesso di ricondurne la provenienza a un'area santuariale prossima all'abitato etrusco, attiva almeno dal V secolo a.C.: secondo Mario Iozzo il vaso va quindi valutato come anathema offerto a una divinità e non, come si era ritenuto in precedenza, come oggetto di corredo funerario..
Alla decorazione dello skyphos la letteratura ha attribuito un rilievo che va oltre l'opera del singolo ceramografo. Il tipo iconografico della Penelope seduta è stato letto come indizio del debito che la ceramografia attica poteva contrarre con la statuaria, e ricorre in una serie di rilievi cosiddetti "melii"; Robertson precisa che si tratta di un tipo scultoreo creato una generazione prima, noto da copie romane a tutto tondo e in rilievo, da un frammento di statua marmorea originale e da rilievi fittili di Melo, e verosimilmente presente anche nella pittura parietale; l'ombra proiettata dal capo di Telemaco sulla tela, distinta in ombra portata e penombra diffusa, viene comunemente ricondotta all'influsso della grande pittura e, secondo alcuni, a una megalografia che Polignoto aveva dipinto pochi anni prima nel tempio di Atena Area a Platea. L'identificazione con quel dipinto è però problematica, dal momento che a Platea Polignoto aveva scelto un momento diverso del racconto, con i pretendenti già sterminati. Sul piano antiquario il vaso offre inoltre la più antica raffigurazione nota di una stoffa di tipo orientale e una fra le rese più attente di un telaio verticale..
Per Stansbury-O'Donnell lo skyphos è l'unica raffigurazione nota nella ceramica attica dell'incontro fra Ulisse e Penelope, mentre lo schema era già affermato nella prima età classica su una serie di rilievi fittili, tre dei quali con il lavacro del piede databili fra il 470 e il 450 a.C.. Rispetto a quei rilievi il pittore separa i due protagonisti sulle facce opposte del vaso, accentuando l'isolamento di Penelope e togliendo a chi guarda la superiorità informativa di cui godeva davanti ai rilievi, dove è evidente che la donna non riconosce il marito.. Il nome Antiphata, che sul vaso prende il posto di quello di Euriclea, è stato letto da Richard Neer come un'invenzione del pittore, col significato di "colei che contraddice"..
Lo skyphos con l'uccisione dei Proci
Il secondo skyphos con scene odissiache, rinvenuto a Tarquinia e conservato a Berlino (Antikensammlung, F 2588; ARV2 1300, 1), raffigura la strage dei pretendenti.Il luogo di rinvenimento è quello indicato da Iozzo; Robertson dà invece il vaso come proveniente da Vulci.. È stato spesso interpretato come pendant di quello chiusino, nel quale il pittore avrebbe opposto ai simboli della fedeltà familiare quelli della vendetta; Iozzo osserva però che l'orlo a ovuli lo indica di qualche anno più recente e che i due vasi non giunsero insieme in Etruria, pur restando possibile che le due facce del nostos fossero state scelte deliberatamente a breve distanza di tempo.. Sul piano compositivo Stansbury-O'Donnell vi riconosce un caso di unified narrative, secondo la formula coniata da H. Alan Shapiro in uno studio su Euphronios: le due facce non illustrano momenti distinti ma concorrono a una scena sola, perché Ulisse è colto accovacciato nell'atto di scoccare, e i pretendenti dell'altro lato si voltano verso di lui tentando la fuga, uno già trafitto alla schiena e un altro riparato dietro un tavolo.. Nelle due donne dai capelli corti che compaiono dietro Ulisse in atteggiamento di sgomento Robertson riconosce le serve che si erano unite ai pretendenti e che hanno motivo di temere la sorte riservata ai collaboratori.
Lo skyphos del Louvre