Il pollo alla diavola è un secondo piatto francese e italiano.

Descrizione Il pollo alla diavola si prepara sviscerando il volatile, insaporendolo con sale, olio di oliva (eventualmente mescolato con burro) e sapori misti a piacere, tra cui pepe, peperoncino e/o paprica, salvia e rosmarino e infine cuocendolo alla griglia; esistono delle ricette in cui, oltre ai sopracitati ingredienti, figurano il pangrattato e la senape..

Il pollo alla diavola è ideale da consumare con le patate arrosto; può essere abbinato a una birra, un vino rosato o un Dolcetto di Dogliani.

Etimologia e storia Il pollo alla diavola deve forse il suo nome alla cottura alla brace oppure ai suoi condimenti piccanti.

La prima testimonianza scritta del poulet à la diable () comparve nell'edizione del 1839 de La cuisinière de la campagne et de la ville di Louis Eustache Audot. L'espressione à la diable funge da sostituto di en crapaudine (dal francesce crapaud, ), utilizzato per indicare un pollo o piccione schiacciato prima della cottura alla griglia; nel 1829, Giovanni Felice Luraschi aveva già impiegato l'espressione pollastro alla crapotina nel suo Nuovo cuoco milanese economico. Il piatto, descritto o menzionato in vari ricettari francesi della seconda metà dell'Ottocento, mentre Pellegrino Artusi fu uno dei primi a usare l'equivalente italiano pollo al diavolo; stando a quanto riportò nel suo La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene, il piatto «si chiama così perché si dovrebbe condire con pepe forte di Caienna e servire con una salsa molto piccante, cosicché, a chi lo mangia, nel sentirsi accendere la bocca, verrebbe la tentazione di mandare al diavolo il pollo e chi l'ha cucinato». La forma femminile e attuale dell'alimento, "pollo alla diavola", si impose durante la prima metà del Novecento, come confermano ad esempio la riedizione de La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene del 1923; Ada Boni la adottò nel 1925.

Di moda durante gli anni settanta del Novecento, il pollo alla diavola è tipico soprattutto della cucina fiorentina e più in generale toscana; stando alle parole di un dizionario delle cucine regionali italiane edito da Slow Food, si tratta di un «piatto fiorentino diffuso anche altrove».

Note

Bibliografia

Categoria:Cucina francese Categoria:Cucina italiana Categoria:Piatti a base di pollo