La battaglia dei Vosgi si svolse tra il 20 settembre e il 28 novembre 1944, nell'ambito dei più ampi scontri del fronte occidentale della seconda guerra mondiale. La battaglia fu una conseguenza dell'operazione Dragoon dell'agosto precedente, lo sbarco nel sud della Francia dei reparti franco-statunitensi del Sixth United States Army Group del generale Jacob Devers; respinte verso nord, le forze della 19. Armee tedesca del generale Friedrich Wiese si raggrupparono nella regione dei Vosgi nella Francia orientale, sfruttando i terreno montuoso e boscoso per stabilire una posizione difensiva avanzata a protezione dei confini della Germania nazista e obbligando le truppe di Devers a intraprendere una difficile campagna nel bel mezzo dell'autunno per scacciarle.
Dopo aver superato d'assalto il corso del fiume Mosella, le forze della Seventh United States Army del generale Alexander Patch iniziarono una serie di offensive nella zona centrale dei Vosgi, costantemente ostacolate dal terreno impervio, dal clima pessimo e dalla forte resistenza dei tedeschi; contemporaneamente, le truppe francesi della 1re armée del generale Jean de Lattre de Tassigny schierate più a sud andavano ad ammassarsi davanti alla regione relativamente aperta del "varco di Belfort", intraprendendo nel mentre alcune operazioni negli Alti Vosgi rimaste però sterili di risultati.
Il punto di svolta si ebbe alla metà di novembre: dopo settimane di dure battaglie di logoramento, la Seventh Army riuscì infine a sfondare il fronte tedesco nei Vosgi settentrionali, per poi penetrare nelle pianure dell'Alsazia alle loro spalle arrivando fino al Reno nella zona di Strasburgo; contemporaneamente, la 1re armée irruppe attraverso le difese tedesche del varco di Belfort, liberò Mulhouse e si portò anch'essa sulla sponda del Reno. Piani per passare rapidamente il fiume e invadere la Germania furono però scartati dall'alto comando degli Alleati, e le forze del Sixth Army Group furono invece riorientate per intraprendere una campagna nell'Alsazia settentrionale.
Antefatti L'eredità dell'operazione Dragoon
Nel tardo pomeriggio dell'11 settembre 1944, l'avanguardia della 1re division de marche d'infanterie francese, in marcia verso nord dall'area di Digione, si incontrò nei pressi del villaggio di Saulieu con una pattuglia avanzata della 6th Armored Division statunitense, in arrivo dalla zona di Châtillon-sur-Seine più a settentrione. Questo episodio sancì il ricongiungimento fisico delle forze alleate dell'operazione Overlord, sbarcate in Normandia il 6 giugno precedente, con quelle franco-statunitensi dell'operazione Dragoon, le quali avevano preso terra sulla costa della Provenza il 15 agosto precedente; gli Alleati andarono così a costituire un fronte terrestre continuo dal Mare del Nord al mar Mediterraneo, opposto a una Wehrmacht tedesca in precipitosa ritirata attraverso la Francia e i Paesi Bassi in direzione del confine occidentale della stessa Germania nazista...
Il ricongiungimento delle due direttrici di avanzata alleate in Francia portò a una riorganizzazione della struttura di alto comando. Il 15 settembre l'organo di direzione delle forze dell'operazione Dragoon, retto dal generale statunitense Jacob Devers, assunse la nuova designazione di Sixth United States Army Group, fu sottratto al controllo del comando alleato per il Mediterraneo e passò formalmente sotto l'egida dell'alto comando alleato per le operazioni in Europa occidentale, il Supreme Headquarters Allied Expeditionary Force (SHAEF) del generale Dwight David Eisenhower. Contemporaneamente, fu attivato in Francia sotto la guida del generale Jean de Lattre de Tassigny il quartier generale della 1re armée, il quale riunì sotto di sé tutte le unità francesi impegnate nell'operazione Dragoon e subordinate, fino a quel momento, alla direzione strategica della Seventh United States Army del generale Alexander Patch; a quest'ultima fu lasciato il comando delle sole unità statunitensi schierate nella Francia meridionale, rappresentate per il momento dal VI Corps del generale Lucian Truscott.
In un mese di operazioni le forze di Devers avevano raggiunto risultati impressionati: portata a termine un'operazione di assalto anfibio su vasta scala, avevano preso gli importanti porti di Tolone e Marsiglia ed erano avanzate verso nord risalendo la valle del Rodano all'inseguimento delle truppe tedesche in ritirata, avanzando in linea d'aria di circa 300 chilometri; l'azione aveva obbligato la Wehrmacht a ritirare quasi tutte le sue forze dalla Francia meridionale e centrale, portando alla liberazione di due terzi del paese e lasciando le truppe tedesche superstiti disorganizzate e povere di equipaggiamenti.
Priorità strategiche
Nonostante il ritmo estenuante dell'avanzata avesse logorato i reparti franco-statunitensi e avesse portato a carenze di rifornimenti a causa della necessità di ripristinare i collegamenti logistici, né Patch né Truscott erano intenzionati a dare ai tedeschi un attimo di respiro e la Seventh Army aveva già iniziato a stilare i piani per un'avanzata verso est in direzione dell'Alsazia e del confine franco-tedesco; il passaggio del Sixth Army Group sotto la direzione strategica di Eisenhower subordinava però queste proposte ai più ampi piani dello SHAEF. Eisenhower era un sostenitore della strategia del "fronte ampio", mirante a pressare i tedeschi lungo l'intera estensione del fronte occidentale in modo da dissipare le loro risorse e impedire che potessero radunare le forze per tamponare un singolo punto di sfondamento ottenuto dagli Alleati; ma, nel settembre 1944, la travolgente avanzata delle truppe alleate attraverso la Francia settentrionale le aveva allontanate dalle basi logistiche allestite in Normandia, causando gravi carenze di rifornimenti e un rallentamento generale del ritmo di avanzamento dei reparti, cosa che obbligò infine Eisenhower a dover scegliere quale direttrice di avanzata prediligere a scapito delle altre. La pianificazione di lungo periodo dell'operazione Overlord prevedeva di lanciare una manovra di doppio accerchiamento della Regione della Ruhr, cuore dell'industria bellica tedesca, tramite due direttrici di avanzata a nord e sud della regione montuosa delle Ardenne al confine tra Belgio e Germania; i rifornimenti disponibili furono quindi dirottati in favore delle forze impegnate in questa manovra, obbligando in pratica le unità alle due estremità del fronte dello SHAEF a fermarsi sulle posizioni raggiunte..
Eisenhower mostrò inizialmente scarso interesse per il settore del fronte affidato a Devers in Alsazia, e in generale l'intero stato maggiore dello SHAEF non aveva un'idea precisa del ruolo da assegnare al Sixth Army Group nei suoi piani di ampia portata. La geografia sembrava remare contro l'idea di lanciare offensive su vasta scala nella zona, visto che davanti al Sixth Army Group in direzione est si ergevano tre importanti ostacoli geografici: prima la catena montuosa dei Vosgi in Alsazia, poi l'ampio corso del fiume Reno al confine franco-tedesco, e poi una nuova regione montuosa e boscosa, la Foresta Nera, nella Germania sud-occidentale. Superati questi ostacoli, le forze di Devers potevano puntare a invadere la Baviera e occupare i grandi centri urbani di Norimberga e Monaco, ma questi erano obiettivi di scarso valore strategico e certamente meno importanti dell'occupazione della regione industriale della Ruhr; una linea d'azione più innovativa, secondo cui un Sixth Army Group adeguatamente rinforzato, una volta passato il Reno, avrebbe potuto sferrare un'offensiva verso nord-est per raggiungere Berlino attraverso l'area pianeggiante del "varco di Fulda" nella Germania centrale, non venne nemmeno presa in considerazione dai pianificatori dello SHAEF, rimasti ancorati fino alla fine ai piani originali dell'operazione Overlord..
Devers aveva tuttavia alcuni punti di forza con cui perorare un ruolo attivo per il suo gruppo d'armate. Il sistema di rifornimento del Sixth Army Group era completamente separato e indipendente da quello del resto delle forze dello SHAEF, appoggiandosi ai porti sulla costa mediterranea della Francia e alle linee di comunicazione che da questi si diramavano verso nord; di fatto, le truppe di Devers potevano essere rifornite direttamente con invii dagli Stati Uniti d'America o attingendo alle scorte già ammassate nel teatro bellico del Mediterraneo e in eccedenza rispetto alle necessità del fronte italiano, il che consentiva al Sixth Army Group di non gravare sulle risorse logistiche del resto dello SHAEF, sottoposte in quel momento a forte pressione. Inoltre, sebbene non fosse possibile per il momento trasferire altre divisioni statunitensi in rinforzo alla depauperata Seventh Army di Patch, con gran parte della Francia ora liberata la 1re armée di de Tassigny poteva reclutare rimpiazzi attingendo alla popolazione francese e addestrare nuovi reparti direttamente dietro la linea del fronte, consentendole di auto-sostenersi nelle future operazioni..
Questa indipendenza logistica del Sixth Army Group dal resto delle armate dello SHAEF fu il motivo principale che portò Eisenhower a dare parere favorevole a un'offensiva verso il Reno attraverso i Vosgi, e più in generale a concedere a Devers una certa libertà di azione. L'operazione fu integrata nei piani di ampia portata dello SHAEF, giustificandola come un modo per mettere in sicurezza il fianco meridionale delle forze alleate impegnate nell'attacco alla Ruhr e costringere i tedeschi a distogliere risorse da altri settori del fronte; in generale, comunque, lo SHAEF approvò l'offensiva nei Vosgi principalmente perché essa non interferiva in nessun modo con lo sforzo principale diretto verso la Ruhr..
Forze in campo Gli Alleati