La politica del sesso (Sexual Politics) è un saggio della scrittrice e attivista statunitense Kate Millett, pubblicato nel 1970 dalla casa editrice Doubleday. Derivato dalla sua tesi di dottorato alla Columbia University, è considerato uno dei testi fondativi del femminismo radicale e della seconda ondata femminista, nonché una delle prime opere della moderna critica letteraria femminista.
Nel libro Millett interpreta i rapporti tra i sessi come rapporti di potere e descrive il patriarcato come un sistema politico e culturale attraverso il quale gli uomini esercitano il dominio sulle donne. L'analisi combina storia delle idee, sociologia, psicologia e critica letteraria, concentrandosi in particolare sulle opere di D. H. Lawrence, Henry Miller, Norman Mailer e Jean Genet.
Genesi e pubblicazione Il nucleo dell'opera ebbe origine negli studi di letteratura inglese e comparata compiuti da Millett alla Columbia University. La sua tesi di dottorato, dedicata alla rappresentazione dei rapporti tra i sessi nella cultura e nella letteratura occidentali, fu discussa nel 1970 e successivamente pubblicata da Doubleday con il titolo Sexual Politics.
Il libro conobbe un'immediata diffusione, portando l'autrice al centro del dibattito pubblico sul movimento di liberazione delle donne negli Stati Uniti. Nello stesso anno Millett apparve sulla copertina della rivista Time, che presentò l'opera come il principale contributo teorico del nuovo femminismo statunitense.
La prima edizione italiana uscì nel 1971 presso Rizzoli, nella traduzione di Bruno Oddera. La pubblicazione a un solo anno di distanza dall'edizione statunitense rientrò nella rapida circolazione in Italia dei principali testi del femminismo radicale angloamericano durante gli anni settanta.
Dopo essere rimasta per alcuni anni fuori catalogo, l'opera fu ripubblicata dalla University of Illinois Press nel 2000 e dalla Columbia University Press nel 2016.
Contenuto
Il concetto di politica sessuale Millett adopera il termine «politica» in senso ampio, per indicare i rapporti strutturati di potere attraverso i quali un gruppo domina un altro. Da questa premessa deriva la nozione di «politica sessuale»: i rapporti fra uomini e donne non sarebbero determinati soltanto dalla biologia o dalla sfera privata, ma organizzati da istituzioni, consuetudini e rappresentazioni culturali che attribuiscono ai due sessi uno status diseguale.
Secondo l'autrice, il patriarcato costituisce una forma pervasiva di dominio, sostenuta dalla famiglia, dall'educazione, dalla religione, dal diritto, dall'economia e dalla cultura. Le differenze caratteriali e sociali tradizionalmente attribuite agli uomini e alle donne sarebbero prodotte in larga parte dalla socializzazione: aggressività, razionalità e autorità vengono associate al maschile, mentre passività, obbedienza e dipendenza vengono assegnate al femminile.
La prima parte del libro, intitolata proprio Sexual Politics, presenta alcuni esempi di rappresentazione letteraria del dominio sessuale e sviluppa una teoria generale del patriarcato, esaminandone gli aspetti ideologici, biologici, sociologici, economici, educativi e psicologici.
Ricostruzione storica La seconda parte, Historical Background, ricostruisce l'evoluzione della condizione femminile fra il 1830 e il 1960. Millett distingue una prima fase della «rivoluzione sessuale», collegata ai movimenti per i diritti delle donne, alla trasformazione della famiglia e alle rivendicazioni di autonomia economica e politica, da una successiva fase di reazione.
Nell'analisi della «controrivoluzione» fra gli anni trenta e sessanta, l'autrice prende in esame le politiche familiari della Germania nazista e dell'Unione Sovietica, la diffusione della psicoanalisi freudiana e l'influenza del funzionalismo nelle scienze sociali. Millett critica in particolare le teorie che presentano la subordinazione femminile e la divisione tradizionale dei ruoli come conseguenze naturali o necessarie delle differenze biologiche.
Analisi letteraria La terza parte, The Literary Reflection, è dedicata alla rappresentazione dei rapporti tra i sessi nelle opere di quattro scrittori del Novecento.
Millett interpreta la narrativa di D. H. Lawrence, Henry Miller e Norman Mailer come espressione di una cultura nella quale la sessualità maschile viene associata al dominio, all'aggressività e alla conquista, mentre i personaggi femminili sono frequentemente ridotti a oggetti del desiderio o posti in una posizione subordinata.
A Lawrence rimprovera soprattutto l'idealizzazione dell'autorità maschile e della sottomissione femminile; nell'opera di Miller individua una rappresentazione degradante e oggettivante delle donne; in Mailer analizza l'intreccio fra virilità, violenza e potere, soffermandosi in particolare sul romanzo Un sogno americano.
Il trattamento riservato a Jean Genet è invece in larga parte positivo. Secondo Millett, lo scrittore francese mette in scena e rovescia le gerarchie di genere e di potere, rendendo visibili i meccanismi attraverso i quali l'oppressione viene interiorizzata.
Ricezione e influenza Alla sua uscita Sexual Politics ottenne un'ampia attenzione critica e mediatica. Il libro contribuì a fornire al movimento femminista statunitense un quadro teorico nel quale la discriminazione delle donne non veniva considerata una serie di episodi isolati, ma l'effetto di un sistema di potere radicato nelle istituzioni e nella cultura.
L'opera ebbe particolare importanza per lo sviluppo della critica letteraria femminista. Mettendo in relazione la forma e il contenuto dei testi con i rapporti sociali tra i sessi, Millett contestò l'idea che le opere letterarie potessero essere valutate prescindendo dalle ideologie e dalle strutture di potere che esprimono.
Il libro fu tuttavia anche fortemente controverso. Norman Mailer, uno degli autori criticati da Millett, rispose con il lungo saggio The Prisoner of Sex, pubblicato su Harper's Magazine nel 1971 e poi raccolto in volume. Mailer contestò l'interpretazione delle opere proprie, di Lawrence e di Miller e accusò Millett di ridurre la letteratura al suo contenuto politico.
La ricezione successiva ha sottolineato tanto il carattere innovativo e fondativo dell'opera quanto i limiti attribuiti al suo metodo, fra i quali la tendenza a subordinare la complessità estetica dei testi alla loro funzione ideologica e il trattamento polemico della psicoanalisi. Il libro ha continuato comunque a essere oggetto di riletture e rivalutazioni nella storia della teoria femminista e della critica letteraria.
Nel 2016 la Columbia University Press pubblicò una nuova edizione del libro, con un'introduzione della studiosa e critica Catharine R. Stimpson e una postfazione della scrittrice Rebecca Mead, presentandolo come un'opera ancora rilevante per la comprensione dei rapporti fra sessualità, cultura e potere.
Edizioni
Note
Bibliografia
Voci correlate
Kate Millett Femminismo radicale Seconda ondata femminista Patriarcato Critica letteraria femminista L'eunuco femmina Il secondo sesso
Collegamenti esterni
Categoria:Saggi di autori statunitensi Categoria:Saggi di sociologia Categoria:Saggi di critica letteraria Categoria:Letteratura femminista