Fu anche una firma di punta nel campo della metapsichica e della ricerca sui fenomeni medianici, in qualità di caporedattore della rivista parapsicologica Luce e Ombra.

Promosso vice-cancelliere della Reale Accademia d'Italia dal 1929 al 1943, divenne una figura di rilievo nell'ambito della cultura fascista. Noto per i suoi studi sui quattro stili di Beethoven, a lui si deve inoltre il catalogo dell'immensa biblioteca di Gabriele D'Annunzio al Vittoriale degli Italiani.

Biografia Nacque a Bologna da Emanuele, un medico cattolico di origine belga laureatosi nel locale Collegio dei Fiamminghi, e da Pia Bernardi, appartenente a un'altolocata famiglia bolognese con ascendenze ferraresi.

Cresciuto in Italia, Bruers frequentò il Liceo Galvani senza tuttavia conseguire la licenza ginnasiale. A seguito della prematura scomparsa del padre, dovette interrompere gli studi regolari e nel 1903 si trasferì temporaneamente a Bruxelles presso alcuni parenti.

Durante il soggiorno belga, che durò fino al 1905, lavorò come impiegato in un'azienda tessile, apprese la lingua francese e iniziò a formarsi da autodidatta leggendo intensamente testi filosofici di Friedrich Nietzsche, Arthur Schopenhauer e Richard Wagner.

La ricerca psichica e l'attività editoriale Rientrato in Italia, pubblicò nel 1909 il saggio Filosofia della vita. A partire dal 1908 iniziò una lunghissima collaborazione con la rivista milanese Luce e ombra, organo della Società di studi psichici fondata da Angelo Marzorati, dedicato allo spiritismo, allo spiritualismo e ai fenomeni medianici.

Bruers ne fu redattore capo per circa 23 anni, e successivamente direttore dal 1931 al 1934. La metapsichica e la ricerca sul paranormale costituirono lo sfondo costante del suo pensiero, da lui intese come strumenti per superare le antinomie tra scienza e fede, o tra materialismo e idealismo.

Dal 1910 al 1912 redasse inoltre in forma anonima la rivista L'Idea moderna, in seguito ritenuta impregnata di «precorrimenti» delle scelte politico-religiose orientate all'ideologia fascista, sia personali che della società italiana.

Gli anni del fascismo e il Vittoriale

Intellettuale poliedrico e fecondo giornalista, scrisse per numerose altre testate nazionali tra cui Il Resto del Carlino, La Tribuna, Il Giornale d'Italia, Il Popolo d'Italia e Gerarchia.

Fu un fervente sostenitore dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale e, in seguito, aderì al fascismo, interpretandolo in chiave giobertiana come l'adempimento della missione spirituale e risorgimentale dell'Italia, di cui la stipula dei patti della Conciliazione tra Stato e Chiesa del 1929 fu da lui considerata un coronamento.

Si dedicò anche alla filosofia rinascimentale, curando nel 1925 per l'editore Laterza la prima edizione moderna in lingua italiana del trattato Del senso delle cose e della magia di Tommaso Campanella, ritenuto il precursore di una scienza non dogmatica del sovrannaturale e della metapsichica.

Campanella fu posto dal Bruers in una linea di continuità con Gioberti, la quale individuava nello spiritualismo cristiano e «nella dottrina trascendentalista la tradizione filosofica del pensiero italiano», smarcandosi dalla lettura idealistica di Giovanni Gentile.

Dal 1929 al 1943 ricoprì la prestigiosa carica di vice-cancelliere della Reale Accademia d'Italia, e dal 1937 assunse la presidenza della Società Italiana di Metapsichica, fondata tra gli altri da Servadio e Cazzamalli.

Strinse inoltre un profondo legame con Gabriele D'Annunzio, del quale divenne uno stimato studioso, dedicandogli diversi saggi critici. Su incarico dello stesso poeta, Bruers lavorò come ordinatore e archivista dell'immensa biblioteca del Vittoriale degli Italiani, della quale compilò anche una nota guida storica.

Nel 1940 ottenne infine la libera docenza in storia della letteratura italiana presso l'Università di Roma.

Gli ultimi anni e la produzione musicale Con il crollo del regime fascista e la conseguente soppressione dell'Accademia d'Italia, Bruers riprese l'attività amministrativa all'interno della cancelleria dell'Accademia dei Lincei.

Nei suoi ultimi anni di vita, caratterizzati da un progressivo accentuarsi del sentimento religioso cattolico, si dedicò principalmente alla musicologia. Curò cataloghi storici e guide critiche sulle opere di Ludwig van Beethoven, Richard Wagner, Antonio Vivaldi e Giuseppe Verdi.

Alla sua morte avvenuta alla fine del 1954 in Roma, fu sepolto al Verano.

Opere principali Filosofia della vita, Milano, 1909. La questione romana, Roma, 1924. La missione d'Italia nel mondo, Foligno, 1928. L'Italia e il cattolicismo, Firenze, 1929. Gabriele D'Annunzio: il pensiero e l'azione, Bologna, 1934. Pensatori antichi e moderni, Roma, 1936. Beethoven: il problema dei quattro stili, Roma, 1937 (poi ampliato come Catalogo storico-critico delle opere di Beethoven, 1940). Nuovi saggi dannunziani, Bologna, 1938-1941. La ricerca psichica, Bologna, 1941. Gesù nel secolo ventesimo, Roma, 1942. Palingenesi, Milano, 1943. Guida alle opere di Wagner, Roma, 1949.

Note

Bibliografia

Voci correlate Dannunzianesimo Luce e ombra Metapsichica Reale Accademia d'Italia Vittoriale degli Italiani

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