Populonia (in etrusco Pupluna, Pufluna o Fufluna; in latino Populonia o Populonium; in greco antico Ποπλώνιον); . è stata una città etrusca e poi romana situata sul promontorio di Piombino, sulle alture di Poggio del Telegrafo e di Poggio del Castello, a sud del golfo di Baratti e di fronte all'isola d'Elba, nell'Etruria settentrionale.; . Le fonti antiche la descrivono come l'unica delle grandi città etrusche sorta direttamente sul mare,Strab. V, 2, 5; Plin. nat. III, 50; Ptol. III, 1, 4; . e la sua storia è legata allo sfruttamento delle risorse minerarie delle Colline Metallifere e dell'Elba e alla lavorazione del ferro, che ne fece il centro siderurgico per eccellenza dell'Etruria.; . I resti della città e delle sue necropoli si trovano oggi nel territorio comunale di Piombino, in parte all'interno del parco archeologico di Baratti e Populonia, presso le odierne frazioni di Populonia e Baratti.

Toponimo

Le fonti letterarie, epigrafiche e numismatiche restituiscono per la città una pluralità di forme: nelle legende monetali etrusche il nome pupluna ricorre anche nelle grafie puplana e pufluna, accanto a fufluna; le fonti latine hanno Populonia e Populonium, quelle greche Ποπλώνιον.; per le legende monetali ; . La forma pupluna è quella dei didrammi d'argento del IV e III secolo a.C. e ricorre ancora sui trienti con la testa di Vulcano, mentre la variante pufluna, con f interna, compare più tardi, sui sestanti della seconda metà del III secolo; fufluna è attestata su un solo esemplare, per giunta ribattuto.; ; Battisti riferiva invece la forma con f- tanto ai trienti quanto ai sestanti ().

Il rapporto tra il nome della città e il teonimo Fufluns, divinità etrusca poi identificata con Dioniso, è stato a lungo dibattuto. Una tradizione di studi, risalente a Eduard Gerhard e ripresa fra gli altri da Luigi Adriano Milani e da Franz Altheim, faceva derivare il nome della città direttamente da quello del dio.; per la storia dell'ipotesi, da Gerhard (1847) a Milani e a Enrico Ceci, . A questa lettura si opposero, con argomenti diversi ma convergenti, Giacomo Devoto (1932) e Carlo Battisti (1959): il primo sostenne che pupluna è una formazione primaria, anteriore e indipendente rispetto a Fufluns, riconducibile a una comune base etrusca *pupl- priva di valore teoforico, accostando l'etrusco *puple al latino populus;. il secondo giunse alla stessa conclusione per via fonetica, osservando che nelle attestazioni più antiche la città reca costantemente l'occlusiva p- (pupluna), mentre il teonimo presenta la f- fin dalle prime attestazioni del V secolo, senza che sia mai documentata una forma *pupluns, e che a Populonia non risultano attestati né un culto di Fufluns né una divinità di nome Pupluna.. Battisti proponeva di ricondurre Pupluna a una base *puplu corrispondente al latino populus (ritenuto a sua volta un prestito dall'etrusco), col significato di "possesso di un populus", inteso come aggregato sovratribale..

La derivazione dal teonimo è oggi considerata insussistente. Come rileva Valentina Belfiore, la distinzione sistematica fra le categorie di toponimo, antroponimo e teonimo, stabilita da Helmut Rix, mostra che il toponimo è sempre attestato con p- iniziale, mentre il teonimo compare regolarmente con f-: la convergenza fra i due nomi, suggerita anche da una presunta legenda monetale con phi iniziale, in realtà inesistente, non trova quindi fondamento.; per l'argomento delle categorie . Il dibattito si è perciò spostato sull'etimologia del toponimo: Rix lo fa risalire, attraverso un teonimo *Poplonos formato con un suffisso di signoria, a una base italica popl(o)- corrispondente al latino populus nel senso di "esercito", mentre Belfiore, pur riconoscendo nella formazione *pupl(u)-va-na una morfostruttura tipicamente etrusca (analoga a quella di Tarchna/Tarquinia e Manthva/Mantova), esclude un'origine etrusca della base, che avrebbe prodotto esiti diversi da quelli attestati..La posizione di Belfiore distingue due piani. Il meccanismo di formazione della parola (radice più suffissi -va- e -na) è etrusco, come in altri toponimi di origine etnica; la radice pupl-, invece, non nascerebbe all'interno dell'etrusco: se così fosse, la lingua l'avrebbe declinata in forme del tipo *pupelna, sul modello di mutelna, rutelna, hatelna, che però non risultano attestate. La base va quindi ricondotta all'esterno, e più precisamente, secondo la proposta di Rix accolta da Belfiore, alla base italica popl(o)-, corrispondente al latino populus nel senso di "esercito". In sostanza Pupluna sarebbe una parola etrusca nella forma ma costruita su una radice di provenienza italica. Resta però discussa l'origine ultima di quella base italica: come rilevava già Margaret T. Watmough, populus e l'italico poplo sono forme relativamente isolate, di difficile aggancio a una sicura etimologia indoeuropea (; ).

Il nome antico è stato inoltre posto all'origine di quello di Piombino, il centro sorto sul versante opposto del promontorio: accanto all'accostamento tradizionale a plumbum ("piombo"), è stata proposta una derivazione da una forma *Poplinum riconducibile a Populonia, che ripeterebbe il toponimo antico sull'altro lato del promontorio.; una derivazione analoga, con una diversa trafila fonetica (*puplun- con doppia metatesi), era già in .

Su un gruppo di sestanti populoniesi recanti la testa di Vulcano compare, accanto alla legenda pufluna (più raramente fufluna), la parola vetalu: la lettura tradizionale, formulata da Raffaele Garrucci nel 1885 e ripresa senza discussione dalla letteratura successiva, vi riconosceva la testimonianza di un'alleanza monetaria tra Populonia, Vetulonia e Chiusi (o, secondo un'ipotesi di Massimo Pallottino, Caere).. Mauro Cristofani, riesaminando l'intera serie in occasione del convegno napoletano del 1975 sulla monetazione etrusca, ha smontato la ricostruzione: la forma prevalente è pufluna e non fufluna, attestata come si è visto da un solo esemplare; il nome etrusco di Vetulonia è vati, non vetalu, e la presunta terza sigla non è riconducibile né a Chiusi (Camars) né a Caere per ragioni fonetiche.. Ne concludeva che la lega monetaria fra tre città è un costrutto dell'erudizione ottocentesca privo di fondamento, proponendo invece di riconoscere in vetalu, per la struttura del nome (col suffisso -alu dell'onomastica personale etrusca), il nome di un magistrato responsabile dell'emissione, secondo un uso documentato anche da altre legende monetali etrusche..

Le fonti antiche

La più antica menzione e le fonti storiche La menzione più antica di Populonia giunta fino a noi si trova probabilmente nel De mirabilibus auscultationibus dello Pseudo-Aristotele, dove si legge che le miniere dell'Elba, dopo aver dato rame, diedero ferro, e che a disporne erano "gli Etruschi che abitano il luogo detto Populonia": secondo Giovanni Colonna la notizia risale con ogni verosimiglianza a Timeo.Ps.-Arist. mir. 93; . Prima di allora la città non compare nelle fonti: Colonna osserva che essa non è ricordata insieme alle altre città dell'Etruria settentrionale nei racconti relativi all'età di Tarquinio Prisco, e che entrò a far parte della lega dei dodici popoli soltanto in un momento tardo..

Le poche notizie di carattere storico sono tutte di età ellenistica e romana. Diodoro Siculo ricorda il ferro elbano smistato da Populonia verso Dicearchia e gli altri mercati.Diod. V, 13, 1-2; . Livio la nomina due volte nel racconto della seconda guerra punica: nel 205 a.C., quando i Populonienses contribuirono con il ferro all'allestimento della flotta di Scipione, e nel 202, quando la flotta del console Tiberio Claudio Nerone, in rotta per la Sardegna e la Corsica con l'obiettivo di unirsi a Scipione in Africa, fu sorpresa da una tempesta e trovò riparo nella rada di Populonia.Liv. XXVIII, 45, 15; XXX, 39, 1-2; . Camporeale colloca la tempesta nel 203 a.C. (); il passo liviano si riferisce al consolato di Tiberio Claudio Nerone, del 202. Strabone infine è l'unico a ricordare l'episodio sillano: la città fu stretta d'assedio dall'esercito di Silla nello stesso torno di tempo in cui lo fu Volterra.Strab. V, 2, 6; ; .

Le tradizioni sulle origini

La sola tradizione antica sulle origini della città è conservata nel commento di Servio al catalogo etrusco dellEneide, nella redazione ampliata detta Servius Danielis: «quidam Populoniam post XII populos in Etruria constitutos, populum ex insula Corsica in Italiam venisse et condidisse dicunt; alii Populoniam Volaterranorum coloniam tradunt; alii Volaterranos Corsis eripuisse Populoniam dicunt» («alcuni dicono che, dopo che i dodici popoli d'Etruria erano già costituiti, una gente venuta dall'isola di Corsica in Italia fondò Populonia; altri tramandano che Populonia fu colonia dei Volterrani; altri dicono che i Volterrani strapparono Populonia ai Corsi»).Serv. Dan. ad Aen. X, 172; testo e traduzione in . Il passo riunisce dunque tre versioni fra loro incompatibili e, almeno nella prima, colloca la nascita della città dopo la costituzione della dodecapoli: è su questa base che si è dedotta la recenziorità di Populonia rispetto alle altre città d'Etruria.; . Si tratta di una testimonianza tarda, di un commentatore vissuto fra IV e V secolo d.C. che compendia fonti erudite non più identificabili; Carlo Battisti la definiva una crux filologica, ma riteneva che le tre versioni potessero ricondursi a un unico schema, una fase "corsa" seguita da una fase volterrana, e già registrava la diffidenza di Luisa Banti, per la quale i ritrovamenti non rendevano verosimile nessuna delle versioni di Servio e la pretesa colonia dei Corsi poteva essere il capovolgimento delle mire etrusche sull'isola..

L'archeologia non conferma nessuna delle tre versioni. Populonia è abitata senza interruzioni dalla prima età del Ferro, con una fisionomia culturale villanoviana già definita e parte della koinè dell'Etruria settentrionale, e le indagini recenti nelle necropoli escludono che i tratti peculiari della comunità, come la precoce inumazione, rimandino a un'origine esterna.; . Secondo Giovannangelo Camporeale le tradizioni serviane riflettono piuttosto i rapporti che la città intrattenne con la Corsica e con Volterra a partire dal VI secolo a.C., e sarebbero nate quando quei rapporti erano in pieno svolgimento, proiettando in un passato remoto situazioni più recenti.. La versione volterrana è stata valorizzata da Mario Torelli, che nel definire la fisionomia originaria dei dodici popoli ha letto Populonia come colonia di Volterra, in modo analogo a Roselle rispetto a Chiusi;La lettura di Torelli (1987) è discussa in . per la versione corsa è stato proposto di riconoscere nel populus ex insula Corsica i Focei stanziati ad Alalia, che avrebbero partecipato a una sorta di rifondazione della città nella seconda metà del VI secolo a.C., lettura che Franco Cambi giudica controversa.La proposta è di Daniele Maras (2015), richiamata in e in . Quel che le tradizioni conservano di autentico è la memoria dei legami con le isole: i rapporti con la Corsica nella prima età del Ferro sono documentati dalle fibule ad arco serpeggiante, dalle sepolture collettive in grotta e dai corredi elbani di impronta còrsa, e Mario Cygielman e i suoi collaboratori hanno osservato che ancora al tempo di Servio la memoria di quei contatti era abbastanza viva da far dire che Populonia era stata fondata dai Corsi.; . Nella stessa direzione va la lettura di Cambi, per il quale il "balbettio" di Servio non è un impaccio erudito ma il tentativo di descrivere una comunità che fu davvero eterogenea fin dalle origini, e la cui attribuzione a un preciso ambito etnico resta difficile..

Populonia nellEneide