San Girolamo nel deserto è un dipinto a olio su tela (235 × 181 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1649 e conservato nella chiesa di San Lorenzo a Nogent-sur-Seine. Storia Il dipinto è citato da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice sotto l'anno 1649: «Per l'eminentiss.mo card.le Savelli fece le infrascritte: [...] Un S. Girolamo nel deserto, quadro compagno»...

Il pagamento relativo al dipinto è registrato nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. In data 30 agosto 1649 è annotato: «Dall'Em.mo Sig.r Cardinale Savelli Legato si è ricevuto Lire 600 per il quadro del San Girolamo penitente fanno Scudi 150».. Il cardinale Fabrizio Savelli fu legato pontificio di Bologna dal 1648 al 1651.

Il dipinto è citato in un inventario romano della famiglia Savelli del 1650, insieme a San Francesco nel deserto, Santa Maria Maddalena penitente, ai quali si sarebbe aggiunto San Giacomo Maggiore nel 1650. I quattro dipinti che facevano péndant, alla morte del cardinale (26 febbraio 1659) erano ancora insieme, ma andarono dispersi prima o insieme alla dissoluzione della sua famiglia nel 1712.. Gli altri tre dipinti che erano "compagni" di questo san Girolamo sono stati identificati con San Francesco in adorazione del Crocifisso. conservato nella Cattedrale di San Cetteo di Pescara, Maria Maddalena che si disciplina,. collezione privata New York, San Giacomo Maggiore in collezizione privata a Vienna..

Guercino ha dipinto almeno diciotto tele che raffigurano san Girolamo, e che sono citate nel Libro dei conti, ma basandosi sulle dimensioni del quadro e sul valore dei quadri (dai prezzi praticati, e sulla descrizione dell'inventario del 1650: "Un san Girolamo con la penna in mano, che adora il Crocifisso in un paesaggio" è possibile stabilire, con ragionevole certezza, che la tela è effettivamente quella che oggi si trova nella chiesa di San Lorenzo a Nogent-sur-Seine. La scelta dei quattro santi della serie non è del tutto chiarita: san Girolamo poteva alludere al ruolo cardinalizio del committente, mentre san Francesco e la Maddalena rientravano fra i modelli di penitenza e devozione; più incerta resta la presenza di san Giacomo Maggiore, forse scelta anche per la sua immediata riconoscibilità iconografica.

Il dipinto, fino ad allora inedito, fu pubblicato da Stéphane Loire nel 1990; il merito della scoperta spetta tuttavia a Françoise Joulie. Descrizione e stile Il dipinto raffigura san Girolamo nel deserto, secondo un'iconografia meditativa più che strettamente penitenziale. Il santo non è rappresentato in atto di flagellarsi né accompagnato da apparizioni soprannaturali, ma assorto davanti al crocifisso, con la penna sospesa sopra un foglio. La scena allude quindi alla sua attività di dottore della Chiesa e traduttore della Bibbia, ma la ambienta in uno spazio solitario, nel quale la meditazione religiosa prevale sull'azione narrativa.

La figura del santo occupa con forza il primo piano ed è isolata entro un paesaggio roccioso e vegetale, appena aperto sul fondo da uno squarcio di cielo. L'ambiente naturale non ha funzione puramente descrittiva, ma contribuisce a costruire l'atmosfera di raccoglimento dell'opera. La resa del corpo, del volto e delle mani conferisce alla figura una presenza monumentale, pur mantenendo un tono di intensa concentrazione interiore.

Loire sottolinea la ricchezza degli accordi cromatici, insieme densi e sottilmente graduati. Il rosso acceso del manto del santo e il blu dello scorcio di cielo producono un contrasto solenne, mentre la luce modella con gradualità la figura e gli elementi del paesaggio. Ne risulta un'immagine potente e raccolta, nella quale la monumentalità della figura si accompagna a un sentimento religioso profondamente interiorizzato. Restauro Il restauro ha evidenziato numerosi interventi succedutisi nel corso dei secoli, tra cui una foderatura, estese ridipinture e diversi tipi di stucco. La rimozione dei rifacimenti ha restituito la pellicola pittorica originale, riportando alla luce il cielo in lapislazzuli, solo in parte compromesso da antichi ritocchi in blu di Prussia.. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti in Francia Categoria:Dipinti su san Girolamo penitente