San Pietro piangente davanti alla Vergine, noto anche come San Pietro in lacrime davanti alla Vergine o La Vergine con san Pietro piangente, è un dipinto a olio su tela (122 × 159 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1647 e conservato nel Louvre di Parigi. Storia Il dipinto è citato da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice, sotto l'anno 1647: «Un quadro con S. Pietro che piange avanti la B. V. per il Duca Boncompagni»...
Il pagamento dell'opera è registrato nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. In data 6 marzo 1647 è annotato: «Dal Sig:r Prencipe Buoncompagno si è ricevuto ducat:ni 120 per il quadro di San Pietro piangente davanti alla Santiss.ma Vergine fano Scudi 150»..
Il committente, indicato genericamente come principe Boncompagni, è da identificarsi molto probabilmente con Ugo Boncompagni, IV duca di Sora (1614-1676), membro dell'illustre famiglia Boncompagni, che aveva avuto come massimo esponente un altro Ugo Boncompagni, divenuto papa con il nome di Gregorio XIII..
Destinato inizialmente alla carriera ecclesiastica, dopo la precoce morte del fratello Giacomo, avvenuta nel 1636, Ugo Boncompagni ne ereditò le cariche. Da Urbano VIII ricevette il seggio senatoriale a Bologna e da Filippo IV di Spagna il titolo di duca di Sora, nel Regno di Napoli. Fedelissimo alla Corona spagnola, partecipò alla repressione della sommossa popolare capeggiata da Masaniello. Non è noto come collezionista o amatore d'arte; tuttavia, il suo ruolo sociale rende compatibile l'acquisto del dipinto.
Il dipinto compare in un inventario dei quadri di Luigi XIV, redatto nel 1683 da Charles Le Brun (1619-1690), come parte di un gruppo di 28 opere acquistate dal mercante Alvarez e caratterizzate da una certa affinità di soggetto. Si trattava di dipinti eseguiti da pittori italiani, tra cui Guido Reni, Giovanni Battista Viola e Alessandro Tiarini, oppure da artisti francesi o nordici attivi in Italia, come Nicolas Poussin, Paul Bril, Cornelis van Poelenburch, Claude Lorrain, Gaspard Dughet e Pieter Bruegel il Vecchio. Molte opere di questo nucleo provenivano dalla collezione del cardinale Angelo Giori, ciambellano e uomo di fiducia di Urbano VIII. Dall'inventario dei suoi beni, redatto dopo la morte nel 1669, risulta che quasi tutti i dipinti del gruppo venduto da Alvarez erano stati riuniti a Roma.
Inizialmente fu esposto nell'anticamera del re e in seguito nel Salone di Marte, in pendant con il San Giovannino nel deserto di Raffaello. Il dipinto rimase a Versailles fino al 1794, quando fu confiscato durante la Rivoluzione francese.
La tela del Guercino non sembra essere stata particolarmente apprezzata in un primo momento, tanto che fu esposta al Louvre solo nel 1815. Nel 1875 fu inviata a Fontainebleau; nel 1930 tornò al Louvre, ma fu collocata nei depositi. In occasione di una mostra del 1980 il dipinto fu sottoposto a pulitura e, dopo l'intervento, l'interesse per l'opera aumentò.. Descrizione e stile Il dipinto presenta una composizione raccolta, costruita su due figure a mezza figura, disposte in uno spazio essenziale e immerse in un'atmosfera di intensa meditazione. A sinistra la Vergine, seduta, è avvolta in vesti dalle pieghe nitide e sapientemente ordinate; il capo velato è appena definito dall'aureola che lo circonda. A destra san Pietro, in piedi, asciuga le lacrime con un panno bianco, mentre il volto segnato e il gesto trattenuto esprimono al tempo stesso il turbamento e il pentimento per il rinnegamento di Cristo.
Il soggetto non deriva direttamente dai Vangeli, ma unisce due momenti distinti della Passione: il dolore della Vergine dopo la morte di Cristo e il pentimento di san Pietro dopo il rinnegamento. L'incontro tra le due figure assume così un valore devozionale e meditativo, in linea con la sensibilità della Controriforma e con l'importanza attribuita al sacramento della penitenza.
L'espressione e l'atteggiamento della Vergine rendono evidente come la sua afflizione sia più profonda di quella di san Pietro. La santa è quasi immobile, con le mani posate sulle ginocchia, immersa in uno stato di dolore silenzioso; l'apostolo, invece, è colto in un gesto più esplicito, mentre asciuga le lacrime e si piega verso di lei.
La sobrietà della composizione è accompagnata da una gamma cromatica raffinata. Il manto arancio di san Pietro trova corrispondenza nel velo giallo-ocra della Vergine, mentre il blu intenso delle loro vesti crea un accordo cromatico equilibrato. I due panni bianchi, quello della Vergine e quello dell'apostolo, collegano visivamente le figure e guidano lo sguardo attraverso la scena.
Secondo Stéphane Loire, la rarità del soggetto, la semplicità della costruzione e la cura dell'esecuzione rivelano nel dipinto la ricerca, da parte del Guercino, di un linguaggio più classico e contenuto. L'opera, pur conservando un'intensa partecipazione religiosa, mostra una piena padronanza dei mezzi pittorici e una particolare attenzione alla resa dei dettagli. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su Maria Categoria:Dipinti su san Pietro Categoria:Dipinti nel Louvre