La grammatica indonesiana è fortemente basata sull'uso di prefissi e di alcuni suffissi in particolare per la derivazione lessicale, per cui da una radice lessicale vengono formate ulteriori parole. L'indonesiano in particolare è una lingua agglutinante e ha una forte parentela con il malese, per cui le due lingue sono mutualmente intelligibili. Sia la lingua indonesiana che la lingua malese a loro volta fanno parte delle lingue austronesiane, tutte imparentate tra loro in quanto derivano dal proto-austronesiano.

Grammatica

Convenevoli base

hai: ciao selamat pagi: buongiorno (selamat deriva dall'arabo سَلَامَات salāmāt) terima kasih (banyak): grazie (tante). Letteralmente, "ricevo cura". terima kasih kembali: prego (formale, lett. "ricevo cura di nuovo" siccome l'interlocutore sente che sentirsi dire "grazie" è esso stesso una grazia e un ricevere cura) sama-sama: prego (colloquiale, lett. "insieme" con sfumatura di "lo stesso a te") maaf: scusa/scusi/scusate! (il sinonimo ampun è usato solo per scusarsi di gravi reati) tidak apa-apa: di niente (lett. "no cose", dunque un calco quasi perfetto dell'inglese nothing) selamat: congratulazioni! selamat ulang tahun: buon compleanno! selamat makan: buon appetito! (lett. "buon mangiare")

Derivazione lessicale di nomi comuni Il lessico in indonesiano viene derivato attraverso prefissi e circonfissi (cioè l'unione di un prefisso e di un suffisso, per cui la parola è circondata). Lo studio degli affissi permette di navigare meglio all'interno di un vocabolario di qualità indonesiano (in cui sono indicate le radici di tutti vocaboli ordinate alfabeticamente); inoltre, permette di ricavare una radice da un vocabolo complesso, di identificarne gli affissi e di memorizzare meglio i vocaboli invece di apprenderli come un chunk lessicale inanalizzato. Alcuni affissi che derivano nomi comuni o affissi riconoscibili negli internazionalismi/prestiti stranieri sono:

ke–an: questo circonfisso deriva il concetto astratto a partire da una radice aggettivale, e.g. bahagia (felice) > kebahagiaan (felicità). Se la radice termina in -a, dunque l'intera parola termina in -aan per cui la radice non subisce mutazioni di alcun tipo. I concetti astratti negativi contengono l'avverbio di negazione degli aggettivi e dei verbi tidak, per cui il circonflesso diventa ketidak–an, e.g., tidak adil "non giusto, ingiusto" > ketidakadilan "ingiustizia, l'essere ingiusto"; tidak tahu "non conoscere, non sapere" > ketidaktahuan "ignoranza, il non-conoscere, il non-sapere". peN-: questo prefisso aggiunto a una radice verbale o aggettivale letteralmente significa "colui che <svolge l'azione indicata dalla radice>" o "colui che per eccellenza/antonomasia ha <la caratteristica indicata dalla radice>". Questo prefisso ha un generico suono nasale ("N") che, in base alla consonante che lo segue (e dunque la consonante iniziale della radice) si assimila e accomoda; nel caso in cui la radice verbale inizi in vocale, diventa -ng-, mentre cade se inizia in r-, l- e n-. Degli esempi sono baca "leggere" > pembaca "lettore, colui che legge", curi "rubare" > pencuri "ladro, colui che ruba", datang "venire" > pendatang "immigrato", jahat "malvagio" > penjahat "criminale", mabuk "ubriaco" > pemabuk "ubriacone, alcolista", pungut "collezionare" > pepungut "collezionista, colui che colleziona", tulis "scrivere" > penulis "scrittore, colui che scrive". Alcuni nomi di professioni (e dunque nomi comuni di persona) si ricavano con la parola tukang, che da sola significa "lavoratore, venditore": masak "cucinare" > tukang masak "cuoco" (lett. "il lavoratore del cucinare"); listrik "elettricità" > tukang listrik "elettricista"; ledeng "tubo, tubatura, tubazione" > tukang ledeng "idraulico", becak "risciò" > tukang becak "guidatore di risciò", kayu "legno" > tukang kayu "falegname, carpentiere", potret "fotografia" > tukang potret "fotografo", besi "ferro" > tukang besi "fabbro". Altri nomi comuni di persona si ottengono con il suffisso di origine pali -wan al maschile e -wati al femminile, per cui l'indonesiano fa una distinzione di genere solo in questo caso eccezionale. Alcuni esempi sono ilm "scienza" (dall'arabo عِلْم ʕilm) > ilmuwan "scienziato, uomo di scienza" e ilmuwati "scienziata, donna di scienza"; karya "lavoro" > karyawan "impiegato" e karyawati "impiegata"; seni "arte" > seniwan "artista" e seniwati "artista"; sukarela "essere volontari/disposti" > sukarelawan "volontario" e sukarelawati "volontaria"; rekayasa "ingegneria" > rekayasawan "ingegnere" e rekayasawati "ingegnera"; gerilya "guerriglia" > gerilyawan "guerrigliero" e gerilyawati "guerrigliera". Altri nomi comuni di persona, nel caso di prestiti stranieri (tipicamente olandesi) finiscono in -is, che solitamente traduce l'italiano "-ista, -ico/ica", e.g. jurnalis "giornalista", anarkis "anarchico" (inglese "anarchist"), optimis "ottimista". Alcuni aggettivi derivanti da prestiti stranieri (tipicamente olandesi) finiscono in -is, che in questo preciso contesto traduce l'italiano "-ico/ica", e.g. ekonomis "economico", praktis "pratico", biologis "biologico", optimis "ottimista, ottimistico", liberalis "liberalista". Altri prestiti latini finiscono in -itas, e.g. kualitas "qualità", kreativitas "creatività", aktivitas "attività", kapasitas "capacità", produktivitas "produttività", modernitas "modernità", prioritas "priorità". Questa struttura è alternativa all'uso del circonflesso ke–an per ottenere concetti astratti. -itas tuttavia è un suffisso di prestiti stranieri che non si può utilizzare in radici di parole native, per cui le parole in -itas sono un blocco unico; di contro, il circonflesso ke–an è utilizzabile sia in radici native che radici straniere (e.g., modernitas = kemodernan). In generale, i sinonimi nativi di prestiti stranieri appartengono a un registro più colloquiale e meno formale, aulico, colto e scientifico. Altri prestiti olandesi finiscono in -asi e corrispondono all'italiano "-azione" e "-azia", e.g. administrasi "amministrazione", kualifikasi "qualificazione", organisasi "organizzazione", democrasi "democrazia", diplomasi "diplomazia". I prestiti che indicano le branche delle scienze sono prestiti solitamente olandesi che finiscono in -omi e -ogi, e.g. ekonomi, biologi, agronomi, sosiologi, psikologi, teknologi. I prestiti che indicano nomi di ideologie e movimenti sono prestiti solitamente olandesi che finiscono in -isme, e.g. kapitalisme, fasisme, komunisme, nasionalisme, liberalisme. peN- inoltre è utilizzato per formare dei nomi di attrezzi o macchinari a partire da radici aggettivali o verbali e il suo significato in questo contesto è "il marchingegno <che fa l'azione indicata dalla radice>" o "il marchingegno che rende <aggettivo>", e.g. dingin "freddo" > pendingin "condizionatore" (lett. "il marchingegno che rende freddo"), garis "linea" > penggaris "righello" (il marchingegno che fa le linee), panas "caldo" > pemanas "bollitore" ("il marchingegno che rende caldo"). Il suffisso -an crea nomi a partire da verbi in radice, e.g. makan "mangiare" > makanan "cibo, il mangiare, alimento", main "giocare" > mainan "giocattolo", minum "bere" > minuman "bevanda", parkir "parcheggiare" > parkiran "il parcheggio". il circonflesso peN–an forma dei nomi a partire da verbi, per cui è anche un nominalizzatore (lett. "l'atto di fare <ciò che indicato dalla radice>", e.g. jual "vendere" > penjualan "la vendita, l'atto di vendere", baca "leggere" > pembacaan "la lettura, l'atto di leggere". Alcuni vocaboli con il circonflesso per–an derivano da verbi intransitivi in ber-, e.g. jalan "strada" > berjalan "camminare" > perjalanan "viaggio"; per formare questi vocaboli, è necessario conoscere i verbi in ber- (che segnala specificatamente i verbi intransitivi).

In generale, in indonesiano non esiste l'articolo determinativo e indeterminativo, alla pari di molte altre lingue asiatiche (e.g., cinese, giapponese, coreano, vietnamita, malese), per cui la determinazione viene ottenuta tramite l'uso di deittici (e.g., l'aggettivo dimostrativo) o tramite il contesto.

Il plurale dei nomi I nomi in indonesiano non hanno morfologia per il plurale, per cui il plurale si indica reduplicando/raddoppianto la parola, e.g. anak "bambino" > anak-anak "bambini". In ortografia, si mette sempre un trattino nel raddoppio.

Qualora sia scontato, nel linguaggio colloquiale il raddoppio per indicare il plurale si può evitare, per cui il vocabolo in base al contesto può essere singolare o plurale (come in cinese, giapponese e coreano).

Pronomi personali I pronomi personali in indonesiano si possono omettere specialmente se sono scontati in base al contesto (per cui la lingua indonesiana è una lingua pro-drop) e sono: saya: io (formale) aku: io (colloquiale) Anda: tu (formale e sempre in maiuscolo, senza nessuna parentela con l'arabo 'anta أَنْتَ) kamu: tu (colloquiale) beliau: lui, lei, Lei (formale/onorifico) dia: lui, lei (colloquiale) kami: noi (esclusivo, cioè escluso l'interlocutore/gli interlocutori) kita: noi (inclusivo, cioè incluso chi ascolta) Anda sekalian oppure Anda semua: voi (formale) sekalian: voi (colloquiale) mereka: loro diri: sé (pronome riflessivo)

Aggettivi possessivi In indonesiano, gli aggettivi possessivi al plurale e specificatamente al singolare formale corrispondono ai pronomi personali; semplicemente, si inseriscono dopo l'oggetto a cui si riferiscono (e.g. rumah saya "casa mia, la mia casa"). Tuttavia, al singolare sono esprimibili anche attraverso le forme enclitiche, cioè dei suffissi inseriti direttamente dopo il nome e fusi ortograficamente; in arabo, gli aggettivi possessivi funzionano allo stesso modo. Queste forme enclitiche non cambiano in base al genere e numero dell'oggetto. Le forme enclitiche hanno una sfumatura colloquiale e intima rispetto all'uso del pronome personale. In generale, Le forme enclitiche sono dunque:

mio, mia, miei, mie: -ku (e.g., rumah "casa" > rumahku "casa mia, la mia casa", rumah-rumahku "le mie case") tuo, tua, tuoi, tue: -mu suo, sua, suoi, sue: -nya (utilizzato anche come forma di cortesia, e.g., "la Sua casa" rumahnya)

Sistema verbale

Introduzione e prefissi diffusi L'indonesiano non ha un verbo copulativo, per cui a differenza delle lingue indoeuropee non ha il verbo "essere" (e.g, "Io sono Marco, io sono uno studente, io sono alto"). Il verbo essere è indicato con adalah solo se enfatico ed è traducibile "essere proprio...".

I verbi in indonesiano possono avere degli affissi, per cui sono derivati da una radice lessicale riferita solitamente a un concetto astratto; gli affissi sono utilizzati solo nella lingue formale e/o scritta, per cui non vengono utilizzati nella parlata colloquiale laddove la loro caduta non compromette il significato della parola.

I due prefissi verbali più diffusi sono ber- ("impegnarsi in <quanto indicato dalla radice verbale>") e meN- (in gran parte dei casi significa "fare <quanto indicato dalla radice verbale>" o "usare <l'oggetto indicato dalla radice verbale>" o "fare <l'onomatopea indicata nella radice>" o "diventare <l'aggettivo indicato nella radice>"). Il secondo prefisso ha un generico suono nasale ("N") che segue le stesse regole di peN- (usato per formare nomi comuni e aggettivi): in base alla consonante che segue la coda nasale (e dunque in base alla consonante iniziale della radice), tale coda si assimila e accomoda; nel caso in cui la radice verbale inizi in vocale, diventa -ng-, mentre cade se inizia in r-, l- e n- (e.g., inap > menginap, rokok > merokok, lompat > melompat, nanti > menanti, cangkul > mencangkul, dengkur > mendengkur, bual > membual, fitnah > memfitnah, vonis > memvonis, jajah > menjajah, hukum > menghukum). Se la radice inizia in p-, t-, k- o s-, entrambe cadono (e.g., pesan > memesan, kejar > mengejar, telpon > menelpon, salin > menyalin).