La pittura del Trecento a Venezia comprende la produzione pittorica realizzata nella città lagunare nel corso del XIV secolo. In questo periodo di profonda trasformazione, pur mantenendo un forte legame con la tradizione bizantina, gli artisti attivi nella città accolsero progressivamente gli influssi del gotico e, in misura più limitata, le innovazioni naturalistiche sviluppatesi nell'Italia centro-settentrionale, elaborando uno stile originale destinato a influenzare l'evoluzione della pittura veneziana nei secoli successivi.

Contesto

Inizi del XIV secolo

La pittura veneziana del Trecento si sviluppò lungo due direttrici principali: da un lato mantenne un forte radicamento nella tradizione figurativa locale, caratterizzata da marcati influssi bizantini; dall'altro si aprì progressivamente alle innovazioni della pittura gotica, provenienti soprattutto dalla terraferma. Da questa sintesi nacque un linguaggio originale, nel quale elementi arcaici di ascendenza orientale si combinarono con le più moderne esperienze stilistiche del gotico..

Già alla fine del Duecento Venezia disponeva di un articolato sistema di botteghe pittoriche organizzate in forma corporativa, come testimonia il primo Capitolo dell'Arte dei pittori veneziani, risalente al 1271. Nel corso dei primi decenni del Trecento operarono in città numerosi artisti, attivi anche nei centri della laguna e della terraferma, tra cui pittori di tavole, mosaicisti, frescanti e miniatori. Essi lavoravano frequentemente a stretto contatto con lapicidi, architetti, scultori e orafi, contribuendo all'intensa stagione edilizia che interessò Venezia nel corso del secolo e che portò alla realizzazione di importanti edifici civili e religiosi.. La fama degli artisti veneziani si estese ben oltre i confini della città: essi furono chiamati a operare in Toscana, in Emilia, lungo la costa adriatica e fino a Dubrovnik, seguendo le rotte commerciali della Serenissima verso l'Istria e la Dalmazia. Poche città italiane dell'epoca poterono esercitare un'influenza artistica altrettanto ampia e duratura..

Nel primo Trecento la produzione pittorica veneziana fu prevalentemente orientata alla realizzazione di tavole dipinte.. Tra le prime opere datate del secolo figura la pala d'altare della chiesa dei Santi Maria e Donato a Mirano, recante la data 1310. L'opera presenta una figura di san Donato scolpita a rilievo e, ai suoi piedi, i ritratti dei due committenti, il podestà Donato Memmo e la moglie..

Fra i pittori attivi nei primi decenni del XIV secolo emerge inoltre una personalità di particolare interesse, identificata convenzionalmente con l'autore della Madonna in trono oggi conservata al Museo Puškin delle belle arti di Mosca. Tale artista, considerato da parte della critica un possibile maestro o comunque un significativo precursore di Paolo Veneziano, elaborò un linguaggio in equilibrio tra la tradizione bizantina e le novità figurative occidentali. A questa stessa personalità è stata accostata anche lIncoronazione della Vergine della National Gallery di Washington, datata 1324 e generalmente riferita agli esordi dell'attività di Paolo Veneziano, ma ancora fortemente legata ai modelli orientali. Alcuni studiosi hanno identificato questo maestro con il cosiddetto "Marco Veneziano", al quale è stata inoltre attribuita una Madonna col Bambino conservata presso i musei civici di Padova, tradizionalmente assegnata a Paolo Veneziano ma strettamente connessa a questa fase artistica precedente..

Paolo Veneziano

Il vero fondatore della pittura veneziana del Trecento è generalmente identificato in Paolo Veneziano, considerato il più importante pittore veneziano del XIV secolo. Egli fu il primo artista capace di superare il tradizionale linguaggio bizantino ancora dominante nella laguna, fondendolo con gli elementi del gotico diffusi nella Terraferma, in particolare attraverso la mediazione della pittura giottesca. Numerose opere gli sono attribuite, ma la prima documentata è un polittico eseguito nel 1333 per la chiesa francescana di Vicenza, oggi parzialmente disperso: se ne conservano due tavole presso il Museo Civico di Vicenza.

Nel 1343 Paolo era ormai un artista pienamente affermato e dirigeva una fiorente bottega, come dimostra il prestigioso incarico ricevuto dal doge Andrea Dandolo per la realizzazione della cosiddetta pala feriale, destinata a coprire nei giorni feriali la celebre Pala d'Oro dell'altare maggiore della Basilica di San Marco. La commissione si inserisce nel più ampio programma di rinnovamento culturale promosso dal doge, volto ad aprire Venezia alle esperienze artistiche della Terraferma. Andrea Dandolo, erudito e amico personale di Petrarca, favorì infatti una politica culturale che incoraggiò l'assimilazione delle novità figurative provenienti dall'Italia settentrionale. La pala fu consegnata il 22 aprile 1345 ed è firmata e datata (MCCCXLV) da Paolo insieme ai figli Luca e Giovanni, circostanza che testimonia il pieno coinvolgimento della bottega familiare.

Le opere successive attribuite a Paolo sembrano evidenziare un temporaneo riavvicinamento ai modelli bizantini, circostanza che ha indotto alcuni studiosi a ipotizzare un suo soggiorno a Costantinopoli. Non esistono tuttavia prove documentarie a sostegno di tale viaggio e questo mutamento stilistico può essere spiegato anche con la continua circolazione a Venezia di opere e artisti provenienti dall'Oriente bizantino.. Già a partire dagli anni cinquanta del XIV secolo, Paolo tornò comunque a un linguaggio pienamente inserito nella cultura gotica, caratterizzato da una tavolozza brillante, da un maggiore naturalismo e da una ricca eleganza decorativa. A questa fase appartengono probabilmente il polittico a otto figure della Pinacoteca civica Tacchi-Venturi di San Severino Marche e lIncoronazione della Vergine con storie di Cristo e san Francesco, eseguita per il monastero di Santa Chiara a Venezia e oggi conservata alle Gallerie dell'Accademia. In quest'opera permangono alcuni elementi della tradizione paleologa, ormai reinterpretati con maggiore libertà compositiva e un più marcato gusto gotico.

Il 20 gennaio 1347 a Paolo fu inoltre commissionata una tavola destinata alla cappella di San Nicola nel Palazzo Ducale, per un compenso di venti ducati d'oro. L'opera andò successivamente perduta, probabilmente distrutta nell'incendio che il 14 settembre 1483 colpì il palazzo. Lo storico dell'arte Rodolfo Pallucchini ha tuttavia ipotizzato che le tavolette raffiguranti le Due storie di san Nicola di Bari, oggi conservate presso la Galleria degli Uffizi di Firenze, possano costituire un frammento superstite di quel dipinto.. Sempre nel 1347 Paolo firmò (PAULUS DE VENECIIS PI[N]XIT MCCCXLVII) la Madonna con Bambino in trono, nota anche come Madonna della Pera, realizzata per la chiesa di San Prospero di Carpineti e oggi conservata presso il Museo diocesano di Cesena.

Su proposta di Evelyn Sandberg Vavalà, agli inizi del sesto decennio del XIV secolo viene generalmente datato anche il grandioso polittico della basilica di San Giacomo Maggiore di Bologna, oggi mutilo della tavola centrale. Si tratta di una delle opere più monumentali di Paolo Veneziano, caratterizzata da una complessa struttura architettonica articolata su tre registri. I santi della zona centrale presentano proporzioni slanciate e sono avvolti in panneggi dalle cadenze morbide ed eleganti, mentre nella cimasa le figure di san Raffaele e di san Giorgio, insieme allo splendido cavallo del santo guerriero, rivelano un gusto ancora fortemente legato alla tradizione ellenistico-bizantina.

Il catalogo documentato di Paolo Veneziano si conclude con lIncoronazione della Vergine della Frick Collection, datata 1358 e firmata insieme al figlio Giovanni. Si tratta dell'ultima opera certa dell'artista. Il dipinto presenta un linguaggio ormai pienamente aggiornato ai modi del gotico: la tavolozza si fa più chiara e luminosa, la composizione acquista maggiore ariosità, lo spazio è organizzato con più coerenza e le figure assumono proporzioni più slanciate ed eleganti, entro una sobrietà decorativa che anticipa alcuni aspetti del gotico internazionale. La critica rimane tuttavia divisa nell'attribuire il ruolo predominante dell'esecuzione a Paolo oppure al figlio Giovanni, riconoscendo in ogni caso un significativo contributo della bottega familiare.

L'Umanesimo

I pittori veneziani contemporanei non mostrarono immediatamente un particolare interesse per le innovazioni gotiche introdotte da Paolo, preferendo mantenere un linguaggio ancora saldamente ancorato alla tradizione bizantineggiante. Un esempio è Francesco, pittore attivo tra il 1319 e il 1356 che in una tavola raffigurante una Madonna col Bambino e santi, firmata Franciscus pinxit e oggi conservata presso la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, emerge chiaramente un’impostazione tradizionale, caratterizzata da una composizione statica e da una marcata rigidità delle figure.. Più innovativi invece furono alcuni artisti ritenuti parte della cerchia di Palo che operarono a Venezia e fuori. Ad esempio una Crocifissione conservata al Museo Bizantino di Venezia o il paliotto della basilica dei Santi Maria e Donato a Murano con la Dormitio Virginis e santi. Ne emerge un panorama complesso e ricchissimo di opere diffuse non solo a Venezia, ma anche nell’entroterra padano, in Istria e in Dalmazia. La maniera di Paolo ebbe infatti grande influenza in Dalmazia, tramite la presenza delle sue opere o della sua cerchia immediata. A Venezia, molti pittori dalmati probabilmente imparavano a bottega e poi portavano quanto appreso nella loro terra natia. Il linguaggio di Paolo continuerà a influenzare la pittura veneziana fino al secondo Trecento..

Verso la metà del XIV secolo, Venezia conobbe un periodo di significativo sviluppo culturale e artistico, favorito da una sostanziale apertura verso la terraferma e verso Padova, promossa dall’azione di Andrea Dandolo, doge tra il 1344 e il 1354. In questi anni si instaurarono rapporti con Petrarca, legato al doge da un rapporto personale di amicizia, e si consolidarono relazioni con la Padova dei Carraresi, allora uno dei centri più avanzati dell’Italia settentrionale nel campo delle arti figurative.. Dandolo fu inoltre promotore della costruzione e della decorazione del Battistero di San Marco e della cappella di Sant’Isidoro, due complessi di primaria importanza nella storia del mosaico veneziano. Tra il 1370 e il 1371, maestranze veneziane realizzarono un mosaico raffigurante un Giudizio universale per la Porta d’Oro della cattedrale di San Vito a Praga.. Nonostante i pesanti restauri subiti tra l’inizio del Seicento e la fine dell’Ottocento, alcuni mosaici del battistero rivelano ancora una marcata adesione a moduli di ascendenza orientale; altri, invece, mostrano già un progressivo distacco dal linguaggio bizantinizzante, con una maggiore libertà interpretativa, evidente soprattutto nel trattamento delle vesti femminili, morbide e raffinate.. Più innovativi appaiono i mosaici della cappella di Sant’Isidoro, completata sotto il dogado di Giovanni Gradenigo: caratterizzati da una più intensa forza narrativa, essi testimoniano l’emergere di elementi della cultura gotica, connotata da accenti eleganti e da una crescente attenzione per aspetti di carattere profano..