Il profumo della signora in nero è un film del 1974 scritto e diretto da Francesco Barilli al suo esordio come regista. Prodotto da Giovanni Bertolucci, co-sceneggiato da Massimo D'Avack e interpretato da Mimsy Farmer, è un horror psicologico che prende come modello di riferimento il cinema cupo e paranoico di Roman Polanski. Nonostante il discreto successo di pubblico, il film di Barilli è stato inizialmente osteggiato dalla critica Italiana dell’epoca per poi essere rivalutato nel tempo.

Il titolo del film è un omaggio all'omonima pellicola del 1931 Il profumo della dama in nero di Marcel L'Herbier.

La colonna sonora è firmata dal futuro premio Oscar Nicola Piovani.

Trama Roma: Silvia Hacherman, giovane direttrice e assidua lavoratrice d'un laboratorio di chimica, è stata costretta a convivere, per molto tempo e sin da quand'era bambina, con il trauma d'avere causato la morte della madre Marta. Il ricordo dell'accaduto s'è ormai offuscato e la ragazza sembra riuscire a condurre una vita serena e piena di soddisfazioni, sia in ambito lavorativo che dal punto di vista affettivo.

Una sera, nel corso d'una cena a casa d'amici, Silvia, accompagnata dal fidanzato Roberto, rimane colpita da una discussione di Andy, professore africano di sociologia, riguardo al culto delle messe nere, a suo dire ancora attive in Africa. L'argomentazione del professore, apparentemente folkloristica e tranquilla per qualunque altra persona, resta talmente impressa a Silvia da farle ritornare alla mente alcuni momenti infantili, in particolare la morte e il ricordo della madre, vestita di nero e intenta a spruzzarsi del profumo davanti allo specchio.

La situazione precipita e da quel momento iniziano ad accadere fatti inquietanti: una misteriosa bambina che si stabilisce a casa sua, i vicini e Roberto che si comportano in modo davvero strano, fanno dapprima sprofondare Silvia nella follia (apparentemente elimina Nicola, amante della madre, Roberto e il sig. Rossetti, zelante vicino di casa). Infine, la portano a suicidarsi, gettandosi, insieme alla bambina dal terrazzo del palazzo.

Ma, subito dopo questo tragico gesto, accade qualcosa di macabro: il corpo di Silvia viene recuperato da alcune persone e viene portato in un luogo sotterraneo. Qui, riunitisi davanti al suo corpo nudo, decine e decine di persone, tra cui Andy, i suoi vicini, gli amici e il fidanzato, si nutrono avidamente dei suoi organi; il professore aveva ragione, le sette segrete esistono, non solo in Africa, ma in tutto il mondo.

Accoglienza Distribuzione Il film ebbe un buon successo di pubblico, distribuito nei cinema italiani il 29 marzo 1974, ha incassato solo nelle città capozona 582.674.000 di lire dell'epoca. Dal 1976, Il profumo della signora in nero è uscito in tanti altri paesi del mondo a cominciare dal Messico, e nel tempo ha avuto un grande sfruttamento per il mercato home video, soprattutto in Inghilterra e in Germania.

Critica

Nonostante il successo nelle sale cinematografiche Italiane e la partecipazione al Festival del Cinema di Sitges, inizialmente le recensioni furono in gran parte negative, ma in seguito il film è stato ampiamente rivalutato diventando un cult del suo genere di riferimento.

"Indigesto cocktail di psicanalisi, horror cruento e cinema esotico di spavento di un ex attore (...) che pur rivela un gusto figurativo non comune" è il commento del dizionario Morandini che assegna al film una stella e mezzo su cinque di giudizio.

Nella recensione sulla rivista Nocturno, il film riceve un punteggio di cinque stelle su cinque e Barilli viene chiamato “autore” per il superbo uso delle location, la capacità di dirigere al meglio gli attori, e quella di sapere sfruttare la luce negli ambienti al servizio della trama.

Il settimanale FilmTV, da 7 come voto al film definendolo: Horror italiano d'atmosfera, costruito coniugando suspense alla Polanski e squarci di violenza alla Dario Argento. L'ambientazione romana (al Coppedè) è da urlo in tutti i sensi.

Il dizionario Farinotti assegna al film due stelle su cinque di giudizio.

Il sito MYmovies invece dà una media al film di 2.42 su 5.

Paolo Mereghetti, nel suo dizionario del cinema da come voto al film due stelle e mezzo su quattro definendolo: ”Uno dei più inquietanti Thriller-Horror Italiani dell’epoca”, ed elogiando l’eleganza stilistica, l’ironia feroce, e la personale poetica del bizzarro del regista al suo esordio.

Il dizionario dei film horror su mymovies.it commenta: "Il ritmo lento aiuta a rendere l'incombenza del macabro destino. Lo stile di Barilli sembra sin troppo compiaciuto della sua eleganza, (...) un film nel complesso riuscito con una conclusione di grande efficacia."

Il blog "Il mio vizio è una stanza chiusa" afferma entusiasta: "Film strepitoso con uno dei finali più cattivi angoscianti e raggelanti e affascinanti di sempre Il profumo della signora in nero'' si avvale della colonna sonora di Nicola Piovani che per l'occasione sfodera un tappeto sonoro meravigliosamente triste e malinconico, una sorta di valzer della morte che fin dai titoli di testa crea un'atmosfera quasi onirica e ammaliante".

«"Raffinato" è l'aggettivo che meglio si adatta a questo film, la cui composizione cromatica e spaziale di ogni quadro moltiplica all'infinito ogni tentativo di analisi che va a perdersi nei singoli fotogrammi.» il commento del sito Splattercontainer.com, che assegna al film 3 stelle su cinque.

L'Internet Movie Database fornisce una media positiva al film di 6.8 stelle su dieci.

Note

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