Biografia Nacque nel 1911 da Gioacchino e Maria Giuditta Cesaletti. Compiuti brillantemente gli studi di medicina a Padova nel 1937, divenne assistente, a Palmanova e a Udine, del professore Gino Pieri. Nel 1938 si specializzò in Malattie tropicali e nel 1939-40 divenne medico coloniale nell'Africa Orientale Italiana, dove si stava diffondendo il tifo petecchiale, che contrasse e superò e di cui diede testimonianza scritta sulla diffusione in Etiopia. Allo scoppio della seconda guerra mondiale fu richiamato alle armi e partecipò alla campagna d'Africa come tenente medico e il 1° aprile 1941, durante la battaglia di Cheren, fu fatto prigioniero dalle truppe anglo-indiane. Durante la lunga prigionia, prima in Sudan e India e successivamente in Inghilterra, continuò a svolgere la sua professione, dirigendo per tre anni un reparto chirurgico dell'ospedale da campo per prigionieri e frequentando il Centro di chirurgia toracica di Durham.
Tornato in Italia, nel 1946 divenne medico condotto di Calalzo e Domegge di Cadore. Arricchì la sua formazione professionale conseguendo le specializzazioni in Clinica dermosifilopatica e in Igiene presso l'Università di Padova. Fu in questo periodo che emerse l'interesse per l'archeologia e gli scavi che portarono alla luce i reperti del santuario paleoveneto di Lagole (Calalzo di Cadore).
Nel 1954-56 frequentò a Padova la Clinica oculistica, ottenendo la sua quarta specializzazione con la tesi, poi pubblicata, L'origine degli occhiali e la loro evoluzione nel corso dei secoli.
L'amministratore pubblico A giugno del 1951 partecipò, nella lista del Psdi, alle elezioni amministrative e fu eletto consigliere provinciale impegnandosi su vari temi tra cui la nuova legge sulle acque e i sovracanoni idroelettrici, un ospedale adeguato per la provincia e il ripristino del patrimonio danneggiato dalla guerra.
Grazie al suo impegno nel promuovere le scoperte archeologiche preromane, nel 1951 fu nominato ispettore onorario ai monumenti e alle antichità per il Cadore e, in questa veste, collaborò attivamente alla Mostra dei Vecellio del 1951 all'Auditorium di Belluno e alla mostra fotografica delle opere d'arte del Cadore presso il palazzo della Magnifica Comunità di Cadore. Ciò permise di catalogare il patrimonio artistico cadorino e documentarne lo stato di conservazione. Nel 1962 il Ministero della pubblica istruzione lo riconfermò nell'incarico.
A partire dai primi anni Cinquanta si occupò in particolare della storia dell’industria dell’occhiale cadorina che, con momenti di crisi e di espansione, stava andando affermandosi in Cadore, dove la prima fabbrica era stata avviata a Calalzo nel 1878.
Nel 1956 fu eletto consigliere comunale di San Vito di Cadore e fu delegato a rappresentare il suo comune nel Consiglio generale della Magnifica Comunità di Cadore, dove fu nominato assessore. Nel 1957, in occasione della sua partecipazione a un congresso medico negli Stati Uniti, incontrò le comunità cadorine di Detroit e Clifton. Fu rieletto nel 1960.
Fino alla morte, per una decina e più di anni, diede il suo contributo al dibattito intorno ai problemi della montagna e in particolare del Cadore sia sotto l’aspetto dello sviluppo economico sia della salute pubblica. Ne diede testimonianza in numerosi articoli su vari argomenti: proprietà regoliere, vincolo paesistico della zona di fondo valle, istituzione di una cattedra di selvicoltura a San Vito, che si realizzò nel 1962 con l'apertura a San Vito della scuola post-universitaria di economia montana.
L'archeologia La passione per la storia locale e la tutela del patrimonio culturale lo resero una figura di riferimento per il Cadore, capace di collaborare e dialogare con studiosi e con la Soprintendenza. Ebbe il merito di essere tra i primi a interessarsi ai siti di Làgole, dove, fin dal quarto secolo a.C., in età preromana, è attestata la presenza, nei pressi di una sorgente di acque solforose, di un santuario dedicato a una divinità femminile a cui confluivano le genti paleovenete del Cadore. Venne trovato un deposito di ex voto: simpula (mestolini) bronzei con iscrizioni in lingua venetica e latina, statuine in bronzo raffiguranti guerrieri, offerenti e animali, lamine iscritte e decorate, armi in ferro, oggetti di ornamento. Di questi ritrovamenti, scoperti da Giovanni Battista Frescura negli anni 1949-52, De Lotto e Frescura resero abbondante e dettagliata documentazione scritta e fotografica. De Lotto reperì presso gli enti locali fondi per finanziare parzialmente gli scavi. Altri siti si aggiunsero nel 1960 a Valle di Cadore. Individuò nel palazzo della Magnifica Comunità di Cadore la sede ideale per l'esposizione dei beni rinvenuti e un primo nucleo venne inaugurato nell'agosto 1950. Il 30 settembre 1961, i partecipanti al quinto Congresso di studi etruschi e italici di Padova visitarono il museo preromano a Pieve, con sua grande soddisfazione.
L'occhiale in Cadore
La scuola per ottici Promosse la fondazione della scuola per ottici inaugurata a Pieve di Cadore nel 1961 e in cui fu docente di anatomia dell'occhio e di ottica fisiologica.
La storia e le mostre dell'occhiale L'interesse culturale sviluppatosi intorno alla storia dell'occhiale, lo portò a organizzare alcune mostre: la prima nel 1956 nel Palazzo della Comunità a Pieve di Cadore, visitata dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 27 gennaio 1956, il giorno dopo l’apertura dei Giochi Olimpici invernali a Cortina. Una seconda a Padova, presso il Palazzo del Bo, in occasione del 44° Congresso nazionale della Società oftalmologica italiana, dove auspicò l’istituzione di un Museo Nazionale dell’Occhiale in Cadore. Diresse anche un documentario a colori sulla storia dell'occhiale.
Il Museo dell'occhiale Il museo fu dapprima realizzato nel 1990 a Tai di Cadore e riallestito poi nel 2007 nell'attuale sede del Museo dell’Occhiale a Pieve di Cadore.
L'appassionato di montagna Compì ricerche sulle prime ascensioni dei monti bellunesi e sulle prime guide alpine cadorine: il nonno Luigi Cesaletti, Matteo Ossi, Tita Toffoli Petoz e Cicco Orsolina; queste ricerche vennero pubblicate in cinque articoli negli anni 1951-52 sulla rivista mensile del Club alpino italiano.
La scrittura Mostrò un interesse costante per la scienza medica, l'arte, la letteratura e l'archeologia, che trasferì in numerosi scritti e che gli valse l'appellativo di scienziato-umanista.
Nel periodo della sua esperienza nord africana, scrisse alcuni articoli sulle condizioni sanitarie, sugli aspetti e sulle dinamiche sociali delle popolazioni del Beni Sciangul e del Tigrai occidentale che lo posero all'attenzione della comunità scientifica. Durante la prigionia in Inghilterra si rese autore di contributi di divulgazione scientifica nel Corriere del sabato per i prigionieri italiani in Inghilterra. Dal 1946, medico condotto in Cadore, pubblicò saggi e articoli di argomento medico (Folklore e Igiene in Cadore, Le pestilenze del Cadore, Le condizioni igienico-sanitarie del Cadore) e sociale (Per un centro di chirurgia toracica) sul Giornale del Cadore e sul Gazzettino e anche in riviste scientifiche nazionali. Fu stampato postumo un lavoro sugli studi del medico bellunese del sedicesimo secolo Andrea Alpago, riportati dal nipote Paolo, inerenti la "piccola circolazione del sangue" .
Appassionato di cultura popolare e di tradizioni orali, raccolse storie e leggende locali che pubblicò nel volumetto Gli spalti del dio Thor. Leggende cadorine. Numerose le pubblicazioni finalizzate alla "documentazione, interpretazione e valorizzazione del patrimonio archeologico cadorino" e della attività produttiva cadorina dell'occhiale. Rimane fondamentale per la storia dell’occhialeria in Cadore il suo libro Dallo smeraldo di Nerone agli occhiali del Cadore, pubblicato per la prima volta nel 1956 e ristampato più volte, in cui rivendicò, con documentazione, il primato di Venezia nella produzione degli occhiali già nel tredicesimo secolo e, dopo la caduta della Repubblica veneta, l'emergere della produzione degli occhiali in Cadore e l'utilizzo per primi delle materie plastiche per le montature.
Opere Bonifica e profilassi sessuale nel Tigrai occidentale, Pieve di Cadore, Tip. Tiziano, 1939. Il quadro nosologico tra gli indigeni dell'estremo ovest etiopico (Beni Sciangul) nei suoi aspetti più caratteristici, in Il Policlinico. Sezione pratica, vol. 46, Roma, Società Editrice Dante Alighieri, 1939. Le popolazioni dei Beni-Sciangul, in Rassegna sociale dell'Africa italiana, vol. 2, n. 6, Roma, Tip. Europa. Yorkshire fever, in Acta medica italica di malattie infettive e parassitarie, vol. 1, n.6, Napoli, La floridiana, giugno 1946. Monete romane in Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 20, n. 108, lug.-set. 1949, pp. 50-51. con Giovanni Frescura, Le iscrizioni veneto-euganee scoperte a Lagole di Calalzo [di] Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 20, n. 109, ott.-dic. 1949, pp. 76-82. con Giovanni Battista Frescura, Le iscrizioni veneto-euganee scoperte a Làgole di Calalzo [di] Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 21, n. 110, gen.-mar. 1950, pp. 9-16. con Giovanni Battista Frescura, Le iscrizioni veneto-euganee scoperte a Làgole di Calalzo [di] Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 21, n. 111, apr.-giu. 1950, pp. 45-50. I cavalli di Làgole, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 22, n. 114, gen.-mar. 1951, pp. 21-24. con Giovanni Battista Frescura, Gli scavi di Làgole: elenco del materiale epigrafico e figurato scoperto durante gli scavi Agosto-Settembre 1951, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 23., n. 120, lug.-set. 1952, pp. 69-75. Gli spalti del dio Thor. Leggende cadorine, Calalzo di Cadore, Antonio Tabacco,1952. La grave crisi delle occhialerie in Cadore, in Il lavoratore bellunese, Agordo, Tip. agordina, 19 febbraio 1952. con Giovanni Battista Frescura, Gli scavi di Làgole: elenco del materiale epigrafico e figurato scoperto durante gli scavi d'Agosto-Settembre 1951, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 24, n. 123, apr.-giu. 1953, pp. 40-50. Storia della medicina cadorina attraverso l'arte e la religione, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 24, n. 124, lug.-set. 1953, pp. 90-93. Storia della medicina cadorina attraverso l'arte e la religione, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 24, n. 125, ott.-dic. 1953, pp. 117-125. Dallo smeraldo di Nerone agli occhiali del Cadore, Belluno, Tip. Silvio Benetta, 1956. La mostra dell'occhiale attraverso i secoli, in Vedere, n. 5, Milano, Edizioni Ariminum, 1959. La terra cadorina nasconde ancora importanti tesori archeologici: l'importanza delle scoperte di Valle di Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 31, n. 150, gen.-mar. 1960, pp. 12-19. Una tomba barbarica longobarda a Domegge di Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 31, n. 151, apr.-giu. 1960, pp. 41-45. con Giovanni Battista Frescura, Gli scavi archeologici di Valle di Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 32, n. 154, gen.-mar. 1961, pp. 11-16. con Giovanni Battista Frescura, Gli scavi archeologici di Valle di Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 32, n. 157, ott.-dic. 1961, pp. 146-151. Una divinità sanante a Lagole (Calalzo di Cadore) nel 3° sec. a. C., Calalzo di Cadore, a cura del Comune, 1961. con Giovanni Battista Frescura, Gli scavi archeologici di Valle di Cadore, in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 33, n. 159, apr.-giu. 1962, pp. 75-82. Paolo Alpago (Nel quadro della scoperta della piccola circolazione del sangue), in Archivio Storico di Belluno Feltre e Cadore, vol. 34, n. 163-164, apr.-set. 1963, pp. 41-48.