La casa con taberna è una casa di epoca romana dell'antica Pompei: è ubicata nella regio I, insula 6, civico 9.

Storia La costruzione della casa, che ha subito diverse fasi edilizie, è datata, come per l'intera insula, a partire dal II secolo a.C, in piena età sannitica; danneggiata dal terremoto del 62, fu successivamente sepolta sotto una coltre di materiale piroclastico durante l'eruzione del Vesuvio del 79: all'epoca dell'eruzione l'abitazione non era già più abitata ed in fase di restauro,. come testimoniato dall'assenza di attività sia nella cucina sia nella bottega. Il proprietario dell'ultimo periodo era presumibilmente lo stesso della casa dei Quadretti Teatrali, a cui la struttura è collegata tramite un varco posto nel giardino.

La facciata venne riportata alla luce tra l'aprile e il maggio del 1912, mentre il resto della casa fu scavato tra il 1926 e il 1927. Durante la seconda guerra mondiale l'edificio subì dei danni a causa dei bombardamenti del 1943.

Descrizione Posta lungo via dell'Abbondanza, la casa ha una superficie di circa 200 metri quadrati. La facciata è caratterizzata dall'ingresso principale e da quello della bottega di Specula, così chiamata dal nome di una donna ritrovata su un'iscrizione elettorale.. Superata l'area della bottega, che in origine ospitava le fauces, si accede all'atrio, utilizzato probabilmente come retrobottega: al centro dell'ambiente è presente un impluvium con bordi rialzati, mentre la parte centrale è in cocciopesto e decorata con un mosaico a tessere bianche che riproduce rombi al centro e un motivo a meandro lungo i bordi. Il compluvium, crollato al momento dell'eruzione, era composto da tegole, alcune delle quali già restaurate in antico, e da elementi decorativi fittili, ritrovati lungo tutti i lati eccetto quello settentrionale. Alle pareti rimangono scarsi resti di affreschi, caratterizzati da una zoccolatura in signinum divisa in pannelli da strisce dipinte; questa copriva una zoccolatura precedente in giallo, sormontata da riquadri bianchi con decorazioni floreali a rami e foglie. Il pavimento, come quasi in tutta la casa, è in lavapesta con inserti di frammenti di terracotta e marmo. Lungo la parete orientale si conservano i resti di una scala; nell'ambiente furono ritrovati dolia e anfore, oltre a monete, una bottiglia di vetro e frammenti di piombo.

Nella parte settentrionale della parete ovest dell'atrio si apre un piccolo ambiente, adibito probabilmente a deposito: le pareti, meglio conservate sul lato orientale e meridionale, sono rivestite in intonaco bianco. Nell'angolo nord-est dell'atrio si trova un altro piccolo vano, forse una cucina, con pareti anch'esse intonacate bianco e un bancone addossato sui muri nord ed est; l'assenza di reperti al momento dello scavo indica che non era in uso al momento dell'eruzione.

Lungo la parete meridionale dell'atrio si trova l'accesso al tablino, sebbene secondo Amedeo Maiuri l'ambiente potesse essere adibito anche a triclinio o a cubicolo; le pareti, di cui quella meridionale presenta una finestra affacciata direttamente sul giardino, conservano resti di decorazioni in terzo stile, con zoccolatura nera, zona mediana a riquadri e parte superiore a scomparti. Tra i vari reperti rinvenuti i resti di un letto, di una cassa o armadio, di un altro mobile con cerniere in osso e diversi elementi in marmo, tra cui supporti per statue e tre piedi leonini di un tavolo che arrivò a Pompei tramite varie vendite, in quanto confiscato al suo proprietario Publio Servilio Casca, come si legge sulla parte superiore, dopo aver partecipato all'assassinio di Cesare.

Sempre lungo il lato meridionale dell'atrio si apre un corridoio, pavimentato in malta di calce, che conduce al giardino; quest'ultimo, caratterizzato da quattro colonne, è privo di decorazioni parietali. Nella parte sud-orientale si trova un varco, aperto negli ultimi anni di vita della casa, che lo collegava direttamente alla casa dei Quadretti Teatrali: in questa fase il giardino, persa la funzione ornamentale e produttiva, venne utilizzato come area di stoccaggio e di passaggio. Nell'area furono ritrovati un'iscrizione in marmo, tre semicolonne in tufo e sei dolia, oltre a una struttura interpretata come cuccia per cani o focolare, posta nell'angolo sud-est del colonnato.

Lungo il lato orientale del giardino si aprono quattro piccoli ambienti, dei quali rimangono scarse tracce sia delle decorazioni parietali sia della pavimentazione: la totale assenza di reperti e il cattivo stato di conservazione fanno supporre che questi vani fossero in disuso già prima dell'eruzione; l'unico arredo rinvenuto in una delle stanze è un puteale in marmo, elemento che fa ipotizzare che l'ambiente come la vera di un pozzo o una latrina.

Nell'angolo sud-orientale della casa, con accesso diretto dal giardino, si trova uno spazio a forma di L, identificato probabilmente come una latrina a causa della presenza di un canale profondo sul lato meridionale; anche in questo caso non sono stati rinvenuti reperti né decorazioni.

La casa disponeva inoltre di un piano superiore con accesso dall'atrio: la presenza di un ambiente soprastante è documentata dal restauro delle colonne visibili al di sopra del tablino. Tra il materiale vulcanico crollato dal piano superiore sono stati recuperati diversi reperti, tra cui un'estremità in bronzo di un letto, resti di anfore e una ciotola contenente una sostanza colorante rosso scuro.

Note

Bibliografia

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Taberna Categoria:Scoperte archeologiche nel 1912