Il governo del Perù () è un organo del sistema politico peruviano, composto dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio e dai ministri, che a loro volta formano il gabinetto di governo, posto al vertice del potere esecutivo.

Il governo attuale è quello del Presidente Keiko Fujimori, entrato in carica il 28 luglio 2026 a seguito della vittoria di quest’ultima alle elezioni generali dello stesso anno.

Funzionamento La composizione del ramo esecutivo comprende, nel presidente, i poteri di capo di Stato e capo di governo, essendo a questi conferito formalmente il potere di amministrare e rappresentare gli interessi della nazione. Il presidente è anche il capo delle Forze armate peruviane ed è eletto a suffragio universale dai cittadini della nazione, per un mandato quinquennale non immediatamente rinnovabile, con il sistema a due turni. Egli, successivamente, nomina discrezionalmente un Presidente del Consiglio ed i membri del gabinetto per la gestione degli affari correnti, pur mantenendo tuttavia le prerogative di intervento diretto.

I membri del governo, in tal senso, sono dipendenti dal volere e dall’indirizzo politico presidenziale e rispondono “arbitrariamente” al volere di quest’ultimo, ma possono altresì essere egualmente condizionati, nel quadro della funzione di controllo, alla Camera dei deputati, che può avviare una mozione di sfiducia o respingere una questione di fiducia disposta dal governo su uno specifico provvedimento o programma. Per risolvere tale eventuale impasse, al Presidente è consentito sia cambiare capo del governo che, come extrema ratio, sciogliere la Camera dei deputati, ma non il Senato (Art. 132-136).

Fino alla riforma del 2024 (entrata in vigore nel 2026), la situazione era ancor più aggravata dal fatto che il governo doveva presentarsi al Congresso anche per ricevere l’approvazione, tramite un voto di fiducia, sul suo programma politico (nonostante alcuni tentativi di revisione nel 2021). Ad oggi, per effetto di tali modifiche (sorte con l’obiettivo di stabilizzare la gestione esecutiva del paese, spesso sottoposta a crisi di governo e impeachment presidenziali), il governo si presenta ancora, non appena nominato, al Congresso per illustrare il suo programma, ma ciò non implica la richiesta di fiducia parlamentare, a meno che il governo non decida volontariamente di chiederla.

Il Presidente della Repubblica, infine, pur potendo teoricamente essere rimosso, in virtù del mandato popolare, solo con una gravosa procedura di impeachment (che richiede importanti e comprovate accuse), è stato in realtà spesso privato dal Congresso, giunto a disaccordi inconciliabili con quest’ultimo, tramite la vaga formula dell’incapacità morale ex Art. 113 (rimuovendo così la necessità di ricercare capi d’accusa idonei) e sostituito periodicamente con numerosi Presidenti del Congresso (in quanto terzi in linea di successione) ancor più facili da rimuovere, essendo necessaria la maggioranza semplice, creando spesso gravi crisi politiche. Per effetto della riforma del 2024, pur non venendo rimossa l’incapacità morale, il processo è stato reso più gravoso dal passaggio al bicameralismo.

Vista la peculiarità di una tale sistema, segnatamente in America Latina (dove sono alquanto comuni i presidenzialismi in stile statunitense), è ancora dibattuto tra i costituzionalisti se il Perù debba considerarsi una Repubblica presidenziale “depotenziata” o una Repubblica semipresidenziale “rafforzata”.

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