Giovanni e Giacomo sono due martiri persiani, venerati come santi dalla Chiesa cattolica, che li commemora il 23 ottobre.

Agiografia e culto Le fonti per la storia delle vicende dei santi Giovanni e Giacomo sono una passio in siriaco e la Cronaca di Arbela. La più antica attestazione del loro culto è contenuta nel Martirologio siriaco, attribuito al IV secolo.Bibliotheca sanctorum, VI, col. 1008.Peeters, Le "Passionnaire d'Adiabène", pp. 268-269.

Giovanni era metropolita di Arbela, l'odierna Erbil, eletto a questa sede attorno al 316. Per la sua particolare devozione alla vergine Maria fu soprannominato Bar Maryam, ossia "figlio di Maria". Perseguitato dai pagani si rifugiò dapprima nelle montagne dell'Adiabene e poi a Seleucia, attorno al 338/339. Inviato in missione nel Khūzestān (oggi in Iran), venne a conoscenza della persecuzione che Sapore II intrapese contro i cristiani del suo regno. Ritornò allora a Arbela, e qui fu arrestato, assieme al sacerdote Giacomo, soprannominato "lo zelota". Rimasero in prigione per un anno e poi furono trasferiti a Bēṯ Lapaṭ, dove, dopo diverse torture, furono giustiziati per decapitazione il 23 ottobre 344.Bibliotheca sanctorum orientalium, I, col. 1208.Peeters, Le "Passionnaire d'Adiabène", p. 268.

Secondo alcune fonti agiografiche leggendarie, Giovanni avrebbe preso parte al concilio di Nicea del 325, ma il suo nome non appare in nessuna lista dei partecipanti a quel concilio ecumenico.Peeters, Le "Passionnaire d'Adiabène", p. 271.

Il culto dei santi Giovanni e Giacomo passò anche nei sinassari bizantini, commemorati al 1º novembre. E poi da qui la loro memoria fu inserita nel Martirologio Romano alla stessa data.

Nel martirologio romano riformato dopo i decreti del concilio Vaticano II, il loro elogio è stato spostato al 23 ottobre:Martirologio romano, 2004, p. 825.

Note

Bibliografia

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