La conservazione e il restauro degli strumenti musicali sono svolti da conservatori-restauratori, professionisti adeguatamente formati per preservare e proteggere gli strumenti musicali storici e contemporanei dai danni o dal deterioramento, sia già avvenuti sia potenziali. Poiché gli strumenti musicali possono essere realizzati con materiali molto diversi, il restauratore deve possedere una solida preparazione sui materiali costruttivi per garantire un'adeguata conservazione preventiva e interventistica.
La conservazione e il restauro degli strumenti musicali pongono problematiche uniche nel panorama della conservazione dei beni culturali. A differenza di dipinti, sculture e fotografie, gli strumenti musicali sono oggetti funzionali che non possono essere pienamente apprezzati soltanto per i loro aspetti visivi: gran parte del loro valore artistico risiede infatti nei suoni che sono in grado di produrre.
Per questo motivo, prima di intraprendere qualsiasi intervento, è necessario stabilire se lo strumento sarà destinato esclusivamente all'esposizione oppure se si intenda renderlo nuovamente utilizzabile per l'esecuzione musicale. Rendere lo strumento suonabile può richiedere la sostituzione di componenti originali, sollevando questioni etiche sulla conservazione dell'autenticità.
Contesto storico
La conservazione degli strumenti musicali, almeno secondo una delle più antiche testimonianze documentate, risale al 1862, quando «Antonio Stradivari, che non solo riparava i propri strumenti ma anche quelli realizzati da altri liutai, scrisse una lettera al conte Cesare Castelbarco contenente indicazioni su come conservare la sua vasta collezione di strumenti Stradivari».
Esistono molte analogie tra la conservazione degli strumenti musicali e quella delle opere d'arte. Così come nel restauro di un dipinto è necessario rispettarne l'integrità materiale e storica, allo stesso modo il conservatore-restauratore deve tenere conto dell'intento e dell'identità del costruttore dello strumento durante le operazioni di pulitura o restauro. Ad esempio, un liutaio realizza chitarre e violini destinati a specifiche esigenze esecutive. Secondo il Codice Etico della conservazione, «ogni azione del professionista della conservazione deve essere guidata da un rispetto consapevole per il bene culturale, per il suo carattere unico e il suo significato, nonché per la persona o le persone che lo hanno creato».
Il restauro delle opere d'arte e degli strumenti musicali richiede attenzione ai dettagli, pazienza e rispetto per l'opera e il suo autore. Inoltre, il restauratore deve possedere una formazione approfondita sui materiali e sulle tecniche impiegate nella realizzazione dell'opera, che si tratti di conservazione del legno, di pittura acrilica su tela o di altri supporti. In generale, le opere d'arte sono oggetti statici, mentre gli strumenti musicali sono strumenti funzionali destinati alla produzione del suono secondo le indicazioni della partitura, in differenti tonalità e tempi. Sebbene alcune opere possano essere movimentate occasionalmente per prestiti museali, gli strumenti musicali sono soggetti a continui spostamenti e a un'usura costante dovuta all'utilizzo. L'esecutore dovrebbe utilizzare il proprio strumento con attenzione per preservarne l'integrità. I musicisti richiedono specifiche risposte fisiche dai loro strumenti, mentre esecutori e ascoltatori sviluppano preferenze particolari riguardo al timbro e alla qualità del suono prodotto. Nonostante la loro potenziale longevità, è fondamentale mantenere gli strumenti nelle migliori condizioni conservative e funzionali. Analogamente ad altri oggetti meccanici sottoposti a uso prolungato, gli strumenti non conservano indefinitamente le stesse caratteristiche sonore e meccaniche che possedevano quando erano nuovi. Alcuni componenti si consumano e, talvolta, devono essere sostituitiAppelbaum, Barbara. Conservation Treatment Methodology. Elsevier. p. 145..
La durata media degli strumenti varia a seconda della categoria:
strumenti a fiato in legno e in ottone: circa ; pianoforti: circa ; strumenti ad arco: fino a .
Grazie a corrette pratiche di conservazione e manutenzione, tuttavia, tali aspettative di vita possono essere notevolmente prolungate.
Responsabilità ambientali Le responsabilità ambientali riguardano sia i costruttori di strumenti musicali sia i conservatori-restauratori. Molti dei materiali impiegati nella costruzione degli strumenti, in particolare alcuni legni pregiati, provengono da specie a rischio di estinzione. Numerose varietà di palissandro e di ebano sono oggi considerate minacciate, nonostante il loro utilizzo rimanga diffuso nella liuteria. Inoltre, diversi materiali e specie legnose sono soggetti a restrizioni normative, soprattutto nel commercio internazionale. Di conseguenza, la conservazione degli strumenti musicali si colloca all'intersezione tra la tutela del patrimonio culturale e la protezione dell'ambiente, perseguendo l'obiettivo di salvaguardare sia gli oggetti storici sia le risorse naturali necessarie alla loro realizzazione.
Sistemi di classificazione Nel 1914, Curt Sachs e Erich Moritz von Hornbostel elaborarono il sistema Sachs-Hornbostel per la classificazione degli strumenti musicali, ancora oggi uno dei metodi più utilizzati in organologia. Il sistema è suddiviso in cinque categorie principali, ciascuna articolata in sottocategorie. Comprendere la funzione e la categoria di uno strumento è fondamentale per il restauratore, poiché consente di definire gli interventi necessari alla conservazione o all'eventuale ripristino funzionale. La conoscenza della struttura costruttiva e dei punti soggetti a tensione permette inoltre di individuare le modalità di conservazione e stoccaggio più appropriate:
Gli idiofoni producono il suono tramite la vibrazione del corpo stesso dello strumento, senza membrane, corde o colonne d'aria. Essendo spesso realizzati in metallo, possono presentare crepe, corrosione o alterazioni superficiali che ne compromettono stabilità e resa sonora. Nei membranofoni il suono è generato dalla vibrazione di una membrana tesa su un supporto in legno o metallo. La classificazione dipende dalla forma della struttura di sostegno. Nei casi storici, la sostituzione della membrana pone questioni conservative legate all'autenticità del manufatto. I cordofoni producono il suono tramite corde tese su una struttura lignea o metallica. Anche in questo caso la sostituzione delle corde può essere necessaria per la suonabilità. Il restauratore deve inoltre verificare eventuali deformazioni o fessurazioni dovute alla tensione. Gli aerofoni generano il suono attraverso la vibrazione di una colonna d'aria. Strumenti in legno o metallo possono accumulare umidità, polvere o residui che compromettono il flusso dell'aria, rendendo necessari controlli interni accurati. Gli elettrofoni richiedono elettricità per generare o amplificare il suono. La loro conservazione implica competenze specifiche su circuiti, cablaggi e materiali sintetici, con problematiche diverse rispetto ai materiali tradizionali.
Pratiche di conservazione Prima di interventi estesi si effettuano test preliminari su aree limitate per valutare la risposta dei materiali. Tecniche diagnostiche come tomografia computerizzata e radiografia a raggi X consentono l'analisi interna senza smontaggio o alterazioni fisicheGates, G.A. (2014). "Discovering the material secrets of art: Tools of cultural heritage science". American Ceramic Society Bulletin. 93 (7): 20–17..
Le metodologie di conservazione possono inoltre derivare da altri ambiti dei beni culturali e tecnici, poiché molti strumenti condividono caratteristiche con oggetti meccanici complessi come orologi, strumenti scientifici o macchinari industrialiLamb, Andrew. (1995). "To Play or not to Play: the ethics of musical instruments conservation" V&A Conservation Journal no 15:
Gli strumenti a corda producono suono tramite vibrazione delle corde, per pizzico, sfregamento o percussione. Il restauratore deve controllare la tensione, poiché valori eccessivi possono causare deformazioni, mentre valori insufficienti compromettono la stabilità acustica. Gli strumenti a fiato sono realizzati in legno, metallo o materiali sintetici. L'uso comporta accumulo di umidità e residui interni, con possibili deformazioni, muffe o rigonfiamenti, soprattutto nei materiali lignei. Gli ottoni, costituiti da leghe di rame e zinco, sono soggetti a corrosione e ossidazione. Il controllo dello stato superficiale è essenziale per preservarne caratteristiche estetiche e acustiche. Gli strumenti a percussione sono soggetti a forte usura meccanica. Membrane, superfici e supporti richiedono monitoraggio costante per evitare deterioramenti progressivi legati all'uso.
Conservazione preventiva e diagnostica La conservazione preventiva si basa sul controllo delle condizioni ambientali, in particolare temperatura, umidità e modalità di stoccaggio e movimentazione, al fine di limitare i fenomeni di degrado. Le tecniche diagnostiche non invasive consentono di studiare lo stato degli strumenti senza alterarne la struttura, supportando interventi conservativi rispettosi dell'integrità materiale e del valore storico.
Insetti
Gli insetti possono danneggiare gli strumenti antichi, soprattutto se sono fatti di materiali organici. Dipende dal tipo di insetto e dal materiale dello strumento. Molti strumenti storici (violini, chitarre, flauti, organi, tamburi) contengono legno, colla animale, cuoio, feltro o tessuti: tutti materiali appetibili o vulnerabili. I principali insetti in questione sono:
Tarli del legno (anobidi e simili): scavano gallerie nel legno, indebolendo la struttura. Nei violini o nelle chitarre antiche possono compromettere suono e stabilità. Lepismatidi (pesciolini d'argento): si nutrono di colla, carta e amidi, quindi possono danneggiare parti incollate o rivestimenti. Tignole e tarme: attaccano feltro, lana e tessuti (per esempio negli strumenti a tastiera o negli interni di organi e pianoforti). Formiche e altri insetti opportunisti: possono entrare in cavità già danneggiate e peggiorare la situazione.
Le soluzioni per proteggere strumenti antichi dagli insetti si basano soprattutto su prevenzione, controllo ambientale e interventi mirati di conservazione. Le principali strategie usate da musei, liutai e restauratori sono:
Controllo dell'ambiente. Gli insetti proliferano in condizioni specifiche, quindi si lavora su: Umidità relativa stabile (circa 45–55%): troppo alta favorisce muffe e insetti, troppo bassa secca il legno e lo rende fragile; Temperatura costante ( circa): riduce il ciclo vitale degli insetti; Ventilazione e pulizia: ambienti sporchi o polverosi attirano infestazioni. Ispezione regolare: Controllo di fori di sfarfallamento, polvere fine (rosume), o gallerie nel legno; Monitoraggio con trappole adesive per insetti; Controlli periodici da parte di restauratori o conservatori. Isolamento e quarantena. Un nuovo strumento o uno sospetto viene tenuto isolato per evitare contaminazioni. In caso di infestazione, lo si separa il più presto possibile dagli altri oggetti. Trattamenti fisici (non chimici, molto usati perché non danneggiano il materiale): Anossia (atmosfera senza ossigeno): lo strumento viene sigillato in sacchi speciali con azoto o argon e gli insetti muoiono; Congelamento controllato: cicli di freddo (circa -20 °C) eliminano larve e uova; Calore controllato (meno usato per strumenti delicati): temperature elevate (circa ) ma rigidamente regolate nel tempo e nell'umidità per eliminare insetti, larve e uova. Consolidamento e restauro. Se il danno è già avvenuto si procede al riempimento delle gallerie del tarlo, al consolidamento del legno con resine compatibili e alla riparazione strutturale (liuteria/restauro conservativo).